mezzogiorno nei dintorni di Kampot – 320 – Cambogia 2009 32

una grotta tira l’altra, nei dintorni di Kampot martedi 26 maggio di dieci anni fa: basta risalire sulla moto del mio gagliardo accompagnatore che, stranamente, gira vestito in un bianco immacolato, e in pochi chilometri di strada sterrata e rossa, come oramai sono abituato qui in Cambogia, si passa dalla Phnom Chhorkk ad altre due grotte collegate fra loro: dovrebbero essere la Grotta delle cento risaie, per via dell’affaccio sulla pianura, e la Rung Damrey Saa, ossia la Grotta dell’elefante bianco, per via di una stalattite che dovrebbe ricordare l’animale.

io veramente non sono riuscito a riconoscerlo nelle foto, e neppure ho visto i pipistrelli di cui parla la guida; tuttavia sono abbastanza sicuro dell’identificazione, per via delle due piccole statue di elefantini bianchi depositati nella grotta come oggetto di culto, e circondati di bastoncini fumanti di incenso; nel video si vede anche la guida, con altri due soliti ragazzini del posto, che si dà da fare per mostrarmi qualcosa.

ma nel video, se non si vedono sagome di elefanti, si potranno ammirare almeno le sfumature di colore e le forme bizzarre delle rocce dentro la caverna, che si raggiunge attraverso la solita scala e il solito wat buddista, tuttavia questa volta recenti.

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la guida del giorno, un ragazzo simpatico ed atletico dai capelli ricci, cosa molto insolita da queste parti, che, assieme alla pelle più scura, gli dà un’aria quasi da marocchino, sta prendendo in mano in maniera autorevole la mia escursione e mi propone di andare a mangiare qualcosa; sceglie lui il ristorante e devo dire che ha buon occhio.

mi porta infatti in un locale sulla riva del mare: la giornata è di cielo coperto, anche il mare ha un colore livido, anche se la temperatura alta non impedisce a un avventuroso bagnante di nuotarci, e la costa è funestata da un inverosimile monumentone bianco con tanto di donna nuda accosciata, che dei turisti locali fotografano non so se ammirati o sgomenti: tuttavia la bellezza del posto ne è soltanto scalfita e lontano si vedono delle isole, tra qualche fila di palme che sarebbero da cartolina, se soltanto ci fosse il sole.

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alla fine del pasto, che ovviamente ho pagato io anche per lui, col ragazzo si è creata quel tanto di confidenza che necessariamente comporta il mangiare assieme, e decide lui per me le tappe successive, senza deludermi: per ora sono dei bufali, che sono ben contento di osservare, immersi nell’acqua o nei prati, e di fotografare; mi è piacevole smettere di decidere e lasciarmi andare al gusto pittorico dei colori di questi paesaggi comunque straordinari.

poi una tappa misteriosa ad una casa palafitta: potrebbe essere quella dove abita lui?

 


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