la sfiducia in se stesso (di Salvini) e come superarla – 364

al grottesco non c’è limite: che dire di un partito, la Lega, che chiede al Parlamento di dichiarare la sfiducia ad un governo dal quale i suoi ministri non si dimettono?

motivazione1

questa cosa folle è la prima volta che succede in Italia, e credo anche nei parlamenti di tutto il mondo: un governo che cade non per un voto di sfiducia vinto dall’opposizione, ma per una dichiarazione di sfiducia chiesta da una parte dei suoi stessi ministri, che però intanto restano in carica.

e con che faccia questo partito, che ha sfiduciato un suo governo, può chiedere poi agli italiani di andare alle elezioni per mandarlo al governo da solo, per avere i pieni poteri?

i pieni poteri a un governo futuro, fatto da chi fa l’opposizione di se stesso?

. . .

il giochino puerile giallo-verde-nero di fare il governo e l’opposizione assieme ha preso troppo la mano?

a forza di fare l’opposizione al proprio governo si è arrivati a doverlo abbattere, per non perdere il consenso dei propri elettori?

una mossa leghista di disperazione, fatta passare per un atto di forza?

oppure un delirio confuso di cui neppure il protagonista sa bene il senso?

. . .

ma la situazione determinata dal nostro ministro dell’Interno è così grottesca che non si capisce come le Camere possano prestarsi ad una farsa simile: un pezzo del governo, che non molla il posto, ma che chiede di votare contro lui stesso.

la stupidità della mossa è del resto coerente con la stolida rozzezza del personaggio.

ecco l’art. 64 c. 3 della Costituzione:
Le deliberazioni di ciascuna Camera e del Parlamento non sono valide se non è presente la maggioranza dei loro componenti, e se non sono adottate a maggioranza dei presenti. […]

con tutte le riforme costituzionali proposte (e bocciate) nessuno ha ancora pensato di aggiungere all’art. 94 sulla fiducia del Parlamento al governo, che, per esprimere la fiducia o la sfiducia a un governo, occorre il voto della maggioranza assoluta dei componenti di una Camera.

ma sia come sia, al momento basta starsene fuori dall’aula, in maggioranza, e la mozione di sfiducia, anche se approvata da una minoranza dei senatori, decade.

lo ha detto anche l’ex Presidente del Senato, Grasso.

mettiamo l’Italia di fronte all’evidenza che questi buzzurri sono il 17% del Parlamento, e non si danno i pieni poteri al 17%.

. . .

ma, un momento, prima di discutere la mozione di sfiducia al governo, occorre discutere quella al ministro dell’Interno: è stata presentata prima.

verrà approvata, ma in nessun momento l’Italia può restare priva di un ministro in carica:

resta in carica, per gli affari correnti, un governo tutto intero, con tutti i suoi ministri, se sfiduciato, ma per un ministro solo sfiduciato questa soluzione non c’è.

quindi, prima si cacci l’indegno arraffone dal Ministero: del resto non gli si cambierà la vita, vista che la sua principale attività è di andare in giro per le spiagge come un vu’ comprà dei voti…

poi si sostituisca, immediatamente, il ministro.

poi, al momento di discutere, la mozione di sfiducia al governo: la maggioranza dei senatori resti fuori dall’aula: per dignità e coerenza mentale, prima di tutto.

. . .

allora si dimetteranno, finalmente, tutti i ministri leghisti?

benissimo: e si sostituiscano anche tutti quei ministri.

ma prima, intanto, si approvi con l’ultimo voto alla Camera la riforma costituzionale che taglia il numero di deputati e senatori.

e ci si prepari a cambiare, di conseguenza la legge elettorale.

