Jeshu e Cafarnao. – L’annuncio del nuovo regno 7 – 384

per l’episodio successivo che nel Vangelo secondo Giovanni racconta un miracolo di Jeshu a Cafarnao (4, 43-54), seguirò un metodo espositivo diverso da quello seguito finora: il testo è talmente ingarbugliato, che inizio riproducendolo come si presenta oggi.

4.43 Trascorsi due giorni, partì di là per la Galilea.
44 Gesù stesso infatti aveva dichiarato che un profeta non riceve onore nella propria patria.
45 Quando dunque giunse in Galilea, i Galilei lo accolsero, perché avevano visto tutto quello che aveva fatto a Gerusalemme, durante la festa; anch’essi infatti erano andati alla festa.
46 Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l’acqua in vino.
Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao.
47 Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire.
48 Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete».
49 Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia».
50 Gesù gli rispose: «Va’, tuo figlio vive».
Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino.
51 Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo figlio vive!».
52 Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio.
Gli dissero: «Ieri, un’ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato».

53 Il padre riconobbe che proprio a quell’ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive», e credette lui con tutta la sua famiglia.
54 Questo fu il secondo segno, che Gesù fece quando tornò dalla Giudea in Galilea.

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ma questo testo, per la consequenzialità posta fra i primi due “segni” dati da Jeshu, si ricollega direttamente ad un passo precedente delL’annuncio del nuovo Regno:
2 11 Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Jeshu; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.
12 Dopo questo fatto scese a Cafàrnao, insieme a sua madre, ai suoi fratelli e ai suoi discepoli.
Là rimasero pochi giorni.

i due passi sono strettamente connessi fra loro: il primo racconta il primo “segno” dato da Jeshu con la trasformazione dell’acqua in vino al ricevimento di nozze; qui si racconta il secondo.

conferma la connessione anche il carattere incredibilmente confuso dell’esordio dell’episodio, che raggiunge vertici di insensatezza difficilmente concepibili:

Jeshu resta in Samaria due giorni, e già questa precisazione appartiene ad una mano successiva alla redazione originale (quella che presumibilmente si intitolava Annuncio del nuovo Regno, Evanghelion), mano – credo – diversa da quella del teologo che reinterpreta e commenta i fatti alla luce di una sua avventurosa visione teologica, e questa invece si sforza malamente di trasformare in una sequenza cronologica le diverse testimonianze sparse, che seguono una motivazione diversa.

poi, secondo questa narrazione, Jeshu ritorna in Galilea, dopo avere dichiarato che “un profeta non riceve onore nella propria patria”: ma allora, perché ci torna? per nascondersi, forse?

ma se proprio in Samaria ha dichiarato, al pozzo, di essere lui il messia!

e perché qui invece sembra suggerire di essere un profeta?

il ruolo di profeta (che Yehoanaan aveva negato a se stesso) è compatibile col ruolo di messia?

no, nel testo i due ruoli vengono chiaramente distinti:
1.19 […] «Tu, chi sei?».
20 […] «Io non sono il Cristo».
21 Allora gli chiesero: […] «Sei tu il profeta?».
«No».

e la figura politica del re e quella religiosa del profeta sono sempre chiaramente distinte nella bibbia ebraica.

in questo inciso, dunque, attribuendosi il ruolo di profeta, Jeshu si nega quello di messia, cioè di nuovo re di Israele?

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ma, per chiudere il paradosso, subito dopo si dice che “gli abitanti della Galilea lo accolsero”.

una spiegazione possibile è che Jeshu citi un detto corrente, “un profeta non riceve onore nella propria patria”, e subito dopo si affermi, invece che i galilei lo accolgono, proprio per confermare che lui è più che un profeta, che i galilei avrebbero ignorato, ed è invece il messia.

e lo conferma il fatto che l’accoglienza dei galilei è a lui per quello che aveva fatto a Gerusalemme, dove si era comportato da re, più che da profeta, quando aveva cacciato i mercanti dal cortile del tempio…

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in conclusione, è probabile che questo passaggio, proprio per il criterio della lectio difficilior, sia autentico, ma da considerare conclusivo della testimonianza precedente, quella dedicata ai samaritani, in questa forma:
4.43 Jeshu partì di là per la Galilea.
44 Jeshu stesso infatti aveva dichiarato che un profeta non riceve onore nella propria patria.
45 Quando giunse in Galilea, i galilei lo accolsero dunque 
[come messia], perché avevano visto tutto quello che aveva fatto a Gerusalemme, durante la festa.

la postilla finale, “anch’essi infatti erano andati alla festa”, mi pare una tipica glossa esplicativa aggiunta dopo, e quindi da espungere.

in conclusione sia gli abitanti della Galilea, sia i samaritani, tradizionalmente divisi da contrapposizioni religiose, riconoscono Jeshu come messia.

