natura e terrore – 298

il frastuono è terribile o qualunque cosa sia quella che mi risveglia nel cuore della notte e sta avvenendo direttamente sopra la mia testa, visto che adesso dormo in una cameretta della parte ristrutturata della casa che ha come soffitto direttamente il tetto a spiovente.

intanto che riprendo pienamente coscienza di dove sono e di quel che sta succedendo, diventa subito evidente che sono nel pieno di una tempesta, nel buio squarciato da brevi lampi: quel rumore orribile, che sembra devastare tutto e potere perfino sfondare il tetto, è una grandinata fittissima, insistente, opaca e quasi invisibile nel buio universale, quando mi alzo per andare a vedere sul terrazzo.

dietro, mucchi di ghiaccio si stanno formando, ma davanti alla casa c’è un vero e proprio torrente di acqua e chicchi che esce dal cortile e scorre livido per la strada trascinando foglie e detriti con sé.

i tuoni scuotono la valle invisibile: ed è la terza grandinata della stagione; la prima è stata fitta e sottile e non ha fatto danno; la seconda è stata a chicchi grandi come uovo, ma isolati, che colpivano a caso qua e là, lasciando il segno, ad esempio con le ammaccature sull’auto; ma questa terza è diversa ancora: fitta come la prima, a chicchi un po’ meno grandi della seconda, ma in massa compatta, e dura a lungo; e tre ore dopo persiste ancora in mucchietti qua e là, nell’aria fredda che sembra quasi novembrina.

l’angoscia mi prende, mi sento disarmato, so già che lo spettacolo domattina sarà atroce, ma sto cercando di darmi delle spiegazioni di quest’anno anomalo che ha provocato via via diversi terrori naturali, per così dire: la prima volta con le temperature esagerate e la siccità surreale di fine inverno, poi con le piogge alluvionali di primavera, e ora ci sta dando un’estate che sembra altrettanto devastante nell’alternarsi di vampate di caldo con freddi autunnali; e come dimenticare che tutto era cominciato con la bomba d’acqua di ottobre e l’alluvione nella valle?

se queste sono le prime manifestazioni della instabilità climatica provocata dall’effetto serra, chi ci salverà?

. . .

solo a mezzogiorno, una volta che ha finito di piovere di nuovo e le temperature si sono alzate un poco, esco sconsolato a constatare i disastri dei miei orti totalmente distrutti.

difficile pensare ad un riscatto, oramai: non soltanto le piantine sono state radicalmente devastate, ma manca il calore per farle riprendere di nuovo.

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. . .

non immaginavo che la vita in montagna mi avrebbe messo di fronte al terrore della natura; avevo sempre concepito questa scelta come una fuga dalle paure climatiche della città.

ma mi rendo conto adesso che in città si ha una percezione come ritagliata e parziale della natura e della potenza dei suoi eccessi.

qui invece, sulle montagne, la natura dice di se stessa quel che è in grado di fare, e noi contiamo nulla, qui si vede chiaro quel che la città nasconde.

e quel che rimane addosso è terrore puro.


34 risposte a "natura e terrore – 298"

  1. @ fla

    dall’autobiografia all’economia italiana, ma il discorso allora cambia: dove lo vedi il mezzo pieno, tu?

    e se siamo ridotti a sperare il boom per le olimpiadi invernali del 2026…

    ma esisterà ancora l’Italia nel 2026?

    nel 1969 Andrej Amalrik, di ritorno da 4 anni di lager in Siberia, scrisse il saggio Sopravviverà l’Unione Sovietica fino al 1984? che gli costò altri 6 anni di lager siberiano (10 in tutto, quindi), e poi riuscì a scappare all’estero.

    sembrava un pazzo, ma sbagliò la previsione di 5 anni soltanto, ma purtroppo per lui non seppe mai di avere avuto ragione, perché morì nel 1980, a 42 anni.

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    1. la metà piena è apparente. Infatti svuotare il bicchiere è facile… convincere il barman a riempierlo gratis è più difficile.

      Quindi mi stai augurando di finire in Siberia? Con il caldo che c’è da queste parti non sarebbe neppure una brutta idea.

      Infatti le uniche cose che fanno boom in questo momento sono le temperature e il bitcoin, non l’economia italiana.
      Per il 2026 danno già per scontato che non ci sarà più neve. Infatti chi è che voleva le olimpiadi oltre all’Italia?

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      1. veramente quello che rischia la Siberia, quando questo scambio nostro di commenti verrà analizzato dalle macchine ad Intelligenza Artificiale, sono io, essenzialmente.

        non me ne preoccupo molto, avendo superato da poco l’età di Socrate e dovendo fare della mia vita futura lo stesso conto che faceva lui, oltretutto avendo scoperto che le piante di cicuta sono molto diffuse in natura e anche nei miei prati.

        ed è per precauzione che ho già messo le mani avanti esiliandomi in montagna, non troppo lontano dal paesello dove la Repubblica di Venezia mandava al confino i nobili che davano fastidio.

        è azzeccatissima l’osservazione finale: esultiamo per le olimpiadi invernali fra sette anni, e la neve sarà già sparita per allora alle quote di Cortina…

        quanto al caldo che imperversa nelle pianure (e l’ho appena misurato di persona oggi), l’invito per evitarlo qualche giorno qui da me rimane sempre valido.

