Thomas Cook, brexit e internet: le prime 600.000 vittime – 426

fallisce improvvisamente una delle più grandi agenzie europee di viaggio, la Thomas Cook, inglese per la sede a Londra, ma cinese per azionista di maggioranza.

e, non bastassero i 21.000 dipendenti rimasti senza lavoro, 600.000 turisti restano bloccati nei loro luoghi di vacanza: 150.000 sono inglesi, 140.000 tedeschi.

una vicenda così mirabolante e perfino difficilmente immaginabile lascia senza parole per le dimensioni.

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il fallimento coinvolge anche la Condor, azienda aerea, di proprietà delle Thomas Cook, e molte altre connesse; per il rientro dei turisti rimasti senza biglietto aereo valido, che costerà 600 milioni di sterline, circa 1.000 sterline a testa, subentra un fondo di garanzia; nulla di più preciso si sa sulle spese alberghiere, speriamo siano comprese nella garanzia.

il primo ministro inglese, Johnson, dichiara: “E’ una situazione molto difficile e ovviamente i nostri pensieri sono rivolti ai clienti di Thomas Cook, i vacanzieri che ora potrebbero avere difficoltà a tornare a casa. Faremo del nostro meglio per riportarli a casa. In un modo o nell’altro lo Stato dovrà intervenire per aiutare i vacanzieri bloccati”.

fino a qui non avevate bisogno di leggere il mio blog, se vi interessa questo tipo di notizie; ma quello che ci trovate di abbastanza originale, almeno in Italia, è forse l’analisi delle cause – secondo me – di questa situazione paradossale, che adesso segue.

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cominciamo col dire che quelle di Johnson sono lacrime di coccodrillo.

uno dei motivi del fallimento della Thomas Cook sta infatti nella svalutazione della sterlina prodotta dalla prospettiva della brexit: l’agenzia faceva contratti in sterline, ma doveva poi pagare in dollari e la svalutazione della moneta inglese ha prodotto una contrazione degli incassi reali che in breve tempo si è dimostrata mortale.

questo, ovviamente Johnson non può dirlo, dato che la sua prospettiva di brexit senza accordo non ha fatto altro che accelerare il processo.

inutilmente l’azionista cinese aveva versato nelle casse della società 450 milioni di sterline il mese scorso, nel quadro di un piano di salvataggio da 900 milioni di sterline; alla fine ne sono mancati 200 milioni, e il fallimento è scattato.

avrà indubbiamente conseguenze a cascate su tutto il comparto turistico, ma non solo, anche su quello aeronautico, e via allargando la ricaduta nel castello di carte dell’economia globale.

un bell’assaggio degli effetti della brexit sulla Gran Bretagna e sul mondo.

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la seconda causa di questo dissesto sta nella incestuosa alleanza che è venuta a crearsi nel tempo tra i viaggiatori indipendenti e internet: la Thomas Cook è infatti l’inventrice dei pacchetti di vacanze tutto compreso per turisti.

è vero che il numero globale dei turisti è enormemente cresciuto in questi anni nei quali il trasporto aereo è diventato comune, ma il numero dei viaggiatori indipendenti è cresciuto in proporzione di più.

la comodità vacanziera del tutto compreso la paghi ovviamente di più; non c’è qualcuno che ti organizza soggiorno e prenotazioni gratis, anche se i costi aggiuntivi sono ridotti dal fatto che la vacanza entra in una specie di catena di montaggio che abbatte i costi individuali offrendoti un prodotto finale standardizzato.

ma questo, se non sei del tutto passivo e desideroso di farti comandare, toglie anche al viaggio la sua bellezza e la sua croce dell’improvvisazione e dell’avventura, e il numero di coloro che preferiscono una vacanza fai-da-te cresce ancora di più; non bastano gli slogan contro che la presentano come una scelta da sfigati…

2017-06-19_183004

penso a me stesso, ai miei due recenti viaggi in Portogallo o a quello di cinque anni fa intorno al mondo, che mi sono organizzato da me, prenotando online i biglietti aerei e poi cercandomi in loco di giorno in giorno le sistemazioni in ostello oppure hotel in genere molto economici; gli ultimi due a prezzi davvero irrisori, con una spesa che in nessun caso ha superato i 500-600 euro per dieci giorni, tutto compreso, anche gli spostamenti interni, i pasti e i biglietti di ingresso alle attrazioni turistiche – ed è la somma che un’agenzia ti chiede per un viaggio di due o tre giorni in Italia o qualche paese vicino; certo, in hotel lussuosetti e non in ostelli o altre sistemazioni a sorpresa.

