come prolungare la vita del cellulare o degli elettrodomestici – 405

la disputa in corso sul progetto di legge che prolunga durata di vita di cellulari ed elettrodomestici è uno spaccato rivelatore dei danni dell’attuale modello economico e un nuovo momento dello scontro tra poteri statali classici e nuovi poteri dei tecno-feudatari dell’epoca post-moderna.

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parto dal mio titolo civetta: chiaramente nessuno di noi singolarmente è in grado di prolungare la vita del suo cellulare o degli elettrodomestici, fatte salve alcune norme di manutenzione di buonsenso oppure consigli come quello di non dimenticarlo da qualche parte appena si può (e cercarlo col bip bip, chiamandolo dalla rete fissa), di cercare di non farselo scippare mentre passeggi a Saigon oppure di non farlo cadere dal taschino in un fiume mentre cerchi di passarlo a guado (ma questi ultimi consigli servono unicamente per me, credo).

io cancello dallo smartphone periodicamente tutto quello che posso eliminare, a cominciare dalle foto di whatsapp che mi vengono spedite a decine al giorno da coloro che ignorano la funzione STATO, molto più rispettosa degli interlocutori nel divulgare foto e filmati, dato che questi ci restano su un giorno soltanto e poi si cancellano da sé, e inoltre occorre che chi vuole vederle se le vada a cercare e non sia costretto a guardarle – e a cancellarle – anche se gli interessano poco.

eppure noto di essere oramai nella zona rossa della saturazione dello spazio di archiviazione dei programmi, che si vanno facendo via via più pesanti attraverso i continui aggiornamenti.

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è noto infatti che i moderni strumenti tecnologici nascono già con tempi di obsolescenza programmata, anche a non tenere conto della spinta verso i nuovi modelli imposti dalle mode: il mio cellulare attuale, ad esempio, ha già raggiunto i due anni e mezzo di vita e questo meraviglia il negozio TIM che me l’ha venduto e mi dichiara candidamente che i tempi normalmente previsti per il cambio obbligato sono di due anni; ma forse perché è un modello cinese? un Huawei

insomma, di fatto, noi non acquistiamo più in realtà un prodotto: lo affittiamo (senza saperlo) e per una durata limitata, che neppure conosciamo bene; come avviene per le stampanti, che non costano quasi nulla, tanto il venditore si rifà con i prezzi stratosferici di toner e cartucce che devi acquistare periodicamente.

il problema dell’obsolescenza, quindi, va affrontato socialmente.

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è quello che una legge in discussione da noi sta cercando di fare, ma la reazione dei produttori, qui rappresentati dalla Samsung, è molto istruttiva.

vediamo prima di che cosa si sta discutendo, per ora in Commissione Industria del Senato:
L’articolo 2 del disegno di legge, se approvato introdurrà per i consumatori il diritto:
– a “riparazioni a costi accessibili dei prodotti e dei servizi” acquistati;
– all’assistenza tecnica per il tutto il periodo di commercializzazione del bene;
– e in più per un periodo ulteriore “pari alla durata della garanzia legale”.
Una volta terminata la produzione di un dispositivo, i pezzi di ricambio saranno disponibili per almeno 5 anni. I pezzi di ricambio di valore superiore ai 60 euro – parliamo di elettrodomestici – saranno disponibili 7 anni. In generale, qualsiasi pezzo di ricambio avrà un prezzo “congruo e proporzionato”.
Il termine per la riparazione oppure la sostituzione del prodotto viene portato da 2 a 5 anni per gli elettrodomestici di piccole dimensioni e a 10 per i grandi.
Nel manuale di istruzioni dovranno essere presenti informazioni precise sulla “durata di vita”
del prodotto.
Il Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti potrà fare ispezioni “negli stabilimenti di produzione e confezionamento, nei magazzini di stoccaggio e magazzini di vendita”, realizzare “controlli a campione sui beni”, potrà chiedere alle autorità competenti il ritiro e la distruzione del prodotto non conforme alle regole.
Il produttore o distributore di beni “è punito con la reclusione fino a due anni e con una multa di 300.000 euro se ha ingannato o tentato di ingannare il consumatore”. Questa multa può essere aumentata, “in modo proporzionale”, sulla base del fatturato garantito al produttore negli ultimi tre anni. 

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sono interessanti, però, e anche rivelatrici, le obiezioni avanzate dalla Samsung Italia:
la super estensione della garanzia a 5 anni “può aumentare significativamente i prezzi dei beni, a detrimento dei consumatori”.
anche l’obbligo di conservare in magazzino i pezzi di ricambio dei prodotti piccoli per 5 anni e degli elettrodomestici grandi per 10 anni rende importanti i costi di gestione dei magazzini.
Samsung ammette che i continui aggiornamenti dei software rendono telefonini e smartphone sempre più lenti e inefficienti, ma li considera indispensabili anche (!) per proteggerli dagli attacchi informatici.

infine la chicca finale per svuotare del tutto ogni disposizione di legge:
il costruttore dovrebbe essere sanzionato solo quando verrà dimostrata la sua volontà di danneggiare un bene, e dunque spetta al consumatore dimostrare che il produttore ha volutamente penalizzato il prodotto acquistato, attraverso “perizie tecniche”.