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            1. le condizioni economiche attuali non mi permettono di andare oltre il km da casa :D.
              Però fidati dello 0,1% di probabilità che riesca a cambiare strada.
              E poi dici che non vedo il bicchiere mezzo pieno?

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  2. Molto bello nella sua spaventevolezza (si dirà così?).
    mi soprende un poco, se posso dirlo, scoprire che anche tu eri stato vittima del mito tutto cittadino della montagna (e, più in generale, della natura) come di un regno incantato.

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    1. puoi dirlo, puoi dirlo; del resto ho preferito ammetterlo per primo: non credevo proprio a un regno incantato, questo no, suvvia, ma la piena coscienza del carattere terribile in modo primordiale della natura non l’avevo, almeno nella misura in cui non me la stanno dando piogge cicloniche e selvagge grandinate a tappeto.

      devo tornare ai miei 13 anni sud-tirolesi per ricordare disastri simili, e resto convinto che chi vive in città non può proprio capirli bene né sentirli davvero o peggio immaginarli.

      la città come protezione dal terrore della natura?

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  3. Non deve essere stata una sensazione piacevole, mi dispiace per il tuo orto devastato, davvero per la natura e’ un attimo dare uno scrollone e toglierci di torno. E ora che si fa? E’ un po’ tardi per seminare di nuovo, vero? Supermercato?

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    1. molte piantine si riprenderanno; inoltre patate cipolle finocchi carote si sono sostanzialmente salvate, anche se devastate nella parte aerea: proprio ieri ho comunque raccolto per mio figlio da una prima aiola una mezza cassettina di patatine novelle, che davano comunque già segno, seccandosi le foglie, di avere finito il loro ciclo.

      ma il resto? i fagioli erano in piena fioritura; oggi ho contato due, dico due, fiori rimasti; non leverò le piante, visto che azotano il terreno, ma non faranno certo una seconda fioritura per farmi un piacere; i piselli che erano quasi pronti, sono quasi tutti seccati perché spezzati.

      e la frutta? metà è finita a terra, ma di ciliegie quest’anno non c’è traccia; l’uva, ancora in germoglio, si è salvata dove era riparata.

      il problema sta nel fatto che per riprendersi le verdure avranno bisogno di tempo e il ciclo vegetativo è già abbondantemente in ritardo per l’andamento climatico: ha nevicato ancora ai primi di maggio!

      e quindi non si vede come possano maturare qualcosa: l’anno scorso di questa stagione si raccoglieva già di tutto alla grande.

      ho via coste lesse surgelate dall’anno scorso e quest’anno ne sono nate a centinaia, perché sono infestanti, tanto che finora le strappavo e le davo alle galline: ripiegherò su quelle, al momento, ahaha.

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            1. coincidenze.
              coincidenza, pure, che sia stata colpita soltanto una parte di circa un km attorno a dove sto.
              e in ogni caso che cosa pensare allora di Treviso Bresciano dove in questi due mesi ha già grandinato sei volte?
              però indubbiamente nei secoli passati, ma forse anche nel futuro che ci aspetta, avrei passato dei bei guai se questa associazione mentale impropria fosse venuta in mente a qualcuno…

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    1. nessuno, nessuno: chi o che cosa potrebbe farlo?

      l’unica cosa capace di contrastare l’effetto serra, ma molto lentamente, sarebbe, anzi sarà, una nuova glaciazione.

      e in ogni caso come pianeta stiamo lentamente uscendo dalla fascia abitabile del sistema solare.

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        1. secondo un ultimo studio piuttosto attendibile, abbiamo davanti un milione di anni circa prima che l’acqua possa esistere sul nostro pianeta soltanto nello stato di vapore acqueo; fai tu.

          sul calcolo dei tempi intermedi non mi pronuncio, ma distribuendo del tutto meccanicamente gli 80 gradi di incremento rispetto a quelli attuali su un milione di anni, viene fuori, arrotondando un po’, un aumento di 8 decimi di grado ogni 10.000 anni; meglio preoccuparsi per ora dell’effetto serra.

          quanto alle olimpiadi invernali fra sette anni, se non ci sarà la neve per farle, ci sarà la grandine… 😦

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          1. fare lo slalom gigante sulle palline di ghiaccio potrebbe essere più emozionante… anche più massaggiante.

            C’è da sperare che ci sia la grandine perché con ogni probabilità non ci saranno i soldi per la neve artificiale.

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                  1. il problema non è la parte mezzo vuota. Il problema è la bottiglia piena a fianco. È quella che ti fa finire in ospedale. Come dire… va bene ottimista, però un po’ di realismo per conoscere i propri limiti non fa mai male.

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                    1. quella passione mi manca. Dicevo dell’Italia, un conto è vedere il bicchiere mezzo pieno e sperare nel boom economico quest’anno… un altro prevedere un decennio di boom economico continuo.

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  4. Da noi ha appena piovuto la mattina pioggia marrone che si è attaccata ovunque.
    Il caldo soffocante è quello di pieno agosto.
    Una grande brutta storia Mi spiace tanto per le tue piantine 0 frutto di tanto tuo lavoro.
    shera

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    1. grazie, Shera.

      quest’anno è molto strano climaticamente; nel paese subito a nord di questo dove abito io ha già grandinato sei volte; io non ricordo niente di simile in 71 anni di vita.

      l’ortolano che abita di fronte a casa mia ha avuto gli orti distrutti a sua volta, tranne quello che era in serra.

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