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ma qui si aggiunge subito dopo che Jeshu torna esattamente a Cana, dove aveva fatto il suo primo miracolo nelle nozze alle quali era stato invitato in apparenza occasionalmente, assieme alla madre e ai suoi seguaci; ma questo avrebbe un senso soltanto se a Cana lui avesse abitato, le nozze fossero state le sue e lui vi si fosse recato a trovare la moglie, Maria di Magdala; tutti aspetti che la versione attuale del Vangelo secondo Giovanni tende ad occultare.

possibile? la seconda testimonianza, che spezza l’ordine del racconto con la cronaca del presunto assalto di Jeshu ai mercanti che stazionano davanti al tempio di Gerusalemme, e la terza, che narra del suo passaggio in Samaria, sono dunque intrusioni successive?

e come mai a questo punto del cap. 4 ricompare la città di Cafarnao, dove Jeshu era già stato, secondo quanto ci viene raccontato nel cap. 2?

e, elemento davvero decisivo, come mai si parla di un unico ritorno di Jeshu in Galilea dopo il battesimo ricevuto da Yehoanaan?

questo conferma che gli episodi non sono raccontati secondo un ordine cronologico sequenziale, ma sono liberamente accostati.

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Cafarnao si trova sulla riva nord-occidentale del cosiddetto mare di Galilea, il lago formato dal fiume Giordano, a una trentina di km dall’attuale Nazaret, che si trova a sud ovest.

The ruins of White Synagogue in Jesus Town of Capernaum, Israel

rovine della sinagoga di Cafarnao

quanto a Cana, la sua esatta posizione topografica non ci è nota con certezza: una tradizione del XIII secolo la identifica con il villaggio di Kefr Kenna, 7 chilometri a nord-est di Nazaret; altri la situano presso Kenet el-Jalīl (Cana di Galilea, nota anche come Khirbet Qana), più a nord ancora, oggi un insieme di rovine circa nove miglia a nord di Nazaret, ma altri ancora presso ‘Ain Kana o presso Qana, un villaggio del Libano meridionale.

in ogni caso Cafarnao appare distante almeno una ventina di km da qualunque di queste localizzazioni.

Ancient_Galilee
di William R. Shepherd (1871–1934) – Trasferito da en.wikipedia su Commons., Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=2739797

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è piuttosto inspiegabile razionalmente che il padre del bambino pensi di rivolgersi a Jeshu, che oltretutto fino a quel momento non ha fatto miracoli pubblici riconosciuti come tali, secondo questo racconto, in un occulto villaggio a qualche decina di km di distanza, mentre sarebbe molto più logico pensare che invece lo facesse mentre Jeshu è di persona a Cafarnao.

eppure la narrazione non lascia dubbi: effettivamente, secondo questo racconto, quell’uomo si è sobbarcato un viaggio che dura almeno una giornata, per raggiungere Jeshu a Cana da Cafarnao.

ma tutto questo fa pensare, piuttosto, che questi versetti, 46 Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l’acqua in vino, e 47 Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, appartengano sempre alla successiva normalizzazione del testo in chiave cronologica.

il testo quindi potrebbe essere definitivamente ricostruito in questa forma:
46 Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao.
47 Costui, udito che Jeshu era
a Cana, si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire.
48 Jeshu gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete».
49 Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia».
50 Jeshu gli rispose: «Va’, tuo figlio vive».
Quell’uomo credette alla parola che Jeshu gli aveva detto e si mise in cammino.
51 Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo figlio vive!».
52 Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio.
Gli dissero: «Ieri, un’ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato».
53 Il padre riconobbe che proprio a quell’ora Jeshu gli aveva detto: «Tuo figlio vive», e credette lui con tutta la sua famiglia.
54 Questo fu il secondo segno, che Jeshu fece quando tornò dalla Giudea in Galilea.

