parlamento e Vaticano senza Dignitas. – 432

potenza del Vaticano! fa talmente paura ancora in Italia ai politici che si sono guardati bene dall’intervenire sul tema della morte assistita.

potenza dell’ipocrisia cattolica: a mia madre in una clinica cattolica nelle ultime ore non venne rifiutata una potente dose di morfina che “avrebbe potuto abbreviarle la vita”, quando mi imposi alle suore, in assenza del medico, nel cuore della notte.

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nel silenzio del Parlamento, scoraggiante e bieco per egoismo di casta, ha deciso la Corte Costituzionale, lasciando protestare i vescovi, che vogliono che la nostra vita sia di Dio, e quindi loro.

certo che la vita non è nostra, basta un briciolino di saggezza qualunque per saperlo; ma questo non significa che sia di qualcun altro, esseri umani aridi e prepotenti.

la dignitas non è nei politici italiani né del Vaticano.

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la Corte ha deciso come poteva e ha l’ultima parola: l’aiuto al suicidio è lecito in ambiti molto ristretti: quelli di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale.

troppo ristretti, evidentemente: le sofferenze possono essere soggettivamente oppure anche oggettivamente intollerabili anche senza che si sia ridotti a sopravvivere attaccati alle macchine.

Lucio Magri, il compagno di battaglie politiche lontane, che decise di morire per una depressione gravissima e intollerabile, non avrebbe potuto essere accompagnato da nessuno a recarsi in Svizzera per una morte di dignitas; sarebbe ancora reato, anche dopo questa sentenza.

mio padre, che invocava la morte fra dolori atroci, ebbe alla fine il dono di una morte naturale e non pensò mai al lasciarci anzitempo; ma, se lo avesse voluto, non avremmo comunque potuto aiutarlo, visto che respirava con le proprie forze, fino a che ha potuto farlo – anche se forse allora la terapia del dolore era meno avanzata di oggi.

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in attesa di leggere la sentenza, ecco il comunicato ufficiale della Corte Costituzionale sul suo sito

Comunicato del 25 settembre 2019
IN ATTESA DEL PARLAMENTO LA CONSULTA SI PRONUNCIA SUL FINE VITA
La Corte costituzionale si è riunita in camera di consiglio per esaminare le questioni sollevate dalla Corte d’assise di Milano sull’articolo 580 del Codice penale riguardanti la punibilità dell’aiuto al suicidio di chi sia già determinato a togliersi la vita.
In attesa del deposito della sentenza, l’Ufficio stampa fa sapere che la Corte ha ritenuto non punibile ai sensi dell’articolo 580 del codice penale, a determinate condizioni, chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche e psicologiche che egli reputa intollerabili ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli.
In attesa di un indispensabile intervento del legislatore, la Corte ha subordinato la non punibilità al rispetto delle modalità previste dalla normativa sul consenso informato, sulle cure palliative e sulla sedazione profonda continua (articoli 1 e 2 della legge 219/2017) e alla verifica sia delle condizioni richieste che delle modalità di esecuzione da parte di una struttura pubblica del SSN, sentito il parere del comitato etico territorialmente competente.
La Corte sottolinea che l’individuazione di queste specifiche condizioni e modalità procedimentali, desunte da norme già presenti nell’ordinamento, si è resa necessaria per evitare rischi di abuso nei confronti di persone specialmente vulnerabili, come già sottolineato nell’ordinanza 207 del 2018.
Rispetto alle condotte già realizzate, il giudice valuterà la sussistenza di condizioni sostanzialmente equivalenti a quelle indicate.
Roma, 25 settembre 2019

 


4 risposte a "parlamento e Vaticano senza Dignitas. – 432"

  1. Bene, adesso speriamo che i legislatori abbiano il coraggio di legiferare…
    la Chiesa in questa battaglia si troverà in brutta compagnia (la destra più becera, i gruppi cattolici più tradizionalisti e fanatici) cosa che metterà in imbarazzo i fedeli più aperti.
    La mia personale esperienza e’ che sono più questi ultimi che i primi, pur urlanti; le gerarchie perderanno, e magari cercheranno di boicottare l’applicazione con gli obiettori di coscienza.
    Curioso questa Chiesa pret-a-porter però, che va bene quando parla di migranti e male quando parla di fine vita (e viceversa, dipende da che parte la si guardi…).

