Bruno Vespa, femminicidio e distrazione di massa – 423

una donna sfugge nove anni fa all’aggressione del suo compagno che minaccia di ucciderla, questo viene condannato a otto anni e mezzo, dal carcere commissiona l’omicidio ad un sicario, che però non se la sente e lo denuncia, e però non soltanto non viene condannato per il tentato omicidio – dato che il giudice valuta che questa fosse soltanto una intenzione non punibile, insomma una fantasticheria di cui la legge non può occuparsi -, ma viene addirittura scarcerato in anticipo per buona condotta!

da allora la donna vive sotto scorta, in altre parole lo stato italiano spende fior di soldi per garantire all’aspirante assassino la possibilità di continuare a fantasticare.

ora, qualunque persona di buon senso elementare si rende conto che c’è un problema nella legge italiana e nel sistema giudiziario, che sono costruiti in modo da proteggere i delinquenti e anche gli aspiranti delinquenti.

tredici anni fa iniziai il mio blog occupandomi di Deborah, una donna perseguitata per anni da uno squilibrato invaghito di lei, che alla fine la uccise e poco dopo uccise anche se stesso: anche lì il cuore del problema è che la donna aveva denunciato per anni invano la situazione, ma che lo stato non aveva trovato né la voglia né i mezzi di proteggerla.

. . .

ora, i retaioli, quella strana genia di troll che tweetta o fa altro di simile in giro per il web, è tutta occupatissima a indignarsi, anche giustamente, per il modo in cui Vespa ha trattato la faccenda portandola in televisione per discutere, ancora una volta di femminicidio.

in attesa che qualcuno scopra che, se esiste il primo, di necessità esiste anche il masculicidio, e prima o poi bisognerà dedicarsi anche a questo!

omicidio donne ue-2

ma gli spettatori di Porta a porta che si indignano tanto? si tratta di gente limitata che vive davanti alla tv e la scambia per la realtà: chi se ne frega di Vespa?

(e con questo non voglio dire che non vada sanzionato come giornalista; ma la prima sanzione è quelle degli spettatori che smettano di guardare lui e la tv, anziché stare dentro al gioco morboso di chi lo guarda per criticarlo).

vespa_intervista_fi

. . .

Vespa non è altro che la voce dell’italiano medio, la concentrazione perfetta dei nostri vizi nazionali: quindi, invece di indignarsi delle puttanate che dice lui, provare magari a scoprire che il vicino di casa la pensa alla stessa maniera, o quanto meno è indotto a farlo guardando Vespa che gli presenta come naturali delle storture mentali evidenti.

insomma, il problema non è Vespa: il problema è l’indulgenza della legge italiana verso il crimine in generale e quel che fa Vespa e molto spesso coloro che si agitano tanto sul tema è oggettivamente una azione di distrazione di massa da QUESTO problema (oltre che da altri, ben più diffusi e determinanti nella vita sociale, come la discriminazione salariale e di potere tra i sessi).

. . .

e se smettessimo di occuparci di femminicidio con toni colpevolizzanti dell’intero sesso maschile, e provassimo davvero a pretendere che la legge e lo stato difendano in maniera più efficace CHIUNQUE da minacce e violenze?

se pretendessimo un sistema di punizioni più rigorose e una valutazione della buona condotta più attenta?

se pensassimo ad un sistema generale di pena che sanzioni con qualcosa di diverso dal carcere le violazioni meno gravi, ma tenga rigorosamente dentro chi rappresenta un pericolo obiettivo per gli altri?

se insomma pensassimo che la legge non è uno strumento burocratico di applicazione di un codice astratto, ma uno strumento concreto per difendere una collettività, TUTTA la collettività, senza distinzioni di sesso?

lo dice in fondo la Costituzione, che dunque considera uguale l’uccisione di un maschio o di una femmina; e chi fa dell’omicidio di una donna una specie di delitto a parte, è già fuori dalla Costituzione che vieta le discriminazioni.