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ma un dettaglio, che finora mi pare sfuggito all’osservazione, è straordinariamente importante: del padre del bambino si dice che era un “funzionario del re”: di quale re?

traduzioni del passato, più libere e meno fedeli, rendono il concetto con funzionario di corte, per aggirare il grave problema posto da questa definizione.

la Galilea era stata costituita in stato autonomo alla morte di Erode il Grande nel 4 a.C. ed attribuita, assieme alla Perea, ad uno dei suoi figli, Erode Antipa, che aveva allora 17 anni, e riuscì a mantenere il suo dominio per 44 anni, fino al 39 d.C., quando fu detronizzato dall’imperatore romano Caligola, di cui il suo stato era vassallo: ma, per la piccolezza del territorio, non ebbe ma il titolo di re, ma di tetrarca.

fu dopo la deposizione di Erode Antipa che la Galilea venne assegnata al cognato Erode Agrippa I, che ebbe il titolo di re appunto dal 39 d.C., avendo unificato sotto il suo potere i territori di tetrarchie diverse, e morì improvvisamente nel 44 d.C., probabilmente per un infarto che lo colpì mentre teneva un discorso in pubblico, osannato dalla folla.

il figlio Erode Agrippa II successe al padre soltanto dall’anno 50, come re di Calcide nel Libano; nell’intervallo i territori del regno vennero amministrati da un procuratore romano.

non si hanno notizie attendibili della fine del suo regno, ma è probabile che venisse travolto dalla guerra giudaica del 66-73 d.C., anche se in essa tentò invano di indurre gli ebrei ad arrendersi ai romani.

in conclusione, la Galilea fu governata effettivamente da un re soltanto in due periodi: dal 39 al 44, quando il re fu Erode Agrippa I, e dal 50 al 73 almeno, quando il re fu Erode Agrippa II, suo figlio.

di conseguenza il passo del quale ci stiamo occupando può essere riferito soltanto ad un episodio avvenuto in uno di questi due periodi, se vogliamo dargli il significato di una testimonianza storica reale; oppure è stato scritto più tardi da qualcuno che era vissuto in tali periodi e non aveva nozioni precise della effettiva situazione politica della Galilea decenni prima.

insomma questo lapsus potrebbe avere una testimonianza decisiva per stabilire l’effettiva cronologia del passo e forse anche dell’intero testo.

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sempre che appartenga alla sua redazione originale, però.

e qui arrivo alle mie considerazioni finali: ritroviamo un testo molto simile nei Vangeli secondo Luca e secondo Matteo, ben più tardi (secondo le mie ipotesi sono della metà del II secolo – almeno nella sua redazione attuale, quanto al secondo).

nel Vangelo secondo Matteo si dice (4,13-14) che 1Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, 13 lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali.

in una specie di giustificazione a posteriori si dice che questo avvenne 14perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia – segue citazione della profezia.

e tutto questo sarebbe avvenuto immediatamente al ritorno di Jeshu dai 40 giorni di tentazioni nel deserto dove era stato condotto dallo Spirito dopo il battesimo ricevuto da Yehohanan, che dopo il battesimo di Jeshu sarebbe stato arrestato.

si raccontano poi diversi episodi, tra cui il discorso della montagna, e quando Jeshu discende dal monte, guarisce un lebbroso e poi a Cafarnao gli si presenta un centurione a chiedergli il miracolo del salvataggio della vita di un suo servo malato (8, 5-13).

nel Vangelo secondo Luca, invece, dopo avere subito le tentazioni nel deserto Jeshu si reca genericamente in Galilea, predica nella sinagoga di Nazaret, guarisce a Cafarnao un indemoniato, compie diversi altri miracoli, fra i quali la guarigione di un lebbroso, in una città non meglio identificata, e quella di un paralitico; poi, dopo il discorso della montagna, a Cafarnao avviene la guarigione del servo del centurione (7, 2-10).

come si vede, lo schema narrativo generale è molto simile, malgrado le diverse varianti introdotte.

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anche la narrazione del miracolo segue una traccia narrativa comune:

Vangelo secondo Matteo:
Entrato in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente».
Gli disse: «Verrò e lo guarirò».
Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: «Va’!», ed egli va; e a un altro: «Vieni!», ed egli viene; e al mio servo: «Fa’ questo!», ed egli lo fa».
10 Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! 11 Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, 12 mentre i figli del regno saranno cacciati fuori, nelle tenebre, dove sarà pianto e stridore di denti».
13 E Gesù disse al centurione: «Va’, avvenga per te come hai creduto».
In quell’istante il suo servo fu guarito.

