L’annuncio del nuovo regno – 11. i problemi della sesta testimonianza; prima parte: il rabbi nazareno e il sukkot. – 425

dopo la sesta testimonianza – quella di cui ci occuperemo oggi – del nucleo originario dell’attuale  Vangelo secondo Giovanni – quello che ritengo avesse come titolo L’annuncio del nuovo Regno -, viene abbandonata la formula Dopo di questo oppure Dopo questi fatti, che fino a questo momento introduceva ciascuna testimonianza per opera di un rimaneggiatore successivo; e ritengo che questo sia avvenuto perché le ultime testimonianze si pongono sul piano del racconto degli ultimi fatti della missione di Jeshu, in un contesto sempre molto simile fra l’uno e l’altro.

dunque, se ci si attenesse ancora a questo criterio per distinguere le testimonianze, cioè alla presenza di una forma esplicita di separazione, ma anche di collegamento, la sesta testimonianza sarebbe non solo lunghissima, ma talmente caotica da far sembrare uno scherzo da ragazzi i complicatissimi problemi posti dalla quinta, ai quali è stato dedicato il precedente post di questa serie: 
https://corpus15.wordpress.com/2019/09/17/lannuncio-del-nuovo-regno-10-i-problemi-della-quinta-testimonianza-407/

ma per fortuna distinguere la sesta testimonianza dalla successiva sembra abbastanza facile, dato che all’inizio del cap. 8 si dice che Jeshu si avviò verso il Monte degli Ulivi, cambiando bruscamente l’ambientazione del racconto.

dunque la sesta testimonianza coincide col cap. 7 dell’attuale Vangelo secondo Giovanni?

no, non è così semplice; ma dovremo procedere per gradi.

. . .

tuttavia l’analisi di questo primo passo, cioè del cap. 7, rimane ugualmente abbastanza complessa, al punto che questo mi consiglia di cambiare il metodo espositivo sinora seguito: inizierò con l’esporre i problemi e solo alla fine presenterò il testo che mi sembra di potere ricostruire come originario.

e dunque, per cominciare, ecco quattro passi che, a mio giudizio, appartengono chiaramente al rimaneggiatore successivo, e non al testo originario che sto cercando di ricostruire.

. . .

1. 7, 7 «Il mondo non può odiare voi, ma odia me, perché di esso io attesto che le sue opere sono cattive. 8 Salite voi alla festa; io non salgo a questa festa, perché il mio tempo non è ancora compiuto».
9 Dopo aver detto queste cose, restò nella Galilea.
il motivo dell’odio del mondo è ricorrente nel rimaneggiatore teologo del secondo secolo; l’inserto è evidenziato anche dalla ripetizione in 7,8 del concetto appena detto in 7,6
quanto a 7,9 è una formula di raccordo molto maldestra.

2. 7, 16 La mia dottrina non è mia, ma di colui che mi ha mandato. 17 Chi vuol fare la sua volontà, riconoscerà se questa dottrina viene da Dio, o se io parlo da me stesso. 18 Chi parla da se stesso, cerca la propria gloria; ma chi cerca la gloria di colui che lo ha mandato è veritiero, e in lui non c’è ingiustizia. 

3. 7, 25 Intanto alcuni abitanti di Gerusalemme dicevano: «Non è costui quello che cercano di uccidere? 26 Ecco, egli parla liberamente, eppure non gli dicono nulla. I capi hanno forse riconosciuto davvero che egli è il messia? 27 Ma costui sappiamo di dov’è; il messia invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia».
28 Gesù allora, mentre insegnava nel tempio, esclamò: «Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure non sono venuto da me stesso, ma chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. 29 Io lo conosco, perché vengo da lui e Lui mi ha mandato».
30 Cercavano allora di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettere le mani su di lui, perché non era ancora giunta la sua ora.
– quest’ultimo, motivo narrativo ripetuto, ma qui incoerente.

che queste ulteriori due parti siano un’aggiunta, possiamo certamente dedurlo dal fatto che esse ripetono alcuni motivi tipici di questo rimaneggiatore del testo di circa un secolo dopo (li indico qui, in attesa di una completa rassegna di tutte le sue idee ricorrenti):

a) la smentita dell’accusa fatta a Gesù di parlare per se stesso e la rivendicazione di parlare in nome di Dio; la citazione diretta della parola Dio esclude che le frasi possano essere pronunciate in un ambiente ebraico; non sono dunque originarie.

b) l’affermazione di Gesù di sapere da dove viene (da Dio), in polemica con i Giudei che non conoscono Dio.

tratto comune di queste due parti è il rapporto diretto stabilito tra la sua persona e Dio.