. . .

In Italia dal 2000 al 2018 473 bambini con meno di un anno di età hanno perso la vita per mano dei genitori.
In un’alta percentuale di casi, l’89,4%, ad assassinare bambini o neonati sono state le madri.
Contro un 10,6% in cui a uccidere i figli sono stati invece i padri.

. . .

naturalmente non pretendo di essere popolare con questo post o altri simili, anzi so bene di ottenere l’effetto contrario; e neppure di convincere nessuno, mi basterebbe insinuare dei dubbi su un conformismo fastidioso, sbagliato e dannoso, quello sul cosiddetto femminicidio; ma non faccio troppo conto persino su questo.

ho smesso da sempre, non dico di considerarmi un guru, dato che questa aspirazione non ce l’ho mai avuta, ma anche soltanto di pensare di poter dire nel loro insieme cose utili agli altri: l’età matura mi regala la consapevolezza che il mio modo di vivere e di pensare è buono soltanto per me e che il mio coraggio mentale e fisico non funziona, se applicato ad altri.

ognuno di noi, in fondo è un unicum, e se qualcuno è conformista è vile, dipende semplicemente dal fatto che il suo corpo, più debole, gli chiede di comportarsi così e per lui va bene.

e fine anche della conclusione un poco fuori tema.


26 risposte a "Bruno Vespa, femminicidio e distrazione di massa – 423"

    1. certo, e sapessi quanti casi ci sono, neppure tanto rari, diversi anche in ambito omosessuale; anni fa un vecchio amico del padre di una ragazza con cui avevo avuto una storia fu ucciso da un ragazzo tunisino con cui, presumibilmente, aveva una storia molto clandestina, ma tutto venne messo a tacere; altre volte succede anche che l’uomo sia ucciso da una donna.
      come chiameremo poi quei casi, ce n’è stato uno recente, orribile, non troppo lontano da qui, in cui una donna è uccisa da un’altra donna, per gelosia?

      mi spiace non averti al mio fianco nella mia battaglia a favore delle donne: come non accorgersi che tutta questa orrenda campagna tutta italiana dei media sul femminicidio è un modo per spaventarle e rimetterle a cuccia? come non accorgersi che il concetto stesso di femminicidio è maschilista, come dice il nostro comune amico gaberricci?

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      1. A me pare che Gaber dica che non gli piace il termine che gli suona maschilista. Io come molte donne, non tutte, lo preferisco a omicidio. Ma le parole non mutano la gravità dei fatti.
        Prima ci fu la liberazione femminile della pillola anticoncezionale poi si agitò lo spauracchio dell HIV per imbrigliare la sessualità Ed ora tu mi dici che puntare il dito sui femminicidi sia una strategia per impaurire circoscrivere i campi di azione delle donne? Sarebbe un punto di vista interessante se queste morti non avvenissero nell’ambito familiare, e ad opera di uomini che dovrebbero proteggere/amare quella donna.

        Buona notte amico caro

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        1. ciao shera, risveglio precoce il mio.

          dobbiamo distinguere, ovviamente, tra un fatto e la rappresentazione di un fatto che ne danno i media; che il fatto sia grave, non si discute; ma secondo me se si racconta l’uccisione di una donna da parte di un uomo che non sopporta l’abbandono nella categoria dell’uccisione delle femmine da parte dei maschi, ha ragione gaber di dire che il nome usato, e dunque anche la rappresentazione, è maschilista; e probabilmente ho ragione anche io di dire che è un modo per dire, in maniera subliminale: attente, femmine, che vi ammazziamo, e dunque di sospettare che questo faccia parte di una campagna per continuare a discriminare le donne – e non le femmine! – sul piano salariale e del riconoscimento sociale.

