se il diritto di vivere diventa l’obbligo di vivere comunque – 335

il caso Lambert ha scatenato gli integralisti cattolici che amano confondere due piani di discorso completamente diversi fra loro.

in Francia, paese laico, la Corte di Cassazione ha stabilito che Vincent Lambert poteva essere lasciato morire, dopo 11 anni di vita vegetativa: ha creduto alla moglie, favorevole a questa decisione, che aveva detto che lui le aveva confidato un giorno che non avrebbe voluto accanimento terapeutico in caso di incidente, che poi era anche arrivato.

si sono opposti i genitori che preferivano tenersi vivo quel corpo probabilmente senza coscienza; e oggi, dopo 11 giorni di sospensione della alimentazione ed idratazione forzata, l’uomo è morto.

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è una discussione lacerante il da farsi in un caso simile; ma basterebbe prendere atto delle decisioni finali della magistratura, altrettanto difficili: Consiglio di Stato che approva la decisione dei medici di sospendere le cure; Corte di Appello che ordina di riprenderle; e poi la decisione finale dell’ultimo grado di giudizio.

le sentenze della magistratura si possono anche criticare (col rispetto che l’istituzione merita), ci mancherebbe, e qui non mi sento di respingere a priori l’idea di chi ritiene che quella vita andasse preservata nell’ipotesi che avesse un barlume di coscienza e che quella coscienza volesse continuare a sopravvivere imprigionata dentro quel corpo oramai inutile.

non posso tacere però che qualcuno specula sulla nostra emotività che si interroga, per fare invece qualche gioco sporco.

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infatti tutto questo ha forse qualcosa a che fare con la libertà di scelta pienamente consapevole e cosciente di chi decide di  morire perché travolto da una condizione esistenziale assolutamente insuperabile e non intende prolungare sofferenze del tutto inutili?

chiaramente no: qui non siamo nella sfera dello stato che deve decidere al posto del singolo, ma nella sfera delle libertà personale del singolo: inviolabile.

eppure ecco come il caso Lambert viene strumentalizzato dagli ambienti cattolici più retrivi e dalla lobby dei centri cattolici di assistenza ai malati terminali che sente il rischio di vedersi ridurre, assieme ai malati che scelgono consapevolmente, anche i profitti.

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“Così consideriamo la vita: un inestimabile dono, anche se malata, inabile, sofferente, faticosa. Nessuna legge può decidere che finisca tre metri sotto terra. Nemmeno se lo volesse il dono stesso. Perché la vita vale”.

Mario Sberna, presidente dell’Associazione Famiglie numerose 

invano Lucrezio, il grande poeta latino, maestro dell’epicureismo, scrisse due millenni fa che la vita non è un dono, ma un prestito, che dobbiamo essere pronti a restituire in qualunque momento; per questi integralisti la vita è un dono, ma piuttosto strano, visto che chi lo riceve non  lo può rifiutare, e neppure decidere di liberarsene quando risulta un peso.

chi accetterebbe mai non solo un dono di questo tipo, ma perfino un prestito che garantisce a chi lo fa il diritto di condizionare del tutto le scelte di chi lo riceve?

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“La posta in gioco è che l’aiuto al suicidio venga “medicalizzato” all’interno del Servizio Sanitario Nazionale, che così non sarebbe più orientato alla cura della persona ma alla sua soppressione. Secondo la Corte, prima di attivare la procedura di fine vita è necessario sottoporre il paziente alle cure palliative. Esiste una legge, la 38, che ha 10 anni e che però non ha dispiegato i suoi effetti perché non adeguatamente finanziata”.

Alfredo Mantovano, vicepresidente del Centro Studi Livatino, nonché deputato, prima di Alleanza Nazionale, poi di Forza Italia, e oggi rientrato nella magistratura.

ma la Legge 15 marzo 2010, n. 38, “Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore”, non si occupa della libertà di scelta di morire, ma soltanto del contrasto del dolore: e se qualcuno pensa che esistano farmaci in grado di eliminarlo sempre e comunque, purtroppo si sbaglia.

quindi rimane un’area aperta quando queste cure non raggiungono il loro scopo, e lo ha rilevato anche la Corte Costituzionale, che ha dato al parlamento un anno di tempo (fino a settembre prossimo) per legiferare su questo punto; e il termine verrà lasciato cadere.

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“Di fronte al dolore e alla sofferenza la società sembra non avere più alcuna risposta che non sia eliminare il problema eliminando il malato. Invece vogliamo contrastare con tutte le forze queste gravi derive sociali e morali, è nostro scopo alimentare la cultura del servizio e del soccorso in questi stati di grave disabilità, anche incentivando quanto lo Stato già prevede con la legge 38”.

