la cultura cura – 393

mi è stato chiesto di mettere per iscritto, in sintesi, l’intervento fatto a braccio, su domanda, al secondo incontro, a Idro, cascina La Mirtilla,  della rassegna La cultura cura, promossa dalla Comunità Montana di Valle Sabbia, dedicato al tema “Uno stile felice”.

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Siamo abituati a contrapporre natura e cultura, ma non è sempre stato così.

Se guardiamo all’origine stessa delle due parole, natura deriva in latino dal verbo nascor, ed è quel che si è nascendo; cultura dal verbo colo, coltivo, ed è come ci si coltiva.

Cultura dunque è lo sviluppo e il potenziamento della natura, non il suo opposto.

Così era anche all’origine della filosofia antica: non si concepiva un sapere che fosse astratto e separato da uno stile di vita e un filosofo di allora insegnava tanto con le scelte pratiche quanto con quel che eventualmente scriveva, ma era prima di tutto un maestro di vita.

Diogene non scrisse nulla, ma fu filosofo quando Alessandro Magno, il conquistatore del mondo, andò a trovarlo davanti alla botte in cui viveva e gli disse: Chiedimi tutto quello che vuoi e lo avrai; e lui gli rispose: Togliti dal sole, mi fai ombra.

Lo dimostra tuttora l’uso dei nomi delle scuole filosofiche greche per indicare dei modi di comportamento: stoico è colui che sa sopportare il dolore, epicureo colui che si gode la vita, cinico chi si separa dai valori della comunità, platonico chi vive le emozioni in modo astratto.

L’Umanesimo e il Rinascimento italiano sono un ritorno all’unità antica di fisico e mentale, dopo la contrapposizione medievale che era stata anche svalutazione di tutto ciò che è corporeo.

Ma quando Leonardo disegna l’uomo vitruviano, lo vede come centro del mondo anche nella fisicità del suo corpo e nell’armonia delle sue proporzioni: non è solo la mente che ci rende unici nell’universo.

Dunque, nell’antichità come nel Rinascimento, la felicità è vista come l’inseparabile unione del benessere fisico con quello mentale: mens sana in corpore sano.

– non a caso, recentemente – aggiungo questa nota polemica ora – c’è stato chi ha esaltato uno stile mentale rozzo e primitivo assieme ad una dieta disordinata e compulsiva: due aspetti effettivamente inscindibili. –

Uno stile di vita felice non può separare questi due aspetti: il corpo non può essere sano se la mente non lo è altrettanto; la salute del corpo prepara quella della mente, ma a sua volta non può essere raggiunta se la mente non si libera dai condizionamenti di un modello di vita distorto: questi sono come le malattie che la opprimono e che danneggiano allo stesso modo il nostro fisico come la nostra mente.

Per questo, uno stile di vita felice e salutare fisicamente non è separabile da una presa di coscienza e da un percorso di libertà interiore: il superamento del consumismo, la liberazione dalla propaganda, il ritorno a relazioni umane dirette ci aiutano e sostengono nel percorso per una alimentazione salutare, per una vita fisicamente attiva e nella realizzazione del benessere psicologico che nasce da scelte di sobrietà e autenticità.

nutrirsi con misura e in modo felice, mentre si è effettivamente felici della propria libertà interiore.

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la foto mostra alcuni ascoltatori inattesi, sul fondo di questa chiacchierata notturna all’aperto, nella splendida fattoria non lontana dal lago, che presta ad alcuni disabili interventi di sostegno assistiti con gli animali.

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2 risposte a "la cultura cura – 393"

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