          per gestire questa campagna si fa presa sull’elemento emotivo, è ovvio, tutta la propaganda sempre è basata su questo principio; ed è ovvio che queste uccisioni sono raccapriccianti e sconvolgono; ma fino a che ci lasciamo suggestionare da queste nostre naturali emozioni e non andiamo oltre con l’analisi, ci sfuggirà il senso complessivo di quello che sta accadendo.

          a parere mio, naturalmente.

          il secondo dato, che ho sottolineato invece nel post, sta nel fatto che questa campagna nasconde anche l’inefficienza totale del sistema giudiziario italiano nel difendere le persone perbene (di qualunque sesso) dai mascalzoni (di qualunque sesso); io non riesco neppure ad immaginare che una storia come quella raccontata a Porta a porta possa succedere negli USA o in Germania: il potenziale omicida sarebbe dentro e avrebbero buttato la chiave per un bel po’.

          e mi domando come mai non sia sottoposto a procedimento disciplinare quel giudice che giudica la proposta di incaricare un killer di ammazzare una donna una fantasticheria e non un tentato omicidio: probabilmente abbiamo una legislazione ambigua, rafforzata in senso indulgente verso i criminali da decenni di sentenze e di interpretazioni.

          e poi, naturalmente, diciamo anche, orgogliosamente, di essere la patria del diritto: sì, del diritto storto.

          il fatto è che su questo piano siamo in grado di intervenire subito (ma non lo facciamo); sul piano della prevenzione degli omicidi passionali di donne molto meno, anche se poi per fortuna siamo molto meno toccati dal problema di altri paesi; e qui occorrerebbe una sana educazione sessuale di base, prima di tutto, e a partire dalle scuole; e comunque non facciamo neppure questo.

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          1. Non che mi sia alzata ora ma ho compiuto il mio rito della colazione mattutina con calma Ora che sono piacevolissimamente priva di impellenze.

            Mettiamola così. Questo termine è stato pensato e fortemente voluto da donne che non sono me a cui piace Ripeto c’è anche una parte di donne che non lo condivide, ma da donne (spesso femministe, sì) che avevano a cuore il problemi delle donne mi vuoi dire che nessuna di loro aveva capito niente?

            L’altro punto della Giustizia Sono d’accordo con te che spesso i giudici vanno un po’ troppo a ruota libera.

            Sono d’accordo con Gaber che sarebbe meglio prevenire con una martellante battaglia culturale piuttosto che inasprire le condanne che comunque quando arrivano ( e non nei tempi biblici italiani) per qualsiasi reato debbano essere quelle. Altro che buona condotta.
            Buona giornata, oggi dinuovo sole, freschetto.

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            1. credo che basti guardare da chi è partita la campagna del me too, che è chiaramente l’antefatto al quale noi ci siamo accodati, per chiarirsi le idee sul significato dell’operazione mediatica.
              io di questa sto parlando; figurati se ho qualcosa da dire contro chi soffre e si indigna per l’uccisione di un essere umano.

              trent’anni fa ad un mio caro amico fu strangolata la figlia dal fidanzato, che si finse preoccupato per la sua scomparsa e partecipò attivamente alle ricerche, mostrandosi disperato quando il cadavere fu trovato in un sacco della spazzatura buttato in un fosso.
              poi questo fu arrestato, inchiodato dalle prove, e un anno dopo, non so come, uscì dal carcere, prima del processo; la madre impazzì a vederselo davanti (vivevano in un piccolo paese); non c’è bisogno di inventarsi quella parola abbastanza brutta per i significati che suggerisce, per sentirsi indignati da cose simili.

              ma sinceramente io mi indigno con quelle femministe che si indignano per un caso simile soltanto perché la vittima è di sesso biologico femminile; se fosse successo ad un essere umano di sesso biologico maschile, non ci sarebbe da indignarsi lo stesso?

              e comunque noi uomini uccidiamo per natura , i maschi di più e le donne di meno, e da noi le donne sono uccise molto meno che nel resto d’Europa e figuriamoci nel resto del mondo; quindi smettiamola con questa cagnara autolesionista, che criminalizza i maschi e svaluta le femmine.
              qualche ritocco alle pene ci sta anche; ma che dire allora dell’infanticidio, che è presente nel nostro codice, se compiuto alla nascita, come delitto MENO GRAVE dell’omicidio normale?

