nel lago Tonlé Sap: la prima scuola galleggiante – 297 – Cambogia 2009 23

non ci sono strade nei villaggi galleggianti del lago Tonlé Sap, ovviamente, e ci si muove in barca come altrove si cammina; anche a scuola – che è galleggiante pure lei – i bambini vanno in barca e alla fine delle lezioni è la barca che riporta gli scolari e i giovani maestri a casa.

ma ecco che il blog e la rete mi consentono una esperienza straordinaria: di tornare davanti alla scuola di un villaggio galleggiante, dieci anni dopo, attraverso lo sguardo e il racconto di una blogger che ha lo visitato all’inizio di quest’anno.

Villaggio galleggiante sul Tonlé Sap- Cambogia

ma la scuola non è proprio la stessa, come ho verificato anche montando il video, anche se ci somiglia molto nell’impostazione.

la mia foto del 2009:

P1050637a.jpg

la foto di Veronica del 2019:

20190107121619_IMG_1826

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ma di diverso c’è molto di più, e forse non dipende soltanto dai due lustri passati: l’esperienza di Veronica si rivela, come lei la descrive, una trappola per turisti: evidentemente in questo periodo la visita di questi villaggi straordinari è diventata di moda.

io invece usavo un battello di linea che passava davanti alla scuola semplicemente perché era lungo il percorso e ho conservato una impressione molto più autentica di tutta l’esperienza, anche se poi ritorna nelle immagine mie e nelle sue un tratto comune che il tempo trascorso non è riuscito a cancellare.

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il secondo video continua a proporre questa ricchissima alternanza di immagini umane che la lunga e lenta traversata propone:

P1050631aa

umani non sono solo i volti, talora tesi, talora sorridenti, i saluti dei bambini, la domanda muta che si leva da quelle vite perdute a chi appare un privilegiato benestante, le capanne a volte di paglia, a volte di lamiera, che sono umanità anche loro, la vivacità dei colori quando la troppa luce li risparmia, gli spazi aperti che si alternano ai labirinti tra le capanne, il tempi buddista che trova comunque modo di levarsi, luccicante di oro apparente.

umanità universale della fatica in un paesaggio che ha sollevato il ricordo del nostro Polesine o della Camargue, i luoghi dove l’acqua e la terra che reggono la vita dell’uomo si affiancano così strettamente da diventare un binomio inscindibile, che si chiama lavoro.

una antica struggente canzone di lavoro veneta è stata scelta come anomalo commento musicale, per ricordare l’universalità della condanna al sudore della fronte con cui gli uomini sono usciti ovunque dalla loro preistoria di cacciatori e raccoglitrici.


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