Massimo Gandolfini, presidente del Comitato Difendiamo i nostri figli.

già, e se il malato non vuole essere soccorso?

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Non esiste un diritto alla morte e non esistono vite inutili. La deriva eutanasica che sta coinvolgendo molti Paesi europei non può allargarsi al nostro Paese e replicare, anche da noi, quella cultura dello scarto che è il trionfo ultimo dell’utilitarismo. Viviamo nel paradosso per cui le pretese diventano diritti e i veri diritti, come la vita o la cura, si trasformano in semplici rivendicazioni.

Carlo Costalli, presidente del Movimento Cristiano Lavoratori

che non esistano vite inutili va condiviso, una volta che definiamo bene che cosa è vita, che non può essere identificata col mantenimento, magari anche soltanto artificiale, di una respirazione meccanica, priva di attività cerebrale cosciente.

ma che non esista il diritto di morire bisognerà spiegarlo a filosofi e poeti che sono la nostra tradizione culturale, da Socrate a Gorgia, da Seneca a Dante.

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sono talebani cattolici, cioè integralisti, come dice il loro nome stesso; cattolici (che significa appunto integrali); sono i portatori di una nuova teoria dei diritti naturali, da contrapporre ai diritti umani.

diritti così strani da diventare obblighi.

obblighi di continuare una vita della quale ci si chiede se è vita.

Daniel-Mattard-et-Mathieu_censored-854x641


32 risposte a "se il diritto di vivere diventa l’obbligo di vivere comunque – 335"

              1. Oh, il rapporto fra genitori e figli è stato da sempre fonte di dissidio se non di tragedie. Due generazioni che, se entrano in conflitto, mettono in crisi il concetto stesso di amore genitoriale e/o filiale . E comunque mettono a nudo la vera natura dell’uomo.

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  1. “identificare la vita col battito cardiaco e col respiro, anche artificialmente mantenuti, corrisponde all’idea cristiana della vita?”

    NO e NO. Tutto il resto è fuffa truffa ed egoismo di chi non vuole lasciare andare la persona cara.

    sherabbraccicarimentrefuorifinalmentePIOVE

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    1. sono d’accordo con te: non c’è nulla di cristiano in questo; questi sono atei che FINGONO di essere cristiani, come era appunto il caso di Wojtyla, sono quelli del cristianesimo COME SE dio esistesse.

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        1. questa frase è semplicemente straordinaria.

          due millenni di meditazione cristiana sulla morte e decine di Artes moriendi che sono state il pilastro quasi fondamentale della cultura cristiana, selvaggiamente buttati alle ortiche da un papa rozzo ed ignorante come Wojtyla che ha divinizzato in cambio i tubicini delle flebo, trasformando la vita da una prova di passaggio (per il cristianesimo) in un diritto-dovere al quale non ci si può sottrarre.

          ma che cosa è la vita senza la coscienza della morte?

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    2. fosse soltanto l’egoismo di chi non vuole rinunciare all’ultimo simulacro di vita di qualcuno a cui si vuole bene…

      ho grande rispetto umano e perfino pietà.

      ma non ne ho molto per chi teorizza sulle spalle di queste sofferenze…

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        1. fuffa, truffa ed egoismo, hai detto: mi aveva colpito soprattutto l’ultima, infatti. e ho risposto a questo punto.

          poi mi pareva di avere trascurato i primi due e ho aggiunto un commento che voleva confermare il tuo punto di vista.

          a volte nella comunicazione scritta è facile che le frasi assumano per chi le legge apparenze che non vorrebbero avere per chi le scrive. 😉

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          1. Verrrissimo e noi due ne sappiamo qualcosa.
            Appena finito di fare un grosso temporale c’è il sole e la temperatura è calata a 24 gradi fantastica considerando che fino alle 4 Ero al mare.
            🚣‍♀️

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  2. “dalla lobby dei centri cattolici di assistenza ai malati terminali che sente il rischio di vedersi ridurre, assieme ai malati che scelgono consapevolmente, anche i profitti.”

    E meno male, era ora che qualcuno lo dicesse! Qui pare sempre che chi “difende la vita” lo faccia solo in nome della propria “bontà”, e non anche perché esiste un discreto interesse economico dietro tale scelta.

    Condivisibile che in Italia l’accesso alle cure palliative sia ancora ad un livello scandaloso; ma vorrei chiedere al dottor Mantovano cosa c’entra col caso in specie. Qui il problema non è se quel paziente soffre (come se le cure palliative non fossero, per altro, già di per se una cura di fine vita), ma se sta ancora vivendo o solo sopravvivendo.

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    1. una parte piuttosto vergognosa di questo dibattito malposto sta nell’accusa rivolta che i vitalisti a tutti i costi (lasciameli chiamare così) rivolgono a coloro che sono favorevoli all’autodeterminazione della fine, di farlo per motivi economici, per ridurre i costi dell’assistenza.