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                1. clicco mi piace, ma non ho capito!

                  sarà l’effetto del blog? o di quel tanto di vita di coppia virtuale che il blog ci fa fare?

                  pensa te le discussioni la sera, se fossimo una coppia vera! forse ci si capirebbe più in fretta, comunque…

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              1. Perdonami lasciami aggiungere un’ultima cosa siamo partiti dalla analizzare l’opportunità dell’utilizzo di una specifica parola e tu ci hai messo dentro di tutto di più persino l’infanticidio che non capisco bene cosa c’entri…🙄

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                1. no, io questa volta non stavo affatto parlando dell’uso della parola femminicidio (ho già rotto abbastanza sul tema), ma del problema della protezione delle donne (e degli uomini) perbene, che il nostro sistema giudiziario non protegge abbastanza.

                  e quindi c’entrano anche i neonati, che sono certamente gli esseri umani più perbene del mondo, e per niente tutelati; ne ho parlato nel post: sono 430 bambini uccisi dalle loro madri in meno di vent’anni: vogliamo parlare anche di questo, allora? oppure qui l’indignazione non serve?
                  anzi, se li uccide una donna, la madre, le pene sono minori che per un omicidio normale, poverina lei, e c’è un articolo apposta del Codice Penale, il 578 – giuro, non lo sapevo, l’ho scoperto rispondendo ai commenti; e sono abbastanza sconvolto a sapere che un bambino, nel nostro sistema penale di origine fascista, è protetto dalla legge meno di un adulto.

                  credo che sull’uso della parola femminicidio, accennato appena nel post in un inciso, non sia così importante avere idee diverse, quando condividiamo i valori di fondo.

                  comunque ti prometto invece un post specifico sul tema, al prossimo caso di masculicidio 😦 . dici che dovrò attendere molto?

                  (si sta bene nell’autunno arrivato col maglioncino addosso…).

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  1. Come sai, non amo la parola femminicidio (anzi): ma secondo me il problema, quando si ha a che fare con l’uccisione di donne da parte di uomini che ad essi erano (state) legate, è l’abitudine inconscia ed inveterata di invertire la vittima con il carnefice. Il famoso “se l’è cercata”, declinato in senso più “politicamente corretto”.

    Ciò detto, io sono sempre dell’idea che sarebbe un’idea migliore prevenire, piuttosto che punire i crimini.
    E certo chiudere i programmi come quelli di Vespa, e dire a quelli che la pensano come lui che stanno dicendo cazzate, potrebbe essere un passo avanti, in questo senso, perché forse depotenzierebbe il dispositivo “giustificazionista” attorno a queste storie, che porta altri a pensare che “vada bene” uccidere una donna che “ci ha abbandonati”.
    Con questo, non voglio colpevolizzare tutto il genere maschile; ma una certa idea che il genere maschile ha di se stesso, ecco, quella sì.

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    1. io mi trovo d’accordo con la tua osservazione: infatti secondo me il problema che abbiamo in Italia non sono tanto i femminicidi in se stessi, con i quali pare che ce la caviamo relativamente molto meno peggio di altri, ma tutto il gran parlare che se ne fa mediaticamente e sempre in modo italianiamente isterico; anche io ho accennato che Vespa, a quel che ho letto (ma senza averlo visto e senza neppure volerlo fare), andrebbe sanzionato come giornalista se veramente si è servito di questo episodio per sminuire la gravità dell’uccisione di una donna (ma anche di un uomo) per un amore respinto.
      io non credo neppure che tutto il genere maschile abbia una certa idea di se stesso; credo perfino che neppure ce l’abbiano tutti quelli o quelle che vengono travolti da una follia omicida per amore, come si suol dire, profanando la parola.
      comunque la lotta a questa mentalità non si fa certo parlando di femminicidio: se fossimo abbastanza laici, capiremmo che il modo migliore è invece combattere l’idea romantica e cattolica dell’amore monogamico.

