la metafora del crollo – 434

il ghiacciaio del Bianco crollerà certamente, non si sa quando esattamente.

il cima del pianeta impazzirà certamente, non si sa quando esattamente.

noi, intanto, monitoriamo.

la crisi economica più devastante sta arrivando, ma quando scoppierà esattamente? ah, saperlo.

chi sottoscrive queste frasi? anche voi, fratelli lettori di questo blog?

ammettetelo, siete tentati: eppure sono bufale; il crollo non avverrà in futuro, il crollo è già cominciato; è nella sua fase iniziale, ma questo non ci autorizza a dire che riguarda un tempo che deve ancora venire, mentre lo stiamo già vivendo.

bufale pietose per distrarci.

. . .

la peggiore delle bufale climatiche è quella delle buone azioni individuali virtuose per salvare il pianeta.

già che ci siamo, tra poco ci proporranno di saltare un respiro ogni due per produrre meno anidride carbonica, oppure di raccogliere le flatulenze in un sacchettino, per riciclare il metano nell’impianto del gas.

non dico che non ci possano essere azioni utili su questo piano, ma affidare loro la salvezza del pianeta è semplicemente grottesco.

come andare in cima ad una montagna o sulle spiagge a tenere megaconcerti per salvare il pianeta.

oppure come dire, lo fa la Merkel oggi, che gli ecologisti sottovalutano la capacità di dare risposte tecnologiche al problema dell’impazzimento climatico: che è come dire che, per affrontare il problema, dobbiamo rivolgerci a coloro che lo hanno creato.

ma, in effetti, è proprio questo che ci viene richiesto: un atto di fede nella scienza, quello che regge l’intera nostra civiltà attuale.

. . .

un atto di fede nella medicina, anche, che scopre improvvisamente di non avere mai controllato che molti farmaci venduti e prescritti dai medici non contengano sostanze cancerogene.

e ci dicono adesso che ci vorranno tre anni per farlo.

rimane oscuro se nel frattempo dobbiamo continuare a prenderli e rischiare di ammalarci ancor peggio, oppure tenerci i disturbi per non metterci a rischio. 

. . .

in questa devastante accelerazione della catastrofe mondiale su diversi piani, fermiamoci un attimo, adesso, su quello dell’economia.

l’Occidente ha raggiunto l’orizzonte economico capitalistico degli eventi, esattamente come anni fa il Giappone:

quando una società diventa opulenta, vecchia, annoiata, ricca di ogni lusso inutile, oltre che di ogni prodotto necessario, il problema principale diventa come continuare a sviluppare il consumo delle merci, che sostiene l’economia del profitto nel suo insieme.

dalla crisi del 2008-09 in Europa ci si sta riuscendo malamente; le cose vanno meglio negli Stati Uniti e nei paesi emergenti, dove continua a ritmi più forti la corsa suicida all’incremento dei consumi e dunque della circolazione di denaro misurata dal PIL; ma in Europa l’incremento è minore e in alcuni paesi come l’Italia è quasi fermo.

non riesce ad invertire la tendenza e a creare propensione ai consumi neppure l’immissione nel mercato di miliardi di euro realizzata dalla Banca Centrale Europea né la progressiva riduzione dei tassi di interesse, fino ad arrivare in alcuni paesi ai tassi di interesse addirittura negativi sui depositi bancari e, incredibile, in un caso, perfino sui mutui.

ma centri studi che lavorano per la Banca Centrale Europea sostengono che perfino i prestiti andrebbero fatti senza più interessi, purché la gente si decida a spendere.

. . .

a questo punto avanza perfino un’idea ancora più bizzarra: l’helicopter money, cioè la distribuzione di denaro a pioggia direttamente sui conti correnti dei cittadini, aggirando le banche.

helicopter-1

a pensarci bene, sia gli 80 euro di renziana memoria, sia il reddito di cittadinanza ci sono piuttosto vicini, anche se realizzati dal governo e non dalla BCE, e con la differenza che il secondo, però, si rivolge, giustamente, alle fasce più povere della popolazione, mentre il primo favoriva gli strati medio-bassi.

eppure nessuna di queste soluzione sembra avere prodotto risultati significativi (anche se non possiamo dire come sarebbe la situazione se non ci fossero stati: peggiore? – io continuo a pensare che spendere a debito sulla media distanza frena l’economia per il peso degli interessi; e dunque la soluzione non è questa).

ogni aumento dei consumi a debito non dovrà essere scontato da una riduzione dei consumi quando il debito dovrà cominciare ad essere pagato?

. . .

ma la mia vera domanda è questa: si potrebbero realizzare progetti così bizzarri se non vi fosse la consapevolezza non dichiarata di essere all’inizio di una catastrofe?

davvero viviamo in tempi incomprensibili, come incomprensibile razionalmente diventa il comportamento di chi è in preda alla disperazione.

 

 

 

 


6 risposte a "la metafora del crollo – 434"

  1. Non sono d’accordo sull’atto di fede alla scienza ed all’accusa rivolta alla mia categoria (e bada bene che di solito non seguo gli interessi di bottega e sono forte critico della classe medica):
    – la scienza sono anni che avverte dell’esistenza del riscaldamento globale prodotto da cause antropiche: nessuno ha però mai voluto “metterci mano” perché, come ho letto non ricordo dove, tutti sono d’accordo sul fatto che GLI ALTRI debbano ridurre le proprie emissioni;
    – non credo spetti ai medici vigilare su cosa contengono i farmaci che somministrano, visto che esistono agenzie appositamente predisposte allo scopo. La vera domanda dovrebbe essere semmai cosa diavolo fanno le industrie che quei farmaci li producono, a parte contribuire al riscaldamento globale di cui al punto precedente…

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    1. mi rendo conto che la mia frase è stata troppo sintetica e che la parola “medicina” si presta ad equivoci; ma intendevo esattamente quel che hai scritto tu nel tuo commento critico: non intendevo accusare la categoria dei medici in generale, ma il sistema medico attuale, che vede il medico essenzialmente come dispensatore di farmaci – che adesso risultano non controllati per aspetti molto importanti.

      ma forse anche questa frase è ancora troppo sintetica e si presta ad equivoci; però, vista l’ora tarda della risposta, spero che chiarisca almeno un poco e non vado oltre.

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      1. Se curassimo con l’imposizione delle mani e non coi farmaci non saremmo medici ma altro… e saremmo sensibilmente più ricchi, famosi e rispettati.
        Il vero problema, secondo me, è il sistema industriale farmaceutico.

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        1. ecco, mi pare che il ruolo che era degli stregoni nelle società primitive sia stato assunto dal sistema industriale farmaceutico nella nostra.
          sono loro, ingiustamente, i ricchi, famosi e rispettati.
          quanto ai medici, vengono progressivamente ricacciati nel ruolo di rappresentanti di commercio, stipendiati peraltro dallo stato.
          – è chiaro che forzo un pochino le tinte, dicendo così: ma, per evidenziare una tendenza sottotraccia, bisogna caricare il discorso e forzare lo sguardo in una certa direzione.
          è anche chiaro che la critica alla fideizzazione della scienza è tutt’altro che una critica alla scienza, anzi vorrebbe essere un modesto tentativo di difendere la scienza vera.
          come al solito, siamo dentro contraddizioni aggrovigliate, che non si lasciano districare con nessun taglio secco del discorso.

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