il bullismo dei media in Italia – 410

il bullismo è sempre esistito, il bullismo è umano, se sappiamo dare alla parola il suo giusto significato.

ha molte forme, a parte la violenza infantile: è nonnismo e umiliazione delle matricole, vive nei posti di lavoro come mobbing e nella vita sociale come maldicenza, pettegolezzi e messa al bando, se va bene; altrimenti si trasforma in dispetti; ed è il bullismo la base della mafia.

se sfugge al controllo, diventa nazionalismo, odio per gli immigrati e perfino fascismo; nei casi più tragici diventa progrom, persecuzione e perfino genocidio.

il bullismo, da ultimo, è diventato il comportamento esibito e rivendicato dal populismo sovranista, che odia l’intelligenza e dunque qualunque tipo di elite.

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solo se ci rendiamo conto che il bullismo non è l’eccezione, ma la normale natura umana prevalente, possiamo forse liberarci della mitologia dell’uomo che naturalmente sarebbe politicamente e socialmente corretto, e agire di conseguenza.

. . .

proprio perché presente dentro ciascuno di noi, il bullismo va trattato con attenzione.

come per la delinquenza, oggi probabilmente vi è molto meno bullismo di una volta, visto che nella civiltà post-moderna gli esseri umani stanno diventando sempre più fragili e iper-sensibili, in una parola meno violenti, ma proprio per questo molto più sensibili alla violenza altrui.

come per la delinquenza, oggi l’impressione di un bullismo crescente è tutta affidata ai media, che ingigantiscono ogni modesto episodio locale trasformandolo in un simbolo del male universale.

come nel caso degli abusi sessuali, che sono talmente ingigantiti nella loro dimensione quotidiana, spesso oggettivamente modesta e semplicemente molesta, che poi impediscono di affrontare con l’emozione che meritano violenze estreme, vere e gravissime, omicide.

. . .

la Germania ha tassi di violenza nella vita reale (e anche sulle donne) decisamente maggiori che l’Italia, come mostrano le statistiche; eppure è possibile che nessun grande giornale tedesco si perda dietro episodi risibili, facendo la grancassa a comportamenti semplicemente idioti del primo pirla che passa?

ma chiedere ai media italiani di smetterla di fare articoli isterici è come chiedere al drogato o all’alcolizzato di piantarla con le sue sostanze.

cerco di spiegarmi questi comportamenti palesemente assurdi che rendono così negativo il ruolo dei media in Italia e ne fanno uno strumento attivo di peggioramento della nostra vita sociale.

la chiave di volta sta in un piccolo inciso che ho scritto lì sopra: è il bullismo la base della mafia, e l’Italia è un paese perfettamente diviso tra rifiuto ufficiale e apparente del pensiero mafioso e solidarietà oscura e non detta con qualunque forma di prepotenza sociale e di trasgressione della legge, cioè anche, e forse soprattutto, con la mafia.

 

 


17 risposte a "il bullismo dei media in Italia – 410"

  1. “,,,come nel caso degli abusi sessuali, che sono talmente ingigantiti nella loro DIMENSIONE QUOTIDIANA (ma che stai dicendo Mauro), spesso oggettivamente modesta e semplicemente molesta, che poi impediscono di affrontare…”

    Senza che mi dilungo sui dati percentuale che comunque ho riletto aggiornati qualche giorno fa rientrando al ‘lavoro ‘di assistenza alla casa delle donne mentre gli omicidi in Italia sono sensibilmente diminuiti i femminicidi sono aumentati e che quindi sia importante che i ‘palpeggiamenti’ o le volgarità nei confronti di una donna vengano segnalate perché ripeto per la mia esperienza di molti anni troppo spesso sono prodromo di ben altre violenze…

    I media sono proprio quelli che hanno definito ‘gigante buono’ uno dei tanti uomini semplicemente rifiutato che ha ucciso una giovane ragazza.

    Si contrappone nell’opinione pubblica un gigante buono a un brutale femminicidio!

    Buona giornata

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    1. aspettati un quasi post, più che un commento; leggerai se vorrai e quel che vorrai.
      1. parto dal fondo, l’atteggiamento dei media sull’ultima donna uccisa da una specie di innamorato (ma, ahimé, l’amore è nella sua radice, variante di un desiderio di possesso e di controllo, altrimenti cambiamogli nome, per evitare confusioni): assolutamente indegno, vergognoso, marziano addirittura!
      siamo completamente d’accordo.

