la fine di Giacarta – bortoblog 33

Giacarta, che aveva poco più di un milione di abitanti nel 1960, oggi ne ha più di 10 milioni, ufficialmente, ma l’area urbana circostante, secondo alcune fonti, raccoglie chi dice 25, chi dice addirittura 30 milioni di persone.

comunque non occorre credere a queste cifre esagerate per dire che Giacarta è diventata un incubo, e forse persino un simbolo che lascia allibiti e sconvolti: tra le grandi metropoli che verranno sommerse per lo scioglimento dei ghiacciai dovuto al riscaldamento globale, Giacarta sarà la prima a morire, dato che la sua morte è già in corso (come quella di Venezia, ma una Venezia moltiplicata 100 volte).

nella sua agonia Giacarta gradualmente affonda: il prelievo di acqua dalle falde provoca un lento declino sotto il livello del mare del terreno su cui sorgono le sue strutture avveniristiche; il disboscamento delle montagne attorno aumenta la forza delle inondazioni.

ma sono stati abbandonati i progetti per salvarla con una cinta di isole artificiali, come per secoli si è fatto in Olanda, dove le principali città sono difese da dighe, dato che il mare è più alto di loro: troppo costosi, e troppo incerto l’esito.

Giacarta dunque verrà lasciata morire, come ci racconta asiablog.it:
http://www.asiablog.it/2019/08/29/indonesia-capitale/

bortocal15 29/08/2019 at 5:35 pm
nel mio viaggio in Indonesia del 2013 ho accuratamente evitato Giacarta per i problemi che accenni anche tu, ma ciononostante non sono riuscito a evitare i suoi ingorghi di ore sulle autostrade esterne, passando da Sumatra e da Giava occidentale al resto di Giava.
a me pare che l’idea di lasciare Giacarta al suo destino sia apocalittica, e del resto non è neppure l’unica città indonesiana che sta affondando: io ho visto Semarang, che sta subendo la stessa sorte.

lì, perfino alla guesthouse dove stavo si doveva entrare passando il cortile a guado.
l’idea che la nuova capitale sia geograficamente al centro di quel subcontinente insulare è abbastanza sciocca, dato che dalla cartina che hai opportunamente pubblicato, appare invece abbastanza decentrata; inoltre la popolazione indonesiana è concentrata soprattutto a Giava che ha 160 milioni di abitanti: che cosa significherà una capitale raggiungibile da lì solo con più di un’ora di aereo in un’isola che non ha 4 milioni di abitanti?
isolamento politico implicitamente autoritario?
e la distruzione della giungla del Borneo è assicurata.

danilocdea 29/08/2019 at 5:50 pm
La lasciano al suo destino? Da quello che ho capito fanno una capitale nuova proprio per aiutare Jakarta togliendogli diversi milioni di persone che si dovranno spostare nella nuova capitale.

bortocal15 30/08/2019 at 1:44 pm
sì, più di un milione di persona lasceranno entro 5 anni la nuova capitale – tale è il peso dell’apparato statale e amministrativo del paese.
non credo proprio che questo basterà a cambiare le sorti di una città di più di 10 milioni di abitanti, anche tenendo conto dell’innalzamento del livello dei mari dovuto al riscaldamento globale.
sta di fatto che l’enorme spesa necessaria alla costruzione della nuova capitale sarà di poco inferiore ai costi del progetto di isole artificiali e dighe di tipo olandese, per salvare la metropoli, e, se questa spesa è stata giudicata eccessiva, non si deve certo fare conto che ci saranno altri interventi in loco.
quindi Giacarta continuerà ad affondare lentamente, sperando che chi può se ne vada, e i topi più altolocati si preparano a lasciare la nave: questa mi pare la realtà.
certo, non aspettiamoci che il governo indonesiano, che ha fatto questa scelta, la proclami sui tetti.

Danilocdea 30/08/2019 at 4:22 pm
Chi vivrà vedrà. Se è vero che il livello del mare si alzerà di molto saranno parecchie le città che finiranno nella merda.

. . .

ecco uno dei miei sempre più rari commenti su altri blog, di cui noto tristemente la chiusura progressiva.

raccolgo qui per promemoria le altre interazioni esterne dei prossimi giorni.

