24 settembre: la CEI e il suicidio poco assistito del parlamento italiano – 414

il 14 febbraio dell’anno scorso la Corte d’Assise di Milano pose alla Corte costituzionale la questione della sospetta illegittimità costituzionale dell’articolo 580 del Codice Penale, che risale al codice Rocco del regime fascista e punisce chi aiuta o istiga una persona al suicidio, senza tenere in alcun conto la libertà di scelta individuale di una morte assistita.

riteneva che l’incriminazione delle condotte di aiuto al suicidio, non rafforzative del proposito della vittima, fosse in contrasto con i principi sanciti dagli articoli 2 e 13 della Costituzione, dai quali discenderebbe la libertà della persona di scegliere quando e come porre termine alla propria vita. Conclusione avvalorata anche dalla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo.

Art. 2.
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo[…]

Art. 13.
La liberta` personale e` inviolabile. […]

dunque il diritto di scegliere la propria morte viene considerato dalla Corte d’Assise di Milano una espressione inviolabile della libertà personale.

. . .

la Corte Costituzionale ha però respinto l’ipotesi di una cancellazione immediata almeno parziale dell’articolo in questione del Codice Penale.

come ha scritto in un suo comunicato, Non è, di per sé, contrario alla Costituzione il divieto sanzionato penalmente di aiuto al suicidio, che ha una sua «ragion  d’essere» soprattutto nei confronti delle persone vulnerabili. Non si può ritenere vietato al legislatore punire condotte che «spianino la strada a scelte suicide, in nome di una concezione astratta dell’autonomia individuale.
Tuttavia, non si può non tener conto di specifiche situazioni,
[…] in cui il soggetto agevolato nel suicidio si identifichi in una persona (a) affetta da una patologia irreversibile e (b) fonte di sofferenze fisiche o psicologiche, che trova assolutamente intollerabili, la quale sia (c) tenuta in vita a mezzo di trattamenti di sostegno vitale, ma resti (d) capace di prendere decisioni libere e consapevoli.
L’assistenza di terzi nel porre fine alla sua vita può presentarsi al malato come l’unica via d’uscita per sottrarsi, nel rispetto del proprio concetto di dignità della persona, a un mantenimento artificiale in vita non più voluto e che egli ha il diritto di rifiutare».

quindi, con una decisione inedita, il 16 novembre la Corte si prese dieci mesi per decidere, dando al Parlamento il compito di stendere intanto una nuova legge entro il 24 settembre prossimo.

. . .

ma in questo periodo il parlamento ha preferito occuparsi di legittima difesa armata, di presunta sicurezza e di migranti, disinteressandosi del tutto del problema.

il governo giallo-verde-nero di Conte-Salvini-Di Maio non era in grado di decidere, perché attraversato da troppe differenze sul tema.

Salvini, il giorno del suicidio assistito di Fabo, che è all’origine di queste decisioni, dichiarò:
Rispetto e una preghiera per la morte, e per la nuova vita, di Dj Fabo. Garantire la libera scelta di ogni cittadino, ma soprattutto assicurare una vita dignitosa a chi invece vuole continuare a combattere e ai suoi familiari: questo dovrebbe fare un Paese serio, cosa che oggi l’Italia non è“.

ma cambiò opinione una volta andato al governo:
Più che del fine vita mi preoccupo della vita e a me piacerebbe che questo Parlamento si occupasse degli italiani che stanno vivendo. […] Poi di morte ci occuperemo al momento giusto”.

il momento giusto era prima del 24 settembre, ma Salvini non lo trovò mai…

solo ora che la scadenza è prossima, c’è un improvviso sussulto alla Camera: e se si mettesse almeno in discussione qualcosa, sperando che basti alla Corte per rinviare la decisione di nuovo?

del resto la Lega nel precedente parlamento fu il gruppo più contrario alla legge sul testamento biologico e, assieme a Fratelli d’Italia, non ha aderito con nessun esponente alla Camera all’Intergruppo parlamentare per le scelte di fine vita: Movimento 5 Stelle – 29 aderenti; Partito Democratico – 12 aderenti; Liberi e Uguali – 4 aderenti; Misto – 4 aderenti; Forza Italia – 3 aderenti.