. . .

a questo punto  la Lega presenti la sua mozione di sfiducia ad un governo di cui non farà più parte.

benissimo, a questo punto avremo cacciato Pirandello dal Parlamento italiano. 

sì, a questo punto il governo vada al voto di sfiducia: presentato dalle opposizioni, ragazzi, e non da una sua parte…

e le opposizioni valutino per bene se NON presentarsi  al voto anche questa volta, e lasciare i 5Stelle a sbrogliarsela con un governo di minoranza, che dovrà conquistarsi il consenso in aula provvedimento per provvedimento, a cominciare dalla finanziaria.


18 risposte a "la sfiducia in se stesso (di Salvini) e come superarla – 364"

    1. la riduzione del numero dei parlamentari viene presentata con motivazioni buzzurre ed evita di affrontare altre questioni forse ancora più importanti, come il bicameralismo perfetto, oppure la natura del Senato.
      però circoscrivendo il tema alla questione in sé, possiamo considerarla ragionevole; vedi qui:
      https://www.linkiesta.it/it/article/2019/08/06/riduzione-numero-parlamentari-riforma/43127/
      e in ogni caso mi parrebbe irragionevole bloccarla alla viglia della quarta e ultima votazione, prevista per il 9 settembre.
      come dicevo altrove, è la legge elettorale sbagliata che diventa mostruosa con un numero di parlamentari un po’ più piccolo, visto che questo agisce come una specie di lente di ingrandimento sui difetti della legge; quindi è evidente che uno degli aspetti positivi di questa riforma è anche che costringe a rifare la legge elettorale, speriamo in meglio…

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      1. A mio avviso la revisione del numero dei parlamentari deve essere collegato ad una profonda revisione costituzionale che però connetta i contrappesi necessari. Ci vuole tempo. E soprattutto un gruppo parlamentare serio il cui orizzonte non sia il proprio ombelico.
        In sintesi, un numero ridotto di parlamentari, Sic rebus stantibus, facilita di molto il controllo assoluto del loro operato da parte del truce di turno.
        Rivisto nell’insieme con contrappesi pesanti, perché no?
        Per esempio aboliamo il proporzionale, maggioritario secco. Il deputato eletto, se lo vorrà essere di.nuovo, dovrà adoperarsi per il territorio… per esempio…. E un sacco di altre cose.

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        1. interessante discussione.
          la riduzione, neppure troppo significativa, del numero dei parlamentari da 630 a 400 e da 315 a 200 non altera sostanzialmente i modi del lavoro parlamentare, riduce soltanto il numero di membri delle commissioni; certamente agisce nel senso di favorire il maggioritario.
          quindi tu dovresti essere più favorevole di me, visto che propendi per il potenziamento del principio maggioritario.
          invece si sarebbe raggiunto di fatto lo stesso risultato proporzionando i seggi alla partecipazione elettorale.

          dopo anni di incertezza, io invece sono oggi un convinto proporzionalista; del resto, anche la Corte Costituzionale tra le righe delle recenti sentenze sulle leggi elettorali ha lasciato intendere che la nostra Costituzione è tendenzialmente proporzionalista.
          sono fermamente anti-maggioritario: il sistema, come abbiamo visto nelle recenti elezioni affida il governo a gruppi ristretti, per quanto opportunamente limitato al Senato dalla sua base costituzionale di tipo regionalistico.
          i 5 anni di governi PD, un partito votato nel 2013 dal 25% dei due terzi dei votanti, o l’avventura difficile di Macron, mi pare abbiano mostrato ampiamente i guasti del governo di una minoranza, e non vedo proprio perché questo dovrebbe piacerci: se la democrazia è il bilanciamento dei poteri il proporzionale lo garantisce di più.

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            1. su questo siamo d’accordo.

              e tuttavia 400 anziché 630 non cambia i termini di questo problema; e 400 è meglio di 630 (secondo me e secondo il parlamento italiano sinora – e tu pensa che io nemmeno lo riconosco come legittimo!).

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    1. incredibili per me quelle temperature per me che viaggio a 20 gradi meo e che comincio a dire che fa troppo caldo quando qui si arriva ai 25.
      come sai, non adoro Mattarella, ma trovo molto saggio, in questo caso, che se ne stia zitto: straparlano già in troppi.

