cinquant’anni di luna inutile – 345

che cosa si celebra oggi, ditemelo se lo sapete.

cinquant’anni dallo sbarco di un essere umano, incidentalmente americano, sul nostro satellite silenzioso…

chissà che impresa era sembrata, cinquant’anni fa, riuscita per il rotto della cuffia, e costata per anni il 5% addirittura del PIL americano (ma non lo sapevamo).

ma proprio tutto quello che NON è successo dopo dimostra che lo sbarco sulla luna è stato soltanto una delle imprese più inutili e demenziali della storia, il trionfo economicamente dissennato della guerra fredda.

nessuna vera ricaduta utile, scientifica o tecnologica, l’insignificanza di quella che venne spacciata come conquista per via della bandierina americana rimasta a non sventolare su quelle lande sovrastate da un cielo nerissimo, l’abbandono ben presto di ogni ulteriore allunaggio, che sarebbe stato altrettanto senza senso; le grottesche teorie del complotto, che sono comunque espressione del disagio inconscio di chi si rifiuta di accettare che una cosa così demenziale sia effettivamente successa; il ritorno dell’idea solo oggi, mezzo secolo dopo, ma per scopi analoghi ma anche opposti, per marcare la potenza dei nuovi poteri sovrastatali privati.

tutto questo ci rende oggi più chiaro che quella fu soltanto una fantozziana boiata pazzesca, per la quale uomini rischiarono e altri ci rimisero anche la vita.

. . .

l’unico motivo per festeggiarla oggi è che USA e URSS avevano deciso di combattersi sparando missili nello spazio anziché direttamente addosso tra loro e per interposto satellite naturale, oltre che artificiali satelliti, mentre riempivano di radiazioni l’atmosfera terrestre esplodendo bombe atomiche sempre più mostruose, ma rigorosamente nei LORO territori anziché in quelli nemici.

la corsa nello spazio fu dunque soltanto un modo di evitare la terza guerra mondiale?

eppure questa di fatto ci fu, iniziata quasi contemporaneamente alla corsa nello spazio, nel Vietnam e in Indocina, dopo l’omicidio del presidente americano progressista, Kennedy: vi fu usato il quadruplo di tutte le bombe lanciate in tutto il mondo nella seconda guerra mondiale.

quella guerra non fu definita mondiale perché combattuta direttamente solo in una parte ristretta del pianeta, la penisola indocinese orientale, ma coinvolgeva direttamente o indirettamente tutto il mondo, e in altri modi veniva combattuta anche altrove: il massacro indonesiano di un milione di comunisti nel 1965, ad esempio; oppure l’invasione russa della Cecoslovacchia nell’agosto 1968, e perfino la strategia delle tensione iniziata in Italia con le bombe di Piazza Fontana del 1969.

. . .

ecco dunque un Sessantotto frastornato che poteva perfino vedere la corsa allo spazio come una alternativa, almeno, al massacro di milioni di indocinesi.

mi vergogno a dirlo, ma il 23 luglio di cinquant’anni fa, scrivevo, per me stesso, come usavo fare allora, questi versi tremendi che ora trascriverò, a volerli chiamare così, che all’inizio furono scritti nella versione che allego, ma nei giorni successivi divennero le prime due strofe di un testo intitolato nientedimeno che Meditando sulla lotta di classe nei secoli.

quando mi rileggo, ringrazio sempre il cielo di non avere pubblicato praticamente quasi mai; mi resta solo da spiegare perché sento il bisogno di farlo adesso, per sputtanarmi definitivamente.

l’unico alibi è che davvero è abbastanza difficile considerare una forma di pubblicazione la divulgazione attraverso un blog totalmente di nicchia.

. . .

download

Il piede che s’è posato oltre le nuvole
sulla roccia muta falce di luce,
quell’ombra danzante leggera,
fosse di uno dei nostri, e il mondo sanato
dalla lotta di classe oppressione aliena-
zione di lavoro sudato e cervelli,
come bello
un trionfo veramente dell’uomo.

