l’imperatore Donaldo e la lotta delle investiture del terzo millennio – 424

nell’anno del Signore 2019 dopo Cristo l’imperatore Donaldo Primo ricevette nel suo famoso Castello Bianco, dal quale dominava il mondo, il signore Marco di Montagna di Zucchero, dal nome della landa senza confini che obbediva ai suoi spirituali comandi.

Marco aveva sempre sostenuto che il suo regno non era di questo mondo, e infatti si limitava al controllo delle anime dei sudditi di Donaldo; inoltre Marco non aveva soldati né catapulte e si limitava a strani sortilegi con i quali riusciva a far fare quello che voleva lui ai sudditi di Donaldo che aderivano all’uso dei suoi strumenti magici.

Donaldo, invece, aveva sempre avuto una concezione molto militare del dominio: il potere nasce dalla canna del fucile era una frase che non aveva inventato lui; lui avrebbe detto piuttosto dalla canna della pistola o del cannone, o di tutti e due assieme; quindi non aveva mai considerato la Montagna di Zucchero altro che un divertente intrattenimento dei suoi sudditi.

in questo Donaldo la pensava esattamente come un tiranno dei recenti tempi bui che avevano preceduto il definitivo trionfo mondiale dei suoi Feudi Uniti; un uomo dai grandi baffi da mongolo (ma era georgiano), che avevano soprannominato Acciaio e che si era stupidamente fatto beffe di un consimile incantatore di anime che le controllava allora, chiedendo: Quante divisioni ha? – e mal gliene era incòlto, all’incolto, visto che erano bastati poco più di cinquant’anni a chi allora controllava in quel modo le anime per far crollare quel suo impero rossastro; poi era venuta la Montagna di Zucchero a prendere il posto di quell’altro impero spirituale e spiritista, pure in declino.

e non aveva fatto neppure cambiare idea a Donaldo il fatto di sapere benissimo che tre anni prima, quando i Principi Elettori gli avevano assegnato l’impero, era stato Marco, con i suoi magheggi, a farli decidere per lui per il rotto della cuffia, letteralmente, visto che era entrato nelle loro testoline – peraltro diventate ben più numerose di quelle che assegnavano la carica nell’Impero precedente di mille anni prima, sì quello che si chiamava Sacro e Romano, anche se poi era tedesco, e stava su un altro continente.

ma ultimamente dalla Montagna di Zucchero, attraverso il principale dei suoi strumenti magici (un Libro che assumeva la forma di una Faccia, oppure una Faccia che assumeva la Forma di un Libro), si era diffusa una notizia che Donaldo aveva trovato preoccupante e che lo aveva fatto riflettere – sempre che questo verbo potesse adattarsi a quello che succedeva in quel suo grosso cranio, ma diciamo pure grossolano, sovrastato da un enorme ciuffo biondo impomatato.

Marco si stava preparando a mettere in circolo una moneta, immaginaria figuriamoci, per niente concreta e reale, che tuttavia sarebbe stata disponibile non solo per partite e scambi immaginari nel suo regno di nuvole magiche, ma anche nelle terrestri e selciatissime strade di Ronaldo; e la nuova moneta si sarebbe chiamata Libra.

e mentre Donaldo si accigliava, milioni di araldi gazzettieri avevano fatta talmente risuonare la profezia nelle vie soltanto immaginarie della Montagna di Zucchero, che il clamore si era fatto sentire anche nelle pesanti e concretissime strade dei grandi Feudi Uniti, che erano il centro del suo impero, fino a farla diventare una notizia in carne ed ossa.

Donaldo cominciò a sentirsi inquieto e soprattutto riuscì a capire che i dazi e le gabelle con le quali pagava i suoi armigeri erano in pericolo; si aggiunge, per chi non lo sapesse, che da tempo Donaldo aveva dato a loro e ai suoi grandi elettori, numerosi quasi come i sudditi del suo impero interno, enormi quantità di moneta altrettanto virtuale di quelle libre con le quali Marco stava per invaderlo.

in poche parole, il segreto più ben custodito dell’impero di Donaldo – e il rivelarlo poteva essere punito con la morte – era che le monete di carta con le quali pagava i suoi debiti e i suoi impegni, cioè la base stessa del suo dominio del mondo, non avevano nessun altro valore che quello che credevano che avessero coloro che le accettavano in pagamento.

