il mio Acheronte acquatico nei dintorni di Kampot – 322 – Cambogia 2009 33

le foto entrate in questi due ultimi montaggi video descrivono la conclusione dell’escursione di martedì 26 maggio di dieci anni fa nei dintorni di Kampot, in Cambogia, e buona parte di loro è formata dalle sfuocate immagini di copertina di varie riprese video andate perdute in un hard disk danneggiato.

dovevano essere diversi minuti di descrizione del mio lento passaggio in barca attraverso un labirinto acquatico nella giungla, che suscitava immagini inquietanti e vagamente d’oltretomba.

la barca, guidata forse dalla mia guida, o forse da un barcaiolo amico suo, scivolava silenziosa in gallerie vegetali, come guidata dal nocchiero del regno dei morti.

e in questi termini pubblicavo la foto sul mio blog di allora, bortografia:

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https://corpus0blog.wordpress.com/2019/06/22/caronte-verso-il-mekong-bortografia-119-416-20-giugno-2009-687/

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mi prese molto questa lunga escursione, in parte in zone assolutamente solitarie e silenziose.

a tratti con l’affaccio su barche e case in palafitta sulla riva del fiume, che ripropongono il tema del vivere tra terra ed acqua.

. . .

non c’è traccia di una descrizione di questo suggestivo percorso sulla guida, tranne un generico riferimento ad escursioni acquatiche possibili attorno a Kampot, e quindi rimane senza nome la sua localizzazione.

fu una felice idea della mia guida locale, a cui avevo saggiamente affidato il resto della mia giornata: lo vediamo nel secondo video mentre toglie dal fondo della barca un gambero di fiume.

lo lasciavo vogare (se devo supporre che fosse ancora lui anche a guidare la barca) mentre scivolavamo dietro svolte di pensieri immaginari, e si parlava di noi due, io con qualche accenno alla mia vita matrimoniale, che definirei infelice piuttosto che sfortunata, perché credo poco alla sfortuna e penso piuttosto che ciascuno di noi segue il suo karma: la vita è come la forma di un vaso e se nel percorrerla incontriamo delle punte che ci possono ferire, non è il caso che ce le ha fatte incontrare, è piuttosto che la nostra vita è un vaso con diverse punte.

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ma io avevo sbagliato a pensare che la ragazza presso la quale mi aveva portato poco prima fosse sua moglie o anche soltanto la sua ragazza; la mia guida, vogando – ora credo proprio che fosse lui -, mi confessa di vivere solo e, come se glielo avessi chiesto, con naturalezza mi dice, mimando il gesto, e togliendo le mani per un momento dal remo, che per il sesso si deve arrangiare da solo.

non so se quella fosse una sorta di reticente avance sessuale – viaggiando da soli, in alcuni paesi, non è un fatto eccezionale riceverne – oppure una confidenza speciale data dal clima di amicizia che si era formato, l’ho intesa in questo secondo modo e mi è sembrata una testimonianza preziosa del modo naturale di concepire il sesso che è tipico della cultura buddista.

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nel tempo, questo ricordo è rimasto, proprio per questo, ben vivo nella mia mente, come quel nostro vagare senza nessun chiaro scopo nei labirinti d’acqua vicini a Kampot.

 

 


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