il Museo del Genocidio Tuong Sleng di Phnom Penh – 333 – Cambogia 2009 38

i due video che presento oggi vanno visti come due parti di un unico filmato, che ricavo dalle foto della mia visita al Museo del Genocidio Tuong Sleng di Phnom Penh, nell’ultimo giorno del mio viaggio in Cambogia di dieci anni fa, il sabato 31 maggio.

non ho voglia di parlarne, e credo di averlo già fatto altre volte, anche se ora davvero non ricordo quando: se mi capiterà di tornarci su, tornerò qui ad integrare il post.

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ripercorrere quelle immagini è stato atroce anche questa volta: neppure a Dachau o a Buchenwald ho provato una sofferenza così acuta; di nuovo le lacrime hanno cominciato a farsi strada, come avvenne lì, dopo che mi ero nascosto dietro uno di quei tabelloni che raccolgono le testimonianze mostruose di una ferocia quasi inimmaginabile.

vorrei rifiutare di ammettere che nel cuore umano possa albergare tanta ferocia, eppure l’evidenza è lì, in questo edificio che era uno dei licei della capitale, prima che dalle aule venissero ricavate le celle di tortura.

si passa tra gli attrezzi impiegati per seviziare ed uccidere, nei bugigattoli bui in cui si spegnevano vite a migliaia, ma con una fotografia finale dell’ultimo sguardo del condannato davanti alla morte che stava per arrivargli addosso con una pallottola in testa, quando non era la corda dell’impiccagione che alcuni hanno attorno al collo. 

il primo video descrive sopratutto l’edificio e alcune foto ufficiali della Cambogia di quegli anni, sotto il dominio paranoico dei khmer rossi, che si definivano comunisti e sterminarono un quarto della popolazione, con l’accusa che fossero spie vendute al nemico.

ed erano compresi nel numero, come li si vede fotografati anche loro, ragazzini, donne, bambini, e perfino neonati uccisi con le madri, dopo essere stati barbaramente tormentati.

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il secondo video lo ritengo francamente inguardabile, ed è una carrellata fra queste migliaia di volti di poveri fragili esseri umani colti nel momento prematuro della fine della loro esistenza.

P1060583

per chi dovesse limitarsi a vedere la foto di copertina del video qui sotto, è quella dell’unico, tra le migliaia di vittime fotografate, che in faccia alla morte sorride come se fosse davanti ad un fotografo per la foto di rito da mettere su qualche documento: il passaporto per l’aldilà.

ho ammirato questo ragazzo, qualunque cosa volesse dire il suo sorriso.


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