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ma la terza causa del dissesto sta annidata dentro la seconda e si chiama internet, che consente prenotazioni a distanza degli hotel e dei biglietti aerei con costi di commissione irrisori.

come in altri comparti, le grandi aziende della rete lavorano ai fianchi e progressivamente spingono fuori mercato masse enorme di operatori commerciali nei più diversi settori.

offrono servizi più comodi, in alcuni casi anche attraverso nuove forme di vero e proprio sfruttamento feudale della forza lavoro, i rider, ma spengono l’attività dei piccoli negozi, e oramai perfino dei tradizionali centri commerciali, che neppure hanno fatto, quasi, tempo a nascere, con enormi investimenti e distruzioni del territorio, che appaiono già in parte obsoleti, cattedrali nel deserto per gruppi di consumatori tecnologicamente più arretrati e tendenzialmente più anziani.

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un terremoto sociale ed anche politico senza precedenti attraversa il mondo, senza che i media, generalmente asserviti, cerchino di richiamare la nostra attenzione su quel che succede: concentra favolose ricchezze nelle mani di pochi, anzi di pochissimi, e affama progressivamente il resto della popolazione.

è un meccanismo che si morde la coda, perché la tendenza di una popolazione impoverita è ovviamente quella di consumare sempre meno.

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e qui si dovrebbe diventare ancora più noiosi di quanto non si sia stati sinora, e allargare ancora il discorso.

sicuro di parlare oramai quasi soltanto per me stesso, pongo ancora alcune domande: che senso ha parlare di aumento del PIL, il feticcio che tiene in piedi la nostra economia, come aumento dei consumi, consumi di beni materiali, e poi dirsi ecologisti?

che senso ha parlare di aumento del PIL senza affrontare il nodo della concentrazione oramai prettamente feudale dei profitti nelle mani dei signori internettiani del mercato, tenendo conto che i loro profitti finiscono ampiamente fuori del mercato dei beni, in operazioni meramente finanziarie?

terza e ultima domanda: in che misura la crisi economica mondiale di questo modello di vita economico- sociale, e quindi anche politico, interagisce col dramma del riscaldamento globale, che richiederà via via sempre più investimenti semplicemente per la difesa e la ricostruzione ambientale?

e dunque il deterioramento climatico ridurrà a sua volta i consumi meramente voluttuari delle masse, che dovranno piuttosto difendere o ricostruire case e strade dalle distruzioni di cicloni e alluvioni, o proteggere l’agricoltura dalle siccità parallelamente crescenti…

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qui la crisi colpisce i trasporti aerei di massa, incompatibili con la riduzione dei gas serra; ma le misure allo studio, in Germania, anche in Italia, di lieve incremento dei prezzi dei biglietti aerei servono forse a qualcosa, intanto?

non è giunto il momento, anche da noi, di non parlare più di blocco generalizzato degli aumenti dell’IVA, ma di usarli in maniera differenziata, lasciandoli scattare per i consumi di lusso e ambientalmente dannosi? cioè di usare concretamente lo strumento fiscale per ridurre certi consumi e agevolarne altri?

(non mi sfugge che fenomeni artificialmente costruiti come il successo mediatico dell’adolescente Greta sono manovre di potere mediatico per provare a condizionare le masse a scelte future, ma senza mettere davvero in discussione l’attuale modello di vita economica).

ma non è giunto forse il momento di pensare, piuttosto, ad una società in cui la circolazione della ricchezza, il famoso PIL, sia sempre più affidato alla crescita dei servizi offerti direttamente dalle persone e sempre meno all’incremento sempre più centralizzato della produzione e della vendita di merci?

certo, se le tasse sui giganti di internet si innalzassero dalle ridicole percentuali di oggi, che si aggirano attorno all’1 o 2 per cento – e perfino il 3% imposto dalla Francia appare un reato di lesa maestà, che provoca l’intervento contrario del presidente degli Stati Uniti – e arrivassero ai livelli pagati invece dalle imprese e dalla gente comune, forse il mondo sarebbe un poco più giusto ed anche equilibrato, e sarebbe possibile che le scelte ecologiche non passino attraverso qualche ulteriore spremitura dei soliti cittadini tartassati.