Ma noi che abbiamo visto veloce parabola
lotta competizione coesistenza coesione
abbiamo chiuso la speranza in cieli grigi,
non disperati, sempre marxisti,
ma proprio per questo più amari:
le classi nuove si impongono,
la liberazione è perduta come frutto totale
del sangue e dell’ideale
e s’è rivelata parziale. A nuove lotte
chiama
quella che resta sofferenza umana.


24 risposte a "cinquant’anni di luna inutile – 345"

    1. la conosco. Non sono però sicuro che organismi siano capaci di resistere per milioni di anni ai viaggi interstellari o intergalattici. Però aspettiamo la smentita…

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      1. organismi, forse no – ma mai dire mai, come giustamente suggerisci: forse organismi molto molto semplici potrebbero; qualcuno collega la superstizione antica che le comete portano male alla osservazione di epidemie diffuse in passato dopo qualche passaggio cometario e attribuibili a possibili virus trasportati da loro (ma siamo, per il momento, al confine della fantascienza).

        quanto ai materiali di base della vita, ai cosiddetti mattoni della vita organica, invece indubbiamente sì: girano per il cosmo.

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  1. Io sognavo la luna e sui banchi di scuola disegnavo di nascosto razzi ed astronavi senza seguire le lezioni.
    Ricordo lo stupore che mi provocò qualche anno fa un’intervista a Vattimo in cui diceva che la notte dell’Apollo 11 non era incollato alla TV (come me) perché allora, come tu del resto, aderiva ad una visione critica degli Stati Uniti e del loro imperialismo e si trovava con i suoi amici a fare altro.
    Oggi sono un po’ meno stupito di questo atteggiamento, e se l’uomo andasse su Marte, forse, quel giorno, io che poeta non sono, andrò a farmi gli affari miei.

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    1. non ero così snob cinquant’anni fa da sottrarmi comunque all’emozione di quello spettacolo, e non lo sarei neppure oggi, suppongo.

      lo vivrei di nuovo criticamente, questo sì.

      però posso stare tranquillo, dato che uno sbarco su Marte non lo vedrò certamente e, se ce ne fosse davvero uno sulla Luna prossimamente, sarebbe un deja vu, interessante soltanto perché nei nuovi equilibri dei poteri, anche economici, di oggi, saranno dei privati a farlo.

      https://corpus15.wordpress.com/2017/01/27/ritornoallaluna-con-google-non-con-la-nasa-42/

      per ora ci hanno provato gli israeliani ad andare sulla Luna privatamente, ma hanno fatto fiasco, ahah.

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  2. Di nicchia e mi vanto di esserci.
    Dunque giovanissimo hai fissato versi di grande lungimiranza.
    Quanto al cui prodest tutto questo clamore su questo anniversario io stessa in termini molto più semplicistici mi sono posta la stessa tua domanda…
    Appunto la piccola Laika e quanti uomini di cui nulla si è saputo… e che altro!?
    Shera

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    1. mi piace come hai sintetizzato, in modo umanissimo, le mie domande.

      di nicchia non è un rimpianto, anzi lo dico con un certo orgoglio…

      quanto al giovanissimo, nel 1969, avevo ventun anni, non esageriamo.

      scrivevo versi per me quasi da dieci anni; erano francamente ancora molto più orrendi di questi; ma ricordo una poesia sul processo ad Eichmann, il criminale nazista, e vedo da google che fu nel 1961; nel 1960 avevo provato a tradurre un pezzo dell’Eneide, riproducendo come potevo in italiano il ritmo degli esametri latini: risultati ovviamente grotteschi.

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  3. le missioni spaziali hanno dei tempi a volte molto lunghi. Ci sono ingegneri che hanno lavorato per metà della loro carriera ad un unico progetto. A volte per vederne i benefici ci vogliono diversi decenni.
    Forse lo scopo ultimo dell’uomo è inventare un modo per salvare la vita rendendo possibile il suo viaggio nell’universo sotto qualche forma prima che il pianeta diventi inospitale come sostieni da tempo.

