da Battambang a Phnom Penh, in bus – 313 – Cambogia 2009 29

è lunedì 25 maggio (2009) e parto da Battambang con l’autobus verso la capitale cambogiana; la prima foto, fatta alla stazione degli autobus è delle 9 meno un quarto, ora locale; l’ultima, prima dello sbarco a Phnom Penh, delle 5 e mezza del pomeriggio;  gli orari delle foto, salvati automaticamente dalla fotocamere digitale, mi aiutano a stabilire che il viaggio è durato quasi nove ore (ricordo sgradevole che per mio conto avrei anche dimenticato): e sono 250 km in tutto; velocità media meno di 30 km all’ora.

ma eccovi l’itinerario.

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però, considerando che ci avevo messo altrettanto, due giorni prima, per andare col battello da Siem Reap a Battambang, che sono molto più vicine, come si vede dalla mappa qui sopra, di che cosa mi lamento?

veramente oggi in internet di legge che di ore in bus ne servono 5; si vede che lo stato delle strade oggi è un po’ migliorato!

. . .

naturalmente sul bus passo tutto questo tempo, oltre che a leggere e rileggere la guida fino a impararla praticamente a memoria, a scattare compulsivamente e alternativamente il tasto foto e quello REC della fotocamera; col risultato di ottenere delle foto orrende (scattare da un bus in movimento, per quanto generalmente così lento, è una pessima idea); ma ben peggiori, se possibile, sono le sfuocatissime immagini iniziali delle riprese andate perdute.

si salvano soltanto le foto fatte nei momenti di sosta alle stazioni  bus lungo la strada, con le donne che vendono, in ampi canestri sopra la testa, cibo locale che sarà il pranzo on the road anche per me; e come sono buone le cavallette fritte!

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e mi escono anche alcune foto che sembrano miracolosi acquerelli, dal tono esotico e vorrei quasi dire con i colori di Gauguin:

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ma forse è inutile che la tiri ancora per le lunghe, ecco il primo video, dalla stazione dei bus di Battambang fino all’arrivo a Phnom Penh, quando si profila il Mekong su cui sorge la città (ma non ci sono immagini dell’ingresso in città).

il paesaggio è quello della Cambogia centrale, questa specie di Venezia agreste dilatata per decine di miglia di palafitte e terra, e dove l’acqua riempie gli spazi, senza formare neppure dei veri laghi, persino nella stagione più asciutta che è quella del mio viaggio.

e lo sguardo si sofferma a cogliere i frammenti della vita quotidiana agricola, che rivelano sempre aspetti nuovi e vitali.

della serie: come trasformare un disagio in un’esperienza.

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solo tre quarti d’ora per arrivare alla Guesthouse (non me la ricordo, ma doveva essere bene in centro!) e schizzare fuori: ecco prima le mitiche rive del Mekong su cui si affaccia la città, poi il movimento della piazza centrale, dove di nuovo alcune donne ballano in gruppo alla cinese danze che sono soprattutto un modo per fare esercizio fisico.

il palazzo reale è abbastanza moderno, e ovviamente modestissimo rispetto al ricordo di quello di Bangkok visto due anni prima, e tuttavia non è privo di suggestione.

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ma il montaggio video cerca soprattutto di cogliere frettolosamente il clima tipico di questa città, che domani lascerò già per Sihanoukville; e a me pare quello di una vivace vita giovanile: sono ragazzi che giocano la sera per le strade alle spalle degli edifici della politica ufficiale, ma sono poi soprattutto i ragazzini che improvvisano danze acrobatiche nella notte che è già calata.

e sembrano la voce di un popolo che ha fretta di dimenticare l’orribile recente passato che ancora di vede nello sguardo degli adulti, per ricominciare nel mito della giovinezza immemore.

che lacerazione dovere cancellare il passato, rompere con le vecchie generazioni.


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