      2. eravamo anche d’accordo, fino ad oggi, mi pare, che è sbagliato assimilare allo stupro delle molestie sessuali, fastidiose e disapprovabili fin che si vuole (cum grano salis), ma oggettivamente modeste e anche abbastanza diffuse.
      ora improvvisamente pare di no: come mai?

      3. qui certamente non sarai d’accordo e susciterò il tuo sdegno: i palpeggiamenti diffusi non sono affatto, a mio modesto parere, una premessa all’ammazzamento della partner non consenziente, ma semmai – inorridisci pure – una forma di prevenzione.
      esiste infatti, sempre a mio parere – e ti prego di leggermi con attenzione, oppure di farne a meno -, una correlazione diretta fra la repressione delle manifestazioni minori di scorretta esuberanza sessuale (maschile e anche femminile) e l’incremento delle fissazioni morbose del desiderio che sono una delle componenti degli ammazzamenti delle (e in misura minore anche dei) partner che non ricambiano l’ossessione.
      è ovvio che sia così: in fondo questa virulenta campagna moralizzatrice in atto, che proviene dagli USA puritani nella loro origine storica, cerca di incrementare la monogamia.
      ma – come bene insegnava Orazio nel primo secolo prima di Cristo – l’unico rimedio all’amore malattia è il libertinaggio che oggi si cerca di reprimere in tutti i modi.

      4. la repressione del sesso libero è uno degli strumenti di creazione del fascismo di massa: siamo d’accordo almeno su questo?

      5. non userò MAI l’orrenda parola femminicidio: non è un FEMMINA che viene ammazzata dai maschi ossessionati, è una DONNA, e la cosa è ben diversa.
      si diceva uxoricidio una volta, se veniva uccisa una donna per presunto amore; qualcuno mi spiegherà, prima o poi, perché la nobile uxor, vittima della prepotenza omicida del suo uomo (o anche di chi non lo è affatto, ma vorrebbe soltanto esserlo), è diventata una volgarissima femmina.

      6. ognuno ha le sue esperienze e i suoi condizionamenti; non mi va di concedere niente qui ad una autobiografia che sarebbe molto doloroso risvegliare, ma dico soltanto che il primo anno che insegnai come titolare (1971) mi trovai ad affrontare il dramma di un ragazzino dodicenne violentato da una vicina di casa.

      7. ho iniziato il mio blog o quasi, 13 anni fa, con un caso che oggi si sarebbe detto di femminicidio…; giusto per dire che il tema non mi lascia affatto indifferente, anche se mi infastidisce molto la piega che preso sui media nei tempi più recenti:
      https://corpus0blog.wordpress.com/2015/12/16/7-debora-23-novembre-2005/
      https://corpus0blog.wordpress.com/2015/12/17/8-precisazioni-doverose-su-debora-24-novembre-2005/
      https://corpus0blog.wordpress.com/2016/02/06/50-06-il-suicidio-di-emiliano-6-febbraio-2006-cor-pus-47/

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      1. Sul punto 2. Sono d accordo in linea di massima nn di principio in quanto cmq ‘offensivo x chi lo subisce maschio o femmina.
        Quanto poi al termine uxoricidio riferito a una donna che con l’assassino ha avuto trascorsi sentimentali come definiresti tutti quei casi come appunto quello successo, protagonista il ‘gigante buono’, in cui la donna era a tutti gli gli effetti soltanto una amica?

        Ma conosco molto bene la diatriba innescata si sul termine femminicidio e non vado oltre.

        Ho letto molto bene e tutto il tuo commento li leggo sempre per quanto possono essere lunghi a volte non leggo i blog troppo lunghi ma è un’altra cosa.

        Buon pomeriggio Mauro

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        1. grazie di avermi letto, non è poi così scontato.

          capisco che crei problemi il termine uxoricidio nei casi in cui l’unione sentimentale è solo desiderata da una parte, ma non condivisa; ma vi era allora a disposizione il termine mulier, che significa donna (muliericidio?) anziche femina, che è il sesso femminile nella sua accezione anche animale.

          dici che sei d’accordo in linea di massima, non di principio…; mi sono rotto la testa, ma non capisco che cosa voglia dire; sono così integralista che, se non sono d’accordo in linea di principio, è impossibile che poi sia d’accordo di massima.

          ciao, shera, comunque sono normali discussioni, le nostre, senza drammi.