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    1. d’accordo sul primo punto, non lo contesto; a me premeva soltanto dire che il viaggio sulla Luna non ha portato a nessuno stravolgimento epocale di civiltà, del tipo, per dire, della scoperta dell’America alla quale venne allora paragonato; è stata un’impresa tecnologica importante, ma nessun “grande passo per l’umanità”, come disse Aldrin.

      e lo dimostra anche una riflessione disincantata sul secondo punto, che è privo di ogni verosimiglianza: fu già un’impresa matta e disperatissima, riuscita per il rotto della cuffia, mandare quei due la prima volta e pochi altri dopo, su un satellite che – astronomicamente parlando – ci sta attaccato, a soli 380mila km.

      per trasferire qualche colonia umana nello spazio quanti voli ci vorrebbero e quante coppie? un numero troppo limitato non sarebbe geneticamente fecondo, per via degli incroci tra parenti; partiranno astronaute con sperma maschile congelato eterogeneo al seguito?

      e stiamo parlando della Luna, inospitale e sterile, e comunque strettamente legata alla Terra e destinata ad uscire contemporaneamente a lei dalla fascia di abitabilità del sistema solare.

      trasferire allora su Marte, tuttora ampiamente enigmatico e forse ancora più ostile, altri astronauti esponendoli per i mesi di viaggio alle radiazioni spaziali?

      tutto questo sa di leggenda metropolitana, niente di serio, a parere mio.

      comunque, continuiamo pure ad esplorare lo spazio intorno a noi, fino a che possiamo permettercelo, e non sarà per molto; non sono certo contrario; ma con motivazioni plausibili, cioè piuttosto scarse, oggettivamente parlando.

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      1. Direi che uno stravolgimento l’ha portato, solo che nessuno accetta di vederlo e accettarlo. Ogni secondo che passa lo stravolgimento diventa più evidente. L’uomo non può esplorare l’universo di persona. Non può portarsi dietro il suo corpo, troppo inadatto per le condizioni richieste dai viaggi.
        In fondo che tipo di evoluzione può ancora subire l’uomo? 4 braccia? gambe più lunghe che gli permettano di saltare più in alto?
        La nostra evoluzione potrebbe essere un’entità non corporea in grado di trasmettersi nell’universo come la luce.
        L’unica che possa esplorare e perché no riproporre localmente in base alle condizioni di ogni pianeta forme di vita adatte. Dopotutto già oggi gli umani sono in grado di giocare col DNA.

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        1. so che non ami la filosofia, ma l’evoluzione dell’uomo è l’Oltreumano di Nietsche? (pessimamente tradotto con Super-uomo, che è come fargli dire il contrario esatto di quel che voleva dire).

          certo, prima di sparire l’uomo potrebbe provare a gettare delle spore dell’universo, perché generino, se potranno nuove forme di vita, in pianeti alieni.

          ma è veramente necessario? l’universo non funziona già così, con spore di sostanze organiche che attraversaano gli spazi, come diceva Hoyle, all’inizio deriso per questo?

          e, soprattutto, che possibilità c’è che in questo modo si conservi qualche traccia anche vaga di quella che è stata la nostra civiltà, o meglio la nostra costellazione di civiltà (e inciviltà)?

          nessuna, nessuna: la vita è soltanto un prestito da restituire, e quel che scriveva Lucrezio del singolo, non vale forse per l’intera specie umana?

