L’annuncio del nuovo regno – 9. quinta testimonianza: Jeshu e le sue promesse: l’abbondanza (e l’immortalità). – 407

con la quinta testimonianza su Jeshu, nelL’annuncio del nuovo Regno, il testo dalla cui rielaborazione è nato il Vangelo secondo Giovanni, l’ottica sembra cambiare: le prime quattro hanno tracciato il quadro di come si colloca la sua figura nel quadro delle principali componenti della società ebraica, nella sua struttura politica, sociale e religiosa, ma ora si entra nel vivo delle sue attese: verrebbe quasi da dire del suo programma, se si potesse parlare di lui in questi termini, mentre è evidente che non si attende risultati dall’azione degli uomini, ma dall’intervento miracolistico divino.

e tuttavia la conclusione dell’episodio mette in luce una ulteriore componente del quadro religioso e culturale, ma in una parola potremmo dire politico, nel quale si colloca la sua azione – reale o immaginaria che sia: ed è quello dei seguaci che lo hanno abbandonato: chi sono?

una ipotesi ce l’ho, ma vediamo prima il testo, e poi tornerò sul problema nel prossimo post.

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come fatto in prevalenza sinora, presento prima di tutto il testo originario che mi pare di poter riconoscere sotto i rifacimenti del Vangelo secondo Giovanni che oggi possediamo e di seguito do la spiegazione delle mie scelte.

tuttavia non devo tacere di trovarmi a questo punto in forti difficoltà: il rischio che il mio metodo appaia, e forse anche diventi, una selezione puramente soggettiva si fa più evidente da questo punto in poi.

soprattutto perché alcune scelte sono motivate da ragioni di incompatibilità stilistica, di variazioni sostanziali di metodi espressivi, che a me paiono evidenti, ma che potrebbero non essere condivise.

inoltre vi sono alcune questioni aperte che andrebbero preliminarmente risolte, per tentare di dare una risposta definitiva ad alcune scelte problematiche; e del resto queste risposte più generali non possono essere date prima di avere analizzato il testo punto per punto.

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qui in particolare – dico, anticipando un poco la discussione che verrà – si tratta di capire che rapporto intercorre tra L’annuncio del nuovo Regno e I detti di Jeshu trascritti da suo fratello gemello Giuda il Gemello, e se le parti del primo che sembrano un riferimento polemico al secondo testo sono della redazione originaria oppure no; nel primo caso occorre ammettere che almeno una redazione originaria del secondo testo abbia preceduto il secondo; altrimenti, ovviamente, si deve ammettere che si tratta di aggiunte successive.

e il problema è evidentemente complicato dal fatto che il testo scritto individuato come Vangelo di Tommaso può essere stato preceduto da una tradizione semplicemente orale o anche da una tradizione scritta diversa e ancora più elementare.

scelgo pertanto una strada nuova; di lasciarne aperte alcune opzioni alternative, per il momento, sulle quali ritornerò alla fine della mia analisi.

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6, 1 […] Jeshu passò all’altra riva del mare di Galilea […], 3 […] salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi seguaci. […]
5 Jeshu, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». […]
7 Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo».
8 Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simone il Macigno: 9 «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?».
10 Rispose Jeshu: «Fateli sedere».
C’era molta erba in quel luogo.
Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini.
11 Allora Jeshu prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano.
12 E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto».
13 Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.
14 Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». […]
16 Venuta intanto la sera, i suoi seguaci scesero al mare, 17 salirono in barca e si avviarono verso l’altra riva del mare in direzione di Cafàrnao.
Era ormai buio e Jeshu non li aveva ancora raggiunti; 18 il mare era agitato, perché soffiava un forte vento.
19 Dopo aver remato per circa tre o quattro miglia, videro Jeshu che camminava sul mare e si avvicinava alla barca, ed ebbero paura.
20 Ma egli disse loro: «Sono io, non abbiate paura!».
21 Allora vollero prenderlo sulla barca, e subito la barca toccò la riva alla quale erano diretti.
22 Il giorno dopo, la folla, rimasta dall’altra parte del mare, vide che […] 24 […] Jeshu non era più là e nemmeno i suoi seguaci, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù.
25 Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?».
26 Jeshu rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. 27 Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo.
28 Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?».
29 Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».
30 Allora gli dissero: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? 31 I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: Diede loro da mangiare un pane dal cielo».
32 Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero». »
[…]
34 Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane».
35 Jeshu rispose loro:  […] 47 In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna. 48 Io sono il pane della vita. 49 I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti.[…] 58 Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
59 Jeshu disse queste cose, insegnando nella sinagoga a Cafàrnao.
60 Molti dei suoi seguaci, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?».
61 Jeshu, sapendo dentro di sé che i suoi seguaci mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza?
  […] 63 […] Le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. 64 Ma tra voi vi sono alcuni che non credono». […]
66 Da quel momento molti dei suoi seguaci tornarono indietro e non andavano più con lui.

