nove cose da fare per l’ambiente, anzi dieci – bortoblog 37

leggo in un blog (dirò il peccato, ma non il peccatore):

9 Cose che Possiamo Fare per l’Ambiente

1. L’acqua non va sprecata

2. Spegnere le luci

3. Non usare troppi imballaggi

4. Fare la raccolta differenziata

5. Usare meno la macchina

6. Ottimizzare i condizionatori

7. Ottimizzare il riscaldamento

8. Usare carta riciclata

9. Usare cosmetici e detersivi naturali

aggiungo la decima, e questa la dico io:

10. smettere di sparare cazzate come queste almeno in internet: anche internet costa dal punto di vista energetico.

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e con questo do il via alla consueta registrazione della mia presenza online fuori dal mio blog per la prossima settimana…

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https://bresciaanticapitalista.com/2019/10/02/una-mattina-dottobre-50-anni-fa/

bortocal 2 ottobre 2019 alle 16:11
bella testimonianza, che ho letto con piacere, dall’alto (?) dei miei sei anni in più, ritrovandoci il clima della mia giovinezza e molte conoscenze in comune, oltre che un amico, Italo Bigioli, con cui ho condiviso poi diverse battaglie; e ritrovando anche la scuola, il Calini, in cui entrai come docente di sezione staccata cinque anni dopo quel fatidico 68, e poi come docente nella sede centrale nel 1980, e infine come giovanissimo preside, per dieci anni molto travagliati, dal 1989.
peccato per le tue simpatie adolescenziali per Servire il popolo, o qualche altro gruppo analogo (tu parli genericamente di maoisti), che non ho mai condiviso, pur con le molte illusioni di allora sul maoismo.
ma all’adolescenza tutto è perdonato, e dovremmo abituarci a considerare anche l’età matura come una sua semplice prosecuzione, carica della stessa predisposizione all’errore.

fu proprio quel giorno, credo, che, davanti a circa diecimila studenti assembrati in piazza Vittoria, mi fu buttato il microfono in mano e tenni il mio primo discorso in pubblico, per non chiamarlo comizio, visto che per me aveva un significato diverso: fu un’emozione indimenticabile, che segnò tutta la mia vita successiva.

ma no, era stato l’anno prima: autunno 1968, non 1969…

Brescia Anticapitalista 3 ottobre 2019 alle 20:14
In realtà la mia simpatia per i maoisti durò poco: già nei primi mesi del 1970 mi avvicinai al Circolo Lenin di via Moretto, 63, dove incontrai Mahony, Manera, Regali, ecc. E divenni rapidamente un comunista antistalinista.

bortocal15 3 ottobre 2019 alle 20:42
che strano, ho fatto parte anche io di quel gruppo, ma forse qualche tempo prima, in quanto ne sono uscito assieme ad altri, non ricordo più bene quando esattamente, ma probabilmente nell’estate 1969.
(e credo anche che feci bene, alla luce del poi… )
eravamo un gruppetto senza etichette e ci chiamammo o ci chiamarono dei Cani Sciolti; studiavamo il leninismo, ci si trovava a discutere, ed eravamo anti-stalinisti anche noi.

Brescia Anticapitalista 3 ottobre 2019 alle 23:26
Io mi ricordo perfettamente di te quando eri nel Manifesto

