sorrisi di Cambogia e Norry, il treno di bambù – 311 – Cambogia 2009 28

la mia escursione domenicale del 24 maggio di dieci anni fa nei dintorni di Battambang si conclude splendidamente, con un bagno di sorrisi cambogiani e non solo: è soltanto il caso che mi fa incontrare, mentre discendo dal wat Banan, un settantenne molto speciale, con la sua giovane moglie, e i suoi tredici figli.

non è una classe quella che lo circonda, e ci devono essere anche dei gemelli fra loro, anche se del tipo gemelli diversi: una sequenza di visi straordinariamente belli ed espressivi, nonostante la bruttezza del padre: ma hanno preso la  bellezza dalla madre e mi auguro che il padre gli abbia trasmesso la sua vitalità.

l’uomo è palesemente anche ricco e non è cambogiano: non sarebbe possibile una simile felicità in un popolo straziato a fondo da così poco tempo…; veniva, come turista, a capo di una carovana di 15 persone paganti, da qualche paese vicino che ora non ricordo.

e il benessere della sua famiglia risulta evidente anche da un dettaglio strano: sono tutti straordinariamente fotogenici e capaci di reagire bene alla foto simultanea: intendo dire che tutti sanno, per averla provata, la straordinaria difficoltà di una foto di gruppo ben riuscita se già ci sono più di tre persone, e in particolare se si cerca di farla in modo spontaneo e senza lunghe pose artificiose: una risulta sempre con la bocca storta o con gli occhi chiusi, oppure mentre si gira distratta.

qui invece tredici tra ragazzi, ragazzini e bambini, non sbagliano una posa, nessuno, mai: sono sempre così composti e misurati come se anche soltanto con questo volessero dirci: vedete come siamo ricchi?

ho messo subito dopo, per contrasto, una foto di autentici cambogiani: è una bellissima mamma, certamente non benestante, dall’impronta quasi un poco zingaresca, che ho incontrato poco dopo, con i suoi quattro figli (e il marito, perplesso e corrucciato, sullo sfondo): guardate qui la miseria che disordine provoca, assieme all’abitudine a non essere fotografati mai: solo lei sa sorridere nel modo giusto che rende così fotogenica anche la sua povertà; ma i ragazzini, che disordine comunicativo!

si è poveri anche per questo, e la povertà provoca anche questo: che non si sa comunicare.

. . .

ma le esperienze inconsuete continuano, ora anche grazie all’intelligenza del mio motociclista che mi raccoglie alla fine della discesa, ha capito quel che mi interessa e mi porta proprio dove vorrei andare.

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strade di fango dove le macchine arrancano, e dove finisce il fango inizia la polvere,  ma non mancano monaci sorridenti nelle loro vesti arancione,anonime pagode, gli alberi dei pipistrelli, un falco alto nel cielo, fornaci dove si fabbricano mattoni, e se ne costruisce un’altra, altissima, con i mattoni stessi che si sono appena fatti, e poi alla fine il cosiddetto bambou train, la ferrovia più strana del mondo.

la guida la chiama Norry e la descrive così: è una specie di treno locale in legno e con motore elettrico e viene utilizzato per brevi tragitti lungo le linee fra Battambang e Pursta o Sisiphon.

ma questa descrizione trascura proprio l’aspetto più curioso: che non vi è affatto un treno vero e proprio, non vi sono sedili né altro, ma il veicolo consiste soltanto in una piattaforma su ruote, sulla quale si sta seduti precariamente, o distesi, come ho fatto io, e del resto la velocità è molto modesta.

In genere – continua la Lonely Planetgli stranieri li chiamano “treni di bambù” e spesso i conducenti di moto includono nel programma un breve giro lungo le loro tratte nelle zone rurali intono a Battambang. Pare, purtroppo, che presto saranno sospesi.

niente, dunque, che non sia stato a sua volta turistico in questo programma offerto al turista che si illude di non essere tale.

. . .

ma a proposito della esperienza ricercata della vita autentica dei paesi che si visitano, e quindi anche dell’esplorazione delle forme della loro povertà, spesso estreme, leggevo ieri che la meta turistica in assoluto più visitata dell’India, più del Taj Mahal, sono gli slum miserabili di Mumbai, e il giornalista si chiedeva, con un tono colpevolizzante, se questo possa essere considerato morale.

come visitatore seriale, fino a che ho potuto, delle zone povere dei paesi dove ho viaggiato, fatemi rispondere che la grande stampa preferirebbe certamente che questa povertà restasse ignorata, e a sua volta non sa che queste visite sono anche occasione di piccoli gesti di solidarietà.

. . .

concluso il caricamento dei video mi arriva un reclamo da You Tube per violazione del copyright della canzone What is love, che ho usato come colonna sonora del primo montaggio e ho messo addirittura nel titolo del videoclip, per farle pubblicità.

ma la cosa più interessante è che il video, per questo reclamo, diventa invisibile nelle Antille e in qualche paese della Polinesia, ma non nei paesi in cui il mio pubblico è più numeroso, mi dice Youtube.

bene, e adesso finalmente so quali sono: in ordine, Thailandia, India, Italia, Stati Uniti, Malaysia.

bene, e adesso lo sapete anche voi.

io ho la soddisfazione di essere visto più in Asia che in Italia, ma che la Malaysia potesse essere il quinto paese del mondo dove mi guardano di più, questo non riuscivo proprio a immaginarlo.


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