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  1. Una cosa ridicolissima… la logica conseguenza sarebbe che Conte rimettesse il mandato, ma giustamente (?) vuole prima che la Lega porti alle estreme conseguenze in Parlamento i suoi annunci.
    In un mondo vecchio il partito avrebbe ritirato i ministri ed il governo sarebbe caduto, troppo facile evidentemente.
    Salvini sfiducia i 5S e conta che il suo “popolo” lo capisca, e secondo me lo capirà (vuole comunque capirlo).
    Si e’ messo in una posizione che comunque andrà vincerà: sia che si vada a votare, sia che si faccia un governo istituzionale… ma gli altri (tutti) gliel’hanno regalata su un piatto d’argento.. adesso viene fuori Renzi ad invocare un governo istituzionale… che magari faccia la finanziaria?
    Me l’immagino poi alle elezioni successive gli strilli di Salvini, specialmente se dovesse aumentare l’Iva…

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    1. mi pare di capire che anche tu come me pensi che i governi debbano cadere in Parlamento, dove del resto nascono, la pratica delle dimissioni senza dibattito è un modo per ribadire il potere autoritario dei partiti, e in Presidente della Repubblica dovrebbe in ogni caso rimandarli in parlamento; fu solo Prodi a volere ogni volta un chiaro voto parlamentare, anche sfidando Napolitano che non lo voleva.

      sul resto, in disaccordo con te: Salvini si è ficcato in una situazione nella quale in ogni caso perde; sia perché comunque perde l’aria di invincibilità che gli è stata costruita attorno e che è il 90% del suo potere.

      non riuscirà ad imporre elezioni subito, a meno che non sia Mattarella a volerle, per motivi suoi; e, se voteremo fra quattro anni, di Salvini allora non si ricorderà nessuno; questa mossa dimostra la nullità politica del personaggio, incapace di valutare le conseguenze dei suoi gesti anche sul piano più elementare; è vero che il suo elettorato è come lui, ma Salvini può vincere le elezioni solo imbarcando di nuovo Berlusconi, e quindi – anche se le elezioni ci fossero e le vincesse lui, le avrebbe già perse di nuovo.
      inoltre non sottovaluto comunque un certo peso del fatto che Salvini ha già tradito la destra l’anno scorso, dopo avere fatto le elezioni con loro, e che adesso ha tradito i 5Stelle donpo avere dichiarato per mesi che il governo durava la legislatura intera e neppure lui sa spiegare perché ha cambiato idea.
      la cosa più giusta è quella che ha confessato a Conte: che la Lega stava per scoppiare e stavano per metterlo in minoranza; quindi il suo disegno politico è fallito; lui disinvolto cambia cavallo e disegno politico: ma così torna allo schieramento che non ha vinto le elezioni l’anno scorso e deve convincere gli italiani a votare Berlusconi di nuovo.

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      1. I governi sono sempre caduti nelle segreterie dei partiti, il Parlamento si allineava. Si ritiravano i ministri, e amen.
        Prodi si è suicidato ma in ogni caso non sarebbe andato molto più lontano.
        Non vedo alternativa alle elezioni: governo istituzionale appoggiato da chi, PD e 5S?
        Governo di scopo per la finanziaria?
        Sorvoliamo poi su Renzi che quando c’era da fare il governo e sarebbe stato utile darlo si è messo a mangiare i popcorn, ed ora che con le elezioni perderebbe i suoi parlamentari chiama a raccolta…
        Altro che sparire, questi a Salvini gli faranno prendere l’80%…