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Vangelo secondo Luca:
1 Quando ebbe terminato di rivolgere tutte le sue parole al popolo che stava in ascolto, Gesù entrò in Cafàrnao.
Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire.
Il centurione l’aveva molto caro.
Perciò, avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a pregarlo di venire e di salvare il suo servo.
Costoro, giunti da Gesù, lo supplicavano con insistenza: «Egli merita che tu gli conceda quello che chiede – dicevano -, perché ama il nostro popolo ed è stato lui a costruirci la sinagoga».

Gesù si incamminò con loro.
Non era ormai molto distante dalla casa, quando il centurione mandò alcuni amici a dirgli: «Signore, non disturbarti! Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo io stesso non mi sono ritenuto degno di venire da te; ma di’ una parola e il mio servo sarà guarito. 8Anch’io infatti sono nella condizione di subalterno e ho dei soldati sotto di me e dico a uno: «Va’!», ed egli va; e a un altro: «Vieni!», ed egli viene; e al mio servo: «Fa’ questo!», ed egli lo fa».
All’udire questo, Gesù lo ammirò e, volgendosi alla folla che lo seguiva, disse: «Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!».
10E gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito.

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tra gli studiosi della formazione della tradizione detta evangelica è comunemente accettata l’idea che, quando Matteo e Luca presentano assieme episodi o detti non presenti in Marco, questi possano essere fatti risalire ad una fonte comune tra loro due non meglio identificata e per questo chiamata, in tedesco, Quelle dal primo che formulò questa ipotesi.

a mio parere potrebbe essere la prima redazione in aramaico dell’attuale Vangelo secondo Matteo nota nella prima metà del secondo secolo a Papia di Hierapoli, che vi accenna, e che non può essere identificata col Vangelo secondo Matteo attuale, dato che è definita come una raccolta di loghia, cioè di discorsi.

vi è stato chi ha cercato di ricostruire tale testo (che, se riferiamo ad esso la testimonianza di Papia, era più che una tradizione meramente verbale), e lo si ricava selezionando tutti gli elementi della narrazione comuni ai due vangeli per queste parti; e per l’episodio in questione, l’aspetto del probabile proto-vangelo secondo Matteo era il seguente:
1 Quando … ebbe terminato questi detti, entrò a Cafarnao.
3 Si recò da lui un centurione e lo pregava dicendogli: “Il mio garzone è malato”.
Ed egli gli disse: “Devo venire io a guarirlo?”.
6b-c “Signore, non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, 7 ma di’ una parola e il mio garzone sarà guarito. 8 Perché anch’io sono sottoposto all’autorità e ho sotto di me dei soldati, e dico a questo: Va’, ed egli va; a un altro: Vieni, ed egli viene, e al mio schiavo: Fa’, ed egli fa”.
9 Udendo ciò, Gesù restò meravigliato e rivolgendosi a coloro che lo seguivano disse: “Vi dico che neppure in Israele ho trovato tanta fede”.
Q 7, 1.3.6b-9 = Mt. 7,28a; 8,5-10.13
ricostruzione di J.M. Robinson, Gesù secondo il testimone più antico, pag. 9, Ed. Paideia, 2009.

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non entro nel dettaglio della validità di questa ricostruzione, ma la prendo come punto di riferimento per alcune considerazioni, visto che ci troviamo di fronte a quattro versioni diverse dello stesso fatto: quella del Vangelo secondo Giovanni, quella della fonte Q o proto-vangelo secondo Matteo, quella del Vangelo secondo Matteo e quella del Vangelo secondo Luca.

le variazioni, palesemente, dipendono solo marginalmente dal tentativo di raggiungere una più accurata precisione storica nella narrazione, dato che questa non interessa affatto i narranti, ma soprattutto dalla coloritura ideologica che ciascun narrante intende dare alla narrazione.

la fonte Q non si preoccupa di dirci dove risiedeva Jeshu al suo ritorno in Galilea, dopo il battesimo ricevuto da Yehoanaan; e anche per il Vangelo secondo Luca la questione non riveste alcun interesse.

invece il Vangelo secondo Matteo nella sua versione tarda precisa molto chiaramente che Jeshu era andato a vivere a Cafarnao, che era una città sulla costa, fortemente ellenizzata; questo coincide con una fortissima accentuazione della rottura di Jeshu rispetto all’ortodossia ebraica, con l’affermazione che gli ebrei ortodossi saranno dannati per non avere creduto a Jeshu.

