il segreto del nostro destino. – borforismi 240 – 20 settembre 2009

come gli altri del 2008-2009, verrà trasferito qui:
https://corpus15.wordpress.com/borforismi-in-itinere/

. . .

cor-pus-zero

2009-09-20 – 09:11:26

fate attenzione alle vostre esperienze, diventeranno le vostre abitudini.

fate attenzione alle vostre abitudini, diventeranno il vostro carattere.

fate attenzione al vostro carattere: diventerà il vostro destino.

. . .

commenti:

Bortocal 2009-09-20 @ 09:12:31
questo aforisma è solo parzialmente mio, l’ho letto alla stazione del metrò e poi in parte l’ho sviluppato e modificato, per il semplice fatto che non lo ricordavo bene.
allo stesso modo non ricordo l’autore del pensiero di partenza.

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4 risposte a "il segreto del nostro destino. – borforismi 240 – 20 settembre 2009"

  1. Un po’ in conflitto con il post… ma anche no…

    1595
    IL FATO

    C’è
    chi lo venera come dio,
    chi ne nega l’esistenza,
    chi se ne crede padre,
    chi sa di esserne figlio,
    chi lo supplica,
    chi lo maledice,
    chi pensa di guidarlo mentre sta seduto sul fatale treno.

    Il fato sceglie,
    il fato non sceglie
    la via da seguire.

    Indirizza però le vite,
    inventa ogni giorno il futuro
    e governa, invincibile, il mondo.

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    1. e certo che la tua poesia (che avevo già letto), dici tu, è un po’ in conflitto col post! – e un poco no, agiungi, ma ti sbagli.

      io infatti dico che è in un conflitto radicale e totale, anche se entrambi usiamo il concetto di destino, ma in due modi molto diversi: perché tu pensi al fato come a qualcosa di assoluto ed extraumano, io invece credo ad un fato soltanto individuale, che viene quasi a coincidere col karma.

      succede, con l’idea di destino, la stessa cosa che succede con l’idea del tempo: che noi con accettiamo che vi sia un tempo meramente soggettivo, diverso per ciascuno, per differenze assolutamente impalpabili a livello della comune esperienza umana, ma che diventano misurabili quando questa esperienza si allarga in una dimensione più ampia, e dunque lavoriamo con la consolante idea di un tempo uguale per tutti.

      così, ci viene facile pensare che esista un destino globale, interpersonale, che assume la veste di un regolatore universale di tutte le vite, ed è in fondo l’idea stessa della onnipotenza di un Dio; e invece esiste soltanto il pulviscolo degli infiniti destini individuali, che ciascuno di noi determina a se stesso da sé, ma con una dimensione dell’agire che non è quella cosciente, e dunque ci viene facile proiettare il destino fuori di noi, come una realtà che ci è estranea.

      ma il destino siamo ancora noi, il nostro noi inconsapevole, e non esiste alcun destino estraneo ed universale che non sia determinato da noi, dalla nostra natura, che determina fatti che sono in modo oscuro le nostre scelte: perfino quelle di ammalarci oppure di morire in un incidente.

      ricordo un periodo molto duro della mia vita, diverso tempo fa, nel quale mi capitava di essere tamponato da altri, in modo anche molto grave: sembrava destino, ma ero io che mi attiravo i tamponamenti, non so come, con la mia infelicità di allora.

      questo è il destino secondo me, caro silvano: il destino che ci fa essere quel che siamo, fuori dall’illusione del tempo.

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      1. Una metafora… mi trovo su un treno, posso sì decidere se stare a guardare dal finestrino, leggere o pensare ai fatti miei ma non posso decidere chi si siederà al mio fianco ne tanto meno cambiare la destinazione del treno.
        La scelta personale poi è determinata dal fatto che sappia leggere o meno che a sua volta è frutto della nascita in Italia o in una tribù amazzonica…
        Il treno su cui ho avuto la ventura di essere capitato io lo chiamo caso, cieco fato, casualità che determina la grandissima parte del mio vivere senza necessità alcuna che un dio lo abbia stabilito nel suo progetto universale.
        Faccio fatica a credere che scavalcando una staccionata abbia voluto procurarmi una distorsione al ginocchio…
        Il karma, termine che mi è distante, dunque come frutto di tutto ciò che casualmente mi è alle spalle, mi permette di agire solo all’interno del vagone.

        PS la dimensione non cosciente cos’è se non ancora una volta il caso ?

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        1. nonostante quel che sembra, non siamo troppo lontani, almeno per quel che riguarda questo tuo ultimo commento: è il tuo commento, piuttosto, che è in disaccordo con la tua poesia! visto che ribadisce l’idea del destino, ma poi ammette che il destino non determina assolutamente tutto, ma che una parte, sia pure limitata, ha il cosiddetto karma.

          io penso che anche l’esistenza umana, come tutta la natura, è dominata principalmente da quello che chiamiamo caso, ma faremmo meglio a chiamare libertà, come faceva Epicuro che introdusse nell’idea della caduta verticale nel vuoto degli atomi la loro libertà di deviare un poco dalla verticale, per spiegare la nascita del mondo e della vita.

          ma questa libertà non è anarchia totale, ma segue alcune regole parziali, e una di queste è quella che viene definita karma: un oggetto che cade all’infinito nel vuoto ed è libero di scostarsi un poco dalla verticale data, si sposterà tuttavia seguendo la sua forma; ecco il karma è qualcosa come la forma che noi abbiamo nelle quattro dimensioni: non impedisce la regola generale del caso, ma la limita un poco secondo un principio di coerenza: in poche parole è il caso, non il caos.

          naturalmente noi umani, che abbiamo una mente troppo semplice per interpretare e dominare il caso, abbiamo bisogno di pensare, invece, che le cose accadano secondo leggi rigorose e conoscibili, visto che il nostro scopo biologico è di dominare il mondo.

          per questo ce le inventiamo, rigide e supponenti, autoritarie e indiscutibili, ma indiscutibilmente false; da queste nostre leggi mentali, dalla nostra illusione che l’universo segua delle leggi rigide e sia dunque meccanicamente funzionante, in modo da risultare perfettamente prevedibile, nasce l’idea di destino.

          a cui non credo io, e non credi neppure tu, nel commento; ma nella poesia?

          l’idea di destino è sbagliata perché afferma che il mondo è regolato rigidamente, e invece questa è soltanto una semplificazione della nostra mente; ma non è sbagliata se afferma invece che per la maggior parte non è determinato da noi; perché è vero che il karma vi ha parte, ma il karma, a sua volta, non è determinazione cosciente.

          e tralascio, in chiusura, le ricerche scientifiche che hanno oramai dimostrato ampiamente che il processo della decisione è ampiamente inconscio visto che gli impulsi elettrici che determinano in noi il movimento precedono nettamente, a volte persino di un secondo, quelli che corrispondono alla decisione cosciente di muoversi; tanto che io arrivo a pensare che quella che noi chiamiamo volontà è soltanto il modo di registrare nella coscienza la decisione che non è nata nella nostra coscienza.

          e qui di nuovo si affaccia il karma, che è la veste che può assumere questo processo di decisione inconscia.

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