. . .

e tuttavia vale la pena di leggere ancora quel comunicato della Corte Costituzionale, soprattutto varrebbe la pena che lo leggessero e lo meditassero i nostri legislatori in parlamento, perché traccia già le linee indiscutibili entro le quali dovrebbe porsi una nuova legge in armonia con la Costituzione e con i diritti umani universali riconosciuti.

la Corte mette in relazione, giustamente, il tema del suicidio assistito con quello del diritto di ogni persona «capace di agire» di rifiutare o interrompere qualsiasi trattamento sanitario, ancorché necessario alla propria sopravvivenza, compresi i trattamenti di idratazione e nutrizione artificiale, sottoponendosi a sedazione profonda continua, diritto che è stato finalmente riconosciuto al malato dalla legge n. 219 del 2017, sul fine vita, recependo le conclusioni della giurisprudenza.
Se, infatti, il valore della vita non esclude l’obbligo di rispettare la decisione del malato di lasciarsi morire con l’interruzione dei trattamenti sanitari, «non vi è ragione per la quale il medesimo valore debba tradursi in un ostacolo assoluto, penalmente presidiato, all’accoglimento della richiesta del malato di un aiuto che valga a sottrarlo al decorso più lento
di una malattia inevitabilmente mortale.
In questi casi, «il divieto assoluto di aiuto al suicidio finisce, quindi, per limitare la libertà di autodeterminazione del malato nella scelta delle terapie, comprese quelle finalizzate a liberarlo dalle sofferenze, scaturente dagli articoli 2, 13 e 32, secondo comma, della Costituzione, imponendogli in ultima analisi un’unica modalità per congedarsi dalla vita, senza che tale limitazione possa ritenersi preordinata alla tutela di altro interesse costituzionalmente apprezzabile».

Art. 32.
[…] 2. Nessuno puo` essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non puo` in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

insomma, nessuna legge umana può stabilire, in contrasto con la libertà individuale, che vi è un solo modo di morire, quello considerato naturale, e vietare, per morire meglio, il ricorso a quegli stessi strumenti medici che ci aiutano a prolungare la vita o a viverla meglio.

la morte non è qualcosa di separato e opposto alla vita: ne è soltanto un aspetto.

e se usiamo la scienza per guarire dalla malattia, possiamo usarla anche per guarire dalla sofferenza, quando non vogliamo sopportarla e non c’è nessun altro modo per farlo.

. . .

qui interviene, al solito, la chiesa cattolica per dire che, legge umana oppure no, è la legge divina a vietarlo, di cui lei è la sola interprete autorizzata.

non è molto chiaro da quale passaggio dei testi sacri deduca esattamente questo divieto e dove la vita biologica sia trasformata, in essi, in un feticcio sacro superiore ad ogni altro valore; anzi, umilmente, a me pare che la tradizione religiosa millenaria del cristianesimo insegnasse la buona morte, accettata come orizzonte della nostra esistenza e descritta persino come la porta d’accesso ad una nuova dimensione della realtà, forse addirittura, per chi crede, ad una beatitudine infinita.

il cardinale Bassetti, presidente della CEI Conferenza Episcopale Italiana, in un recente convegno reclama che, prima della sentenza della Corte, intervenga il parlamento per fare la legge, evidentemente nella speranza che la lobby ecclesiastica riesca a condizionarlo meglio, con i suoi vistosi interessi di prolungare le degenze nelle numerose cliniche nonché ospedali che fanno parte del suo ingente patrimonio – sul quale la Chiesa non paga l’IVA e ne deve 5 miliardi allo stato, come da sentenza europea.

non paga, chiede perfino anche di “rivedere la legge sul testamento biologico”, e vuole introdurre “l’obiezione di coscienza” dei medici, che nessuno potrebbe mettere in discussione, a condizione che venga esercitata nella libera professione o nel privato e con la rinuncia al lavoro nelle strutture sanitarie pubbliche dove dovrebbero essere in vigore le leggi dello stato.

“Andrebbe rafforzato il ricorso alle cure palliative, la cui importanza è cruciale nell’offrire il necessario sollievo alla sofferenza del malato”.

come se qualcuno si astenesse oggi dal somministrare antidolorifici e sedativi; ma la tristissima verità è che essi spesso non bastano: non abbiamo bacchette magiche capaci di eliminare completamente il dolore, salvo appunto una, che tocca al malato decidere se usare oppure no.

. . .

ma gli argomenti usati sono sconcertanti.

Essi ritengono che esaudire chi chieda di essere ucciso equivalga a esaltarne la libertà personale. In che modo, però, può dirsi accresciuta la libertà di una persona alla quale, proprio per esaudirla, si toglie la vita?

il cardinale Bassetti non ricorda Dante:
Libertà va cercando ch’è sì cara,
come sa chi per lei vita rifiuta.

Da parte nostra affermiamo con forza che, anche nel caso di una grave malattia, va respinto il principio per il quale la richiesta di morire debba essere accolta per il solo motivo che proviene dalla libertà del soggetto.
Ugualmente, va confutato il presupposto che quella di darsi la morte sia una scelta di autentica libertà, poiché la libertà non è un contenitore da riempire e assecondare con qualsiasi contenuto, quasi la determinazione a vivere o a morire avessero il medesimo valore.

insomma, liberi sì, ma soltanto di fare liberamente quello che vuole la Chiesa, cioè di vivere a tutti i costi, anche quando è assolutamente intollerabile.