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        1. con tutto il rispetto, non sono affatto d’accordo.
          se la prassi era sbagliata, non è un buon motivo di continuarla.
          Prodi non si è suicidato: è stato suicidato, ed entrambe le volte dall’ultrasinistra settaria; manovra particolarmente sporca quella di Bertinotti nel 1996, perché serviva a spalancare le porte all’intervento americano in Serbia dalle basi italiane.
          il ragionamento che leggo sui grandi opinionisti dei quotidiani e che in parte ripeti anche tu, lo trovo inconsistente: loro sono in malafede, ma tu come fai a prenderlo per buono?
          non viviamo in tempi normali: siamo nella catastrofe economica e climatica dell’iper-capitalismo che divora se stesso: l’elettorato è volatile ovunque, perché spaventato e disorientato; chi di noi è in grado di dire che cosa succederà fra sei mesi? non dico fra sei anni.
          questi ragionano come se i tempi fossero normale: intanto impediamo a Salvini di andare alle elezioni (se ci riusciremo): poi si vedrà; e il futuro non lo sa bene nessuno, mentre il presente rischio di un regime para-fascista è sotto gli occhi di tutti.
          sconfitto una volta, come già sta succedendo, anche il mito vacuo di Salvini si scioglierà come neve al sole, perché la consistenza politica dell’uomo è zero, virgola zero: ha le inchieste della magistratura alle costole (mai pensato che fa saltare il tavolo per salvarsi? lui sa cose che noi non sappiamo) e perfino possibile arresto, con una maggioranza contraria…

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          1. Veramente la seconda volta l’ha fatto cadere Mastella, dopo la bella uscita di Veltroni… la coalizione comunque non stava in piedi, se non con l’antiberlusconismo.
            Adesso l’antisalvinismo dovrebbe tenere insieme quest’altra armata Brancaleone, io non ci credo proprio…
            la disperazione per dover andare a lavorare può spingere i 5S, non dico di no, così come per i renziani la paura di perdere gli scranni.
            Renzi poi che un giorno attacca Franceschini che timidamente dice che bisogna cercare di parlare con i 5S, e il giorno dopo ci vorrebbe fare il governo istituzionale… se poi vogliamo sperare che succeda qualcosa di miracoloso, tipo che qualche giudice metta dentro Salvini, mi sa che non sono più quelli i tempi… visto che l’altra settimana si invocava coerenza nel voto notav, coerenza sia: e’ cascato il governo, un altro con questi attori non ha senso, si vada a votare.
            Sennò sembra che uno la coerenza la usi solo quando gli fa comodo…

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            1. e questa sarebbe un’analisi politica?

              anche tu a interpretare la realtà usando la categoria delle poltrone? ci mancano solo adesso le tasche degli italiani

              be’, vuol dire che il fascismo ve lo meritate, voi che la pensate così.

              quanto a coloro, eletti con Prodi, che gli votarono la sfiducia riportando al potere Berlusconi, c’era anche Turigliatto, che poi si presentò alle elezioni successive con un proprio partito; non sarebbe stato determinante, però ci ha messo del suo.

              (Il Senato nega (con 156 sì, 161 no e 1 astenuto) la fiducia al governo. Fondamentali per l’esito negativo sono il voto contrario di due dei tre senatori dell’UDEUR (senatore Clemente Mastella e senatore Tommaso Barbato), e dei senatori Lamberto Dini (Liberal Democratici), Domenico Fisichella (indipendente), Franco Turigliatto (Sinistra Critica), Sergio De Gregorio (Italiani nel Mondo). Si è astenuto (ma l’astensione al Senato ha effetto di voto contrario) il senatore Giuseppe Scalera (Liberal Democratici).)