a questo punto la competizione con chi avrebbe offerto in alternativa un’altra moneta soltanto immaginaria, ma avendo in più la capacità di controllare le menti di chi la prendeva, era persa in partenza; era dunque scontata la vittoria di quell’altro nella gara tra monete e dunque anche tra imperi.

nessun dubbio era possibile: bastava guardare alla naturalezza con la quale la Montagna incantata di Zucchero aveva fatto aderire al suo dominio la quasi totalità dei sudditi di Donaldo, che erano diventati sudditi anche di Marco senza neppure accorgersene, e ogni giorno gli confidavano la loro fiducia, senza neppure rendersi conto che il loro gesto era la premessa del potere straordinario che Marco aveva accumulato, tanto da potersi già quasi considerare un secondo imperatore, o, Dio non voglia, il vero imperatore alternativo a Donaldo.

ora, io non dico che questo riuscissero a pensarlo chiaramente Donaldo o i suoi consiglieri, rozzi come lui, e perdipiù sottoposti ai bruschi avvicendamenti dovuti ai suoi sbalzi d’umore e alle sue repentine e incoerenti giravolte strategiche; le sfuriate di Donaldo erano quanto di più inopportuno ci fosse per la concentrazione necessaria a stendere piani di guerra; ma nell’istinto, che guidava ogni sua mossa, Donaldo aveva comincato a percepire il pericolo.

finalmente.

avevo dunque convocato Marco al Castello Bianco; e scusate la lunga premessa.

. . .

gli aveva dunque chiesto nella sala imperiale delle udienze, per iniziare lo sgradevole e brusco colloquio, che cosa intendesse fare con libra.

Marco aveva risposto con untuosa deferenza: “Sire, non lancerò mai neppure una libra dal cielo del tuo regno senza il tuo luminoso consenso”.

ma la deferenza è poco lontana dalla defezione e Donaldo aveva inteso benissimo, leggendo attraverso le spalle curve nell’inchino di rito, che Marco sapeva benissimo che questo consenso non gli sarebbe mancato, anzi che con quella stessa frase, soltanto in apparenza ossequiosa, Marco glielo stava chiedendo, anzi: intimando.

l’ostacolo andava aggirato, quindi Donaldo lasciò cadere il discorso e preferì toni minacciosi:
Senti, Marco: mi risulta che di recente, oltre la tua FacciaLibro, hai creato altri strumenti per intrattenere i miei sudditi: il Checosasuccede e il Larve-a-grammi; non ti sembra di avere esagerato? Io penso che devi liberarti di almeno due dei tuoi strumenti magici per accalappiare le menti; sai bene che l’Impero che governo è fondato sulla libera concorrenza e non ammette monopoli; ho dei ministri, come sai, che servono a tenerli sotto controllo, e mi dicono che le nostre leggi non ammettono una simile concentrazione di potere.

rispose il principe delle anime come era abituato a fare: obliquamente:
Tu lo sai, Sire, che la mia religione, che è anche la tua – non vorrai negarlo -, prevede un unico Dio, e su questo spero che non abbia nulla da dire il comitato dei tuoi ministri che si preoccupa di impedire i monopoli; sarebbe davvero sgradevole pensare e far pensare ai tuoi sudditi che tu ti poni contro il Dio unico, in quanto lo giudichi monopolista.

la minaccia sottintesa era vibrante e aveva quasi superato quei limiti della parola opportunista che costantemente usano i manipolatori di anime; ma il peggio doveva ancora venire:
Tu sai anche che la fede millenaria dei nostri avi ci ha convinto che il Dio unico, nel quale dobbiamo credere, è formato da tre diverse persone; se mi permetti, intendo dire che si manifesta in tre diversi aspetti, altrettanto distinguibili che tre persone diverse; e sono: il Padre, da cui tutto promana, cioè il FacciaLibro o LibroFaccia; il Figlio, nato dal primo, che si manifesta nel mondo umano con tutte le debolezze di quegli esseri strani ed è il CheCosaSuccede; infine lo Spirito, o Donaldo, lo Spirito nella sua suprema santità, che è la relazione tra queste due persone ed è persona essa stessa, ed è il Larve-a-grammi: nel senso che questa terza è larva, rispetto a quelle altre due divine Persone quasi carnali, ma altrettanto reale di loro, ma soltanto fatta di immagini.
E tu vorresti forse spezzare l’unità mistica trinitaria di Dio? sarebbe eresia, Donaldo.