La stessa malattia, se vissuta all’interno di relazioni positive, può assumere contorni molto diversi, e fare percepire a chi soffre che egli non solo riceve, ma anche dona. Anche per il malato, sottrarsi a questo reciproco scambio sarebbe – lo dico con grande rispetto ma con franchezza – un atto di egoismo, un sottrarsi a quanto ognuno può ancora dare.

bellissimo appello ideale, purché si lasci al malato la libertà di accoglierlo oppure no.

Va negato che esista un diritto a darsi la morte: vivere è un dovere, anche per chi è malato e sofferente.

opinione legittima, ci mancherebbe, ma per chi ci crede; e perché dovrebbe diventare obbligatoria anche per chi non la condivide?

insomma, perché la chiesa cattolica ha l’irresistibile pretesa di trasformare i propri insegnamenti morali in legge, da imporre costrittivamente, togliendo quindi anche valore alla scelta di testimoniarli liberamente?

. . .

ma c’è un problema politico sullo sfondo, e il cardinale Bassetti lo esplicita in maniera perfino sfacciata:
Ora, per evitare che una sentenza della Consulta provochi lo smantellamento del reato di aiuto al suicidio, il Parlamento – come ha auspicato il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte – dovrebbe in breve tempo poter discutere e modificare l’art. 580 o, comunque, avviare un iter di discussione della legge che potrebbe indurre la Corte stessa a concedere un tempo supplementare.

insomma, la chiesa cattolica teme che dalla Consulta esca una modifica della legge coerente con la Costituzione e sa di poter contare, per imporre il suo modello di legge, sia sul Presidente del Consiglio sia sul Partito Democratico, che infatti sta premendo in questi giorni per eseguire le indicazioni della CEI.

. . .

ma il cardinale fa ancora di più: traccia proprio nel dettaglio le linee politiche della nuova legge alle quali il Parlamento dovrebbe attenersi:

La via più percorribile sarebbe quella di un’attenuazione e differenziazione delle sanzioni dell’aiuto al suicidio, nel caso particolare in cui ad agire siano i familiari o coloro che si prendono cura del paziente. Questo scenario, tutt’altro che ideale, sarebbe comunque altra cosa rispetto all’eventualità di una depenalizzazione del reato stesso.
In realtà, ben prima che sul reato di suicidio, i lavori parlamentari dovrebbero essere dedicati a una revisione delle Disposizioni Anticipate di Trattamento, approvate con la legge 219, del dicembre 2017. Le disposizioni contenute in quel testo, infatti, rappresentano il punto di partenza di una legge favorevole al suicidio assistito e all’eutanasia.
La legge 219 andrebbe, infatti, rivista laddove comprende la nutrizione e l’idratazione assistite nel novero dei trattamenti sanitari, che in quanto tali possono essere sospesi; così, andrebbero chiarite le circostanze che la legge stabilisce per la sedazione profonda e dovrebbe essere introdotta la possibilità di esercitare l’obiezione di coscienza alla norma.
Andrebbe, infine, rafforzato il ricorso alle cure palliative, la cui importanza è cruciale nell’offrire il necessario sollievo alla sofferenza del malato.

. . .

ma le ultime considerazioni del cardinale Bassetti sono anche le più pesanti:
Il togliersi la vita non è dignitoso per l’essere umano; il semplice credere di poterlo fare è in grado di svuotare di senso tutta l’esistenza personale.

se ne rende conto lui stesso:
Mi rendo conto che questo pensiero ad alcuni sembrerà incomprensibile o addirittura violento. Eppure, porta molta consolazione il riconoscere che la vita, più che un nostro possesso, è un dono che abbiamo ricevuto e dobbiamo condividere.

sta citando, senza nominarlo, il poeta latino materialista Lucrezio, dicendo che la vita è un dono.

proprio Lucrezio, un altro grande filosofo antico, che si suicidò, proprio perché la vita è un dono, e lui lo restituì, quando ritenne che quel dono era troppo pesante per lui.

. . .

il cardinale Bassetti potrebbe forse dire che il suicidio non è dignitoso davanti non soltanto a Catone, il suicida che Dante pone a guardiano del Purgatorio, o a Seneca e agli altri grandi suicidi dell’antichità, dove il suicidio era segno di grandezza d’animo, meritevole d’onore?

potrebbe dirlo anche a coloro che hanno fatto una scelta di poco diversa e, di fronte a morte certa, non l’hanno rifiutata, perché hanno ritenuto più onorevole la testimonianza dell’accettazione della morte che la viltà della fuga?

parlo di Socrate, che, bevendo la cicuta della sua condanna a morte, dopo avere rifiutato di salvarsi accettando l’evasione dal carcere che gli veniva proposta, invitò i suoi amici a un sacrificio di ringraziamento al dio della salute, perché era morto evitando una malattia.

