ops, americani, non nord-africani – 354

Sig. Presidente Trump, buongiorno: il governo italiano desidera informarLa che due cittadini del suo grande paese sono sbarcati a Roma da una nave addetta al soccorso in mare, dopo aver tentato di attraversare l’Atlantico in gommone. Nella capitale italiana, alloggiati in albergo di lusso poiché foraggiati dalla sinistra, hanno tentato l’acquisto di beni di prima necessità (cocaina) e hanno purtroppo subito una truffa (i venditori al dettaglio nord-africani gli hanno rifilato dell’aspirina).

Questo ha comprensibilmente irritato i suoi connazionali, uno dei quali ha massacrato con otto coltellate un membro delle nostre forze dell’ordine. Sviati da informazioni errate, abbiamo in principio definito i due statunitensi “maledetti animali bastardi” e stavamo per riscrivere il Codice Penale per condannarli ai lavori forzati, giustiziarli e espellerli, non avendo ben chiaro in che ordine fare queste cose, ma sono dettagli: la cosa importante era sfruttare la vicenda per la nostra propaganda. Come lei ben sa, il clima politico attuale richiede sempre maggiori incitamenti alla brutalità che non risolvono alcun problema ma gonfiano le nostre percentuali di elettori e quindi, soprattutto, le nostre tasche.

Ora che però conosciamo la nazionalità dei coinvolti, siamo un po’ incerti sul prossimo corso d’azione. Sarebbe così gentile da fornirci qualche documento farlocco che li identifichi come nipoti di Sanders o delle immagini “photoshoppate” che li ritraggano sotto braccio ad Alexandria Ocasio-Cortez? Ci aiuterebbe a chiarire che la colpa di qualsiasi atrocità accada in Italia è sempre dei nostri avversari politici.

Ringraziandola anticipatamente, ci firmiamo come il fedele e servile “governo del cambiamento”, sdraiato a tappeto sotto i piedi dei potenti: viva la grande Russia! (Salvini, no, che accidente fai?!) viva la bandiera stelle e strisce, viva l’aquila americana!

Maria G. Di Rienzo

da https://lunanuvola.wordpress.com/2019/07/27/inqualificabili/

non avrei saputo dirlo meglio…

. . .

nel delirio di queste ore, guardato da lontano con un sorriso beffardo che è riuscito a vincere persino la pietà umana per quel carabiniere ammazzato e vigliaccamente strumentalizzato, non posso risparmiarmi di cogliere il lato surreale della faccenda: che il pusher truffatore e derubato sia andato a fare denuncia del furto subito, talmente si sentiva sicuro.

ma i pusher, almeno loro, erano effettivamente nord-africani, secondo la migliore tradizione, come ha sostenuto la stampa?

l’ho scritto perfino io, in un primo momento, tanto veniamo suggestionati tutti: e invece no: prima gli italiani, e il pusher, uno solo, si chiama Sergio Brugiatelli; nome pasoliniano quel tanto che basta.

sta di fatto che i carabinieri si sono mossi al suo servizio: per stroncare un reato, ma – ignari – per coprirne un altro.

ma, cristo, non li conoscevano? quando abitavo in città, e proprio nel quartiere dello spaccio, tutti conoscevamo di viso, se non proprio per nome e cognome, gli spacciatori – tranne la questura (forse…).

a me pare che questo sia il punto da approfondire, perché l’impunità garantita agli spacciatori allora a Brescia si risolse dopo qualche tempo col trasferimento del questore colluso.

. . .

la situazione, quanto a spaccio e altri reati, non pare sia cambiata affatto, anzi semmai visibilmente peggiora, sotto la guida stentorea e tuittatrice del Capitan Gradassa, il quale più strepita e meglio nasconde il fiasco totale della sua politica di ministro della polizia, il quale evidentemente cerca l’insicurezza ben più che la tranquillità dei cittadini.

del resto un altro turista americano fu ucciso in circostanze forse analoghe, e pare che l’immagine dell’Italia negli USA sia, comprensibilmente, quella del paese dello sballo libero.