21 risposte a "Thomas Cook, brexit e internet: le prime 600.000 vittime – 426"

  1. Quello che mi stupisce è come fino all’ultimo giorno abbiano continuato a vendere pacchetti di viaggi. Internet ha sicuramente rosicchiato una grossa fetta nel turismo con la capacità soprattutto dei più giovani (Tu sei un caso molto raro e ti ammiro) di organizzarsi autonomamente.
    Io che non mi ritengo più giovane Io voglio andare a colpo sicuro preferisco sapere e prenotare dove vado a dormire, l’ostello è troppo oltre la mia capacità di sopportazione. ..
    Tutto molto interessante.
    Notte

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    1. più che l’età, cara Shera, che sei ben più giovane di me, conta l’allenamento: ho cominciato a viaggiare così piuttosto presto, e poi mi sono via via perfezionato col tempo.
      ma un altro fattore importante è che io sono maschio e tu donna, e per una donna capisco che una gestione simile del viaggiare è troppo rischiosa.
      restano i disagi, ma anche le bellezze dell’ostello; aggiungi episodi come quello dell’ultimo viaggio, ad aprile, in Alentejo: dove all’ostello mi hanno guardato in faccia e spedito in una bellissima camera singola, al prezzo del dormitorio, ovviamente!

      quanto ai turisti spediti all’estero mentre la società stava già fallendo, che cosa pensare? che pensavano ancora di cavarsela? hanno chiesto al governo, Johnson, 150 milioni di sterline, per non fallire, ma lui ha rifiutato.
      oppure, sono semplicemente banditi.
      scegli tu?

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      1. La seconda che hai detto… Buona giornata, frizzante qui ma soleggiata.

        (Al di là del fatto dell’essere donna ricordo che nel tuo ultimo viaggio
        Avevi una bella bronchite e hai tossito tutta la notte per gioia dei tuoi compagni!!!)

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        1. buona memoria, ma credo fosse il penultimo, il primo viaggio in Portogallo, nel suo freddo e piovosissimo nord!
          questa volta mi sono fatto furbo e sono stato al sud del paese!

          un vento impetuoso ha imperversato tutta la notte e oggi è una giornata splendida che neppure un tentativo di rannuvolamento attorno a mezzogiorno è riuscito a guastare.
          qui comunque resisto sotto le coperte di lana la notte ad accendere la stufa, con 17 gradi in casa: come vedi, aderisco perfettamente al messaggio di Greta.

          e al centro diabetologico, dove avevo la visita di controllo, mi hanno detto che non vogliono più avermi tra i piedi: il medico di base basta e avanza per i casi come il mio…, ahah.
          capisco che ci sono rimasti male, dall’espressione del medico quando ha visto valori oramai al limite della normalità DOPO che da sei mesi ho smesso di prendere i medicinali che mi avevano prescritto.
          giornata positiva, come vedi 🙂

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                    1. giusto, ma per le mie capacità di digitazione sullo schermo piccolo del cell, whatsapp si presta meglio a messaggi brevi che a racconti più distesi.

                      quindi, con la tastiera larga, blog o mail; è vero che ho anche installato whatsapp sul netbook, ma poi non sono mai riuscito ad attivarlo qui; e rimane il fatto che tutto quello che fai su whatsapp è aperto allo spionaggio di Zuckerberg: se pensi che paga perfino degli schiavi amanuensi per trascrivere le telefonate!

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  2. Sono d’accordo su tutto… bisogna cambiare paradigma , ed ecologia deve per forza andare a braccetto con la giustizia sociale, se no non ci sarà ne l’una ne l’altra ma solo pannicelli caldi.
    Se le multinazionali venissero tassate in percentuale sui profitti almeno uguale a quella dei negozietti, sarebbe già un primo passo… anche se la strada maestra deve essere quella di smantellarli, questi giganti bulimici…
    temo invece che resteremo alle merendine e bibite gassate.
    Ma magari i giovani ci sorprenderanno, speriamo.

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      1. con tutte le mie riserve mentali sul caso, ho postato appena adesso il video di Greta all’Onu…
        serve per scaricarsi la coscienza, forse.
        e intanto nessuno sa bene che cosa fare.

        ma il problema non è dei Matusalemme; provo a difenderli sperando di diventarlo: il problema sono in nuovi feudatari tecnocrati, e non è che i quarantenni (i Mattei) o i trentenni (i Giggino) siano molto meglio delle generazioni passate, anzi.

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          1. condivido il primo punto.
            quanto ai diciottenni, io ci ho sempre sperato, anche se forse, da preside di liceo, ne avevo una visione parziale: quelli delle mie scuole erano davvero la speranza del futuro; oggi mi manca il polso diretto della situazione, purtroppo; però sono portato a credere che possano essere ancora migliori.

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