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ed ecco le integrazioni successive, a mio giudizio.

1. 6,1 Dopo questi fatti,
la solita integrazione che cerca artificialmente di dare unità e successione cronologica al racconto: ma l’episodio raccontato dalla testimonianza precedente si svolgeva a Gerusalemme!

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2. 6,1 , cioè di Tiberìade, – glossa evidente e abbastanza superflua per l’ascoltatore del tempo originario del testo.

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3. 6,2 e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. 3 Jeshu
glossa che anticipa un concetto ripreso subito dopo, qui dandone una giustificazione in chiave di fede religiosa, mentre nel testo successivo, che considero quello originario, questa chiave di lettura non viene introdotta.

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4. 6,4 Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. 5 Allora
altra integrazione dello stesso tipo e con la stessa motivazione della prima.

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5. 6,6 Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere.
altra glossa per razionalizzare, a proprio modo, il racconto.

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6. 15 Ma Jeshu, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.
altra aggiunta incoerente, per riempire una specie di buco narrativo: come può Jeshu ritirarsi sul monte, se l’episodio raccontato è appunto avvenuto sul monte?
d’altra parte qui la gente riconosce in Jeshu il profeta che annuncia il regno di Dio, non il sovrano di questo regno ed è contraddittorio che voglia incoronarlo re: l’aggiunta è fatta da qualcuno a cui queste distinzioni tipiche della cultura ebraica erano oramai sconosciute.

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7. 22. [la folla vide] che c’era soltanto una barca e che Jeshu non era salito con i suoi seguaci sulla barca, ma i suoi seguaci erano partiti da soli. 23 Altre barche erano giunte da Tiberìade, vicino al luogo dove avevano mangiato il pane, dopo che il Signore aveva reso grazie. 24 Quando dunque la folla vide che […]
un’altra aggiunta, evidenziata dalla ripetizione vide che: cerca di razionalizzare il racconto originario, ma lo rende ancora più incoerente.

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8. 33 Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo».
questa è una glossa evidente, introdotta da un infatti.
ma tutto il passo 28-32 potrebbe sembrare un’aggiunta successiva: eliminandolo, infatti, viene a ristabilirsi una diretta connessione tra il riferimento al pane che il Figlio dell’uomo vi darà e la richiesta degli ascoltatori di riceverlo sempre.
inoltre vi è una forte incoerenza logica nella domanda su quali sono le opere di Dio da compiere, che non ha né presupposti né veri sviluppi: tutto il passo sembra una glossa per spiegare un passaggio effettivamente difficile ed oscuro nel testo originario.

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9. 35 […] «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai! 36 Vi ho detto però che voi mi avete visto, eppure non credete. 37 Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, 38 perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato».
inserto col motivo addirittura ossessivo da parte del tardo rimaneggiatore teologo sulla mancata accettazione di Jeshu da parte degli ebrei: ovviamente in questo contesto l’affermazione non ha alcun senso: si è appena detto che Jeshu sfugge alla folla perché vuole farlo re; non è proprio un esempio di mancata adesione.

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10. 39 E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno. 40 Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno.
passaggio problematico: infatti il versetto 40 è chiaramente e inequivocabilmente soltanto una variante del versetto 39, che ripete quasi alla lettera; questo indurrebbe a pensare che il versetto 39 possa essere originario; d’altra parte nel contesto del discorso appare abbastanza chiaramente come una intrusione, dato che la critica successiva si riferisce a ciò che precede e trascura quest’altra affermazione che si prestava ben di più ad essere rifiutata.
l’idea più logica è quella di due inserimenti successivi, in cui il secondo ha la funzione di correggere il primo; qui infatti si parla di salvezza universale affidata dal Padre a Jeshu; nella seconda versione, invece, la salvezza è limitata a chi crede in lui.

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11. 41 Allora gli abitanti della Giudea si misero a mormorare contro di lui perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo».
42 E dicevano: «Costui non è forse Jeshu, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: «Sono disceso dal cielo»?».
ovviamente tutto questo è il logico sviluppo delle aggiunte precedenti.
43 Jeshu rispose loro: «Non mormorate tra voi. 44 Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. 45 Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno istruiti da Dio”. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. 46 Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. 
lo stile è discriminante, in questo caso; lo stile comunicativo tipico di Jeshu è la frase apodittica, che taglia illuminando come un fulmine le tenebre; queste ripetizioni ostinate e confuse degli stessi concetti sono chiaramente di altra mano.
non si comprende, d’altra parte, da dove emergano questi Giudei, nel senso di abitanti della Giudea, visto che il dialogo si svolgerebbe a Cafarnao.

ammetto comunque che si tratta di valutazioni abbastanza soggettive; motivazioni più precise verranno date più avanti.