      è una polemica piuttosto meschina, che in realtà rivela molto del modo di pensare di chi la fa,e che legittima ad esaminare anche l’opinione opposta sotto questo punto di vista (ripeto: riduttivo; non mi sogno affatto di ridurre le loro ragioni a questo, ma allora che il rispetto sia reciproco):

      niente di più facile in questo caso che vedere che esiste un preciso interesse economico contrapposto: senza demonizzare nessuno, ma molte cliniche cattoliche sono imprese commerciali come altre – e fin qui niente di strano, se pagano l’IVA anche loro.

      quindi non si può nascondere che una diffusione della libertà di scelta ridurrebbe i clienti, cioè gli utenti; non trovo altra ragione economica per opporsi all’autodeterminazione di tutti sulla propria fine.

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      1. Come si dice al mio paese, chi male fa male pensa…

        E comunque, nessuno si sogna di obbligare nessuno ad una scelta. Il punto è, però, che bisogberebbe sottrarre ai privati questo buisness: perché si rischia che persone senza scrupoli prolunghino artificialmente un calvario, al solo scopo di continuare a lucrarci.

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        1. e chi male pensa, male fa.

          hai fatto centro; so, per esperienza personale diretta, che anche in cliniche che si autodefiniscono cattoliche, quando veramente si impone, si procede a pratiche che facilitano la fine senza sofferenze: ma, appunto, cattolicamente, non bisogna dirlo; mentre queste pratiche non so quanto siano concretamente attuabili nel servizio pubblico.

          la preoccupazione principale pare quindi proprio un riconoscimento statale della legalità di queste pratiche anche nel servizio pubblico e che questa finisca per togliere clienti: ecco le lamentele oblique sul Servizio Sanitario Nazionale.

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                1. direi che l’unico modo è il treno, in teoria fino a Desenzano, ma poi saremmo daccapo con le code del Garda, versante W anziché E; quindi meglio arrivare a Brescia, e io ti vengo a prendere alla stazione, poi in 50 minuti siamo qui, per una strada interna poco battuta.

                  facendolo in due giornate successive del weekend, la cosa non diventa troppo stressante, e ti fermi qui a dormire; ci aggiungiamo un paio di passeggiate nei dintorni (evitando il lago di Garda in questa stagione).

                  ovviamente puoi venire anche in compagnia, se ti va.

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  3. Mi chiedo a che livello di pazzia fossero i genitori di quel poveraccio.
    In quei casi sarebbe più umano assistere alla morte praticando un’eutanasia dolce, piuttosto che sospendere idratazione e alimentazione..
    Io credo che, fondamentalisti o no, prima o poi ci si arriverà.
    Per fortuna i cattolici non sono tutti così..

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    1. sono d’accordo con te: sospendere idratazione e alimentazione artificiale è una mera ipocrisia, per rispettare un tabù formale.

      penso anche io che i cristiani (piuttosto che i cattolici) non la pensino tutti così; anche io, fino a non molto tempo fa, mi definivo un ateo cristiano; poi me ne hanno distolto i miei studi sul messianismo cristiano delle origini che mi hanno messo di fronte al peccato originale del cristianesimo stesso.

      però la dottrina ufficiale cattolica è quella rispecchiata da queste dichiarazioni che ho riportato nel post: è il nuovo cattolicesimo materialista introdotto da san Giovanni Paolo II, un papa che ha portato la chiesa cattolica, a mio avviso, su posizioni palesemente ereticali, su questo tema ed altri.

      identificare la vita col battito cardiaco e col respiro, anche artificialmente mantenuti, corrisponde all’idea cristiana della vita?

      questo non è cristianesimo: è speculazione pura sull’umanissima paura di morire.

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      1. Purtroppo latita il pensiero laico (non necessariamente ateo).
        Oggi come oggi, nella società secolarizzata in cui viviamo, avremmo fatto difficoltà persino ad ottenere la legge sul divorzio per non parlare di quella dell’aborto.
        Per fortuna sono state ottenute quando la gente ragionava, anche se andava più in chiesa di oggi.
        Non so se è la chiesa, secondo me è un’indifferenza a tutto…
        Woytila e’ stato un gran conservatore ed ha obiettivamente riportato indietro la Chiesa rispetto a Paolo VI, ed ha avuto il tempo per farlo perché si è insediato giovane… papa Francesco non basterà (anche se sui temi etici non ha allargato molto: però l’ho sentito dire una cosa interessante di ritorno da un viaggio in America Latina: non si possono fare i figli come conigli, per poi lasciarli nella miseria) spero che il prossimo continui.
        Però non è che ci si possa aspettare troppo dalle chiese, siamo sempre lì…

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