4. quarta parte che ritengo introdotta successivamente:
7, 33 Gesù disse: «Ancora per poco tempo sono con voi; poi vado da colui che mi ha mandato. 34 Voi mi cercherete e non mi troverete; e dove sono io, voi non potete venire».
35 Dissero dunque tra loro i Giudei: «Dove sta per andare costui, che noi non potremo trovarlo? Andrà forse da quelli che sono dispersi fra i Greci e insegnerà ai Greci? 36 Che discorso è quello che ha fatto: «Voi mi cercherete e non mi troverete», e: «Dove sono io, voi non potete venire?»

prende spunto dalla seconda aggiunta, in maniera omogenea per stile e contenuti concettuali, per introdurre una strampalata profezia della futura sparizione di Jeshu, giustificata come ritorno da Dio; noi siamo abituato ad intenderla come resurrezione, ma in realtà lo scenario appare molto più vago.

. . .

per un quinto passo, la situazione è più complessa:
7, 37 Nell’ultimo giorno, il grande giorno della festa, Jeshu, ritto in piedi, gridò: «Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva 38 chi crede in me. Come dice la Scrittura: Dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua viva». […]
40 All’udire queste parole, alcuni fra la gente dicevano: «Costui è davvero il profeta!».
41 Altri dicevano: «Costui è il messia!».
Altri invece dicevano: «Il messia viene forse dalla Galilea? 42 Non dice la Scrittura: Dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide, verrà il messia?».
43 E tra la gente nacque un dissenso riguardo a lui.

per lo stile e le tematiche il passo è molto simile ai passi originari del testo, ma la difficoltà di considerarlo lui pure tale nasce dal fatto che spezza in maniera illogica la sequenza narrativa tra 7,32 e 7,44 (già interrotta dal secondo inserto indicato sopra), come risulta evidente qui sotto.

questa situazione è molto interessante perché suggerisce che le rielaborazioni alL’annuncio del nuovo Regno siano state più d’una e che quella del teologo del secondo secolo sia stata preceduta da quelle di uno o più autori, o forse dello stesso redattore che aveva steso il testo originario, ma ha pensato di doverlo integrare, ma in un momento non di molto successivo a quello della prima stesura.

per rendere l’idea in termini moderni, qui ci troveremmo di fronte a una sorta di seconda edizione del testo, mentre per le altre manipolazioni siamo invece di fronte ad un rifacimento per adeguarlo al clima culturale e religioso di un secolo dopo.

è interessante anche notare che questa quinta integrazione che ritengo vicina al testo originario serve, in tutta evidenza a rispondere a critiche ed accuse suscitate dalla prima stesura, e qui il tema sta nella negazione del fatto che il messia di Israele possa venire dalla Galilea (non si parla ancora, qui, di Nazaret); chi scrive sembra rassegnato a dovere prendere atto della critica, insuperabile: in tutta evidenza la favola della nascita a Betlemme non era stata ancora messa in piedi, ma qui sembra che si debba quasi intuire la sua necessità per poter risultare credibili anche presso gli abitanti della Giudea.

l’aggiunta sembra dovuta ad un momento nel quale il messaggio originario del testo, in origine pensato soltanto per gli abitanti della Galilea, tentava di rendersi credibile anche per la terza componente, oltre ai Samaritani, della società ebraica del tempo; quella dei Giudei veri e propri, cioè degli abitanti della Giudea.

a me pare anche evidente, peraltro, che nell’arricchimento, come anche nella formazione, del testo si fa riferimento essenzialmente ancora ad una cultura orale ancora presente, raccogliendo dicerie e racconti vivi all’epoca.

