19 risposte a "come osate? Greta all’Onu – 428"

  1. Concordo con l’essenza della tua analisi circa la drammatica inerzia di fronte ad un problema spaventoso per l’umanità intera.

    Però io credo che i discorsi di Greta, così empaticamente proposti da lei, siano scritti proprio dai suoi genitori, non dall’ élite che governa il mondo. I quali genitori utilizzano i suoi tratti caratteristici Asperger per veicolare in modo potente il loro messaggio (ed infatti siamo qui a parlarne)

    Ma questo apre un discorso più ampio: secondo me non c’è UNA elite che guida il mondo, secondo me ce ne sono almeno DUE, e pure in lotta tra loro.

    Una élite è nazionalista, tradizionalista, populista, antislamica, antifemminista, legata a singole culture (tempo fa ti invia un articolo in inglese sulle origini ottocentesche profonde della Nuova Destra – Génération Identitaire ).(Trump, Bolsonero, Le Pen, Salvini, etc,). Questa vede il mondo come un gioco a somma zero, perché trionfi la mia “nazione/cultura” devo bloccare ogni sviluppo della tua.
    Si autodefiniscono “popolo”, ma sono una élite molto cinica, che spesso approfitta della debolezza intellettuale degli elettori.

    La seconda élite è globalista, tecnologicamente innovatrice, è MOLTO finanziaria, vuole essere libera di fare soldi in giro per il mondo senza pagare le tasse, ma è anche a favore dei diritti delle donne ed LGBT, è relativamente ecologista (auto elettriche, etc). Sospinta dal boom di tecnologia e comunicazioni è stata vincente in modo incontrastato negli ultimi 20 anni (fino all’emergere dei populismi) ed è questa seconda élite (Google, Media moderatamente progressisti, Fondi di “investimenti sostenibili”, etc.) quella che ora sta pompando Greta.

    Mettere tutto nel calderone di UNA élite secondo me non aiuta a capire bene che cosa sta accadendo.

    Siamo in mezzo a questo scontro.
    Per istinto e per le guerre che hanno generato detesto profondamente i nazionalismi, anche se riconosco i pesanti limiti della globalizzazione: inquinamento a parte, ha fatto bene ad una Cina che moriva di fame e buttava le bambine ed ha fatto MOLTO bene economicamente alla seconda élite, ma ha pesantemente colpito i ceti popolari e micro borghesi dei paesi avanzati.

    Certo non possiamo come singoli cambiare il mondo, ma credo che la cosa più importante sia comunque comprendere questa dinamica duale, in modo da sapere migliorare la nostra capacità di lettura di quanto ci accade intorno e farci un’idea di come schierarci/comportarci sui singoli temi.

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    1. obiezione interessante, e qui mi pare di tornare al clima di certe discussioni aperte in classe che dovevamo al nostro santo docente Martinazzi; solo che oggi, alla nostra età, abbiamo più chiaro che lo scopo non è primeggiare dialetticamente, ma arrivare a qualche brandello di comprensione più precisa della realtà.

      a me pare che è vero che ci sono due linee che attraversano l’élite, e concordo sul tuo modo di descriverle, ma che non ci sono due élite radicalmente diverse e contrapposte; usando un linguaggio vetero-leninista, direi che tra loro vi sono contrapposizioni tattiche, ma non strategiche: nessuna delle due parti che citi, infatti, mette radicalmente in discussione il modello dell’accumulazione progressiva, tendenzialmente infinita, della ricchezza, e neppure la sua concentrazione tendenziale in mani sempre più ristrette, anche se si differenziano indubbiamente sulla velocità e sui modi nei quali questa concentrazione deve avvenire.

      ed è anche questo il motivo, colto da Greta solo intuitivamente, in una esplosione di rabbia, per cui il negazionismo climatico non trova una precisa opposizione neppure nello schieramento più illuminato, che intanto tergiversa senza vere soluzioni in appelli confusi all’autocontrollo nell’inquinare, coi quali a volte anche il discorso di Greta confluisce.

      del resto, forse, una vera soluzione non ce l’ha nessuno, e qualunque cosa alla quale si possa pensare costa lacrime e sangue, quasi come una guerra mondiale, quella di tutti contro tutti che la crisi climatica fa avanzare e rende quasi inevitabile.

