Premessa. Come ricostruire l’Annuncio del Nuovo Regno, dal Vangelo secondo Giovanni – 1. – 350

mai parlare di un testo senza averlo prima analizzato nella sua struttura interna; è una regola generale, ma vale particolarmente per i testi fondanti del cristianesimo, se è vero che essi si sono formati attraverso quel processo di continua e quasi frenetica rielaborazione che bene descrive il primo osservatore laico della loro formazione, a loro sostanzialmente contemporaneo: Celso, nel suo Discorso sulla verità.

qui intendo studiare il Vangelo secondo Giovanni, che dovremmo più propriamente tradurre come “L’annuncio del nuovo regno secondo Giovanni”, e mi trovo a dovermi preliminarmente liberare del 99% degli studi che ne hanno parlato sinora, ma in modo confuso perché non l’hanno prima studiato come testo, e dunque prendono per vero ed autentico il risultato finale di una storia di trasformazioni e si occupano solo di questo, ma non sono in grado di interpretarlo, se non con audaci voli pindarici interpretativi, tanto risulta ovviamente confuso, se non è visto come il risultato storico di un simile processo.

qui si intende dunque sottoporre a verifica puntuale l’affermazione di Celso, esaminando un passo iniziale di questo testo, che peraltro, secondo me, ne dà subito una prova, che a me pare abbastanza evidente.

. . .

la versione consolidata di questo passo è questa (chi parla  è Jehohanan, Dio ha avuto pietà, Johannes in greco):

1, 29 Il giorno dopo, vedendo Gesù venire verso di lui, disse:
«Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! 30 Egli è colui del quale ho detto: «Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me». 31 Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
32 Giovanni testimoniò dicendo:
«Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. 33 Io non lo conoscevo, ma proprio Colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: «Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo». 34 E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».
35 Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi seguaci 36 e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!».

mi pare abbastanza evidente proprio a prima vista che i versetti 32-34 sono una rielaborazione o, se preferite, un commento di 30-31, di cui ripetono perfino una espressione letterale (Io non lo conoscevo, 31 a e 33a), e presentano una reinterpretazione in chiave teologica del racconto.

ed è evidente, anche sul piano stilistico, che si tratta di due mani diverse.

il passo va dunque riletto emendandolo da questa aggiunta:

1, 29 Il giorno dopo, vedendo Gesù venire verso di lui, disse:
«Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! 30 Egli è colui del quale ho detto: «Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me». 31 Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
35 Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi seguaci 36 e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!».

ma, esaminando anche questa redazione, ritroviamo in essa una analoga ripetizione (Ecco l’agnello di Dio) tra 29 b e 36b: in questo caso l’interpretazione successiva sarebbe da riconoscere semmai nella prima versione della frase, che ha in più l’idea che il sacrificio di Gesù sia funzionale a togliere il peccato del mondo.

che senso ha allora una ripetizione che semplifica il concetto?

nella prima volta in cui compare la frase (Ecco l’agnello di Dio!), essa risulta collegata all’idea eliminazione del peccato del mondo – notare bene che non si tratta di eliminare il peccato DAL mondo, ma DEL mondo: un significato molto più militante della successiva interpretazione teologica che la riferisce agli effetti del peccato originale: qui si parla della negatività del mondo reale che il protagonista cancellerà.

insomma, a ben guardare, si tratta di due significati ben distinti fra loro: nel primo Jeshu è il portatore di una promessa tutta politica di eliminare dal mondo tutti i suoi aspetti negativi, concepiti come peccato; nella seconda volta in cui compare la frase, viene messo in evidenza il concetto del sacrificio.

invito ad approfondire ancora: l’idea del sacrificio di Gesù come liberazione del mondo dal peccato, nella sua dimensione etica, è incompatibile con l’dea di un Gesù che cancella il concreto ed esistente peccato del mondo.