 . . .

ed eccoci, finalmente, di fronte al testo residuo, dal quale vanno comunque espunti alcuni piccoli passi ulteriori, glosse o commenti inseriti successivamente, come sarà spiegato alla fine:

7, 2 Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, quella delle Capanne.
3 I suoi fratelli gli dissero: «Parti di qui e va’ nella Giudea, perché anche i tuoi seguaci vedano le opere che tu compi. 4 Nessuno infatti, se vuole essere riconosciuto pubblicamente, agisce di nascosto. Se fai queste cose, manifesta te stesso al mondo!».
[…]
6 Jeshu allora disse loro: « Il mio tempo non è ancora venuto; il vostro tempo invece è sempre pronto.». […]
10 Ma quando i suoi fratelli salirono per la festa, vi salì anche lui. […]
14 Quando ormai si era a metà della festa, Jeshu salì al tempio e si mise a insegnare.
15 I Giudei ne erano meravigliati e dicevano: «Come mai costui conosce le Scritture, senza avere studiato?».
16 Jeshu rispose loro:
[…] « 19 Non è stato forse Mosè a darvi la Legge? Eppure nessuno di voi osserva la Legge! […] 21 Un’opera sola ho compiuto, e tutti ne siete meravigliati. 22 Per mezzo di questa legge Mosè vi ha dato la circoncisione […] e voi circoncidete un uomo anche di sabato. 23 Ora, se un uomo riceve la circoncisione di sabato perché non sia trasgredita la legge di Mosè, voi vi sdegnate contro di me perché di sabato ho guarito interamente un uomo? 24 Non giudicate secondo le apparenze; giudicate con giusto giudizio!». […]
31 E molti della folla credettero in lui, e dicevano: «Il messia, quando verrà, compirà forse segni più grandi di quelli che ha fatto costui?».
32 Perciò i capi dei sacerdoti e i farisei mandarono delle guardie per arrestarlo. […] 44 , ma nessuno mise le mani su di lui.
45 Le guardie tornarono quindi dai capi dei sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: «Perché non lo avete condotto qui?».
46 Risposero le guardie: «Mai un uomo ha parlato così!».
47 Ma i farisei replicarono loro: «Vi siete lasciati ingannare anche voi? 48 Ha forse creduto in lui qualcuno dei capi o dei farisei? 49 Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!».
50 Allora Nicodèmo, che era andato precedentemente da Gesù, ed era uno di loro, disse: 51 «La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?». […]
53 E ciascuno tornò a casa sua.

. . .

una volta ricostituito il racconto originario nella sua linearità, emergono con chiarezza alcuni elementi che ora sottolineo:

il primo è il conflitto descritto all’inizio tra Jeshu e i suoi fratelli.

è certamente il più sconcertante per la nostra visione semi-favolistica della sua azione, ma dobbiamo per prima cosa liberarci dell’assurda spiegazione introdotta in seguito nel testo: 7,5: Neppure i suoi fratelli infatti credevano in lui. – glossa evidente di un rimaneggiatore al quale sfugge del tutto il significato di questo inizio dell’episodio:

introduce una affermazione in feroce contrasto con tutta la tradizione successiva, che vede invece i fratelli di Jeshu come pilastri portanti del suo movimento; come del resto era assolutamente inevitabile, visto il suo carattere di rivendicazione dinastica del regno di Israele.

occorre invece cogliere bene il motivo di una differenza di valutazioni che non è strategica, cioè non consiste nel rifiuto dei fratelli di riconoscere la funzione di Jeshu – anzi! -, ma tattica, diremmo noi oggi, cioè sui tempi dell’azione.

i fratelli consigliano a Jeshu di usare la festa delle capanne, per manifestarsi pubblicamente: è il sukkot, una festa di pellegrinaggio, definita anche dei tabernacoli, che durava originariamente sette giorni, in ricordo del presunto periodo trascorso nel deserto, prima dell’arrivo in Palestina, ma, cadendo in autunno, era sostanzialmente una festa di ringraziamento per il raccolto: introdotta da Esdra e Neemia, al rientro di parte dell’elite ebraica dall’esilio di Babilonia, prevedeva un pellegrinaggio al tempio di Gerusalemme, ed aveva un carattere  molto giocoso.