      in fondo la lotta in corso tra le due anime dell’élite è una variante attuale della storica contrapposizione tra protezionismo e liberismo, che ha attraversato tutta la storia del capitalismo, e che si ripropone nella sua attuale fase finale; i moderni sovranisti, o nazionalisti, come meglio andrebbero chiamati, per impedirgli di mascherarsi (bene hai fatto a ricordare Barrés come precursore di questo atteggiamento che sfociò nelle due guerre mondiali), o patrioti, come li ha chiamati Trump all’Onu, si presentano come la facile soluzione delle contraddizioni del modello globalista, ma non vi si contrappongono davvero, stanno soltanto cercando di correggerlo in qualche punto particolare: propongono dazi, ma non il blocco del commercio mondiale: e come potrebbero?

      aggiungo qui – prima di farlo in un prossimo post – che il sovranismo mi pare, se non proprio al tramonto, in grosse difficoltà, almeno nel mondo occidentale (Trump, Johnson, Salvini), ma anche in minor misura nelle zone di confine dell’Occidente come Russia e Turchia; e sta riuscendo molto meglio in India, Brasile, Cina, cioè dove manca la tipica tradizione democratica europea della divisione dei poteri…

      pienamente d’accordo sulla tua conclusione, invece; con un tono pessimista in più, perché anche se noi, oggettivamente vecchi, arriviamo a capire qualcosa in più del mondo, chi ci ascolta più? in fondo siamo ridotti a parlare fra noi.

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      1. Trovo ottimo il tuo completamento strategico/tattico al ragionamento.
        Ed anche: il problema è che ne parliamo tra vecchietti, ma forse qualche goccia di comprensione si riesce a diffonderla, magari grazie a blog come il tuo…

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        1. un blog come il mio non è visitato da giovani, però è vero che i vecchietti o i meno vecchietti che lo leggono possono trovare qui l’impulso a diffondere le loro idee tra i più giovani; la sua utilità consiste, credo, soprattutto nel mostrare che certe riflessioni non sono del tutto isolate e stimolare chiunque a parlare di certi argomenti, anche su posizioni diverse dalle mie, non è questo che importa.
          quindi, grazie dell’iniezione di micro-fiducia!

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    1. noi chi?
      io ci starò a farmi fare fuori dai giovani quando ci sarà una legge che inviterà tutti gli ultrasettantenni senza distinzione a togliere il disturbo; ma prima?
      e perché mai dovrei farmi fare fuori dai giovani per colpe che non ho mai condiviso, e considerando che mi sono sempre battuto per loro e al loro fianco? – perfino quando facevo il preside, ed è tutto dire…
      qualcuno mi rinfaccia qualche viaggio di troppo, è vero, ma credo che sia peccato veniale, considerando la vita anticonsumistica che per il resto faccio.
      il consumismo che avvelena il pianeta non ha età; anzi, ho perfino il sospetto che – retoriche a parte – sia piuttosto giovanile che anziano.

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      1. Chi ti rinfaccia i tuoi viaggi probabilmente ti conosce molto male anzi è uno stupido perbenista che non ti conosce affatto. 🤬
        Anche io penso di avere fatto la mia parte e di continuare a farla non credo di meritare di essere fatta fuori.
        Sweet Dreams Everybody

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        1. no no, fammi difendere il mio critico in fondo amichevole e semi-scherzoso (presente poi a volte come commentatore anche su questo blog): coglie davvero una contraddizione, da ecologista che vorrebbe che lo fossi integralmente anche io.
          leggevo ieri non ricordo dove che si dovrebbe viaggiare di più in treno e meno in aereo, almeno sulle piccole tratte; e io sono d’accordo, anche se poi in Portogallo ci volo in aereo, ma poi mi sono fatto Hong Kong – Saigon in treno fino a che ho potuto, cioè soltanto in Cina; e in treno Hiroshima Tokio e perfino Los Angeles – San Francisco, e qui ci vuole dell’eroismo per farlo, perché le ferrovie americane sono quasi a livello di quelle indiane, e invece in Gis
          appone sono meravigliose, ma ci vogliono tanti tanti soldi.
          io mi difendo dicendo che quel che spendo ecologicamente viaggiando lo recupero producendo verdure e frutta dal mio campo, a km zero, e risparmiando le spese di trasporto ai supermercati.
          in ogni caso, anche se io non pagassi il biglietto, l’aereo volerebbe lo stesso: questo per dire che la lotta ali sprechi ecologici si fa soprattutto con le leggi e non con scelte individuali – e questa è la critica che a volte sembra si dovrebbe fare anche a certo ecologismo di strada.

          Рquanto ai sogni, effettivamente ̬ un periodo che ho ripreso a farli, e siccome non sono buonissimi, grazie degli auguri, mi servono.
          altrettanti a te, ovviamente, anche se la notte è già passata e ti aspetta la colazione con Sally.