nel Vangelo secondo Giovanni, invece, si afferma che Jeshu viveva a Cana, e questo certamente stabilisce una precisa correlazione con le nozze che lì si erano svolte, e che dunque erano le sue; inoltre quello che nella fonte Q è un centurione, cioè un soldato romano occupante, qui diventa un funzionario del re, cioè un ebreo; Luca si preoccupa di inventare che il centurione ha meriti davvero speciali verso il mondo ebraico perché avrebbe addirittura costruito la sinagoga, ed evita perfino di metterlo in relazione diretta con Jeshu, quasi per evitare di contaminarlo con una eccessiva familiarità con  occupanti romani.

vi è inoltre un ulteriore elemento decisivo in queste manipolazioni: nella fonte Q o proto-Matteo, in Matteo e in Luca il centurione chiede la grazia per un suo servo malato, a cui Luca si preoccupa di aggiungere che è molto affezionato; nel Vangelo secondo Giovanni, invece, la grazia è chiesta dal funzionario del re per il proprio figlio.

sembra che, in modi diversi, queste narrazioni si preoccupino tutte di escludere che il soggetto che viene miracolato da Jeshu sia un romano: per il Vangelo secondo Giovanni è il figlio di un funzionario ebreo; per gli altri vangeli è semplicemente un servo, che poteva anche essere ebreo, di un centurione.

insomma, vediamo all’opera narrazioni completamente contraddittorie fra loro dello stesso episodio che perseguono lo scopo principale di evidenziare in modi particolari e diversi il senso dell’azione di Jeshu.

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vi è al fondo di queste narrazioni un nucleo originario che può chiarire come ne sono derivate le diverse versioni incompatibili fra loro?

qui sembra che il nucleo originario sia quello della fonte Q o Proto-vangelo secondo Matteo che semplicemente narra che a Cafarnao Jeshu guarisce a distanza il servo di un centurione romano.

su questa base pare che L’annuncio del nuovo Regno corregga la narrazione su due punti: Jeshu era a Cana, dove abitava, quando fece il miracolo, che avvenne soltanto a distanza; e il miracolato non era il servo di un centurione, ma il figlio di un funzionario del re di Galilea: netta presa di distanza dai romani.

il Vangelo secondo Matteo e quello secondo Luca, in modi diversi, ritornano alla narrazione della fonte Q, da cui entrambi dipendono per questo episodio, narrandolo in modi differenti per accentuarne diversi aspetti.

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ma quale era la versione originaria?

è più probabile che qualcuno trasformasse la guarigione del servo di un centurione nella guarigione del figlio di un funzionario ebraico del re di Galilea o viceversa?

francamente io non riesco ad immaginare per quale motivo, se la versione originaria era la seconda, qualcuno avrebbe dovuto procedere ad un cambiamento così sostanziale: la guarigione miracolosa di un romano ad opera di Jeshu rimane un elemento di forte imbarazzo perfino un secolo dopo, quando la racconta Luca, condendola di mille giustificazioni.

mentre riesco benissimo ad immaginare come mai, se qualcuno aveva raccontato di questa guarigione, L’annuncio del nuovo regno vi contrapponeva pesantemente una narrazione completamente diversa, che da un lato intendeva ribadire la funzione regale di Jeshu, che abitava a Cana, dove si era sposato, fondando la sua dinastia, e dall’altro intendeva escludere che potesse avere avuto rapporti positivi con l’occupante romano.

solo che nella foga di questa polemica l’autore di questo passo si lascia sfuggire un apparente anacronismo, visto che parla di un re di Galilea presente storicamente soltanto o nel 39-44 o nel 50-73.

il che significa che il testo non può essere stato scritto prima di queste date, e dunque o Jeshu è vissuto in questo periodo e non in quello che si crede ed è persino diventato un dogma, oppure è la correzione che è successiva.

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non mi sento in grado di rispondere a questo dilemma sulla base di questi semplici elementi.

gli scenari che si aprono sono due: o L’annuncio del nuovo Regno veniva a correggere raccolte di detti di Jeshu che già circolavano e che contenevano questo episodio, oppure questo episodio venne aggiunto successivamente nel Vangelo secondo Giovanni, che ne rappresenta lo sviluppo, proprio per correggere la fonte Q o proto-Vangelo secondo Matteo.

per ora ritengo più probabile questa seconda ipotesi, pur senza prove definitive in questo senso, anche se questo non mi permette comunque di per sé di ipotizzare bene in quale data potessero essere composti sia l’una sia l’altra opera.

di conseguenza non ritengo che questo passo facesse parte della versione originaria delL’annuncio del nuovo Regno, ma che sia stato aggiunto in un secondo tempo, con funzione polemica verso il proto-Vangelo secondo Matteo o Fonte Q.


