l’orso della Val Sabbia e i venti di guerra nel mondo – 347

nei tempi grami in cui stiamo vivendo si moltiplicano i segnali di nuove guerre possibili; locali, per ora, e dunque non ci sarebbe niente di nuovo, vale la pena parlarne’

guerre locali variamente atroci sono già in corso: Yemen, Siria, Afghanistan, Libia, per non parlare della guerra strisciante e subdola che l’impunito Israele da sempre conduce contro i palestinesi.

e le altre, più o meno sotto controllo, ma sempre ad un passo dal riesplodere in maniera aperta: Iraq, Kosovo, Ucraina Orientale, Georgia-

aggiungete lo scontro che si profila al largo di Cipro, per il controllo di una piattaforma ricca di gas, tra Unione Europea e Turchia.

ma guerra è anche, pur se soltanto economica, quella che dichiara il Regno Unito al resto d’Europa con una brexit conflittuale e senza accordo, che porrà le basi di un contenzioso aspro, prima di tutto per il rifiuto inglese di rispettare gli impegni finanziari presi con l’Unione per i prossimi anni, e dovrà portare necessariamente a reazioni pesanti.

e non parliamo della guerra dei dazi che ci sta facendo Trump: ma qui siamo entrati nel terreno scivolosissimo e strano della guerra fra alleati.

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ma oggi si aggiungono Mar Cinese, tra Cina e Taiwan, con appendice connessa dei disordini a Hong Kong; Stretto di Hormuz, e dunque Iran:

e se l’Inghilterra ha sequestrato una petroliera iraniana a Gibilterra e l’Iran una inglese davanti alle sue coste, gli inglesi chiedono una coalizione internazionale per riprendersi la loro senza riconsegnare quella iraniana (e dovrebbe esservi compresa l’Europa, alla quale hanno appena dichiarato una guerra commerciale, alleandosi agli Stati Uniti, nuovo imprevisto alleato nemico.

sono nuovi, questi conflitti, in quanto vedono il dispiegamento diretto delle forze militari della grandi potenze, e non più soltanto di milizie locali foraggiate per fare la guerra al nemico per interposti e spesso non dichiarati alleati.

quindi ecco forze navali cinesi e americane che si schierano tra Taiwan e il resto della Cina; forze navali americane che fanno altrettanto davanti alle coste dell’Iran nel Golfo Persico, mentre la repubblica islamica rivela una preoccupante debolezza nelle difese antiaeree, che potrebbe vedere spezzata la sua resistenza in un colpo solo; e anche forze navali europee dovrebbero arrivare, almeno nelle speranze inglesi.

in vista di guerre combattute sul mare: perché è qui che l’Occidente si sente più forte.

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manifestazioni di potenza aggressiva non sono mai mancate, neppure negli anni più recenti, ma c’è qualcosa di nuovo che rende molto più probabile la guerra aperta fra grandi potenze, col rischio evidente che si arrivi ad un nuovo conflitto globale, la quarta guerra di questo genere dopo le due mondiali e la guerra fredda.

e non parlo tanto della catastrofe climatica in corso, che comunque funziona da acceleratore potente, se non altro per consentire alla classe dirigente mondiale, responsabile di questa rovina, di nascondere le sue colpe e la sua incapacità di gestire il problema.

no, la causa vera a me pare piuttosto un’altra, ed è l’estrema debolezza, per non dire la mancanza, di movimenti contrari a questo sbocco.

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dopo la guerra del Vietnam, per cinquant’anni, la violenza estrema e l’enorme diffusione di massa della protesta di allora ha reso guardinghi i diversi leader mondiali al potere:

la guerra è diventata quasi sempre addirittura operazione umanitaria, per spegnere nella culla ogni possibile sussulto contrario, e dove non era condotta con l’approvazione e sotto la guida dell’ONU, si faceva finta che la guerra fatta dalla NATO fosse la stessa cosa: tanto l’opinione pubblica pacifista era abbastanza rozza da non cogliere la differenza e da tacere di fronte ad aggressioni palesemente incostituzionali (ah, la guerra di Serbia, approvata da Clinton e D’Alema e accettata da Ciampi!, senza nessuna protesta democratica, o quasi, a sinistra).

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ma oggi il controllo dell’opinione pubblica è diventato talmente capillare che non mancherà probabilmente chi ci inneggerà addirittura, alla bella guerra regolare e dunque igiene del mondo, nella feccia sociale chiamata appunto social e ampiamente diretta da centrali scientifiche di condizionamento mentale di massa, che sono le piattaforme a cui collaborano senza coscienza perfino chi sente soggettivamente oppositore.

del resto ci sono paesi, come l’Italia, che vivono già nel tipico clima isterico di massa che prepara le guerre:

è per ora la guerra contro i poveri cristi, contro i profughi e gli immigrati, in una follia autolesionista che il saggio guarda sconsolato, capendo di non riuscire ad opporsi, visto che non è capace di ragionare, e neppure vuole provarci, la feccia che oggi si chiama social, il sottoproletariato mentale di massa, se vogliamo provare ripescare le vecchie definizioni di Marx.

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ma l’aggressività rancorosa scivola oramai fuori dal suo contenitore, diventa vita quotidiana, diventa il pericolo di camminare per strada o di stare ad aspettare il metrò, ché il primo pazzo che passa può spingerti nelle rotaie oppure sparati addosso tra la folla, senza un perché.

perché una specie di psicosi collettiva dilaga oramai anche senza bisogno di motivazioni politiche o di qualunque tipo.

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e non c’è tana valsabbina dell’orso che tenga: l’aggressione gratuita la ricevi anche qui, magari dal vicino di casa alterato non si sa se dal vino o dalla canicola.

e insomma, vivere tra gli umani sta diventando universalmente rischioso e il meno pericoloso, credetemi, è proprio l’orso, che comunque ha imparato in fretta ad evitare gli umani e a non lasciarsi neppure individuare.

 


2 risposte a "l’orso della Val Sabbia e i venti di guerra nel mondo – 347"

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