ma parlo – perché no? – anche del messia cristiano, che non cercò di salvarsi fuggendo dall’orto degli ulivi, ma disse:
«Abbà! Padre! Tutto è possibile a te: allontana da me questo calice! Però non ciò che voglio io, ma ciò che vuoi tu»    Vangelo secondo Marco, 14, 36

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4 risposte a "24 settembre: la CEI e il suicidio poco assistito del parlamento italiano – 414"

  1. Curiosa consonanza, ho appena pubblicato un post sullo stesso tema. Che più o meno tira le stesse conclusioni…

    Poi, da “addetto ai lavori”, devo dire che:
    1. non capisco questa insistenza sulle “cure palliative”. Vi assicuro che siamo sempre molto attenti a trattare il dolore;
    2. non capisco cosa ci sia di naturale nella morte che la chiesa richiede. Vivere attaccato ad un ventilatore non è naturale.

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    1. questa consonanza non mi pare occasionale; meno male che c’è: possiamo sentirci entrambi un po’ meno isolati nella piattaforma, impegnatissima a parlare d’altro, e siamo almeno in due a reagire emotivamente (indignarci) per parole non solo offensive della nostra comune dignità umana, ma feroci nel cercare di prolungare sofferenze in atto.

      del resto, la morte, si sa, è un argomento osceno, da evitare perché ripugnante.

      ottima la puntualizzazione sul fatto che la morte che la Chiesa vuole imporre non è poi neppure naturale, ma a sua volta artificiale; e dunque non si capisce bene perché non dovrebbe essere considerata, a sua volta, una ribellione a Dio, perché se è Dio, secondo loro, che dà la vita, e dunque non possiamo togliercela di dosso, allora è anche Dio che dà la morte, e in questo caso non si capisce perché ci ribelliamo.

      invece è Socrate il nostro modello ideale, che a settant’anni, si considera fortunato della condanna a morte dello stato ateniese, perché lo salva da una morte per malattia: dovremmo essere anche noi tutti Socrate.

      ma forse è proprio questo che la Chiesa teme.

      il tuo post è brillante e trascinante, traboccante di argomentazioni e di pathos: sappi, comunque, che solo la pigrizia, forse mascherata da voglia di non strafare, mi ha impedito di scrivere il post due giorni fa.

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      1. Mi piace sempre ricordare una frase che lessi ne “Il teorema del pappagallo” (romanzo bellissimo, che ti consiglio di leggere), e che lì veniva attribuita all’Iliade (non sono mai riuscito a ricostruire se a ragione): Achille ha abbandonato gli achei, che ora sono guidati in battaglia da Aiace. Mentre tentano di difendere le loro navi da una sortita dei troiani, Apollo (che è in collera con loro) fa scendere su di loro una caligine che impedisce di vedere. Allora, nel mezzo della battaglia, Aiace si arresta e prega così il dio: “facci morire, ma alla luce del sole”.

        Credo che c’entri qualcosa.

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        1. sai già che mi piace andare a verificare, ma ho fatto in fretta e non sono del tutto sicuro di quello che dico.

          trovo nei riassunti anche io la storia della nebbia, ma nel punto del testo che ho trovato si tratta certamente soltanto di una metafora; canto 17, lotta attorno al corpo di Patroclo, ucciso:

          Cosi’ dunque la pugna ferveva, e pareva un incendio:
          né sole avresti detto che qui più brillasse, né luna:
          eh erano avvolti tutti di nebbia quanti eran più prodi
          campioni, al corpo attorno di Pàtroclo in zuffa confusi.
          Gli altri Troiani poi, gli altri Achèi da le belle gambiere,
          senza tal mora, a cielo sereno pugnavan: del sole
          si diffondeva acuta la luce, né al piano né al monte
          nuvola alcuna appariva.

          quella specie di nebbia che impedisce di vedere è soltanto la confusione dello scontro.

          quanto ad Aiace, non pare che parli. ci sono solo due frasi che vengono dette subito dopo:

          «Amici, non sarà bella fama per noi, ritornare
          presso le concave navi: no, prima ci còpra qui tutti
          la negra terra: questo sarà molto meglio per noi,
          se questa salma dovremo lasciare ai guerrieri troiani,
          che nella loro città la rechino, e n’abbiano gloria».

          e

          «Se pure vuole il Fato che presso a quest’ uomo cadere
          tutti dobbiamo, amici, nessuno abbandoni la pugna».

          solo che la prima la dice alcuno degli Achivi coperti di bronzo, e la seconda talun dei Troiani.

          ma prendi tutto con beneficio di inventario…

          ciò non toglie che la reinvenzione di Guedj sia splendida.

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