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quanto a quello che intendono i fratelli di Jeshu con l’espressione manifestarsi pubblicamente, si tratta evidentemente dell’aperta rivendicazione del regno, che per il momento Jeshu rifiuta di compiere.

il rifiuto di Jeshu di andare alla festa potrebbe indicare il suo distanziamento dall’ortodossia del tempio giudaico; ma il conflitto con i fratelli non verte su questo, ma sul fatto che Jeshu li accusa di essere sempre pronti all’azione, mentre secondo lui il tempo della sua azione è fissato dall’alto e non spetta a lui deciderlo.

più in profondità si coglie il conflitto tra un’idea di tipo militante dell’azione, che dipende soltanto dalla volontà umana, e una visione mistica, che è quella di Jeshu, che invece attribuisce all’azione stessa il carattere di una manifestazione della volontà divina, in tempi che non spetta agli uomini sostituire.

il conflitto, tuttavia, non è determinante: alla fine Jeshu aderisce alla proposta dei fratelli, ma riesce a gestire con abilità la situazione, evitando che essa assuma la forma di un conflitto aperto; in questo gode anche dell’appoggio di una corrente dei farisei, rappresentata da Nicodemo, protagonista della seconda testimonianza, che abbiamo già visto come favorevole a Jeshu.

. . .

il secondo elemento è la discussione sul rispetto della legge mosaica del sabato, che ci riporta alla situazione già vista nella quarta testimonianza, cioè all’episodio della guarigione di un paralitico da parte di Jeshu nella giornata di sabato; lì si diceva che questo miracolo, compiuto in un giorno in cui la legge mosaica imponeva una totale astensione da ogni opera, determinava la persecuzione di Jeshu da parte dei giudei, cioè dell’elite politico-religiosa di Gerusalemme.

questo passo fa emergere nuovamente un conflitto tra il modo di guardare alla legge mosaica da parte di Jeshu e l’ortodossia giudaica; nel post precedente abbiamo trovato una possibile interpretazione di questo conflitto nell’essere Jeshu membro della setta degli esseni nazareni, che appunto rifiutavano di riconoscere pienamente il valore delle tradizioni attribuite a Mosé.

e che questa posizione Jeshu la condividesse con un gruppo particolare più ampio risulta anche da un piccolo accenno, che potrebbe sfuggire all’osservazione critica: 49 Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!».

. . .

conclusione: anche questa sesta testimonianza serve a definire l’esatta posizione di Jeshu nell’ambiente politico-religioso della Palestina del tempo, attraverso il racconto di azioni esemplari:

Jeshu critica la posizione degli zeloti militanti che pensano all’azione per instaurare il regno di Dio come un’azione umana, mentre per Jeshu serve invece un’azione provvidenziale regolata dalla volontà divina e dipende dall’intervento miracolistico di Dio, più che dalla lotta concreta che gli uomini possono svolgere; e dunque questo racconto colloca Jeshu in una posizione fraterna, ma critica, verso lo zelotismo militante.

in secondo luogo definisce la posizione di Jeshu come critica rispetto all’ortodossia giudaica, in particolare sul tema del sabato, ma dimostra anche che la sua posizione non era completamente isolata nell’élite farisaica, e che questo gli consente di superare indenne i rischi connessi al suo manifestarsi come maestro critico dell’ebraismo.

insomma, Jeshu accetta alla fine la sfida del zelotismo militante di manifestarsi pubblicamente alla festa del sukkot, ma sceglie di farlo come maestro morale e non come militante armato.

. . .

dov’è dunque la coerenza complessiva di queste testimonianze? come si concilia questa, la settima, con la seconda, che ci ha dato l’immagine di uno Jeshu molto diverso che attacca il tempio e ne caccia i mercanti che lo occupano?

si tratta di testimonianze differenti, che esprimono punti di vista molto diversi sulla figura di Jeshu, che nasce per sua natura contraddittoria tra varie interpretazioni, anche alternative fra loro, e che tuttavia alla fine trovavano una sintesi: in questa emerge uno Jeshu nuovo, più rabbi che guida politica, al momento, pur se la sua originalità di leader sta nella sua visione mistica dei tempi dell’azione, divinamente determinati; dunque non un leader che rifiuta del tutto l’azione militante, ma che attende l’ispirazione divina per avviarla.

fantasticamente, se dovessi indicare un nome per il protagonista di questa testimonianza orale, indicherei quello di Giuda il fratello gemello, oppure quello di Filippo, gli autori dei due antichi testi di raccolta di detti, in cui Jeshu compare principalmente come straordinario maestro morale, innovatore della tradizione ebraica, piuttosto che come leader di una sfortunata azione di forza contro i romani e l’élite giudaica loro alleata.