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anche noi diciamo davvero No ai venditori abusivi di merce contraffatta, sarebbe ora.


26 risposte a "ops, americani, non nord-africani – 354"

  1. Sai cosa noto? Che lo spacciatore non agiva nella “periferia degradata” per gli “immigrati che usano i 35 euro per comprarsi le droghe”: lavora per i ricchi ed annoiati turisti che trasformano le città d’arte in luna park. Che sono poi gli unici stranieri che vogliamo (ed anzi ricerchiamo).

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    1. che gli immigrati usino i soldi che guadagnano per comperarsi le droghe può dirlo o peggio pensarlo solo chi non li conosce; alcuni spacciano, è vero, sono la manovalanza clandestina di chi li usa per guadagnare senza rischiare personalmente.
      anni fa avevo affittato a dei senegalesi; uno di loro era diventato alcolista (non parlo di altre droghe), dunque inutile per il gruppo; sparì da un giorno all’altro; i suoi lo avevano caricato a forza in macchina, trasferito in aeroporto e rispedito a casa.

      sai che cosa noto io, invece, accanto alle osservazioni giuste che fai tu? che il boss italiano che dirigeva lo spaccio senza sporcarsi le mani, aveva un filo diretto con i carabinieri; infatti dalle ricostruzioni della stampa non si arriva a capire come abbia fatto a chiamarli, visto che non risulta nulla al 112.
      ci è andato di mezzo l’altro, che non c’entrava, ma la storia dell’italiano coordinatore dei pusher che chiama i carabinieri per questa storia puzza lontano un miglio; e tanto più se ha chiamato privatamente un singolo carabiniere, il secondo del gruppo, quello che si è salvato.
      non credo sapremo mai la verità, purtroppo, ma ci fosse un giudice vero, dovrebbe torchiarlo per bene questo boss dei pusher; del resto, ti risulta che sia stato fermato? io non credo ai miei occhi…
      ma anche al carabiniere superstite vanno fatte domande precise.

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      1. Vuoi scherzare? Sarebbe offendere l’Arma! Che è una cosa di cui in Italia si accusa con eccessiva liberalità.

        Ad ogni modo: fortuna che è poi venuto fuori che i due ricchi turisti fossero dei tossicodipendenti; uno, addirittura, pare, in cura con psicofarmaci. Un poco della narrazione del degrado si è salvata; con in più, forse, anche quel pizzico di odio verso i malati di mente che sta tanto bene in certe storie.

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        1. be’, prima pareva che la telefonata al 112 non ci fosse stata, ora i giornali – gli stessi che ieri la mettevano in dubbio – pubblicano addirittura la registrazione del boss dei pusher, che chiama.
          questo riporta la storia entro un canone di ordinaria follia: ma come? tu coordini lo spaccio e in più truffi i tuoi clienti, e alla fine telefoni anche alla polizia per recuperare il borsello?
          del resto, pare che questo signore non stia rischiando niente: in questo delirio di proclami sulle “bestie” di tutti i tipi che devono marcire di qua e di là, l’unico cje se la spassa tranquillo a casa sua è lui.

          pero, su un altro punto, caro gaber, mi meraviglio di te: secondo te uno che prende degli ansiolitici è un malato di mente?
          se questo ragazzo aveva degli attacchi di panico, questo significa che è un malato di mente?
          so bene che stai ironizzando, ma se ci fossero dei lettori, alto sarebbe il numero di quelli che non capirebbero l’ironia, anzi che non immaginano proprio che cosa sia.
          ti confesso che per vari anni da giovane ho sofferto di qualche attacco di panico anche io; me li sono tenuti, cercando di gestirli razionalmente e senza impasticcarmi mai; poi mi sono passati, dopo i quarant’anni, il che ha coinciso anche con la mia separazione, che quindi pare mi abbia fatto bene.
          allora sono un malato di mente anche io? so che molti sarebbero felici di poterlo dire… 😉

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          1. Infatti non capisco perché mai i giornali hanno posto tanta enfasi sulle benzodiazepine ritrovate nella stanza dell’omicida, quando si tratta di farmaci comunissimi, tra i più prescritti al mondo, milioni di persone ne fanno uso (e spesso anche abuso).