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    1. troppi spunti hai buttato lì, per aspettarti un commento breve: lo leggerai se ne avrai voglia; lo divido per punti per aiutare la lettura e un’eventuale risposta.

      1. speriamo che in Parlamento NON legiferi – e non lo farà: fra un presidente del Consiglio fedele di Padre Pio, un ministro degli Esteri fanatico di san Gennaro e un capo delegazione PD della sua ala cattolica, non possiamo che aspettarci il peggio; dall’altra parte ci sta Salvini che bacia il rosario e dedica l’Italia al cuore immacolato di Maria, che cosa vuoi aspettarti? purtroppo manca da noi una cultura laica che faccia da preciso contraltare; quindi, meglio che questi non ci mettano mano proprio, per peggiorare ancora una sentenza che non è che sia il massimo dell’apertura a una visione laica dell’autodeterminazione nel morire, vero?

      2. l’obiezione di coscienza va rispettata; ma soltanto in Italia uno può fare obiezione di coscienza al rispetto della legge; vale lo stesso che per l’aborto; va benissimo che i medici facciano obiezione di coscienza, e che la facciano le cliniche cattoliche: chi si oppone? ma i medici che fanno obiezione di coscienza vadano a lavorare nelle cliniche cattoliche dove le loro idee possono essere rispettate; che restino nel servizio pubblico, impedendo l’applicazione della legge, è un’idea davvero curiosa e tutta italiana: la legge come optional, perfetto!

      3. sono anche io convinto che i fedeli cattolici aperti siano più numerosi di quelli chiusi, ma ridotti al silenzio nell’istituzione.

      4. l’ambiguità del cristianesimo è connaturata alla sua storia: è nato dentro la cultura ebraica, che vi è un grosso tabù ad analizzare per quello che è davvero: retriva, razzista, fanatica, teocratica, l’equivalente due millenni fa del pan-islamismo; volevano il regno di Dio, come questi sognano il califfato.
      Jeshu lì dentro, come esponente dell’essenismo nazareno, rappresentava una lettura molto più aperta e critica di quella tradizione, ma i suoi seguaci si divisero: in parte lessero il suo messaggio come un insegnamento che conduceva ad una illuminazione interiore individuale e a staccarsi dalla massa, attraverso una forma di conoscenza superiore, la gnosi; l’altra parte lo riportò dentro la tradizione zelota della lotta armata ai romani e dune tentò di farne nuovamente un messaggio integralistico di ebraismo intransigente, falsificandone profondamente un aspetto; quanto a Jeshu, doveva essere stato ambiguo abbastanza, da poter essere letto in entrambe le maniere.
      quando la catastrofe della guerra ebraica cancellò Gerusalemme e quasi completamente gli ebrei della Palestina, nella diaspora mediterranea il cristianesimo nacque come sintesi tra l’eredità morale (cupa, reazionaria e sessuofoba) dell’ebraismo e la filosofia filantropica dell’impero romano, nel momento in cui questo si apriva, con l’edito di Caracalla, alla cittadinanza universale.
      così il cristianesimo divenne umanitario e universalistico, ma senza potere cancellare quella parte di eredità ebraica che ne fece una versione modernizzata soltanto in superficie del farisaismo che Jeshu aveva combattuto: una religione formalistica e devozionale, intrisa in più di miracoli, desunti dal mondo pagano, e che nel mondo ebraico almeno mancavano: insomma questo cristianesimo, radicatosi più a fondo nel mondo cattolico, ha finito col prendere il peggio dei due mondi, pagano ed ebraico, lasciano sullo sfondo i valori morali della tradizione filosofica greca.

      e scusa la troppo lunga chiacchierata.