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                1. no, scusa, ci si sente dell’acido dentro… 🙂

                  e poi è una fusione fra due lingue diverse, italiano e latino.

                  critica che vale anche per il mio ginecidio, proposta semi-scherzosa e un pochino provocatoria, mescolanza di latino e greco antico: fine- indica qualcosa che si riferisce alla donna, come gineceo, ginecrazia…

                  sembra difficilissimo trovare il termine giusto: perché si deve riuscire a dire in una parola che vengono uccise delle donne, ma non vengono uccise le donne in quanto tali – nessuno potrebbe sostenere che è in atto da noi qualcosa di simile; semmai la parola femminicidio andrebbe benissimo per descrivere la soppressione delle neonate attuata clandestinamente in certi paesi, in particolare la Cina, dove la cultura tradizionale privilegia il figlio maschio.

                  si tratta di omicidi passionali (anche quando realizzati a mente fredda), da persone che non riescono a superare il trauma dell’abbandono o del rifiuto, e non sono esclusivamente maschi che lo attuano contro le donne, ma, più raramente, anche donne che lo attuano contro gli uomini (anche se questi casi sono sostanzialmente taciuti dai media in questo momento, visto che non si prestano alla campagna in corso di criminalizzazione del maschio), e perfino uomini che lo praticano contro altri uomini e donne con donne.

                  personalmente non credo neppure che sia un caso, questa difficoltà: in sostanza non troviamo la parola veramente adatta, perché il concetto che la parola dovrebbe esprimere è sbagliato; forse l’unica espressione che potrebbe renderla adeguatamente è “omicidio amoroso di una donna” (oppure “di un uomo”, a seconda dei casi); ma anche questa espressione è terribilmente, perfino insostenibilmente provocatoria: quanti sarebbero disposti ad accettare che l’amore come fissazione maniacale dell’oggetto d’amore può anche renderci assassini?

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    2. Il problema è che la sovraesposizione di eventi “minori” (mi si scusi il termine orrendo, ma davvero non ne trovo di migliori) porta alla banalizzazione di quelli più “seri”. E temo che sia proprio questo il fine di questa strategia comunicativa, che per altro è spesso “male oriented” (vedi il modo “pornografico” di raccontare le storie di violenza sessuale).

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      1. Gaber
        Se ti riferisci a tutta la bagarre che si è innescata con il #metoo Anche io ho molte perplessità per la strumentalizzazione di avvenimenti accaduti 20 anni prima e la demonizzazione che precedeva l esito del giudizio.
        Sappiamo molto bene che la Stampa dirige la musica ma credo non esistano mali minori perché anche un semplice palpeggiamento che non capita mai, ti assicuro, una sola volta è umiliante perche determina una cultura maschilista che nn rispetta il corpo della donna.
        Quella stessa cultura che proprio in questo recente caso di femminicidio , mi riferisco ad Elisa – definisce L’assassino un “gigante buono” che ammette dopo avere occultato il cadavere per oltre 15 giorni di avere fatto “una sciocchezza” .

        So anche molto bene che seppure in misura ridottissima questi “mali minori” vengono subiti da ragazzi giovani ‘maschi’ ma questo non è che rende la cosa paritaria o più accettabile.

        So per certo che sei un uomo intelligente e sensibile è da parte mia ti assicuro che il termine femminicidio non mi offende anche se ci sono donne a cui nn piace.

        Importante è che ci troviamo tutti d’accordo nel condannare questi gesti e tutti proprio tutti Mantenessimo dei comportamenti aperti a “mali maggiori”.

        Preso il tuo vizio 100 parole non bastano Neppure a me.

        Shera (dal cellulare nn rileggo, scusami)

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        1. No: mi riferisco al fatto che “violenza sulle donne” sia diventato un modo di dire giornalistico. Senza differenziare caso e caso, senza sottolineare che tutti sono censurabili ma che un omicidio è più grave di un palpeggiamento, che è comunque una cosa odiosa che nessuno dovrebbe azzardarsi a fare. È questo clima di “tutto è uguale”, questo clima in cui “femminicidio” è una parola come “insano gesto”, che crea gli “ho fatto una sciocchezza”, che denuncia più di mille parole qual è il “clima mentale”: personalmente, direi di aver fatto una sciocchezza (dopo essermi profuso in mille scuse ed aver cercato una vanga per sotterrarmi) se una sera, da ubriaco, sfiorassi il sedere ad una ragazza. E quindi vedi che ci torniamo…

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    1. proprio questa notizia mi ha suggerito il post.

      ma ti pare possibile, cara marta, che la notizia di questa sciocchezza venga sparata a livello internazionale e ci giunga addosso addirittura dagli Stati Uniti?

      d’altra parte in nessun giornale tedesco ne vedo la minima traccia.

      allora, quale strategia di condizionamento mentale ci sta dietro?

      è veramente opportuno farsi questa domanda, secondo me.

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