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          1. Meno voli per la stessa destinazione e completi. Suvvia siamo concreti un viaggio di lavoro una riunione un convegno di tre giorni o addirittura Adesso la plenaria alle Nazioni Unite per 3 giorni 20 giorni di viaggio? insomma !!! Sono d’accordo con te che singolarmente ci sono molti piccoligesti quotidiani che possiamo assumere per compiere una grande rivoluzione culturale/ ecologica…
            Già Soltanto Questo farebbe una grandissima differenza.. .

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    1. caro nicola, smuovere la coscienza dei politicanti va bene, ma prima ancora bisogna smuovere la coscienza degli elettori che li scelgono.

      purtroppo in troppe parti del mondo gli elettori sono perfino peggiori, in ampia parte, degli orrendi politicanti che si scelgono per continuare a fare i LORO porci comodi – e nella parola LORO vedici pure sia i politicanti sia gli elettori.

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  2. Allora, vediamo di chiarire una certa contraddizione tra il post di ieri: “non mi sfugge che fenomeni artificialmente costruiti come il successo mediatico dell’adolescente Greta sono manovre di potere mediatico per provare a condizionare le masse a scelte future, ma senza mettere davvero in discussione l’attuale modello di vita economica”
    … ed il video di oggi, che propone il suo intervento all’ONU, che fa capire che la sfida posta da Greta è una cosa seria e secondo me non solo uno strumento del potere mediatico.

    Certamente i media la pompano perché fa notizia e i media sono fatti per cercare audience ad ogni costo, ma che sia artificialmente costruita per lasciare le cose come stanno … non direi, e lo si capisce anche meglio vedendo il video completo del suo intervento

    compresa la seconda parte in cui offre i numeri che quantificano il dramma.
    Greta mi sembra piuttosto il modo in cui il concetto “verde” riesce finalmente a bucare gli schermi e farsi sentire.

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      1. caro andrea, non voglio togliere a Roberto il piacere di risponderti.

        a me pare che la sfida di Greta alla politica mondiale sia quella a fare davvero qualcosa e a smetterla di perdere tempo con misure specchietto per le allodole, assolutamente inadeguate alla gravità della crisi climatica.

        certamente Greta, da parte sua, non dice, e neppure credo saprebbe, di quali misure si tratta.

        se leggi il mio troppo lungo commento di risposta a Roberto, troverai comunque meglio argomentato il mio punto di vista, in attesa che tu approfondisca anche il tuo, se vorrai.

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        1. Il problema è che per il clima non c’è una soluzione a portata di mano, facile, immediata e “indolore”… si fa quel che si può.
          Mentre nella retorica di Greta sembrerebbe che ci siano già soluzioni immediate e facilissime, ma non vengano applicate poiché qualche “potente” malvagio si diverta a “rubarle i sogni e l’infanzia” (affermazione che mi sembra delirante).

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          1. neppure a me quella particolare frase sul furto dei sogni è piaciuta, e l’ho scritto nel commento a Roberto.
            anche io penso che non abbiamo a portata di mano soluzioni semplici e soprattutto indolori per il clima.
            penso anche, purtroppo, che c’è una fetta bella grossa di umanità alla quale non importa assolutamente nulla se l’umanità dovesse estinguersi alla prossima generazione, purché non si attenti in nulla al suo benessere frustrato.
            però che esista una classe dirigente mondiale che è molto vicina al modo di sentire che ho appena citato mi pare indiscutibile: pensano sicuramente che per loro sarà facile salvarsi.
            non credo che basti denunciare questa situazione per risolverla; davanti abbiamo una strada molto faticosa e assolutamente rischiosa, senza soluzioni globali, ma fatta di un mix ampiamente incerto di misure particolari ed eterogenee; mi pare che tuttora manchi la volontà politica perfino di provarci.
            l’accordo di Parigi di tre anni fa è stato ridicolo; l’ho scritto allora, controcorrente, e lo penso a maggior ragione anche oggi.
            e il paradosso dei paradossi è che, per il clima, sta facendo di più concretamente, senza volerlo, Trump, quando mette in crisi il commercio mondiale con la guerra dei dazi, che Obama che ammantava di buoni sentimenti la prosecuzione dell’attuale modello di sviluppo.
            è dura dirlo, per me.