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      1. Provo a rispondere, anche se essenzialmente sono d’accordo con te:
        1) forse hai ragione, ma dubito che quelli che verranno dopo saranno meglio di questi… e’ probabile che facciano un pastrocchio, però sia in 5S che nel PD che in Leu le opinioni sono diverse, ed anche in FI, nei radicali… quindi magari con una maggioranza trasversale qualcosa si potrebbe ottenere..
        2) sono d’accordo, anche se l’obiezione e’ iniziata con l’obiezione alla leva, anche quella prima fuorilegge e poi per forza di cose normata. Anche secondo me i ginecologi obiettori dovrebbero uscire dal servizio pubblico, però il lavoro del ginecologo non è solo quello di praticare aborti, e non si penalizzerebbe il pubblico anche privandosene?
        3) non credo, sinceramente, io vedo discussioni belle vive e anche sofferte; e poi se si pensa che divorzio e aborto dono passati quando regnava la DC, ora mi sembra che il mondo cattolico non sia così agguerrito (per quanto penso che la DC non fosse un monolite e convivessero in lei diverse anime, a volte inconciliabili; e che dire “mondo cattolico” e’ una generazione, una semplificazione…)
        4) qui siamo nel tuo campo, la storia del Cristianesimo; per i credenti tuttavia sia l’inizio che il proseguo (con errori ed anche crimini) e’ un cammino nella storia, che continua ancora oggi, verso il Regno di Dio. Le vie del Signore sono infinite…
        ma su questo punto, come ti dicevo, anche se razionalmente ti seguo, e lo scetticismo non mi abbandona, penso che nel momento storico che ci e’ dato vivere e’ meglio giudicare sulle persone: e dunque ci sono cattolici pessimi e laici pessimi, e viceversa…
        si può non essere d’accordo sulla fede, ma ci sono fedi anche peggiori, spesso… il Dio mercato, il Dio denaro…

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        1. grazie del bel commento, e anche io non trovo punti di disaccordo sostanziale con te.
          1) certamente su questo punto la maggioranza eventuale in parlamento non potrebbe che essere trasversale, ma io non ce la vedo, soprattutto perché manca una sinistra coerentemente laica, e il massimo che si può avere è qualche brutto pastrocchio come la legge sulle unioni civili; però sarò contento se i fatti mi smentiranno, ovviamente.
          2) l’obiezione alla leva c’entra poco, secondo me (ecco un isolato punto di dissenso): è stata una azione dimostrativa di cittadini privati che venivano legalmente puniti; che cosa c’entra col diritto riconosciuto ad un pubblico ufficiale di non applicare la legge, privando, in molti casi, gruppi di cittadini dei loro diritti? se l’obiezione vogliamo ammetterla anche nel servizio pubblico, allora per ogni obiettore bisognerebbe garantire comunque la presenza di un non obiettore che garantisce il servizio. ma credo che il rimedio sia peggiore del male; se poi pensiamo che siamo in carenza grave di medici – grazie al numero chiuso a Medicina praticato per anni? – ogni discorso sul tema diventa purtroppo vaniloquio.
          3) d’accordo su tutto: io credo che il pontificato di Wojtyla sia stata una delle peggiori disgrazie della storia della Chiesa e attribuisco a lui e alla sua eredità l’appiattimento del mondo cattolico.
          4) della fede non si discute e, se anche si volesse farlo, non è concretamente possibile; ogni fede che non diventa istigazione all’odio va soltanto constatata e rispettata, nel suo modo di pensare, e se poi diventa davvero stimolo al miglioramento e alla solidarietà, va anche apprezzata.
          le analisi laiche della storia, anche di quella religiosa, non implicano disprezzo della fede, ma soltanto uso di un metodo differente di riflessione sulla storia; restano disponibili anche al credente, se gli interessano; non dovrebbero urtarlo, anche perché sono proprio su un piano di discorso differente.
          non condividere la fede non significa non essere d’accordo con i valori della fede, o con alcuni di loro, infatti; significa muovere il proprio pensiero con un metodo di analisi del mondo diverso; poi, sul piano delle cose da fare e dei valori da difendere ci si può incontrare facilmente, credenti nel cristianesimo, credenti in altro e non credenti, anche con motivazioni diverse, e, ad esempio, nell’opporsi alla fede nel mercato e nel denaro: ricordo che lo diceva anche un grande papa, Giovanni XXIII, che scelse di parlare di uomini di buona volontà come categoria unificante di prospettive anche diverse.

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