13 risposte a "Jeshu e Cafarnao. – L’annuncio del nuovo regno 7 – 384"

  1. @ fla 28 agosto 2019 alle 20:19
    Chissà… potresti comunque scoprire che la gente preferisce La Gioconda più esterna ai segreti più profondi. Dopotutto osservare il quadro è molto più facile che tentare di scoprire cosa si cela sotto.

    . . .

    da tanto mi conosci e credi ancora che mi importi molto che cosa pensa la gente?
    chi si preoccupa di questo, sceglie a priori di essere un mediocre, considerando che la gente mediamente lo è.
    scusa se lo dico in modo un po’ solenne: ma sono io il giudice di me stesso.
    se qualcuno mi segue, ovviamente mi fa piacere; ancora più piacere se mi aiuta con le sue critiche; ma il mio scopo non è la popolarità: ha un prezzo troppo pesante, che è il sacrificio dell’intelligenza.
    chi vuole stare ai santini dei vangeli tradizionali letti in modo acritico, stia pure lontano dalle mie analisi, a me non dispiace.

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  2. il centurione era un funzionario del “re” romano e lo schiavo a cui era affezionato era per lui come un figlio. Ma la domanda è… cos’è che dimostra questa fede enorme? Il fatto di essere andato a chiedere una cosa e imposto lui stesso le condizioni della guarigione?

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    1. la prima interpretazione ha qualcosa di geniale, ma non convince: centurione è un grado militare, peraltro molto modesto, che corrisponde al titolo di comandante di una centuria, cioè di un reparto di 100 soldati; quindi è impossibile applicargli la qualifica di funzionario, adatta solo ad indicare cariche civili.

      (lascio perdere l’enormità di un centurione che fa costruire la sinagoga di Cafarnao, quella della foto, hai presente?)

      mi pare anche difficile che l’imperatore romano potesse essere definito come re; l’unica volta che se ne parla, nei vangeli, a proposito del pagamento delle tasse, viene definito “Cesare” (date a Cesare…) e non re; e anche lo storico ebreo del tempo, Giuseppe Flavio, lo chiama sempre rigorosamente imperatore, visto che tra l’altro, aveva diversi re vassalli sotto di sé.

      sulla seconda interpretazione tua sono meno deciso: tuttavia mi pare un poco tirata per i capelli.

      se poi insistiamo troppo sull’affetto decisamente poco comune che questo padrone ha verso un giovane schiavo, arriviamo ad ipotesi che qualche malcreato ha anche già fatto e che io ho preferito tacere, perché non mi convincono; e cioè che questo affetto arrivasse all’amore omosessuale: col che nel suo secondo miracolo Jeshu avrebbe addirittura beneficiati due gay consentendo loro di continuare ad amarsi.

      ma queste interpretazioni nascono dalla pesante sovrapposizione di modi di pensare moderni su civiltà antiche a cui sono estranei.

      sarò anche affezionato alle mie idee, ma in questo caso mi sembra molto più convincente l’idea di versioni diverse che raccontano un episodio base in modi talmente differenti al fine di sostenere idee politiche del tempo molto diverse, e che polemizzano fra loro sulla ricostruzione dei fatti e sui particolari per sostenere visioni politiche differenti.

      comunque trovo straordinario che qualcuno (tu!) abbia letto un testo così faticoso, sia da scrivere che da leggere, e grazie delle critiche!

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      1. ma perché il centurione era un uomo di così alta fede? La domanda non è casuale. La mia interpretazione è la seguente: Jeshu stava scappando per via di qualcosa fatto in precedenza ed era ricercato dall’autorità locale. Il centurione era andato ad arrestarlo o farlo arrestare da qualcuno. Gli propone uno scambio. Se fosse riuscito a guarire dalla febbre un famigliare o amico l’avrebbe rilasciato in quanto lui era un romano, non direttamente legato all’autorità locale. Chiaramente Jeshu potrebbe aver proprosto un rimedio che convinse il centurione a rilasciarlo. Non poteva portarselo a casa e poi rilasciarlo mettendo a rischio la propria posizione con il (re) autorità locale. Uomo di grande fede il centurione… si vede che la persona era molto importante perché era disposto a rischiare tutto per lei.