ritengo dunque che il riferimento all’agnello di Dio, cioè alla vicenda di Jeshu in termini di sacrificio rituale, sia una integrazione successiva; ma si noti bene che neppure in questa che giudico una integrazione non c’è nessun riferimento all’idea della redenzione dal peccato originale dell’umanità.

arrivo dunque alla conclusione che l’espressione agnello di Dio sia stata introdotta all’inizio di 29b, per correggerne l’interpretazione militante, e poi ripetuta in 35-36, per metterla in maggiore evidenza collocandola alla fine dell’episodio, come sua sintesi conclusiva,

dunque questa mi sembra la versione originaria di questo passo – e qui ristabilisco la grafia più vicina all’originario aramaico, per marcare la profonda differenza concettuale con le successive re-interpretazioni cristiane:

1, 29 Il giorno dopo, vedendo Jeshuu venire verso di lui, [Jehohanan] disse:
«Ecco […] colui che toglie il peccato del mondo! 30 Egli è colui del quale ho detto: «Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me». 31 Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».

comprendo lo sconcerto del lettore nell’arrivare ad un testo così essenziale, ma se questa interpretazione  giusta, dovrà abituarsi all’idea che il testo che possediamo oggi del Vangelo secondo Giovanni sia altrettanto pesantemente integrato in motli altri suoi passaggi e perfino, come vedremo in intere sezioni che ne rappresentano quasi la terza parte e il suo più importante nucleo teologico.

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siamo dunque di fronte ad una stratificazione molto complessa di significati diversi e non ben compatibili fra loro.

vi è una prima versione del testo dove si dice soltanto che Jeshuu è superiore a Jehohanan (uso la forma ebraica del nome, ma usando i nomi moderni qui si afferma la superiorità di Gesù su Giovanni), e che questi è venuto per annunciarne l’arrivo.

non si diceva qui, nel testo originario, che Jeshuu sia Dio, anche se Jehohanan accenna al fatto che è venuto prima di lui; anzi si afferma con chiarezza il contrario: che è un uomo.

su di esso si inseriscono come dei commenti, quasi scolastici, che danno quella che deve essere intesa come l’interpretazione corretta del testo: non importa se lo alterano.

e, da ora in poi, dovremo verificare nel resto del testo se tutti i passi nei quali compaiono simili reinterpretazioni oppure altre analoghe costruzioni teologiche risultano alla stessa maniera aggiunte posteriori; riservo però ad un secondo momento il tentativo di una analisi dettagliata delle manipolazioni – e sarà neipost dal n. 30 in poi.

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nello stesso tempo questo esempio è prezioso perché ci mostra che vi era un certo rispetto per il testo originario, che non viene censurato, ma integrato, anche se con concetti che sono ben diversi anche ad una analisi molto semplice.

(si noti, per inciso, che Jehohanan afferma che non conosceva Jeshuu prima di questo momento: a smentita della invenzione più tarda (Vangelo secondo Luca) che i due fossero addirittura cugini!)

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quindi, dentro il più tardo (dicono) dei vangeli canonici, quello secondo Giovanni, sta come sepolta, sotto un pesante strato di rielaborazioni successive, quella che è invece la più antica delle narrazioni (ampiamente fantastiche) della vita del messia che doveva ripristinare il regno davidico di Israele come base di un impero universale ispirato a Dio e alternativo a quello dei romani. 

questa è la mia prima ipotesi. 

e vorrei parlare di questo testo base come ben distinto dalle manipolazioni successive.