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              1. Turigliatto era uno solo… pare che abbia fatto tutto lui! E non magari Veltroni che stava sproloquiando di partito a vocazione maggioritaria…
                non sottovaluterei la categoria delle poltrone, ne delle tasche… i 5S in gran parte non hanno ne arte ne parte, e i renziani in gran parte non verranno ripresentati, e anche se dovessero esserlo rischierebbero di brutto di dover andare finalmente a lavorare. E’ umano, ognuno tiene famiglia e si difende come puo’.
                La mia analisi e’ pre-politica, ed anche post: non mi pare ci siano tanti strateghi in giro, anche se qualcuno si sente Machiavelli.
                Faremo quello che ci sara’ imposto dall’Europa, ci bombarderanno per un mesetto e piu’ con lo spread, sai che allegria.
                Ci meritiamo il fascismo, dici? Non sono sicurissimo che gli “altri” siano migliori… arrivera’ qualche nave di clandestini per farci sentire piu’ buoni e solidali, salvo parcheggiarli in qualche onlus senza sapere cosa fargli dare.
                Di ipocrisie non se ne possono piu’ sentire…

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                1. bella discussione, ora hai argomentato meglio, oppure io sono più attento a quel che dici; ma andiamo in ordine.

                  1. la caduta di Prodi fu determinata soprattutto da Veltroni, dici; hai perfettamente ragione.
                  Veltroni si era inventato la vocazione maggioritaria, aveva concordato con Berlusconi, sottobanco, la legge elettorale dichiarata incostituzionale OTTO anni dopo, che fece fuori la sinistra, e – annunciando che il Partito Democratico avrebbe corso da solo alle elezioni politiche – silurò Prodi, inducendo anche con questo Mastella a ritirarsi – giusto?
                  ma la sostanza del problema è che Veltroni volle eliminare l’estrema sinistra dal governo e dal parlamento.
                  Turigliatto fu soltanto un personaggetto folkloristico che dall’estrema sinistra partecipò al massacro di Prodi e al suicidio dell’estrema sinistra, senza capire nulla di quello che stava davvero succedendo, come succede spesso da quelle parti.
                  credo che in sostanza qui siamo d’accordo; ed era già quasi riuscito a liquidare Prodi poco tempo prima sulla politica estera.

                  2. le tasche e le poltrone: certamente sono fattori che i singoli considerano; ma usarli per interpretare la realtà non serve a nulla, visto che possono facilmente essere usati in sensi opposti; e comunque alla fine le forze che decidono non sono queste.
                  chi vuole evitare le elezioni pensa alla poltrona? oook. ma chi vuole andare alle elezioni non pensa forse anche lui alla poltrona? oookkk anche su questo.
                  per capire contano altri fattori: le crisi nascono IN parlamento (a volte) o nel mondo politico, ma non nascono DA loro.
                  qui sfugge che è la linea politica di Salvini che è diventata impraticabile, tra filo-Russia e filo-USA, autonomia del Nord e sovranismo nazionalisitco, anti-Europa e isolamento politico totale internazionale; da ultimo ha dovuto appoggiarsi a Trump, ma certamente è diventato sgradito anche lì, gli avvertimenti non sono mancati, mi pare.

                  3. quanto a “quello che ci viene imposto dall’Europa”, che ridere. l’Europa ci chiede soltanto di tenere relativamente in ordine i conti, visto che facciamo parte di una moneta comune e che una crisi nostra mette in discussione il valore della moneta di tutti gli altri stati; ci chiede di rispettare le regole che abbiamo sottoscritto per entrare nel club. che cosa c’è di strano?
                  sinceramente, per fortuna c’è l’Europa, altrimenti l’abitudine dei politici italiani di comprare i voti allargando le spese non troverebbe freni, e noi ci saremmo già ritrovati da un bel po’ con le pezze al culo.

                  4. sono sicuro che neppure gli altri sono buoni, ma chi lo è? sono assolutamente certo che sono, però, meglio di Salvini, perché non ci vuole niente per esserlo.
                  l’antisalvinismo non basta, d’accordo; e rischia di fregarci come l’anti-berlusconismo. ma l’alternativa giusta ad un antiberlusconismo parolaio non era Berlusconi, e l’alternativa giusta ad un anti-salvinismo fumoso non è Salvini.
                  questo è poco, ma sicuro.

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