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        1. mumble mumble, mi sembra una ricostruzione spericolata.

          devo anche aggiungere che l’autorità locale, di nome indipendente, era di fatto sottoposta a un protettorato romano, e quindi i romani erano piuttosto liberi di agire, e di fatto controllavano il territorio ed eseguivano le condanne.

          ma intanto io parto dal concetto che non si tratta di fatti reali, ma di racconti di fatti forse con una base reale, ma soprattutto immaginari.

          se li prendi per fatti reali e li tratti come tali, finisci fuori strada; l’unica cosa che possiamo sapere di questi racconti è come e perché vengono raccontati in un certo modo; se dietro ci sia qualcosa di reale e che cosa temo che ci sfuggirà sempre.

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          1. È la forza della religione più in generale. Sfuggire alla logica e mantenersi su un piano interpretativo dove tutte le possibilità sono ugualmente vere a seconda di cosa vuoi sostenere. Aggiungevo una quinta versione a quelle che hai raccobtato tu. La versione di Jeshu da fuggitivo è più interessante.

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            1. diciamo che io le ho riferite, ma non le ho inventate io: sono quelle che ci presentano i testi, e poi in realtà sono 5 (tre disponibili e due ricostruite), se alla versione ricostruita da me del paleo-Vangelo secondo Giovanni, che io chiamo L’annuncio del nuovo Regno, aggiungiamo quella del Vangelo secondo Giovanni che ci è arrivato.

              la forza delle narrazioni evangeliche è che hanno una incredibile capacità di generare nuove narrazioni, non solo nei vangeli detti poi apocrifi che si sono susseguiti nei secoli, ma anche negli scrittori come Bulgakov, nel Maestro e Margherita, o Saramago.

              vedo che ti aggiungi alla lista anche tu: allora sviluppiamo i tuoi punti e diciamo che Jeshu si fa battezzare da Giovanni, poi si ritira nel deserto a pensare che cosa fare della sua vita ed è pieno di dubbi, che lui chiama tentazioni del diavolo; torna a casa dalle rive del Giordano, passando per Gerusalemme, a fare casino, e poi, ricercato dai romani, attraversa la Samaria; di mezzo ci sarebbe il suo matrimonio, ma in questo frame non sappiamo come collocarlo; arriva in Galilea, dove trova qualche appoggio nella latitanza e decide di nascondersi a Cafarnao, centro un poco più grande, dove spera di passare inosservato; ma non al centurione, che lo scova, e però ha uno schiavo malato, a cui tiene molto; Jeshu glielo salva con i poteri magici che aveva imparato in Egitto; ma la storia continua…

              resta da dire che Jeshu aveva un fratello gemello di nome Giuda, che compare scombinando tutte le trame e che gli crea la fama di riuscire ad essere in luoghi diversi contemporaneamente…. 😉

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              1. anni fa sarei stato in grado a risponderti meglio siccome avevo letto un po’ la storia. Ora me la sono scordata in gran parte.

                Dunque ricostruiamo: Si ritira nel deserto e siccome uno non vive senza acqua e cibo attacca appoffita di mercanti di passaggio. Capisce che il denaro e la tentazione del diavolo per cui a Gerusalemme tenta una rivolta. Si mette in cattiva luce con le autorità locali. Tenta di nascondersi sposandosi ma non ci riesce (cambio acqua vino… cambio identità). I romani lo scovano ma non rappresenta un rischio per loro se non marginale. Si salva dal centurione proponendo una cura… erbe ecc. Aveva qualche conoscenza medica sicuro.

                Vedrai che viene fuori una storia da Oscar.

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                1. ma non l’ha già fatto Scorsese il film L’ultima tentazione di Cristo?

                  eppure il più rigoroso storicamente è il surreale Brian di Nazaret dei Monthy Piton…

                  comunque vedo che sta nascendo una coppia di nuovi sceneggiatori, che manco i fratelli Taviani, ahha.

                  nella prossima puntata lo vedremo alle prese col sabato ebraico, tutto teso a inimicarsi ulteriormente le autorità religiose locali…; pigliamoci tempo: le testimonianze da esaminare sono 12, e finora ne abbiamo viste solo 3.