bortocal15 4 ottobre 2019 alle 8:16
🙂
il percorso per arrivare lì non fu semplice per me: prima di tutto ci fu il movimento studentesco, prima che diventasse il Movimento Studentesco di Milano.
a Brescia nacque nel febbraio 1968 in un’assemblea al Salone da Cemmo: il verbo lo portava Carlo Vigasio da Sociologia all’Università di Trento; e il primo sciopero studentesco fu poco dopo, credo, mentre io facevo la prima supplenza della mia vita (senza avere ancora compiuto vent’anni!) al Ballini di Corso Matteotti.
facemmo un giornalino, Con Noi; c’era Andrea Ricci a promuoverlo, che era un mio compagno di classe dell’Arnaldo – e io forse fui quello che lo mise in piedi redazionalmente –; e il preside Albertini, studioso di epigrafia latina, mi convocò in presidenza per chiedermi spiegazioni sul fatto che ci avessi scritto e firmato un articolo: credeva che avessero abusato del mio nome!
nell’aprile del 1968 c’erano le elezioni e il PCI aveva preso posizione contro il movimento studentesco; noi facemmo un’assemblea al teatro Santa Chiara, credo che il tema fosse la guerra del Vietnam – ma non so dirti chi organizzava concretamente queste iniziative – che sfociò in una manifestazione non autorizzata: all’uscita dal teatro la polizia sbarrava via Santa Chiara, e fu mia la decisione strategica di evitare lo scontro e scendere verso il centro per via della Rocca, cogliendoli di sorpresa: ci presero a botte lungo i portici, ma arrivammo a corso Zanardelli lo stesso e lì si fece un sit-in pacifico, manganellati per bene sotto gli occhi della gente del sabato pomeriggio, poi andammo a protestare sotto la sede del Giornale di Brescia; in quello stesso periodo, o poco dopo, ci fu anche una contro-manifestazione contro una iniziativa di fascisti: ma forse sbaglio, era già il 1969 con l’avanzata della “maggioranza silenziosa”.
a maggio 1968 con quel gruppo del giornalino organizzammo invece la contestazione della festa delle matricole, che ancora si teneva, e poi non ci fu più, in Piazza della Loggia, con gli studenti nelle loro toghe accademiche e i cappelli a punta.
a novembre del 1968 ci fu il più grande sciopero studentesco di Brescia, con una manifestazione in Piazza Vittoria di forse 10mila studenti; mio primo intervento a un microfono, mi tremavano le gambe, ma poi fu entusiasmante.
in quel tempo io ero ancora a studiare all’Università Statale di Milano, secondo anno, e lì l’anno dopo, a un’assemblea generale studentesca, credo fosse la primavera del 1969, presentai una mozione contro i katanga di Capanna, cioè contro il servizio d’ordine, che segnava la militarizzazione del movimento e la fine del suo carattere spontaneo; presi un po’ meno del 40% dei voti e da allora abbandonai il Movimento, e divenni critico verso il suo rozzo marxismo-leninismo maoista; ma un gruppo del Movimento Studentesco capanniano si formò poi anche a Brescia, ed ebbe l’egemonia sugli studenti.
ad aprile, in un incidente in montagna, morì a vent’anni Claudio Bartoli, uno dei leader più belli del movimento studentesco bresciano, che aveva intanto raccolto una denuncia per vilipendio della bandiera.
si cominciò nell’estate del 1968 a prendere contatti con gli operai delle fabbriche a cominciare dall’ ATB: poi venne l’OM di Brescia; qui lavorava Giuseppe Conte, che aveva una sorella che era in contatto con noi del Movimento Studentesco e fece da ponte; si facevano riunioni con loro; si preparava l’autunno caldo con intense riunioni studenti-operai, ma poi questo sostanzialmente non ci fu.
fu forse allora che cominciammo a chiamarci Potere Operaio, ma senza nessun rapporto col gruppo di Negri che nacque a livello nazionale: eravamo omonimi soltanto per caso, e quel gruppo nazionale non ebbe mai una sua presenza a Brescia; non ricordo nemmeno più bene che rapporto avesse il Potere Operaio bresciano col Circolo Lenin, forse lo precedette.
in occasione di uno sciopero generale, forse a maggio del 1969, partecipai assieme a molti altri studenti, trasportati con i pullman del sindacato, a un picchetto a Mirafiori a Torino, che trovammo completamente deserta, e lì conobbi Sofri, che stava per fondare Lotta Continua e mi fece una pessima impressione di narcisista saccente, mentre a Brescia lo stesso giorno si erano svolti invece duri scontri davanti all’OM contro alcune centinaia di operai calabresi che avevano cercato di sfondare i picchetti e c’era scappato anche un ferito di coltello;