. . .

ed ecco l’individuazione delle minori aggiunte fatte via via nel testo:

7, 1 Dopo questi fatti, Jeshu se ne andava per la Galilea; infatti non voleva più percorrere la Giudea, perché i Giudei cercavano di ucciderlo. – la solita, errata, formula di trapasso da una testimonianza all’altra che attribuisce loro un fittizio ordine cronologico, seguita dall’anticipazione di un motivo che non appartiene alla stesura originaria.

7, 5 vedi sopra

10 […] non apertamente, ma quasi di nascosto. – altra formula di raccordo maldestra.
11 I Giudei intanto lo cercavano durante la festa e dicevano: «Dov’è quel tale?».
12 E la folla, sottovoce, faceva un gran parlare di lui.
Alcuni infatti dicevano: «È buono!».
Altri invece dicevano: «No, inganna la gente!».
13 Nessuno però parlava di lui in pubblico, per paura dei Giudei.

– integrazione priva di senso, se Jeshu si reca alla festa inizialmente in forma clandestina; considerando gli sviluppi narrativi successivi, Jeshu si manifesta pubblicamente soltanto a metà festa e il resto della narrazione presenta sempre un confronto aperto e corale tra Jeshu e i Giudei, nel loro insieme; qui inoltre non si comprende chi dovrebbe avere paura dei Giudei, visto che il dialogo è tra Jeshu e loro.

20 «Perché cercate di uccidermi?».
Rispose la folla: «Sei indemoniato! Chi cerca di ucciderti?».
21 Disse loro Jeshu:
– altro inserimento incoerente che spezza la linea logica del racconto, con un inserimento forzato del tema del rifiuto, tipico del rimaneggiatore del secondo secolo.

22 […] non che essa venga da Mosè, ma dai patriarchi […] – glossa evidente, che cerca di correggere, interpretandole, le parole di Jeshu.

32 I farisei udirono che la gente andava dicendo sottovoce queste cose di lui. – ritorna il tema della paura, che tuttavia è del tutto incoerente con la narrazione di base.

39 Questo egli disse dello Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui: infatti non vi era ancora lo Spirito, perché Gesù non era ancora stato glorificato. – glossa evidente.

44 Alcuni di loro volevano arrestarlo, – ripetizione per ricollegarsi a 7,32.

52 Gli risposero: «Sei forse anche tu della Galilea? Studia, e vedrai che dalla Galilea non sorge profeta!». – integrazione collegata a quella del quarto passo visto sopra.


2 risposte a "L’annuncio del nuovo regno – 11. i problemi della sesta testimonianza; prima parte: il rabbi nazareno e il sukkot. – 425"

  1. per quasi venti secoli molte* delle menti migliori si sono dedicate a questo certame.
    * per – facciamo – dodici o tredici dei venti, si potrebbe azzardare “tutte” le menti migliori. almeno della parte di mondo in cui sono nato io.
    stupisce che il tema non sia ancora esausto.

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    1. non so se questo commento un pochino criptico mi dovrebbe insinuare la tentazione di considerarmi una delle menti migliori.
      siccome sono decisamente sicuro che non è così, mi giustifico dicendo che anche le menti così così insistono ad occuparsi di questo tema quando gli sembra di riuscire a dire qualcosa di nuovo sul tema.
      io non so quanto riuscita sia la mia ricerca, però mi pare di poter dire che, se le ricerche si prolungano tanto, è perché per la gran parte mancano di metodo e si muovono in una direzione sbagliata che non porta certo a capirci qualcosa.
      ad ognuno la sua presunzione, ovviamente, altrimenti non si scriverebbe neppure: ben pochi hanno seguito nel settore la strada che propongo io, che si basa su due assunti: circoscrivere il campo di osservazione, di volta in volta,a qualche testo particolare, e poi usare, per analizzarlo, i normali metodi filologici laici anche su testi che da moltissimi vengono considerati sacri e dunque intoccabili dalla filologia.
      e mi pare che questo permetta di dire qualcosa, anzi molto, di nuovo.

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