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            1. a me pare un istintivo riflesso di solidarietà, che una volta si sarebbe definito di classe, ma oggi meglio forse si deve dire di razza.
              visto che alla fine gli assassini hanno avuto il cattivo gusto di non essere miserabili immigrati, magari clandestini, e arabi o neri, o perfino neri islamici, allora adesso scatta la campagna per sminuire la portata del delitto, e vedrai che uscirà presto, dichiarato incapace di intendere e di volere; lo stesso dicasi per la foto del povero assassino ammanettato e bendato in caserma…, come se poi fosse così strano e totalmente fuori posto.
              avanti a impietosire il pubblico adesso, visto che si tratta in fondo di uno de noantri: che ai giovani americani annoiati e desiderosi di sballo non salti in mente di andare a cercarselo altrove.

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              1. Che fosse ammanettato è normale, ma la benda agli occhi effettivamente non trova giustificazione, non credo che sia normale bendare un sospettato prima di un interrogatorio. Se la confessione fosse stata estorta in queste condizioni, c’è il rischio che venga invalidata in fase processuale!

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                1. gliel’hanno messa per 4 o 5 minuti, dicono, perché non doveva vedere delle fotografie sul monitor, per non invalidare un riconoscimento: certo, bastava portarlo in un’altra stanza.
                  l’interrogatorio è stato regolare ed è videoregistrato.
                  per il resto la famiglia è facoltosa e l’avvocato si sta muovendo bene.
                  non mi associo alle troppo vibrate proteste; tra me e me penso come sarebbe stato trattato negli USA; forse ammazzato sul posto.
                  per carità, un po’ di sensibilità non guasta, l’immagine non è bella: ma è appunto soltanto un’immagine che dà un’idea molto distorta della realtà.
                  intanto hanno trasferito il responsabile, dicono, come se potesse essercene uno solo…

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                  1. Seguire le regole scrupolosamente è importante, non tanto per tutelare la sensibilità del giovane delinquente, quanto per evitare che possa farla franca, come è successo con Amanda Knox, che ha approfittato degli errori e delle irregolarità!

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                    1. veramente Amanda Knox era palesemente e scandalosamente innocente fin dal primo momento (a parte la sentenza definitiva che la scagiona) e la sua vicenda giudiziaria è stata un calvario tremendamente imbarazzante per l’immagine del nostro paese: giudici stravolti da pregiudizi degni soltanto di pettegole da condominio…

                      ma qui, per fortuna, siamo in un contesto diverso; e forse stiamo più attenti proprio anche per quell’altra catastrofe giudiziaria.

                      d’accordo comunque con te, naturalmente, sul rigore necessario per far riuscire le indagini; per niente, invece, sull’idea che un delinquente cessi di essere una persona comunque da tutelare nei suoi valori fondamentali: va bene mettergli le manette, se serve, e perfino bendarlo per 5 minuti, se serve a qualcosa (mah!); però è totalmente incivile l’idea che possa essere maltrattato a piacimento, siccome è un delinquente.

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          2. Ovviamente utilizzavo dell’ironia; per l’altro, l’articolo che avevo letto sulla questione (da cui sto cercando di tenermi alla larga) parlava genericamente di “psicofarmaci”, e non chiariva quali fossero.
            Faccio però notare che, se esiste la categoria delle “malattie di mente” (che in effetti non esiste così, sic et simpliciter), essa contiene tanto la schizofrenia, quanto gli attacchi di panico, allo stesso modo in cui le infezioni delle vie respiratorie vanno dal raffreddore alla broncopolmonite.

            (Faccio parte del club degli attacchi di panico).