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            1. Il punto è che un modo per produrre l’energia necessaria a mantenere il nostro (di tutta l’umanità, tranne i sempre più rari casi di vero sottosviluppo economico) stile di vita energivoro, liberando poca anidride carbonica nell’atmosfera, ancora non esiste (eccetto l’energia nucleare che però comporta tanti altri problemi non indifferenti). Ridurre drasticamente la popolazione mondiale è improponibile. Anche se probabilmente c’è un’élite di super-ricchi “sociopatici” che non si farebbero alcuno scrupolo morale a eliminarci, fortunatamente l’attuazione pratica di uno sterminio di massa sarebbe difficilissima, quasi impossibile!
              L’unica cosa che si potrebbe fare (e in parte già si fa) sarebbe tagliare gli sprechi e i consumi davvero superflui, e non sarebbe facile neanche questo.
              La gente protesta anche quando viene chiuso il centro cittadino alle automobili per poche ore, figuriamoci quanta opposizione incontrerebbe un governo che provasse a limitare fortemente l’uso dell’auto in città o vietare l’aria condizionata!
              E comunque stiamo parlando di provvedimenti che nel bilancio globale di CO2 sono praticamente pressoché ininfluenti, anche tagliando tutti gli sprechi possibili e immaginabili, non credo che si riuscirebbe a frenare l’aumento di anidride carbonica atmosferica in maniera sostanziale.

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              1. purtroppo sottoscrivo.

                continuo però a sottolineare che questo non ci esime dal mettere in atto un metodo particolare, anche se molto difficile: un mix di soluzioni parziali, nessuna capace di risolvere da sola il problema, ma efficaci nel loro insieme per limitarne almeno in parte gli effetti più catastrofici.
                ad esempio: limitare la crescita demografica, limitare il traffico individuale, vietare alcuni consumi fortemente inquinanti, rinnovare i metodi di produzione dell’energia (senza nucleare), ecc. ecc.

                il fatto è che di un simile piano non si vede traccia; rimane dunque lo scenario di un genocidio soft ed indolore, con strumenti facili e popolari, ad esempio forme di tossicodipendenza di massa…; e poi qualche pandemia non ben controllata; in fondo sono forme anche queste di lotta al riscaldamento globale, forse le più efficaci.

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    1. commento acuto, caro Roberto, (e non è una sorpresa, visto che viene da te) e attento, il che non è scontato per nessuno nell’epoca delle letture internettiane veloci, usa e getta.
      che questa contraddizione apparente vi fosse lo sapevo bene, nel momento di buttare giù questa citazione visiva, e non osavo sperare che un commento mi costringesse a chiarirla (sto capendo che i post devono essere brevi e provocatori – quando ci si riesce, e per fortuna ci ha pensato lei – e quelli che io avrei considerato i veri post, è meglio se si sviluppano sotto forma di commento, e se li legge chi vuole e chi può.

      il commento di ieri riguarda, evidentemente, il successo mediatico di Greta e non Greta in sé.
      la ragazzina è tosta, nessun dubbio (con una sola stonatura, piccola, direi: quando accusa i politici di averle rubato i suoi sogni di adolescente: perché questi, secondo me, ad un(‘)adolescente non può rubarli nessuno, se non lui/lei stesso/a).
      Greta è anche una Asperger, cioè – per quel che valgono queste classificazioni che tendono a trasformare in disturbo o malattia tutto quello che non è pienamente conforme alla mediocrità della media – soffrirebbe di una forma di autismo, la stessa che ha colpito, in base alle diagnosi moderne, una parte importante dei geni che hanno fatto la storia dell’umanità, e può consistere, fra i vari sintomi, in problemi gravi di socializzazione immediata, con la tendenza che ne deriva a concentrarsi, in maniera esasperata, attorno a determinati compiti, assunti come assolutamente centrali nella propria esistenza.
      ho conosciuto all’inizio della mia attività di blogger, attraverso i commenti, un blogger piuttosto bizzarro, imprevedibile ed anche assurdo in determinati comportamenti, che era dedito da anni alla redazione di una stesura di sintesi di tutti i vari vangeli esistenti, canonici oppure apocrifi, su basi assolutamente soggettive, cioè guidato puramente dal gusto personale: una operazione assolutamente insensata e senza nessuno scopo apparente; inutilmente provai a suggerirgli qualche criterio più scientifico; a lui piaceva così; siccome poi venne anche a trovarmi a Stuttgart dal Lussemburgo dove allora abitava, lo conobbi di anche di persona; col tempo aveva scoperto questa diagnosi del suo comportamento, che rassicurava in fondo chi aveva a che fare con lui, dato che giustificava le sue stranezze, ma effettivamente il rapporto diretto con lui era veramente imbarazzante, per una caratteristica tipica degli Asperger, un sintomo che consente di individuarli fin da piccoli: l’incapacità di guardare negli occhi le persone.
      mi dilungo su questo aneddoto perché mi fornisce una chiave di lettura della personalità di Greta, della sua incredibile capacità di fissarsi su un tema e su un obiettivo e di perseguirlo ad ogni costo.
      il fatto che lei sia classificata come Asperger per me non costituisce affatto una forma di svalutazione; quando mi occupai di questa sindrome comportamentale ritrovavo perfino in me stesso qualche tipico tratto Asperger, isolato eh?, ma per fortuna per niente l’incapacità di guardare negli occhi; anzi semmai soffro del problema contrario, come sa chi mi conosce dal vivo: avere degli occhi che parlano troppo, incapaci di mentire.
      (anni dopo i miei rapporti con quel blogger si interruppero abbastanza traumaticamente, per mia scelta, quando lui cambiò completamente posizioni, e direi persino personalità, dedicando il suo blog alla più esasperata islamofobia).