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12. 50 questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. 51 Io sono il pane vivo, disceso dal cielo e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno».
52 Allora gli abitanti della Giudea si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
53 Jeshu disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita». 

altre ripetizioni, per ristabilire la continuità argomentativa dopo gli inserimenti.

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13.  54 Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. 55 Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. 56 Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. 57 Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me». 
la prima frase è, di nuovo, una variante della frase che la precede; poi tornano le ostinate ripetizioni in un accrocchio di frasi confuse e già dette.

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14. segue nel testo una improvvisata collocazione geografica e ambientale della discussione nella sinagoga di Cafarnao (senza visibili reazioni degli astanti), che dovrebbe dare nelle intenzioni, maggiore credibilità a questo

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15. 62 E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima?
propendo a credere che si tratti di un’aggiunta; mi pare sconcertante che i seguaci lo abbandonino dopo una profezia simile: si spezza il ritmo della narrazione.
inoltre una aperta rivendicazione della propria natura divina mi pare incoerente con la rappresentazione di sé che Jeshu ha dato sinora in questa narrazione.

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16. 63 È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla.
affermazione palesemente contraddittoria con tutto lo spirito di questo episodio, visto che qui Jeshu ha moltiplicato pani e pesci reali e non metaforici.

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17. Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito.
65 E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre».

all’inizio, glossa interpretativa, di un tipo molto frequente; poi, introduzione forzata di un concetto estraneo al quadro mentale complessivo tracciato nell’episodio, e legato piuttosto alla polemica contro i seguaci che abbandonano Jeshu.

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18. 67 Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?».
68 Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna 69 e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».
70 Gesù riprese: «Non sono forse io che ho scelto voi, i Dodici? Eppure uno di voi è un diavolo!».
71 Parlava di Giuda, figlio di Simone Iscariota: costui infatti stava per tradirlo, ed era uno dei Dodici.

qui l’aggiunta, in linea con la precedente, circoscrive il tradimento di Jeshu al caso di Giuda, modificando completamente il senso del comportamento dei seguaci che abbandonano Jeshu.

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introduco, per concludere, una importante citazione da Papia, fatta da Ireneo, che è vissuto dal 130 al 202 d.C.

Papia fu il primo che mise per iscritto la storia del cristianesimo nascente nella prima metà del secondo secolo e quel che dice mi pare vada a conferma della correttezza della mia interpretazione di questo episodio.

questo solo attraverso le aggiunte successive viene stravolto in senso spiritualizzato, come se Jeshu, nella versione originaria, non avesse voluto davvero promettere che nel Regno di Dio si sarebbe realizzata una piena abbondanza di beni materiali e la liberazione dalla fame e dal bisogno.

va da sé che, se questa è la lettura corretta che bisogna dare di quello che viene qui raccontato, tutte le parti che ho proposto di considerare aggiunte e che cercano di trasformarlo in una anticipazione del sacramento eucaristico, sono da considerarsi deformazioni tarde e posticce.

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1. Un giorno anche il mondo creato, rinnovato e liberato dalla maledizione divina, produrrà in abbondanza, dalla rugiada del cielo e dalla fecondità della terra, ogni sorta di cibi. Così i presbiteri, che videro Giovanni discepolo del Signore, ricordano d’avere udito da lui, che riferiva gli insegnamenti del Signore intorno a quei tempi dicendo:
2. “Verranno giorni in cui sorgeranno vigne, che avranno ciascuna diecimila viti; ogni vite avrà diecimila tralci; ogni tralcio avrà diecimila bracci; ogni braccio diecimila pampini, ogni pampino diecimila grappoli; ogni grappolo diecimila acini; ogni acino, spremuto, darà venticinque metrete di vino.
3. E quando uno dei santi prenderà uno di questi grappoli, l’altro grappolo griderà: Io sono un grappolo migliore, prendi me; e per mezzo mio benedici il Signore. Similmente anche un chicco di frumento produrrà diecimila spighe; ogni spiga avrà diecimila chicchi; ogni chicco darà cinque bilibbre di semola bianca e netta. Anche gli altri frutti, semi ed erbe saranno proporzionati a quelli. E tutti gli animali, cibandosi di quei frutti che si cavano dalla terra, saranno pacifici e concordi tra loro e pienamente soggetti agli uomini”.
4. Di queste cose anche Papia, discepolo di Giovanni e compagno di Policarpo, uomo antico, fornisce testimonianza per scritto, nel quarto dei suoi libri. Ne scrisse infatti cinque. E aggiunse anche questo:
5. “Queste cose sono credibili per coloro che hanno fede. Anche Giuda il traditore, aggiunge egli, non credendo domandò: Come il Signore compirà tali generazioni? E il Signore rispose: Vedranno coloro che verranno in quel tempo”.
Ireneo, Adversus haereses, V, 33,3-4

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