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            1. sì, però resta una differenza, secondo me, tra il dire che il raffreddore è una malattia, e il dire che chi ce l’ha è un malato.
              si potrà dire che è malato, se il raffreddore è così forte da costringerlo a letto; ma mai comunque che è un malato: questa espressione a mio parere allude ad una malattia grave e persistente.
              (ovviamente sto parlando da ex docente di lettere e non da medico…).
              quanto agli attacchi di panico, non hai bisogno del mio benvenuto nel club, dal quale io sono uscito naturalmente e non saprei dire neppure come: spero soltanto che siano abbastanza rari e non così violenti da creare effettivamente un disagio persistente.
              sono anche convinto che chi è più consapevole è anche più esposto ad avere momenti di panico e/o di depressione (per quest’ultima una certa correlazione con l’intelligenza sembra comprovata, nel senso che le persone meno intelligenti si deprimono anche di meno).

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              1. Se uno ha una malattia, è malato. Mi sembra ancora più evidente dal punto di vista delle “lettere”, che da quello medico:-).
                La correlazione che riferisci non mi pare essere mai stata provata formalmente. Cosa te lo fa pensare?

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                1. la correlazione fra intelligenza (intesa come QI) e depressione è abbastanza nota e documentata: https://lamenteemeravigliosa.it/persone-molto-intelligenti/
                  l’essere umano in assoluto più intelligente dal punto di vista del QI che sia mai esistito, un ragazzino americano che a 14 anni era stato iscritto all’università, forse un paio di decenni fa, si uccise a quell’età.
                  l’altra correlazione, fra intelligenza e attacchi di panico, credevo che fosse un’estrapolazione mia, ma era impossibile che qualcun altro non ci avesse già pensato, in effetti: https://urbanpost.it/attacchi-di-panico-e-intelligenza-ecco-perche-chi-ne-soffre-e-piu-acuto-della-media/ – tuttavia questo articolo è veramente mediocre e confonde due tipi di ansia fra loro…

                  quanto all’area semantica di “malattia”, “malato” e “un malato”, non coincidono affatto perfettamente fra loro nel linguaggio comune: si può avere la carie e non essere “malati”, per esempio; nè tanto meno definiremo mai “un malato” chi ha soltanto un raffreddore passeggero.
                  il fatto è che “malattia” può essere un termine tecnico, oltre che un termine del linguaggio comune, e nella sua prima valenza la sua area semantica è molto vasta (a volte persino troppo, si potrebbe dire: ma questo è un altro discorso).
                  “malato” invece non è un termine tecnico, in questa valenza è sostituito da “paziente”; “malato” è una parola del linguaggio comune e ha un’area semantica un poco più ristretta: quindi si può essere “pazienti”, nel significato tecnico della parola (“il mio paziente soffre di carie”, per esempio), senza essere malati, nel senso comune del termine.
                  si può avere il raffreddore o la carie senza essere malati di raffreddore o di carie (soprattutto se il raffreddore è molto leggero); si “ha la polmonite” e si è “malati di polmonite”, ma si “ha il raffreddore” e non si “è malati di raffreddore”: l’espressione farebbe ridere, e potrebbe essere usata soltanto in senso sarcastico.
                  così pare a me, ma siamo in quel campo irrazionale che è il linguaggio, che inoltre per sua natura è in perenne trasformazione; e quindi può anche darsi che queste mie osservazioni siano costruite su usi linguistici del secolo scorso, oggi superate.

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  2. Prima osservazione: immagino che sarebbe successo se fosse stato un nigeriano, o un ghanese, a prendere a coltellate un carabiniere…
    Seconda: operazione pianificata male, dispiace dirlo, e c’è scappato il morto.
    Terza: a quelli gli conviene rimanere in Italia, perché in America a quelli come loro fanno ancora la puntura letale.
    Ma non ho capito: quello che vendeva droga ha denunciato ai carabinieri?
    E quelli invece di impacchettarlo lì per lì sono andati a farsi prendere a coltellate per lui?
    Ma qui siamo ormai davvero ai confini della realtà.
    A meno che questo “pusher” non sia proprio un pusher…