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      1. Condivido il tuo pensiero finale. Diciamo che dovremmo anche combattere l’idea che un uomo possa amare una donna solo se gli fa da mamma (cosa che secondo me ha un peso, nella sindrome da abbandono): insomma, secondo me il vero nemico (come ho scritto nel mio ultimo post) è l’idea che ci sia una “coppia normale”, e che se uno rompe questa normalità (la donna) è giusto che venga punita (anche con la morte).

        Tra l’altro, è un’obiezione che faccio al movimento omosessuale: se davvero volesse essere rivoluzionario, lotterebbe per l’abolizione del matrimonio, non per il suo allargamento.

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        1. ho avuto diversi scaxxi con una cara amica che mi accusava di essere maschilista proprio perché non me la sono mai sentita di entusiasmarmi per il “matrimonio gay”, altro segnale secondo me di una involuzione ideologica in cui stiamo affondando.
          ricordo bene gli esordi del movimento di liberazione omosessuale e come un simile obiettivo sarebbe sembrato aberrante.
          mi sentirei datato a pensarlo ancora, come succede, poi per fortuna incrocio uno che ha quarant’anni meno di me e la pensa alla stessa maniera, e dico che allora c’è ancora speranza.
          non che non si debba garantire la possibilità di una unione stabile agli omosessuali che ci tengono o che si debba disprezzare la loro aspirazione ad un amore monogamico per la vita che sia la scimmiottatura perfetta di quello etero, così in crisi per conto suo se non fosse accorso il movimento omosessuale a salvarlo.
          ma veramente PRETENDERE che il movimento di liberazione omosessuale, con la enorme varietà di tipologia di rapporti erotici e sessuali che lo attraversa, sia IDENTIFICATO in questo obiettivo conformista è veramente fare violenza alla sua storia.
          be’, la mia amica si sentiva molto vicina a quel movimento e mi ha praticamente considerato un nemico scriteriato dei gay.
          la stessa cosa mi sta succedendo con le femministe innamorate del femminicidio: che cosa devo pensare di me? che sono un ottuso reazionario?

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          1. Secondo me però le due battaglie sono diverse :-).
            Quel che è certo è che dobbiamo combattere la visione “contrattualistica” dell’amore, figlia del capitalismo.
            Che è poi alla base dell’idea della donna come proprietà “privata” dell’uomo, che in un contesto simile è “in diritto” di dire: o me, o niente.

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            1. ovvio che sono diverse, citavo quest’altra per evidenziare come venga rifiutato un pensiero non conforme.
              e tuttavia le due battaglie, quella per l’accettazione della omosessualità e di altre forme di vita sessuale di minoranza e quella per la prevenzione degli omicidi passionali (che non sono soltanto “uccisione di femmine”), hanno una radice comune, che è la liberazione della sessualità umana, nella ricchezza delle sue forme, dai tabù che la opprimono, la limitano e creano in alcuni individui tensioni insostenibili che possono sfociare anche in raptus, e comunque sempre in nevrosi e sofferenza.