          Se la natura d’un tratto parlasse e a qualcuno
          di noi così facesse, in persona, questo rimprovero:
          “Che cosa, o mortale, ti preme tanto che indulgi oltremisura
          a penosi lamenti? Perché per la morte ti affliggi e piangi?
          Infatti, se ti è stata gradita la vita che hai trascorsa prima,
          né tutti i suoi beni, come accumulati in un vaso bucato,
          sono fluiti via e si sono dileguati senza che ne godessi,
          perché non ti ritiri, come un convitato sazio della vita,
          e non prendi, o stolto, di buon animo, un riposo sicuro?
          Ma se tutti i godimenti che ti sono stati offerti, sono stati dissipati
          e perduti, e la vita ti è in odio, perché cerchi di aggiungere ancora
          quello che di nuovo andrà malamente perduto e tutto svanirà
          senza profitto? Perché non poni piuttosto fine alla vita e al travaglio?
          Infatti non c’è più nulla che io possa escogitare e scoprire
          per te, che ti piaccia: tutte le cose sono sempre uguali.
          Se il tuo corpo non è ancora sfatto dagli anni, né le membra
          stremate languiscono, tuttavia tutte le cose restano uguali,
          anche se tu dovessi vincere, continuando a vivere,
          tutte le età, anzi perfino se tu non dovessi morire mai”; –
          che cosa risponderemmo, se non che la natura intenta
          un giusto processo e con le sue parole espone una causa vera?
          E se ora un vecchio cadente si lagnasse e lamentasse
          l’incombere della morte rattristandosi più del giusto,
          non avrebbe essa ragione d’alzare la voce e rimbrottarlo con voce aspra?
          “Via di qui con le tue lacrime, o uomo da baratro, e rattieni i lamenti.
          Tutti i doni della vita hai già goduti e sei marcio.
          Ma, perché sempre aneli a ciò che è lontano e disprezzi quanto è presente,
          incompiuta ti è scivolata via, e senza profitto, la vita,
          e inaspettatamente la morte sta dritta accosto al tuo capo
          prima che tu possa andartene sazio e contento d’ogni cosa.
          Ora, comunque, lascia tutte queste cose che non si confanno più alla tua età
          e di buon animo, suvvia, cedi il posto ‹ad altri›: è necessario”.
          Giusta, penso, sarebbe l’accusa, giusti i rimbrotti e gl’improperi.
          Sempre infatti, scacciate dalle cose nuove, cedono il posto
          le vecchie, ed è necessario che una cosa da altre si rinnovi;
          né alcuno nel baratro del tenebroso Tartaro sprofonda.
          Di materia c’è bisogno perché crescano le generazioni future;
          che tutte, tuttavia, compiuta la loro vita, ti seguiranno;
          e dunque non meno di te le generazioni son cadute prima, e cadranno.
          Così le cose non cesseranno mai di nascere le une dalle altre,
          e la vita a nessuno è data in proprietà, a tutti in usufrutto.
          Volgiti a considerare parimenti come nulla siano state per noi
          le età dell’eterno tempo trascorse prima che noi nascessimo.
          Questo è dunque lo specchio in cui la natura ci presenta
          il tempo che alfine seguirà la nostra morte.

          Lucrezio, De rerum natura, III, 931 e seguenti

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          1. questo alternarsi di vita e morte serve per adeguare le forme di vita al loro ambiente.
            Magari è un osservazione banale, ma la vita tende a preservare se stessa a discapito di singoli elementi.
            Ora che il pianeta si trova al limite gli esseri umani (o altra specie) dovranno evolvere in qualcosa che permetta loro di continuare ad esistere.
            Cosa se non qualche forma che permetta di lasciare il pianeta?
            Sembra una conseguenza naturale, le missioni Apollo servono a dimostrare che una delle strade è molto difficile se non impossibile.

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            1. faccio fatica a credere che tu pensi davvero che la specie umana possa evolvere (e come?) sino al punto da adattarsi ad altri ambienti planetari, totalmente incompatibili con la nostra biologia.