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    1. la situazione è ancora in movimento: ho già corretto il post una volta, a proposito del pusher, e ora dovrei correggerlo di nuovo, ma aspetto.
      Prima: non devi neppure fare la fatica di immaginartelo, bastava anche soltanto ascoltare (vagamente e da lontano, come ho fatto io) i commenti di ieri alla notizia; ma adesso pare che sia stato il carabiniere sopravvissuto che abbia parlato di nord-africani; che vuoi? a tanto arriva oramai la follia collettiva: uno vede il collega ammazzato da uno biondo che parla inglese e dice che è nord-africano…
      Seconda: e qui le responsabilità sono della catena di comando, e quindi in ultima analisi di Salvini, che è il capo e che deve farsi inventare qualcos’altro dalla sua Bestia, per distrarre l’attenzione; sarà anche senno di poi, ma non mandi due carramba allo sbaraglio, per quanto modesta appaia la bisogna…; qui si parla tanto di sicurezza, anche delle forze dell’ordine, ma poi la si cura poco.
      Terza: dunque pare che il tipo a cui è stato rubato il borsello non fosse il pusher vero e proprio, ma un loro galoppino o intermediario: a questo siamo arrivati: che questo poi si sia rivolto ai carabinieri per farsi restituire il borsello preso in ostaggio dai due americani truffati ci dice che era un totale imbecille, incapace di capire le conseguenze delle sue azioni, oppure che si sentiva sicurissimo del fatto suo.
      questo secondo scenario è molto inquietante, perché fa pensare a possibili complicità ai livelli alti della catena di comando; e siccome questi scenari li ho già visti a Brescia vent’anni fa, penso che un giornalismo serio dovrebbe muoversi in questa direzione; se non altro per escludere la deprimente ipotesi.
      come vedi ci ritroviamo congiunti sulla tua ultima domanda, che è poi quella vera: ci sono complicità con lo spaccio nelle forze dell’ordine?
      un ministro capo della polizia serio di queste complicità dovrebbe occuparsi, dato che qua e là indubbiamente ci sono: sempre che non si voglia fare una lotta allo spaccio fatta solo di proclami per i gonzi.

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        1. sei una persona perbene, e pensi positivo.
          io, un po’ meno; comunque vedremo se gli sviluppi ci daranno delle informazioni reali in più.
          rimane il fatto che nessun pusher è stato arrestatom né tanto meno il boss dei pusher; pare che la legge non lo consenta (ma che legge è?).

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          1. Già, bella domanda…
            Mi ricordo poco tempo fa un servizio di Report, mi pare, su uno dei quartieri di Parma diventato invivibile a causa dello spaccio (alla luce del sole!). Poiché a Parma ho vissuto cinque anni, e la città era tranquillissima, ho chiesto ai miei amici che cavolo fosse successo. Tutti parlavano di gente presa e poi subito rilasciata, perché le leggi non erano adeguate a contrastare questo tipo di crimini: anzi, questi ben conoscendola, ci sguazzavano… quindi l’importante era sempre non farsi beccare con grosse quantità, ma quelli sono furbi…
            una volta mi sarei definito un antiproibizionista, adesso sinceramente non lo so più.
            Sta di fatto che oltre a tutte le nostre mafie si sono fatti prosperare tutti questi altri, e non se ne sentiva proprio la mancanza.