è stato Bultmann per primo, nel suo commento al Vangelo secondo Giovanni del 1941,  ad individuare una ipotetica fonte di questo vangelo, e lo chiamò il Vangelo dei Segni, constatando il ripetersi nella narrazione di base del riferimento ai semeia, o segni miracolosi compiuti da Jeshuu.

ma Bultman considera l’autore del Vangelo secondo Giovanni come il redattore finale del testo che abbiamo oggi – almeno fino al cap. 12, 37, in cui il riferimento ai segni cessa, dopo averne elencati sette, per riprendere soltanto alla conclusione – e pensa che avrebbe utilizzato come fonte una tradizione orale o un racconto manoscritto dei miracoli di Gesù indipendente dai vangeli sinottici e da questi non utilizzato.

presuntuosamente forse, io qui mi differenzio, e cerco di individuare piuttosto come sia nato il testo originario, concentrando l’attenzione su di esso.

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e qui mi baso su  una seconda ipotesi, che ha però quasi la forma di una osservazione sulla struttura interna del testo: questa narrazione ha formato la base del cosiddetto Vangelo secondo Giovanni aveva la forma di una raccolta di presunte testimonianze dirette sulla vita del personaggio Jeshu, cioè “Dio salva” , che venne proposto come messia.

ma direi che questa almeno, più che una ipotesi è quasi una certezza: che questa narrazione sia nata in questo modo lo testimonia, prima della fine del secondo secolo, il cosiddetto Canone (oppure: Testimonio) muratoriano, un testo (frammentario) riscoperto appunto dal Muratori nel Settecento, ed è la più antica testimonianza che abbiamo del definirsi di un canone ufficiale di testi cristiani delle origini considerati di ispirazione sacra.

220px-Canon_Muratori

è la traduzione in un latino che non possiamo definire altro che piuttosto maccheronico, di un testo greco che non ci è pervenuto:

del Vangelo secondo Giovanni dice:
[10] Quarti euangeliorum Iohannis ex discipulis.
[11] cohortantibus condiscipulis et episcopis suis dixit:
[12] Conieiunate mihi hodie triduum, [13] et quid cuique fuerit reuelatum alteratrum nobis enarremus.
[14] eadem nocte reuelatum Andreae ex apostolis, ut recognoscentibus cunctis, Iohannes suo nomine cuncta describeret.

[10] Del quarto dei vangeli, quello di Giovanni, ricavato dai seguaci di Jeshu.
[11] Poiché lo esortavano a scriverlo quelli che erano stati seguaci di Jeshu con lui e i vescovi, disse:
[12] Digiunate con me da oggi per tre giorni, [13] e poi raccontiamoci l’un l’altro fra noi quel che sarà stato rivelato a ciascuno.
[14] In quella stessa notte fu rivelato ad Andrea, fra gli apostoli, che Giovanni scrivesse sotto proprio nome ogni cosa, con l’approvazione di tutti.

questa testimonianza dà una chiara conferma della genesi di questa narrazione come raccolta ispirata di quel che una molteplicità di seguaci di Jeshuu racconta – quelli che il testo definisce discipuli, dando all’attività di Jeshuu una preminente caratterizzazione di maestro morale.

e si noti anche la schiettezza con cui si dice che ciascuno, alla fine dei tre giorni di digiuno, racconterà quel che gli sarà stato rivelato: non si fa riferimento ad una presunta verità storica, ma ad una verità considerata più profonda, che è quella che viene definita rivelazione, ma noi oggi chiameremmo meglio ispirazione.

L’annuncio del nuovo regno viene composto dunque raccogliendo tutte le diverse ispirazioni dei seguaci di Jeshuu, Dio salva, cioè di chi attendeva il messia.

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ho già esposto altrove altre ipotesi sulla nascita di questo testo, ma qui non è rilevante ricordarle ai fini dello studio che seguirà, visto che questo intende essere una ricostruzione strettamente filologica, per quanto possibile, del testo base.

a queste ipotesi e domande torneremo alla fine dell’analisi, quando lo avremo a disposizione e potrà aiutarci nelle risposte.

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continua: domani la seconda parte.

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n.b.: revisione del 16 maggio 2020


3 risposte a "Premessa. Come ricostruire l’Annuncio del Nuovo Regno, dal Vangelo secondo Giovanni – 1. – 350"

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