dai diritti umani ai diritti disumani? – 331

contro i diritti umani proclamati nel 1948 si profila una azione coordinata a livello mondiale: perché non correggerli e sostituirli con più moderni ed attuali diritti disumani?

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ha cominciato Putin ad Osaka qualche giorno fa, dicendo che le idee liberali sono sorpassate.

difficile considerare una notizia che un ex agente del KGB, salito al vertice della Russia post-comunista, consideri con astio la democrazia come sistema di governo e in particolare avversi i regimi politici che cercano di garantire ai cittadini alcune libertà fondamentali.

è una ironia della storia che il posto del totalitarismo comunista in quel paese sia stato preso da un nuovo totalitarismo capitalista, peraltro gradito a quel popolo.

ma per ora la giustificazione di questa revisione resta a livello di barzelletta truce, di quelle che girano anche in Italia: “I migranti possono uccidere e violentare impunemente perché bisogna proteggere i loro diritti. Invece ogni crimine va punito”.

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l’unica cosa di rilievo in questa affermazione senza senso è che a livello mondiale la nuova destra autoritaria, da Putin a Trump, che sta conducendo questa battaglia coordinata contro i diritti umani, trova il proprio cemento nel rifiuto delle migrazioni e nell’appello a contrastarle.

la svalutazione dei migranti come persone e la negazione di fatto del loro diritto alla sopravvivenza non sono azioni circoscritte ed isolate ad un fenomeno pure drammatico: sono il modo per rendere via via senso comune che vi sono esseri umani non degni di tutela e i cui diritti naturali possono essere impunemente calpestati: oggi tocca a loro, domani potrà capitare a qualcun altro.

intanto le vittime del futuro vengono già additate al disprezzo universale: checche e froci, professoroni, comunisti.

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quindi sarebbe superficiale un’alzata di spalle (che a volte effettivamente viene voglia di fare) di fronte all’invenzione palese di un nemico che non c’è, al momento individuato a chi è in fuga e traversa un confine, di terra o di mare, senza le carte adatte.

si sbaglierebbe a non considerare quanto attentamente sia stata costruita questa paura negli ultimi vent’anni, dall’11 settembre in poi, e anche passando per gli attenti dell’ISIS nel mondo occidentale.

in sostanza la paura dell’immigrazione sta funzionando come un grimaldello efficace per smantellare il sistema dei diritti umani uscito dalla seconda guerra mondiale e codificato a livello mondiale dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, del 1948 (solo i paesi islamici integralisti rifiutano questa Dichiarazione e le hanno contrapposto nel 1981 una Dichiarazione Islamica dei Diritti dell’Uomo).

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è la Dichiarazione del 1948 probabilmente l’oggetto della critica liquidatoria di Putin.

però è strano, dato che essa non contiene affatto, come diritto umano, quello di migrare – anzi, l’assenza di questo tema, assieme al diritto all’autodeterminazione dei popoli, è proprio uno dei punti deboli di quella Dichiarazione.

essa contiene invece, all’art. 14, il diritto all’asilo:

1. Ogni individuo ha il diritto di cercare e di godere in altri paesi asilo dalle persecuzioni.
2. Questo diritto non potrà essere invocato qualora l’individuo sia realmente ricercato per reati non politici o per azioni contrarie ai fini e ai principi delle Nazioni Unite.

chi attacca i diritti umani sanciti nel 1948, affermando che essi prevedono un diritto umano all’emigrazione, in sostanza confonde ad arte le due condizioni del rifugiato e del migrante e le butta in un unico calderone: in questo modo si usa la necessità, abbastanza ovvia, di regolamentare l’immigrazione, che non può essere indiscriminata, col rifiuto di dare accoglienza a chi è in fuga da un regime oppressivo che ne mette in pericolo la vita; pericolo che non ammette discriminazioni.

ma anche qui non è per nulla strano che agli autocrati, sia pure sostenuti da consenso popolare, dia fastidio che coloro che perseguitano possano sfuggire alle maglie del loro controllo e abbiano diritto di trovare riparo all’estero.

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solo che, come si diceva, l’attacco in corso al diritto d’asilo è soltanto la punta di diamante di un’azione ben più vasta e molto meno folcloristica delle dichiarazioni di Putin, abile stratega indubbiamente di un paese iper-militarizzato, ma fragile, ma anche mediocrissimo teorizzatore in campo politico.

il Segretario di Stato USA ha annunciato in questi giorni la formazione di una Commission on Unalienable Rights interna al Dipartimento di stato americano che servirà per riorientare la posizione statunitense sul tema dei diritti umani: quello che io spero sarà uno dei più profondi riesami dei diritti inalienabili nel mondo dalla Dichiarazione Universale del 1948, ha dichiarato.