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            1. sembra in Italia che le leggi ci cadano dal cielo e non che le facciamo noi, attraverso i rappresentanti che eleggiamo.
              la radice di questa situazione pare a me che stia nella mancata distinzione tra droghe leggere (per le quali sono anti-proibizionista anche io) e droghe pesanti, per la quali sono un proibizionista convintissimo; peccato che da un punto di vista scientifico tra queste occorrerebbe rigorosamente inserire anche l’alcool.
              però proibizionismo non significa necessariamente carcere – altra enorme confusione concettuale: ci sono pene apparentemente minori, ma molto più dissuasive ed efficaci: ad esempio, multe consistenti, revoca della patente, DASPO.
              qui sembra, in una cultura primitiva della pena, che l’unico modo di punire sia il carcere, oltretutto molto costoso per lo stato e spesso sproporzionato rispetto al reato.
              così alla stessa maniera oscilliamo intorno al concetto di modica quantità, senza distinguere di che cosa, e attorno al concetto di droga (ma anche il cacao è una sostanza psicotropa, come il caffè o il tabacco): ma ci sono tipi di droga per le quali la modica quantità andrebbe cancellata: non ci sono modiche quantità di eroina che tengano; poi, con questo, non è detto che chi è beccato con l’eroina addosso debba necessariamente andare in galera; anche una multa di qualche centinaio di euro basterebbe.
              però, caro gio, credo che dobbiamo dirci chiaramente che esistono anche le lobby dei trafficanti di droga, e di sicuro qualche entratura in parlamento ce l’hanno.
              – se poi mi trovi troppo schematico e vagamente populista in queste considerazioni, me ne scuso in anticipo, ma cerco di non abusare troppo, commentando, della pazienza del mio interlocutore.

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  3. Vicenda talmente surreale da sembrare una barzelletta!

    Leggo inoltre che i carabinieri erano in borghese, e mi viene da pensare che i ragazzi americani potrebbero averli scambiati per complici degli spacciatori, e non aver capito affatto la situazione.
    Se così fosse sarebbe una grossa attenuante, potrebbe addirittura configurarsi legittima difesa (il che sarebbe ancora più paradossale per Salvini!)

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    1. ma certo! osservazione geniale…
      vedrai che il tipo potrà cavarsela senza troppo danno, passata la buriana, e oltretutto è americano.
      pare tuttavia che i carabinieri si fossero qualificati; però, se sei americano, e sei venuto a Roma per lo sballo, e sai che è un ambiente fetente e pericoloso, come puoi fidarti di uno che ti dice di essere un carabiniere?

      a Brescia dei finanzieri in borghese uccisero un giovanissimo spacciatore tunisino in un vicolo del centro anni fa; erano i tempi del questore che venne poi rimosso – ne ho parlato in un altro commento: forse un regolamento di conti, più che altro.

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    2. ah, un’aggiunta anche per te.

      la vicenda, tanto tragica quanto grottesca, è un altro segno del declino politico in atto del Truce o Truzzo che dir si voglia; perfino la realtà comincia a ribellarsi alla sua propaganda!

      ma nota come la stampa cosiddetta democratica lo copre: ti pare normale che Repubblica cerchi di distrarre i suoi lettori sparando in prima pagina virtuale il crollo di un balcone a Manila con due morti, stamattina?
      e il Corriere, che Linate chiude?
      sono presi dal panico, non sanno più come fare a proteggerlo.

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  4. se fossimo in Giappone quelcuno avrebbe fatto seppuku, in Gb si sarebbe dimesso, in un altro paese avrebbe chiesto scusa, da noi una cazzata in più o in meno, molte cazzate molto onore, camerati di Casapound, barista, un altro giro di birre, offre il capitano, anche per Giorgia

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    1. grazie del commento, azzecatissimo.
      ma confesso di avere dovuto cercare seppuku su wikipedia:
      Il seppuku (“taglia ventre”) è anche conosciuto come harakiri (腹切, “ventre taglio”) ed è scritto con lo stesso kanji ma in ordine inverso. In giapponese il termine più formale seppuku è usato di solito nella lingua scritta, mentre harakiri, una lettura kun’yomi, è utilizzato nella lingua parlata.
      il problema mi pare che questo era in uso fra i nobili samurai, mentre noi abbiamo a che fare con un Capitano da fureria.

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    2. devo però aggiungere ancora una cosa: prima ancora che il Capitan Gradassa, il harakiri dovrebbe farlo la stampa italiana, che ha dimostrato ancora una volta di essere inqualificabilmente degradata.

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