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è una difesa fragile dei propri interessi: se l’estensione della garanzia e dell’obbligo di conservare in magazzino i pezzi di ricambio aumenta così significativamente i costi di gestione (ma non i costi di produzione!), questo significa semplicemente che i prodotti sono effettivamente programmati per durare poco; e se al consumatore, per essere risarcito, spettano gli oneri di una perizia tecnica, questo equivale di fatto a negargli ogni diritto di rivalsa.

in ogni caso, questi stessi ragionamenti dimostrano che oggi lo scopo primario dei produttori non è quello di fornire prodotti di qualità destinati a durare, ma prodotti a rapido decadimento per garantire la permanenza di alti livelli di produzione; e dunque giustifica questo intervento legislativo, che certamente andrà ad incidere sui profitti dei costruttori.

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ma ammettiamo, per esempio, che un cellulare attuale di basso livello costi 200 euro e duri due anni, dichiarati nel foglietto delle istruzioni; vogliamo forse dire che portando la sua durata a 5 anni, il suo costo dovrà passare a 500 euro?

ammettiamo invece che il costo per la maggiore garanzia e il magazzino prolungato arrivi a 250 euro: chi non preferirebbe comperare per 50 euro in più un prodotto che durerà tre anni di più?

certo che, in questo caso, la Samsung dovrebbe diminuire la produzione…

e poi parliamo di effetto serra legato anche all’iper-produzione e al consumismo sfrenato.


9 risposte a "come prolungare la vita del cellulare o degli elettrodomestici – 405"

  1. Io faccio vita da decrescista light. L’ultimo cell l’ho comprato nel 2008, poi ho riparato e usato cell che i miei amici buttavano. Ancora oggi non ho lo smartph. per scelta. Non cambio l’auto perche ne dovrei prendere una infarcita di elettronica di cui avrei scarso nullo controllo, per non dire che non potrei piu ripararmela da solo. E senza nessuna legge.

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  2. Una legge assolutamente inutile, figlia di un’ideologia predicata ma poco praticata. Certe cose non si possono cambiare per legge. La gente vuole il nuovo e vuole potersi permettere il nuovo.
    Nel merito, apparecchi che si guastano nei 5 anni sono rari e la garanzia a 5 anni non aumenterebbe di molto il prezzo. E’ che le cose diventano obsolete, inadatte ad un mondo che cambia, e su questo il legislatore non può nulla.

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      1. Si, ma deve essere una legge sensata e facilmente applicabile. Altrimenti viene ignorata e bypassata. Una legge piu semplice sarebbe stata l’estensione della garanzia a 3 anni per i piccoli e 6 “on site” o in alternativa ritiro gratuito per i grandi senza ulteriori dettagli. E poi la legge deve essere almeno europea. Sarebbe una rivoluzione.
        Faccio notare che gia oggi puoi comprare estesnioni della garanzia di anni e il loro prezzo gia ti dice quanto verrebbe a costare in piu un bene garantito 5 anni. Se non sbaglio il mio tv l’ho pagato il 15% in piu per avere 5 anni di garanzia.
        Ma contro l’obsolescenza tecnologica non c’è legge che tenga. Tuttalpiù si possono obbligare i produttori a ritirare e riciclare le apparecchiature a fine vita, ma anche così non sarebbe un grande deterrente all’andazzo attuale.

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        1. riflessioni interessanti e anche concrete, che spero trovino qualche lettore.

          centrale mi pare l’osservazione che serve una normativa europea, comunque.

          credo anche una scelta alternativa potrebbe essere, per l’aspetto centrale, imporre la piena trasparenza, obbligando le aziende a dichiarare la durata prevista dell’apparecchio che comperiamo e lasciare all’acquirente la scelta fra durate e prezzi differenti, sotto controllo di qualche istituzione pubblica.

          perché può esserci chi è molto interessato a seguire l’evoluzione tecnologica e dunque prevede di acquistare presto un nuovo prodotto, e dunque preferisce un acquisto a prezzo più basso, e chi invece vuole un acquisto solido, destinato a durare, disposto anche a pagarlo un poco di più.

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  3. Aggiungo un appunto alla tua giusta osservazione sul fatto che la maggior parte dei prodotti tecnologici li “affittiamo”, e non li compriamo: vogliamo parlare del fatto che è impossibile spostare le applicazioni scaricate sulla memoria espandibile?
    Io possiedo proprio un cellulare Samsung, e con i continui aggiornamenti dei programmi, dopo un annetto di vita in cui l’ho tenuto piuttosto bene, sta terminando lo spazio in cui archiviarli; ho stupidamente pensato di acquistare una memoria aggiuntiva, per spostare lì le app e continuare ad utilizzare in tranquillità il mio “elettrodomestico”… ebbene, non posso! Le app non possono essere spostate dalla memoria “in dotazione”.
    Qualcuno vuole spiegarmi perché?

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    1. l’unica spiegazione che mi viene in mente è che su una memoria esterna sarebbero facilmente trasferibili anche ad un altro apparecchio, ma non so quanto possa essere valida.
      e comunque non spiega come mai, allora, non si possa facilmente potenziare o sostituire la memoria interna…

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