pomeriggio e sera a Phnom Penh – 329 – Cambogia 2009 36

uscito dal Museo Nazionale di Phnom Penh, che fare, per chiudere la giornata di venerdì 29 maggio di dieci anni fa? cazzeggiare passeggiando un poco nel centro, ripetendo le esperienze di tre giorni prima:

ecco di nuovo l’affaccio sul Mekong con le barche che lo solcano e quell’inquietante riva vuota di fronte che dice che qui il fiume è oramai troppo largo per pensare di attraversarlo con un ponte,

ecco i venditori, che non hanno perso la voglia di sorridere, di fiori o di uccellini in gabbia, in mancanza d’altro, da comperare per il rito buddista della liberazione: grande metafora del nirvana,

ecco i bambini con le loro danze acrobatiche al ritmo del hip hop

e tutto l’indolente struscio locale, mentre le luci della giornata cominciano a volgere al tramonto.

. . .

ma quella era una giornata speciale, e stavo soltanto occupando il tempo per portarmi poi più in là alla Piazza dell’Indipendenza, dove di nuovo avrei trovato una folla festante e quasi immemore dedita a furiosi esercizi ginnici di massa.

avevo un appuntamento a Phnom Penh; se qualcuno avesse seguito queste storie dal loro lontano inizio lo saprebbe già, ma per raccontarlo di nuovo userò le parole del blog di dieci anni fa.

è vero, infatti che ben presto abbandonai in quel viaggio i resoconti quotidiani di quel che mi succedeva, che sto cercando di riscrivere oggi che la gran parte della memoria è cancellata, e tuttavia pubblicai qualche foto del mio viaggio al rientro e per una di queste ci furono dei commenti che mi fecero ricostruire questa parte almeno della giornata, a partire da questa foto, che per uno strano incidente non è stata compresa nel video che descrive questo pomeriggio, ed è la più bella.

. . .

https://corpus0blog.wordpress.com/2019/06/22/monumento-allindipendenza-bortografia-121-418-20-giugno-2009-689/

P1060510

FIRDIS lundi, 22. juin, 2009 @ 15:04:09
non so se sospiro di piu’ per il contrasto della cupola con l’imbrunire o per i palloncini.
ah no, non e’ l’imbrunire. sono nuvole blu.
bella.

Bortocal lundi, 22. juin, 2009 @ 15:42:41
sono nuvole blu per l’imbrunire, e io aspettavo, sotto quella cupola e sotto quei palloncini l’appuntamento col mio ex alunno che oggi vive a Phnom Penh, nel team internazionale che processa i khmer rossi.
mi aveva dato appuntamento sotto il tabellone del re, e ai due lati della piazza immensa, che ha al centro il monumento all’indipendenza che vedi, ce ne erano due, di ritratti del re, assolutammente uguali, e il monumento impediva di vedere dall’uno all’altro!

FIRDIS mardi, 23. juin, 2009 @ 19:43:39
situazioni da panico quelle li’. io vado in crisi e non faccio altro che correre da un angolo all’altro.

Bortocal mardi, 23. juin, 2009 @ 20:03:15
anche io ci ho provato, mettendoci quasi 20 minuti ad attraversare sei o otto grandi strade a traffico intenso a Phnom Penh: questo sì che era panico puro.
alla fine mi sono messo sul lato giusto (per induzione) e il mio contatto è arrivato proprio lì.
mi ha detto che il secondo ritratto del re lo avevano messo di sicuro da non più di 20 giorni: praticamente per me!

. . .

ma l’ex-alunno e amico di mio figlio mi trascina, nella sera che rapida cala ai tropici, ad una cena in un locale che è anche un poco discoteca sul fiume e mi fa conoscere un mondo particolare che è quello appunto degli esperti che lavorano per il Tribunale Internazionale sui crimini del genocidio cambogiano, e che si mescolano lì a turisti altrettanto giovani di un modo di viaggiare che non è affatto ascetico come il mio.

la serata si fa particolarmente interessante e non manca neppure una qualche partecipazione mia alle danze: quanto mai inappropriata rispetto a conversazioni che mi raccontano delle manovre politiche in corso per condizionare l’esito della sentenza.

non ho voglia ora di entrare nei dettagli di quelle storie, che ho del resto ampiamente dimenticato, e che possono interessare i miei fantomatici lettori ancor meno di me: basterà dire che una parte importante del ceto politico che sotto i khmer rossi aveva guidato i massacri è riuscita a riciclarsi e a restare in posti di potere anche dopo il crollo del regime, e dunque lavorava intensamente per impedire di essere coinvolta dalle condanne.

in effetti solo tra il 2010 e il 2014 si è arrivati a pochissime sentenze di condanna all’ergastolo di qualche personaggio oramai ampiamente ultraottantenne; ma neppure saprei dirvi di più, considerando la grande disattenzione di internet verso questa vicenda e perfino questo paese: digitando Cambodia, il nome inglese del paese, il primo risultato rimanda ad una canzone della cantante britannica Kim Wilde.

. . .

ed io che ho pensato questo viaggio cambogiano come itinerario del cuore e della mente negli abissi della ferocia e della disperazione.

l’oblio, la perdita attiva della memoria, sembra l’unica risposta possibile, e del resto sono i cambogiani per primi che vogliono dimenticare per poter vivere ancora una vita degna di questo nome.


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