              e adesso temo che sarò professorale, e mi dispiace, nel respingere che vi sia una visione “contrattualistica” dell’amore figlia del capitalismo, almeno se intendiamo questa parola nel suo senso storico preciso, di sistema socio-economico nato in Europa qualche secolo fa e da lì diffuso oggi praticamente in tutto il, mondo come modello di organizzazione delle relazioni sociali, fondato sulla ricerca del massimo profitto individuale.
              il modello contrattualistico del matrimonio precede di gran lunga nella storia il capitalismo e – per essere più precisi ancora -, prima che nella forma attuale di contratto tra gli sposi, il matrimonio è esistito come contratto tra maschi che si scambiavano la proprietà di una donna fra loro: il padre vendeva la figlia al futuro genero, e peraltro il contratto veniva considerato così vantaggioso per lui, che addirittura il venditore pagava addirittura il compratore, per liberarsi della figlia, accompagnando la cessione con una dote: matrimoni che servivano come strumento per la costruzione di relazioni familiari, nel senso originario della parola, cioè patrimoniali, e – nelle classi più alte – dinastiche.
              il matrimonio, più che col capitalismo in senso stretto, è in relazione con la proprietà privata (che a sua volta è all’origine del capitalismo), come ben ha detto Engels nel suo classico L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello stato, che ha magistralmente dimostrato il collegamento fra le tre istituzioni.
              semmai il moderno capitalismo ha fatto in modo che il soggetto del contratto, dal lato femminile, diventasse la donna stessa e non fosse più il padre o il fratello, almeno nel mondo occidentale; dunque il capitalismo occidentale ha emancipato la donna dall’essere proprietà maschile, anche se non ovunque; in qualche parte del mondo il matrimonio avviene ancora come alle origini della storia, con la vendita della donna ed un contratto tra famiglie d’origine degli sposi, a cui loro sono estranei se non come oggetto dello scambio.
              tutti fenomeni storici che possono avere anche qualche relazione indiretta con quei maschi che, abbandonati, si sentono defraudati di una proprietà e reagiscono sparando – cosa peraltro che è stata appena legittimata, no?

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        2. ah, un’ultima battuta: io non sono affatto per l’abolizione del matrimonio degli altri… 😉

          si sposi pure, chi desidera farlo; sono per il riconoscimento della pari dignità di tutta la varietà possibile di relazioni amorose e/o sessuali e anche semplicemente sessuali, fino a che fondate sul reciproco consenso e non dannose verso i diritti altrui.

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  2. Non guardo Vespa da tempo, anzi direi da sempre, sul femminicidio però continuo a pensare che non sia un omicidio “normale”: c’è la cultura del possesso, dell’annichilimento, del ritenere la partner (perché sesso gli omicidi sono opera di ex, mariti, conviventi, fidanzati…) cosa propria. Cosa nostra… un ritorno al delitto d’onore ma senza alcun onore.
    E dunque io non mi scandalizzerei, anzi sarei contento, se per certi delitti le pene fossero inasprite, nessuna possibilità di rito abbreviato, nessuno sconto di pena.
    Una legislazione di emergenza, per una situazione di emergenza…
    ad esempio trovo che l’aggravante recentemente introdotta per chi provoca danni o sfigura addirittura con l’acido sia più che giusta: sembrava che fossimo diventati indiani, era diventata una moda!

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    1. il fatto è che non c’è proprio nessuna situazione di emergenza, e l’emergenza femminicidio in Italia è altrettanto mediatica di quella immigrazione.
      ho il dubbio che tu non abbia dato neppure un’occhiata al prospetto statistico che ho allegato: la media per abitanti dell’uccisione delle donne in Italia è una delle più basse d’Europa, meno della metà che in Francia e Germania e circa un sesto che in Lettonia e Lituania.
      mi spieghi perché il tema femminicidio allora esiste soltanto nei media italiani e altrove le femministe si occupano invece della parità salariale?
      non è che l’hanno inventata i padroni dell’informazione, questa emergenza, giusto per deviare le donne da questo obiettivo, che sarebbe per loro padroni molto fastidioso?
      sei uno dei miei pochi lettori affezionati, hai messo un like anche a questo post, e sei praticamente l’unico, ma francamente mi sto chiedendo perché perdo il mio tempo a scrivere post; sinceramente, il tuo è un commento di uno che non letto il post e si è fermato al titolo; grazie!
      forse è meglio che mi metta a guardare la tv anche io, così andrò al passo finalmente col conformismo di massa di una emergenza femminicidio in Italia che esiste soltanto per i teleintossicati.
      che poi quando succede qualche fatto tragico ci faccia incazzare e anche soffrire tutti ci sta bene, ma anche una conoscenza o biettiva dei problemi e una analisi razionale è necessaria.
      aggiungo che se i media non facessero tanto la grancassa su questi episodi, risparmieremmo alle donne l’effetto imitazione; ho proprio l’impressione, invece, che tutta questa campagna sul femminicidio abbia soltanto lo scopo di mettere paura alle donne, di metterle sotto e di impedirgli una lotta vera per la parità.