Non tutto ciò che è buono, o garantito dallo Stato, può essere un diritto universale. La causa dei diritti umani un tempo univa popoli di nazioni e culture diverse, nello sforzo di assicurare le libertà universali e combattere mali come il nazismo, il comunismo e l’apartheid. Oggi […] le rivendicazioni dei diritti sono spesso mirate a soddisfare i gruppi di interesse e dividere l’umanità. Regimi oppressivi come l’Iran e Cuba si sono approfittati di questa richiesta cacofonica dei diritti, fingendo di essere protettori della libertà. Parole come “diritti” possono essere usate dal bene o dal male. Alcuni hanno dirottato la retorica dei diritti umani per impiegarla a scopi dubbi o maligni.

come, ad esempio, contestare l’alleanza americana con capi di governo direttamente coinvolti in omicidi degli oppositori, vedi l’Arabia Saudita.

ma poi non è curioso che il compito di rivedere una dichiarazione sottoscritta da ampia parte dei paesi del mondo se lo sia attribuito da solo il governo americano?

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a presiedere la commissione è stata chiamata l’ex ambasciatrice statunitense presso il Vaticano e questo indica già quali sono le prospettive di questa revisione: la critica ad una “deriva individualistica” sui diritti umani e il tentativo di riportarli nell’alveo di un costituzionalismo cristiano, in linea con le idee dei Padri fondatori degli Stati Uniti d’America

(non dimentichiamo che tuttora il Presidente USA al momento dell’insediamento giura fedeltà alla Costituzione sulla Bibbia e non sulla Costituzione stessa: e qui si concentra in maniera mirabile tutta l’ambiguità della situazione).

sarà lei che dovrà trovare il modo di sostituire ai diritti umani della tradizione democratica i cosiddetti diritti naturali del pensiero neocon

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non è un caso che l’anno scorso, cioè ancor prima di Putin, è stato un intellettuale cattolico americano ad annunciare il “fallimento del liberalismo” col suo Why Liberalism Failed.

vi è dunque una oggettiva convergenza in questa intenzione di rivedere i diritti umani del conservatorismo americano – che va oltre alle prospettive abbastanza folcloristiche di quel bizzarro personaggio che è Trump, e gli sopravviverà -, della chiesa ortodossa russa e del regime di Putin, ma anche in prospettiva delle correnti dell’integralismo islamico sunnita,  che peraltro politicamente sono di alleati molto stretti degli USA.

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ed è abbastanza sicura la prima vittima di questa revisione dei diritti umani: il diritto all’aborto e all’autodeterminazione femminile – che, di nuovo, però, non è affatto contemplato nella Dichiarazione del 1948.

e anche se nessuno ne parla, credo che altrettanto in pericolo siano i riconoscimenti venuti negli ultimi anni ai diritti delle varie minoranze sessuali.

in sostanza si delinea una nuova Internazionale conservatrice, al momento diretta dagli USA, che mira ad una radicale trasformazione della cultura dei diritti che di fatto in occidente caratterizza, più o meno coerentemente la vita civile degli ultimi anni, creando un forte disagio in una parte della popolazione, che potrà essere facilmente strumentalizzata per azioni contrarie.

nonostante certe affinità, è sbagliato ricondurre questo vasto movimento nella categoria dei fascismi nati e morti tra le due guerre mondiali: molto più stringente è il paragone con i movimenti nazionalistici e conservatori che precedettero la prima guerra mondiale, come mi è stato fatto notare da un amico: in particolare Maurice Barrès è più appropriato del Mein Kampf per capire che cosa ci sta succedendo attorno.

anche se poi il cemento che unifica ogni movimento reazionario è la trasformazione della paura di una massa confusa in odio mirato contro nemici immaginari.