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                  1. cerchi di ripulire i testi delle aggiunte e manomissioni storiche solo per arrivare ad un testo o storia che comunque non è vera o che in ogni caso è stata alterata dalla trasmissione verbale. Infatti chissà quanto tempo sia passato prima che l’evento reale originario sia stato registrato sulla carta… e a quel punto quanto è leggenda e quanto reale. Perché ti ostini a perseguire la via masochista 😀 ?
                    Posso sempre darti una mano. Uscirà la più comica interpretazione in assoluto!

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                    1. be’, non puoi dire ad un restauratore che il suo lavoro è inutile, o meglio, lo puoi dire se non ami i quadri.

                      e non dovresti meravigliarti se il restauratore fosse molto orgoglioso di scoprire che sotto la Gioconda attribuita a Leonardo c’è un quadro più antico, dipinto veramente da lui, mentre quello che ci sta sopra è una crosta pitturata grossolanamente da qualche suo seguace decenni dopo la sua morte.

                      ma, dici tu, giustamente, alla fine del tuo lavoro non ci sta la verità storica, ma soltanto l’invenzione.

                      vero: infatti i restauratori si occupano soltanto di quadri, non si aspettano certo di ritrovare la Gioconda in carne ed ossa, togliendo le ridipinture:

                      anche perché, in questo caso, rischierebbero una sorpresa da lasciarli senza parole: di ritrovarci il Salaì, il garzone di bottega sessualmente ambiguo di cui Leonardo era innamorato (come tradurresti La gioconda in inglese?).

                      scoprire quanti strati di pittura, cioè di falsificazioni umane della realtà (l’arte è sempre una forma di menzogna, come diceva Oscar Wilde), si sono sovrapposti nei vangeli che tanta gente considera ispirati da Dio, non è un modo come altri, ma perfino più degno, di dimostrare la follia umana che si santifica da sola?

                      in ogni caso, quello del restauratore di testi è il mestiere che avevo imparato a fare all’università mezzo secolo fa, come tu hai studiato come si progettano gli aerei; e siccome vedo che, per opportunismo e quieto vivere, ben pochi applicano queste tecniche di studio (la filologia) ai sacri testi, mi diverto a farlo io.

                      aggiungi che siccome questa è la messa in bella copia, di un abbozzo di studio che avevo già fatto una dozzina di anni fa, alla fine c’è anche la soddisfazione di riportare alla luce un testo molto bello, come si vedrà bene alla fine, quando lo ripubblicherò tutto assieme e senza il peso delle discussioni necessarie a togliere le incrostazioni spurie.

                      – risposta troppo seria ad un commento ironico e scherzoso, lo so…

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                    2. Chissà… potresti comunque scoprire che la gente preferisce La Gioconda più esterna ai segreti più prolfondi. Dopotutto osservare il quadro è molto più facile che tentare di scoprire cosa si cela sotto.

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    2. aspetta, ho saltato ancora una domanda: che cosa dimostrerebbe la fede enorme di chi chiede quel miracolo?

      rispondere a questa domanda permette di evidenziare quale è la versione originale dell’episodio; qui la scelta si restringe alla fonte Q o alL’annuncio del nuovo Regno; gli altri due testi sono del secolo successivo.

      nella versione della fonte Q il centurione chiede a Jeshu di recarsi a guarire il bambino, Jeshu rifiuta con una domanda retorica e il centurione risponde che basta una sua parola da lontano per salvarlo: supera così l’idea del tempo del miracolo che avviene per contatto fisico e Jeshu, giustamente, trova la sua fede straordinaria.

      sì, ci sta.

      nella versione delL’annuncio del nuovo regno, invece, non c’è nessuna sottolineatura del carattere straordinario della fede del funzionario del re: qui il miracolo è a distanza per necessità, visto che il malato si trova a una giornata di cammino; eppure un accenno alla forte fede compare ugualmente; però vi è, invece, una strana polemica di Jeshu contro un “voi” non meglio identificato, che ha come bersaglio coloro che hanno bisogno di vedere dei miracoli per credere.

      è possibile che questa sia la versione originaria? oppure è una correzione della versione precedente?

      in questo caso l’autore avrebbe cercato di correggere un testo che sottolineava la fede straordinaria di un centurione romano, presentando un’altra versione perché era contrario a fraternizzare con i romani.

      trovo difficile invece che la versione di Q sia una correzione di quest’altra versione: non ne vedo la motivazione.

      ma, ripeto, che – da sole – sono valutazioni molto opinabili.

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