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Belém, il quartiere più famoso di Lisbona

bortocal15 Agosto 30, 2019 at 12:12 pm
bellissimo post, e fa venire voglia di tornare a Belem per recuperare tutto quello che mi sono perso… 😉

. . .

https://aldoanghessa.org/2019/08/30/controcorrente-10
[…] chi attacca Di Maio… attacca tutto il Movimento!
siamo sicuri? Possiamo prendervi in… parola???

bortocal15 30 agosto 2019 alle 22:43
allora, che ne dici? lo attacchiamo subito? – io l’ho appena fatto…

Anghessa 30 agosto 2019 alle 22:55
Ecco la differenza tra “sinistra 68na“ e “destra conservatrice“: Voi eskimo e bottiglia (molotov) NOI… fredda vindice…. ”ad aspera veritatem“

corpus05 31 agosto 2019 alle 08:04
non so perché, ma tutte le volte che mi sento parlare col “voi”, mi pare che il discorso non riguardi me… 😉

Anghessa 31 agosto 2019 alle 08:21
È un uso “strumentale“ (scherzoso nel nostro caso), proprio il “Voi“ e il “Noi“

corpus05 31 agosto 2019 alle 08:13
comunque, mai avuto l’eskimo in vita mia; mozione contro Capanna e i suoi katanga all’assemblea del Movimento Studentesco alla Statale di Milano nel 1968 (presi un terzo dei voti e poi mi defilai: gruppo bresciano dei Cani Sciolti, nome che era tutto un programma di vita, ma non lo sapevo ancora).
mai usata una molotov in vita mia, ma ero molto bravo a scansarle se tornavano indietro.

Anghessa 31 agosto 2019 alle 09:59
Non serve la tua “descrizione “dei tuoi anni verdi, inesorabilmente “dovevi“ essere un rompiscatole (in erba?!…).
le molotov È MOOOLTO difficile – rimandarle – al mittente.
Io ricordo della DELIZIOSE fanciullette con la gonnella di renna – rigorosamente rossa – e il baschetto (rosso pure quello) da “beccare“ e sculacciare garbatamente. …

corpus05 1 settembre 2019 alle 07:27
ma non dicevano scherza coi santi e lascia stare i fanti? 🙂
rompiscatole? non mi pare che i miei compagni (di scuola e di università) di quegli anni mi ricordino propriamente così: è una qualità che ho sviluppato dopo, con gli anni.
mai sculacciato una donna in vita mia: al massimo al massimo uno sberlone in faccia (ricambiato!).
ma, giustamente, lasciamo stare le autobiografie senili…

Anghessa 1 settembre 2019 alle 08:01
Ecco…
”evitiamo”… evitiamo!!!
specie con i “”68ini“”…

corpus05 1 settembre 2019 alle 21:24
come faccio a scrivere mi piace a questo commento?
pacca sulla spalla, dai… 🙂

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https://rbolletta.com/2019/09/02/invisibile-e-latente/

bortocal15, 3 settembre 2019 at 5:33 am
mi piace l’analisi impegnativa, con passaggi descrittivi della confusione sociale degni di un grande scrittore, ma il saggio si sforza di guardare tutto da lontano, con grande distacco, anche emotivo, e moltissimo di questa confusione gli appare un dettaglio, come gli spruzzi di schiuma sulle onde del mare, che non cambiano niente dell’onda.
se guardi l’onda e non la schiuma, tutto appare solennemente chiaro: moltissima di questa confusione è semplicemente creata dai media che sollevano spruzzi, come bagnanti nell’acqua, per i più diversi interessi loro.

. . .

to be continued


2 risposte a "la fine di Giacarta – bortoblog 33"

    1. interessante, oltre al commento, il post raggiungibile col link.
      verrebbe da rispondere che bisognerebbe guardare all’esperienza olandese, per imparare come si fa a salvare le città dalla subsidenza.
      però la situazione si complica se, oltre all’abbassamento del terreno, si deve fronteggiare contemporaneamente l’aumento del livello del mare; il primo si può cercare di controllarlo localmente (ad esempio fermando l’estrazione di acqua dal sottosuolo); il secondo no, oppure teoricamente soltanto a livello globale.
      è la globalità del secondo fenomeno che rende illusoria secondo me la possibilità di intervenire su Ravenna, in quanto piccola città: il problema riguarderà e in parte riguarda l’intera costiera romagnola, il delta del Po, Venezia ed oltre ancora: potrebbe essere che anche questa dimensione sia troppo ampia per pensare di riuscire a salvare qualcosa.
      certo, questo non ci esime dall’intervenire e prima si interviene, meglio è.
      comunque, concordo con te che la tutela dell’ambiente assorbirà nei prossimi anni la maggior parte delle nostre risorse.

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