una polizia non tanto segreta chiamata social – 292

da una intervista dello Spiegel a Iyad Rahwan, direttore del Max-Planck-Institut per lo Sviluppo umano.

ovviamente è un immigrato: nato nel 1978 ad Aleppo, e dunque siriano, poi cresciuto in Australia, dove si è laureato nel 2005, autore di studi fondamentali sull’intelligenza artificiale.

. . .

SPIEGEL: Mr. Rahwan, in quali momenti si sente esposto all’intelligenza artificiale nel Suo computer, smartphone e in altri dispositivi digitali?

Rahwan: Quando parlo con mia moglie, a volte sul mio laptop appare una pubblicità che si adatta alla nostra conversazione. A casa, non abbiamo né un Alexa né alcuna altra macchina controllata da un algoritmo che possa ascoltarci. Ad ogni modo, non ne  sappiamo nulla. Tali situazioni mi rendono insicuro.

SPIEGEL: Come reagisce in questi momenti?

Rahwan: Sto cercando spiegazioni e mi dico che può essere una coincidenza. Ma è anche concepibile che uno dei nostri dispositivi digitali valuti le conversazioni senza che noi ne siamo informati. Può anche darsi che tutti gli algoritmi che utilizzo costantemente con i miei dati, sappiano da tempo tanto di me che sanno calcolare in anticipo ciò che mi attrae e poi importano accuratamente la pubblicità appropriata.
Questo è precisamente il problema enorme e sottovalutato del nostro mondo digitalizzato: abbiamo solo una conoscenza molto limitata di quali informazioni vengono raccolte e valutate quando usiamo un motore di ricerca, ordiniamo vestiti o semplicemente usiamo internet.
Alcune piattaforme online conoscono di noi ben di più di quello che non ha mai saputo dei suoi cittadini. la Stasi, la polizia segreta della DDR, la Germania comunista.

SPIEGEL: Come spiega che molte persone vogliono ancora provare ogni nuova applicazione?

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siamo in piena emergenza informatica: un potere oscuro si sta impadronendo o forse si è già impadronito delle nostre vite e nel frattempo ci occupa sui media con false emergenze per distrarci dall’essenziale.


14 risposte a "una polizia non tanto segreta chiamata social – 292"

  1. Ribadisco che a mio avviso lo stato in quanto entità in sé con una sua definita volontà non esiste, esiste chi lo occupa, chi lo usa, è sí strumento di indirizzo, ma considerare lo stato come astratto soggetto agente penso sia fuorviante perché al volante dello stato c’è il manovratore, il soggetto vero dell’azione con i suoi interessi. Sto ovviamente parlando anche dello stato cosiddetto democratico.
    È lo stato che riconosce i partiti, che determina le leggi sul lavoro, sulla proprietà privata, sui codici civili e penali, sulla struttura poliziesca e militare, la legge elettorale, etc. etc….. Lo stato ???? O piuttosto il poco misterioso potere che abbiamo appena visto all’opera sul controllo delle procure…. ed i servizi segreti a chi sono in mano, allo stato ? E la subordinazione con trattati e basi agli USA chi la pratica, lo stato?
    Dire lo stato fa, o dire l’Italia ha scelto non da evidenza dei veri decisori, si tratta di un velo semantico che nasconde il potere reale.

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    1. ribadisco un dissenso molto molto grave che esprimerò senza false reticenze, come mio costume.

      non siamo in dissenso sull’analisi che fai dello stato democratico: siamo in dissenso sul fatto che si possa fare una sola analisi dello stato come se fosse un’entità universale e come se tutte le forme di stato fossero uguali fra loro per il fatto di avere qualche radice comune.

      tutto quello che dici è giusto, ma rimane pur sempre una differenza tra lo stato di Salvini e quello di Al Sisi, tra lo stato di Hitler e quello di Roosevelt.

      rifiutarsi di vedere queste differenze non è soltanto puerile, è molto peggio; significa diventare amici delle dittature; quello che appunto capita ai 5Stelle