      in questo video (e in quello che mi hai indicato tu, grazie!), si vede bene la grinta di questa ragazzina, ma anche la sua sofferenza.
      e qui voglio dire che Greta è minorenne, e qualcuno sta abusando di lei: non è possibile caricarla di una simile pressione mediatica, la stanno schiacciando sotto una responsabilità sproporzionata alle sue forze.
      io ammiro Greta, ma – come educatore ancora vigile – sono anche preoccupato per lei, e – se avessi qualche potere in merito – cercherei di liberarla dal personaggio che le stanno costruendo addosso.

      e qui vengo a confermare, quindi, il mio giudizio di ieri: per quanto potente ed efficace sia Greta nel lanciare il suo messaggio esasperato, nessuno di noi – neppure tu, Roberto – può essere così ingenuo da pensare che LEI abbia in sé una forza così travolgente da imporsi al sistema mediatico mondiale, o anche soltanto che il suo successo sia determinato dal bisogno dei media di catturare lettori o fruitori.
      no, il suo successo nasce anche da questi fattori, ma non è determinato principalmente da loro, ma dal bisogno dell’élite che davvero governa il mondo, di trovare qualche facile strumento per suggerire alle masse che occorre affrontare qualche sacrificio per salvare il pianeta.
      nota bene che io sono d’accordo con questo nobile scopo, molto meno sulle vaghe e deboli misure che qua e là vengono iniziate, e che sono destinate a suscitare opposizioni tanto più violente quanto più diventeranno di necessità più radicali.
      abbiamo già visto in Francia all’opera gilet gialli e black bloc; in Italia ce ne ha dato un assaggio pochi mesi fa la mobilitazione in rete contro il costo irrisorio per le confezioni di plastica; non possiamo illuderci in nessun modo che non vi sia una massa molto ampia e decisa che rifiuta e rifiuterà anche contro ogni evidenza il benché minimo sacrificio per salvare il pianeta e se stessi.

      quindi, onore e stima per la povera ragazzina buttata su una ribalta mondiale alla quale i suoi genitori dovrebbero provare a sottrarla per il suo bene, ma critica feroce alle classi dirigenti di questo mondo (che non sono affatto i bistrattati politici, che sono soltanto degli esecutori servili), che hanno fatto firmare sinora il ridicolo accordo di Parigi sul clima, che propongono delle soluzioni palliativo che assomigliano tanto alle terapie del dolore per un malato terminale, e che continuano a battersi per un aumento del PIL legato all’incremento dei consumi di merci, e dunque per la continuazione della distruzione del pianeta, ma facendo finta di fare qualcosa di reale, intanto, visto che l’evidenza della catastrofe avanzano.
      ma soprattutto, agitando la povera Greta, hanno scelto di privilegiare un approccio emozionale al problema che non promette nulla di buono e non è affatto neppure efficace; del resto, se scegliessero un approccio razionale, dovrebbero proporre ben altro che le misure specchietto delle allodole in corso oggi, e dovrebbero smetterla di fare ammuina.

      siamo di fronte ad un problema che assumerà velocemente dimensioni ben più gravi delle guerre mondiali che abbiamo alle spalle: capisco da me che dire la verità ha dei costi enormi, e che interi paesi come gli USA, il Brasile, l’India, hanno scelto la strada opposta; ma qualcuno di coloro che hanno il potere politico dovrà pur dire ai suoi elettori la verità: farla dire a Greta è vile, anche se lei, per quello che sono le sue forze, lo sta dicendo benissimo.

      (mai avuto, io, il dono della sintesi).

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