. . .

qui Donaldo avrebbe dovuto far entrare le guardie ad arrestare Marco e a squartare, se non lui, il suo impero di bubbole e sogni, o meglio entrambi contemporaneamente.

ma non lo fece, non ne ebbe il coraggio: i sottintesi di quelle oscure allusioni, la minaccia terribile di quelle larve, di quella faccia, di quel libro, gli fecero cadere ogni coraggio dal cuore; del resto a breve si sarebbero di nuovo riuniti i Principi Elettori, per dargli la conferma indispensabile per altri quattro anni; e come se la sarebbe cavata se questa volta avesse avuto contro il Marco della Montagna di Zucchero? e misurò fino in fondo la sua sconfitta.

infatti subito Marco lanciò un proclama di vittoria, attraverso FacciaLibro, nel suo impero virtuale: L’incontro è stato molto costruttivo, alludendo alla costruzione confermata del suo impero alternativo.

Donaldo, invece, si limitò a dire che l’incontro era stato simpatico; ma per farlo sapere nel suo impero dei Feudi Uniti aveva dovuto servirsi dei magheggi alla Hatty Potter di una piccola setta ereticale, che si limitava a cinguettare qua e là, in sparuta alternativa all’impero universale dello spirito di quell’altro.

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. . .

e fu così che ebbe inizio, mille anni dopo, la Lotta delle Investiture del terzo millennio: dieci secoli prima e per un paio di secoli a partire dal Mille, il Sacro Romano Impero e la Chiesa Universale, cioè cattolica, avevano cominciato a disputarsi il dominio del mondo, chi con le armi e chi col controllo a distanza delle menti dei sudditi; lo stesso ebbe a ripetersi, a partire da quel fatale incontro del 19 settembre 2019, nel millennio del Duemila, tra Donaldo, l’imperatore dei Feudi Uniti, e Marco della Montagna di Zucchero, il nuovo pontefice del Regno Universale dello Spirito.

++ Trump, bell'incontro con Zuckerberg in Studio ovale ++

. . .

e non faccio per dire: ma guardate le somiglianze delle posture e dei visi tra la prima immagine e la seconda! c’è perfino il ciuffo dell’imperatore…


5 risposte a "l’imperatore Donaldo e la lotta delle investiture del terzo millennio – 424"

  1. Bella questa favola fantasy, quando arriva l’eroe buono?
    No, perché qualcuno che li faccia fuori tutti e due e liberi lady Melania ci vuole.
    Dovrò informarmi sul funzionamento della nuova moneta: fra poco si dirà: ” non ho una libra”?
    Comunque tranquilli, questi non durano certo come Santa Madre Chiesa..
    fra duemila anni di Donaldo e Zucchetto sarà svanito il ricordo, della Chiesa invece non ci giurerei.
    Chi vivrà () vedrà…

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    1. bella domanda: tu dove lo vedi l’eroe buono in questo mondo di lupi?
      comunque, se si tratta di fondare un comitato per la liberazione di Melania, io ci sto, ahha. e se fossimo noi gli eroi buoni della favola, i Rinaldo che liberano l’Angelica incatenata dal drago… 😉
      che questi non durino duemila anni sicuro, ma altrettanto sicuro che neppure la Chiesa durerà tanto: lascia fare al riscaldamento globale che – come forse sai – io ritengo dovuto all’azione umana solo a un primo livello, ma il vero problema è che la Terra sta uscendo – astronomicamente parlando – dalla fascia di abitabilità del sistema solare; certo ci vorranno ben più di 2000 anni perché le temperature diventino proprio come quelle di Venere, ma queste potrebbero anche essere le prime avvisaglie.
      quindi, siamo agli sgoccioli della civiltà umana e parecchie istituzioni saranno spazzate via dai ronado, non soltanto fabbriche e case.

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    1. grazie, in effetti mi sono divertito molto a scriverlo, e spero che si diverta anche chi lo legge.
      avevo fatto qualche casino sulla Santissima Trinità di Zuckerberg col copia e incolla, ma adesso spero di averli sistemati.

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