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ci si potrebbe chiedere quale potrà essere il ruolo della chiesa cattolica in questo contesto, ma è una domanda senza senso.

la chiesa cattolica non è il papato Bergoglio, che storicamente è nato da una pesante interferenza americana che spinse papa Ratzinger alle dimissioni, per avere un leader del Vaticano più omogeneo ai valori progressisti della presidenza Obama.

ma, con la sconfitta subita al momento dal mediocre progressismo americano impersonato da lui, non credo che ci siano dubbi che la chiesa tornerà al suo ruolo storico di agenzia pesantemente conservatrice, e dunque omogenea a questo disegno, al momento della chiusura di questo papato, che ora politicamente è di nuovo sfasato rispetto al potere del moderno impero americano.

e tuttavia, sui temi in particolare dell’aborto, anche sotto l’attuale direzione la chiesa cattolica parteciperà necessariamente almeno a questo aspetto della partita.

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diritti umani che potrebbero facilmente diventare diritti disumani, allora.

eppure ogni semplificazione va evitata e occorrerà ascoltare ed esaminare con attenzione le proposte che verranno.

ogni arroccamento emotivo nello sdegno è perfettamente inutile.

e occorre rendersi conto che i diritti umani, nel mondo disuguale, sono stati per definizione diritti di pochi e che anche per questo è molto difficile difenderli.

i diritti politici umani di pochi sono stati anzi l’altra faccia della vasta mancanza di diritti umani concreti per i molti:

Articolo 25
1. Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari; ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia o in
altro caso di perdita di mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà.

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che amarezza leggere questo articolo della Dichiarazione del 1948 e sentire come una ferita che forze politiche che si definiscono democratiche rifiutano di dare attuazione al diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione per circostanze indipendenti dalla volontà.

e là dove i diritti umani del 1948 si sono trasformati nel privilegio di pochi, come meravigliarsi se chi non ne viene toccato è indifferente alla loro difesa?

 

New York. L’amministrazione Trump riscopre l’importanza dei diritti umani per indirizzare la propria politica, oppure si mobilita per tornare indietro nel tempo e limitarli. Sono i due punti di vista, chiaramente opposti, con cui è stato accolto ieri l’annuncio del segretario di Stato Pompeo relativo alla creazione di una «Commission on Unalienable Rights», una commissione sui diritti inalienabili.

Il capo della diplomazia ha spiegato che il nuovo organismo avrà un ruolo consultivo, cioè non determinerà le linee politiche, ma «fornirà la forza intellettuale per quello che io spero sarà uno dei più profondi riesami dei diritti inalienabili nel mondo dalla Dichiarazione Universale del 1948». La Commissione sarà guidata da Mary Ann Glendon, giurista di Harvard che ha lavorato tanto per la Santa Sede, quanto per il governo Usa, come ambasciatrice in Vaticano dell’amministrazione Bush. Con lei ci saranno 10 membri, con competenze che spaziano dalla filosofia al diritto.

Annunciando l’iniziativa al dipartimento di Stato, Pompeo ha detto che il primo obiettivo sarà chiarire quali sono effettivamente i diritti inalienabili dell’uomo, e quindi se a partire dalla Seconda Guerra Mondiale sono stati allargati eccessivamente, includendo questioni che «spesso suonano nobili e giuste», ma non rientrano in questa categoria. «Non tutto ciò che è buono, o garantito dallo Stato, può essere un diritto universale». Il segretario poi ha aggiunto: «La causa dei diritti umani un tempo univa popoli di nazioni e culture diverse, nello sforzo di assicurare le libertà universali e combattere mali come il nazismo, il comunismo e l’apartheid. Oggi abbiamo perso questo focus. Le rivendicazioni dei diritti sono spesso mirate a soddisfare i gruppi di interesse e dividere l’umanità. Regimi oppressivi come l’Iran e Cuba si sono approfittati di questa richiesta cacofonica dei diritti, fingendo di essere protettori della libertà».

I sostenitori dell’amministrazione hanno apprezzato l’iniziativa, perché ci vedono la volontà di restituire importanza ai diritti umani. Ad esempio anche negli ambienti conservatori i neocon, che sul piano intellettuale avevano guidato il governo di Bush figlio, hanno criticato la pochezza di Trump su questo punto. Gli avversari dell’amministrazione denunciano un obiettivo opposto. Se l’amministrazione fosse davvero intenzionata a rilanciare il tema dei diritti, dovrebbe cominciare dalla condanna degli alleati che li violano, come l’Arabia Saudita o l’Egitto, e sollevarli come problema con interlocutori tipo Russia, Cina o Corea del Nord. Il vero scopo della Commissione invece è rilanciare i «diritti naturali», parola in codice usata per indicare quelli tradizionali, e penalizzare quelli moderni come l’aborto o il trattamento dei gay. «».


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