              Musk, da par suo, propone la “terrificazione” di Marte con le atomiche, peccato che l’ambiente resterebbe letale per le radiazioni per qualche secolo prima di diventare abitabile.

              una sopravvivenza di alcuni pochissimi in basi artificialmente adattate all’organismo umano sarebbe asfittica, precaria e intollerabile psicologicamente: gli abitanti di scannerebbero fra loro per l’esasperazione di una vita da carcerati, senza neppure carcerieri a tenerli a bada.

              possiamo diffondere qualcosa di umano spedendo in giro nel cosmo dei robot, e forse progettandone perfino alcuni che sappiano riprodursi in ambienti per noi ostili, se proprio ci teniamo; ma che questo porti un qualunque tipo di positività per noi non mi pare proprio.

              molto meglio farsi filosoficamente buddisti o epicurei (cioè l’equivalente dei buddisti in Occidente) e fare propria l’idea della morte inevitabile – anche quella della specie, che pare ampiamente meritata, cioè biologicamente programmata – (e senza neppure rinascita in altre forme di vita)…

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              1. la mente umana è capace di esplorare l’universo. Non lo è il nostro corpo fisico per cui saremmo irrimediabilmente ancorati al nostro pianeta per sempre.

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                1. per sempre…: non esageriamo, dai: fino a che non avremo finito di distruggerlo, cosa in cui siamo bravissimi.

                  avevi scritto: “L’uomo non può esplorare l’universo di persona. Non può portarsi dietro il suo corpo, troppo inadatto per le condizioni richieste dai viaggi”; possiamo esplorarlo a distanza, come aggiungi ora, ma restando qui fisicamente e spedendo in giro, fino a dove possiamo, delle macchine che lo osservino da vicino per noi.
                  questo limita di molto la conoscenza, d’accordo; ma tutta la nostra conoscenza è strettamente delimitata, e non solo dalle nostre caratteristiche fisiche, ma anche da quelle mentali: anche la nostra mente, adattata all’ambiente in cui viviamo, soffre di analoghe limitazioni.

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                  1. Ti sfugge un dettaglio. Non avevo mai detto che questa conoscenza deve tornare indietro agli esseri umani. L’esplorazione dell’universo non sarà per il vantaggio dell’uomo, che è destinato all’estinzione, ma per il proseguimento della vita.

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                    1. precisazione opportuna.
                      ma tu pensi che davvero possa essere utile a qualcun altro la conoscenza umana, cioè di una specie che ha finito per autodistruggersi? al massimo, forse, come esempio negativo.
                      sono anche convinto che, se non sono trasferibili le specie da un sistema ad un altro, difficilmente siano trasferibili le conoscenze.
                      del resto l’universo è fatto dall’osservatore e specie diverse, che osservano in modi differenti, creano anche universi del tutto differenti fra loro.
                      per capirlo non occorre neppure uscire dal nostro pianeta, del resto: tu pensi che ai delfini oppure ai polpi, per restare sulla Terra, potrebbe mai risultare utile la conoscenza umana?

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                    2. Per restare sulla Terra non avranno certo bisogno della conoscenza umana. Però se restano sono spacciati anche loro. Ecco perché per lasciare il pianeta avranno bisogno della conoscenza umana… perché i razzi non crescono sugli alberi.
                      Il tipo di intelligenza immateriale che esplorerà l’universo dovrà solo far ripartire la vita in altri ambienti più sicuri senza decidere l’ulteriore sviluppo.

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    1. da leaderino locale dei movimenti di contestazione direi proprio di no.

      e poi, non vorrei scomodare la storia; trovo già piuttosto imbarazzante la semplice autobiografia. 🙂

      certo, questo potrebbe essere comunque un documento del modo di pensare della mia generazione, cinquant’anni fa: generazione perduta, oramai.

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    1. sei tu che lo dici, vero? 🙂

      devo però dire che scrivendo in modo un poco più pubblico, come faccio ora, ho abbandonato la vivisezione chirurgica del mio io, che lo scrivere privato mi consentiva: qui nel blog è stata positivissima l’interazione, che mi ha arricchito e anche ridimensionato parecchio, ma certamente ho perso in autenticità.

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