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    2. ah, dimenticavo: una aggravante per il femminicidio in che termini, esattamente? vorresti specificare?

      il giudice nel nostro sistema ha un certo spazio di manovra nel calibrare la pena per l’omicidio in relazione alle circostanze e dunque di prendere in considerazione eventuali aggravanti.

      tu che cosa vorresti esattamente?

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      1. Ma no, ho letto abbastanza bene il tuo post, anche il prospetto, ed ho visto che non siamo in testa per fortuna agli omicidi delle donne in Europa. Ma i valori assoluti non sono affatto bassi, e bisogna considerare che sono abbastanza stabili; e quello che conta secondo me è proprio questo degrado della percezione di certi uomini verso le donne. Un passo indietro netto, secondo me.
        Non so, io non credo che il fenomeno sia montato dai media, certo la cronaca nera negli ultimi anni è cavalcata alla grande per distrazione di massa: ma che addirittura sia usata per distogliere le donne dal pretendere i loro diritti non mi convince.
        Quello che vorrei è che per questo specifico tipo di omicidio sia considerato come aggravante; non sia possibile accedere al rito abbreviato; non si possa avere sconti di pena o altri benefici.
        Abbastanza moderato, in fondo…

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        1. il fenomeno è nato col me too in America ed è stato scimmiottato da noi (ma non nel resto d’Europa, a quanto mi risulta, o quantomeno non in Germania, che pure ha tassi doppi dei nostri: mettiamo pure nel conto la morbosa enfatizzazione della cronaca nera, che nei paesi civili è riservata alla stampa spazzatura, ma possibile che in Germania in quindici anni io non abbia letto UN SOLO articolo sul problema? e diversi invece sulle discriminazioni salariali delle donne, argomento che in Italia è rigorosamente tabù: io qualche domandina su a chi giova me la pongo).

          sulle tue proposte concrete sono d’accordo, fermo restando che l’aggravante generica il giudice può applicarla anche adesso. tuttavia vedo una difficoltà concreta: il nostro sistema giuridico considera un’attenuante la parziale incapacità di intendere e di volere legata ad una situazione fortemente emotiva e la differenzia da un delitto compiuto lucidamente a sangue freddo; non credo sia possibile abbandonare questo impianto, che ritengo anche giusto, per un delitto specifico, e questo porterebbe a dover differenziare comunque nel trattamento i casi concreti, dato che si dovrebbero applicare le attenuanti in vigore per altri delitti.

          sono invece ovviamente in disaccordo con l’introdurre un delitto specifico di femminicidio nel codice; c’è già l’infanticidio – art. 578 C.P. – ma scopro adesso con raccapriccio che viene punito in maniera PIU’ BLANDA degli altri omicidi, se la madre cagiona la morte del proprio neonato immediatamente dopo il parto, o del feto durante il parto, quando il fatto è determinato da condizioni di abbandono materiale e morale connesse al parto.

          temo che abbiamo un codice penale, che sarebbe profondamente da ripensare e non per nulla risale al fascismo; difficile collocare norme innovative dentro un impianto distorto.

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