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      1. Amico dei dittatori, Mauro, mi sembra comunque un po’ troppissimo…
        dopo una vita di distinguo e scelte tra differenze non sostanziali sono proprio stufo e magari ora vado ad accetta, può essere…

        La preistoria in cui ancora viviamo è fatta da uno stato orrendo di salvini e lega che fa, con toni grezzi ed espliciti quel che facevano con ipocrisie da finta sinistra pd, renzi e minniti in ogni campo sociale ed economico (atteggiamento verso l’UE a parte (forse si e forse no in quanto solo pro elezioni)); nel retrobottega ci sono sempre i soliti poteri interni ed internazionali che cambiano cavallo quando serve loro.

        Rispetto alle politiche degli stati democratici ( se democratico significa con elezioni) i morti ammazzati diretti ed indiretti a causa loro io li conto a milioni se non a decine di milioni.
        Abbiamo storicamente visto che il capitalismo saltella dagli uni agli altri a convenienza sua.( Arabia e dintorni, Tentato golpe in Venezuela sostenuto da tutti i capitalismi del mondo etc etc)

        Dire e vedere questo non significa stare con i dittatori.

        La vita che l’uomo vive è una sola e la morte provocata la interrompe in qualunque modo e da qualunque parte provenga.

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        1. scrivi: La vita che l’uomo vive è una sola e la morte provocata la interrompe in qualunque modo e da qualunque parte provenga.

          perfetto! anche io uso un criterio molto empirico per valutare le situazioni: misuro le morti e le sofferenze.

          Hitler non è Roosevelt, anche se Roosevelt molto probabilmente seppe dell’attacco giapponese a Pearl Harbour e lo lasciò fare per portare gli USA in guerra.

          la critica dei limiti delle democrazie non può trasformarsi in un acritico “tanto sono tutti uguali”, per pigrizia intellettuale. chi si è stancato di fare analisi pazienti e distinguo, abbia almeno il pudore di smettere di giudicare.

          Salvini non è Al Sisi, detto a suo onore, ma non è neppure Minniti; e la situazione dei profughi che cercano asilo in Italia è chiaramente peggiorata e molto sotto Salvini, anche se Minniti non era certo uno stinco di santo.

          un altro esempio fra i tanti: la situazione dei diritti umani in Colombia è molto peggiore che in Venezuela, più di 1.000 attivisti di sinistra sono stati assassinati nell’ultimo anno: questo non significa che tanto Colombia o Venezuela sono lo stesso. non è vero: in Venezuela è meglio, ma questo non vuol dire che allora in Venezuela tutto va bene.

          chi mette assieme situazioni ben diverse fra loro sta chiaramente appoggiando le situazioni peggiori: cioè, chi mette sullo stesso piano dittature che compiono direttamente stragi o sopraffazioni con democrazie che non ne compiono di simili, è chiaramente dalla parte delle dittature: inutile girarci intorno e meglio chiamare le cose col loro nome.

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          1. Conclusioni tue…
            Mi pare, per il niente che conta la mia posizione, d’aver detto che non sto né con le dittature né con le false democrazie imperialiste, mi colloco semplicemente all’opposizione critica.
            perché
            La vita che l’uomo vive è una sola e la morte provocata la interrompe in qualunque modo e da qualunque parte provenga.

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            1. dialogo tra sordi; per te sembra naturale, se critichi le democrazie e le dittature criticarle alla stessa maniera?

              visto che conti i morti, ti pare che l’opposizione critica (in se stessa giustissima) possa fare a meno di calcolare che alcune dittature ne provocano a milioni e neppure le peggiori democrature fanno altrettanto?

              chiudiamo qui, magari ne parliamo a voce; qui probabilmente c’è qualcosa che impedisce di vedere l’ovvio.

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  2. Mi redo conto che il livello di controllo è infinitamente più alto ma il potere ha sempre raccolto informazioni sui cittadini/sudditi; ricordo che quando sono arrivato al reparto durante la leva militare sapevano vita morte e miracoli e soprattutto le mie posizioni politiche… ovviamente è ancora così e forse questa rimane una delle funzioni principali delle stazioni locali dei carabinieri.

