addio alla Cambogia – 338 – Cambogia 2009 40

il mio ritorno virtuale in Cambogia, dieci anni dopo, rivisitando i luoghi visti allora attraverso le foto fatte e quel tanto di memoria che ne è rimasto, è finito.

finisce in questo ultimo videoclip che termina con i colori meravigliosi e l’emozione del sorvolo del delta del Mekong all’alba di domenica 1 giugno, e con una ultima immagine colta all’aeroporto di Seul, nella Corea del Sud, quattro ore di volo più tardi – contando la differenza dei fusi orari.

oggi lascio la Cambogia, con questo breve fotomontaggio che è la sintesi estrema del mio revival di quel viaggio, col montaggio delle foto di copertina dei quaranta post (compreso questo) dedicati a questo recupero memoriale, aggiungendovi le ultime del volo.

ho avuto pochissimi lettori e ho scritto e strutturato i video quasi solo per me stesso: eppure proprio la sintesi finale dimostra quanto ricco ed eterogeneo sia stato quel viaggio.

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attraverso Seul ero arrivato a Siem Reap un po’ più di due settimane prima, ed ora ci ripassavo per tornare a Frankfurt.

oggi, se qualcuno volesse visitare quel paese, direi di ripetere il mio viaggio in ordine inverso:

partendo dalla capitale e poi da Sihanoukville, la città sul mare, ma ritagliandosi anche il tempo per una visita al nord est più selvaggio che io ho trascurato,

e di arrivare da ultimo a Siem Reap, la porta di Ankor, cioè della città, nell’antica lingua khmer, dato che offre un’esperienza incredibilmente suggestiva, che non ha eguali nel mondo,

ed arrivarci navigando, come feci io in direzione opposta, attraverso il grandissimo lago che occupa il centro del paese, con i suoi villaggi galleggianti di pescatori, dove le case sono barche grandi e ci si muove in barche più piccole, dato che non ci sono strade ma neppure terra su cui porre i piedi; un posto solo in apparenza simile all’analogo lago al centro del Myanmar settentrionale, dove però le case sono costruite su palafitte.

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quando l’ho fatto nel 2009 conoscevo della penisola indocinese soltanto la Thailandia; sono venuti dopo il Myanmar (nel 2011) e Laos e Vietnam, nel giro del mondo del 2014; in qualche modo connesse mi sembrano anche le tre settimane del 2013 nella vicina Indonesia;

oggi mi piacerebbe aggiungere una conoscenza migliore di Singapore, dal cui aeroporto sono passato nel 2008 e forse un’altra volta, che ora non ricordo bene quando possa essere stata (nel 2011, per andare in Myanmar, ora me lo ricordo!), e soprattutto della Malesia, che credo sia un paese tutto da scoprire.

alla luce di questa esperienza allargata, ecco che la Cambogia mi appare oggi prima di tutto un paese povero come il Laos, e come lui straziato dalla guerra americana, ma in più da una successiva orribile stagione di pesantissimo genocidio interno; mentre Thailandia e Vietnam, in due forme diverse, sono (erano già) decisamente più avviate verso la modernizzazione; o almeno così era la Cambogia dieci anni fa, quasi completamente indenne dalla smania del progresso, caratteristica che mi dicono che oggi ha perduto.

la Cambogia che ho visitato dieci anni fa era ancora segnata profondamente dal genocidio, ed ebbi modo di conoscere qualche giovane che lavorava nel Tribunale Internazionale sui crimini di quella guerra.

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ma al fondo di quella esperienza il significato più bello io l’ho trovato nel carattere dei cambogiani: discreti, ma non timidi come i birmani; sorridenti, ma non interessati come i thailandesi; silenziosi, ma non muti come i laotiani; intelligenti ed aperti, ma non furbi ed astuti come i vietnamiti; amichevoli, come gli indonesiani, a cui forse sono più vicini culturalmente, chissà come, che altri popoli più prossimi a loro; e mentre scrivo, me ne viene in mente una spiegazione possibile: perché anche in Indonesia vi fu un terribile massacro di comunisti mezzo secolo fa, che fece un milione di morti; mentre in Cambogia il massacro fu dei comunisti contro il resto della popolazione, ma anche, inesplicabilmente, contro se stessi.

e in Cambogia dovrebbe obbligatoriamente andare chiunque voglia mai riflettere sui deliri paranoici della mente umana collettiva.

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la mia Cambogia è stata soprattutto, come mi è successo in Asia soltanto in India, in Nepal e nello Sri Lanka, un luogo aperto di incontri umani e di dialogo:

non dovrebbe perdersela, potendo, chi ama il dialogo con altre culture e gli incontri che scuotono schematiche certezze identitarie, per costruirne altre, più critiche e meno dogmatiche:

certezze interiori, sentimentali, umane, che ci dicono la bellezza del vivere sospesi tra culture diverse: ancorati alla propria, ma non da essa imprigionati sino a non saper sentire la bellezza anche delle altre.

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non è un errore se posto per la seconda volta il link del video; è che spero proprio che chi legge il post trovi tre minuti per guardarselo anche.


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