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    1. certamente, vi è un problema di quantità delle forme di controllo, che lo sposta su un piano qualitativo incommensurabile: un conto era il carabiniere che si faceva scoprire coi suoi clic cinquant’anni fa mentre telefonavamo, e lo salutavamo anche: buongiorno, brigadiere; un conto è essere spiati da algoritmi sovrumani.

      ma il centro del problema a me pare un altro: che oggi a spiarci sono dei PRIVATI, per cui cade anche ogni parvenza di giustificazione di queste forme di controllo.

      ecco una nuova conferma della nascita di nuovi poteri assolutamente post-democratici che fanno apparire artigianato patetico le dittature del passato.

      ma questo controllo non è neppure più politico, cioè etico in senso lato, non avviene ad opera di una istituzione che si dichiara pubblica e allo scopo presunto di garantire la sicurezza, ma avviene a scopi commerciali.

      niente potrebbe indicare meglio il senso della trasformazione invisibile che abbiamo sotto gli occhi, da cittadini di uno stato che nasce da un silenzioso contratto sociale a sudditi volontari di nuovi potentati incontrollati attraverso la sottoscrizione poco consapevole di contratti scritti, anche se telematici,con i quali cediamo i nostri diritti individuali alla privacy, cioè diciamo pure all’autonomia personale trasformandoci in utenti schiavi del mercato e delle sue leggi.

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      1. Come non pensare che vi sia una compenetrazione di interessi e di intenti tra questi “privati” (?) e gli stati che ne usano i dati , come mi pare sia ovvio ed ormai dimostrato, e che peraltro praticamente non li tassa. Sono inoltre loro che finanziano (comprano) la politica che che controlla lo stato.

        Ps: a mio avviso non esiste lo “Stato” come entità superiore ed indipendente come viene ufficialmente fatto credere, lo stato è la volontà politica della maggioranza (che nel concreto è sempre la stessa), punto.

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        1. che siano privati non c’è dubbio: privati i profitti, privati i metodi, di cui non rispondono quasi a nessuno, e la stessa Unione Europea fa fatica a farsi intendere.

          che gli stati democratici utilizzino direttamente i loro dati lo escludo; negli USA sono stati Facebook e twitter a determinare l’esito delle elezioni presidenziali e la cosa non è piaciuta molto.

          che gli stati non li tassino, in pratica, è vero, anche se l’Unione Europea ci sta provando; ma il loro potere di controllo diretto dei parlamentari è molto forte.

          insomma, tanti spunti di critica fondati, nella tua risposta, ma poi una impostazione massimalista che vanifica tutto e di fatto insegna la rassegnazione, magari poetica.

          ma, a proposito di massimalismo, io so esserlo più di te: lo stato non E’ la volontà politica della maggioranza: lo stato LA CREA, almeno nel regime parlamentare; i regimi autoritari la creano pure, ma ne hanno un bisogno un po’ meno vitale e, invece del consenso, si accontentano anche della paura e dell’indifferenza: in poche parole non è il consenso che crea lo stato, ma lo stato che crea il consenso.

          per questo bisogna difendere lo stato della democrazia anche soltanto formale, se qualcun altro gli si vuole sostituire e prendere il suo posto nel controllare le menti e i cuori.

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    2. “Ma qui abbiamo il problema ulteriore che i dati non vengono raccolti da governi (il che sarebbe già un problema, intendiamoci) ma da un’azienda privata, che per di più ha una “profondità di calcolo” mai conosciuta prima”.

      Aggiungiamoci poi che a questa criticità non poche persone rispondono con un “ma tanto io non ho niente da nascondere”…

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      1. e in effetti hanno ragione: quelli che rispondono così sono appunto i gregari. che vivono già perfettamente inquadrati secondo le regole del nuovo potere che si è creato, dietro il potere apparente e subalterno degli stati: che cos’ha da nascondere questo popolo di perfetti consumatori a comando?

        la loro è una confessione, meglio: un’autodenuncia.

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