nel frattempo era nato, in polemica implicita con questo “operaismo”, ma non certo chiara a tutti, o certamente non a me, il Circolo Lenin a Brescia: ci si trovava, come ben ricordi, in uno stanzone in via Moretto; ma anche lì dominava uno spirito settario che si andava imponendo e la tendenza a trasformarsi in movimento ideologico: quella che uccise il movimento; all’inizio vi erano anche personaggi un po’ strani ed opportunisti lì dentro: oltre a Mahony, che rimase il leader di quel gruppo, Cheula, Rovetta.
da qui la decisione di uscire, con altri: Franco Lombardi, sempre Andrea Ricci, e altri che non ricordo distintamente: cercavamo di mantenere il carattere aperto del movimento e ci chiamavano spontaneisti (oltre che Cani Sciolti).
ricordo bene in quell’autunno la mia lettura di Materialismo ed empiriocriticismo di Lenin, in vista della sua discussione in quel gruppo: e lì avvenne la mia rottura definitiva col marxismo-leninismo scolastico: era l’autunno del 1969.
venne il 12 dicembre 1969: a Brescia si aspettava Dario Fo al Teatro Sociale per uno dei suoi spettacoli militanti, ma arrivò la notizia della strage, la recita non ci fu, iniziarono invece le perquisizioni in un clima quasi da colpo di stato; e quella strage segnò la fine del movimento di massa vero e proprio.
intanto come insegnante, sia pure supplente e molto giovane, ero entrato in contatto con Marcella Vallini, che aveva promosso il GISA, Gruppo di Insegnanti per una Scuola Alternativa, e ovviamente avevo anche cominciato a partecipare alle riunioni della CGIL-scuola (Giulietta Bazoli, Livia Milani, Lucia Calzari); al GISA prendemmo contatto con Lidia Menapace, che sosteneva allora le tesi sulla descolarizzazione di Ivan Illich e lei fu il tramite che all’inizio del 1970, tra molte perplessità iniziali, ci traghettò al Manifesto.
il gruppo dei Cani Sciolti si sciolse appunto, come preannunciava il suo nome, perché non tutti condivisero questa scelta; si formò il Centro del Manifesto e lì ci dotammo di una sede, prima in vicolo Calzavellia, poi in via Cattaneo, e lì a dicembre furono stampati i volantini sul primo anniversario della strage di Piazza Fontana che mi avrebbero portato a una denuncia e nel 1975 al processo in Corte d’Assise, imputato di vilipendio della magistratura e delle forze dell’ordine (ma assolto, per insufficienza di prove!).
intanto tutto quel movimento si era frantumato anche a Brescia in una deriva di gruppi e gruppuscoli: Servire il popolo, il peggio del maoismo, Avanguardia Operaia, Lotta Continua (con l’indimenticabile Teresa Tiraboschi e Coombs, docente all’ITIS, suo compagno di allora); comparve anche la Quarta Internazionale, ovviamente; e un gruppetto esclusivamente locale, il Circolo Gramsci, che faceva capo a Marino Ruzzenenti, a Delfina Lusiardi, ad Ariosto, nipote del deputato socialdemocratico della Val Sabbia: ognuno di noi agiva per conto suo e in polemica con gli altri, ritrovandosi in qualche mobilitazione comune, ma sempre con un atteggiamento competitivo e settario.
vennero le elezioni della primavera 1971 e noi del Manifesto ci presentammo! scelta folle, ma candidavamo Valpreda, il ballerino anarchico falsamente accusato della strage.
io mi ero laureato a febbraio, facevo il supplente all’Arnaldo e giravo la provincia con la mia R4 bianca a fare comizi a favore di Valpreda…; prendemmo lo 0,7% dei voti, ma intanto contattavamo gente anche in provincia, in diversi paesi della bassa, e soprattutto avevamo una buona partecipazione operaia in Valtrompia (Ettore Crocella e altri) e questo ci permetteva di unire alla dimensione scolastica, che oramai vivevo soprattutto da insegnante, anche se avevamo le nostre scuole quadri per studenti, anche il contatto con la vita di fabbrica e col mondo sindacale (Roberto Cucchini e altri).
– scusa l’abbandono, decisamente senile, alla dimensione memorialistica, ma mi è sembrato utile raccogliere qualche informazione sparsa su quegli anni, prima che il tempo le disperda del tutto.

Brescia Anticapitalista 4 ottobre 2019 alle 9:41
Te ne sono grato, invece, perché io ero troppo piccolo per ricordare tutte queste cose.
Anzi, mi piacerebbe fare una chiacchierata con te sulla questione, se hai tempo e voglia.

bortocal 4 ottobre 2019 alle 20:06
volentieri, verrò a Brescia probabilmente lunedì prossimo; vediamo se hai tempo libero e quando, ma posso anche cambiare giorno; e non sarebbe neppure male per il cinquantesimo della strage di piazza Fontana, il 12 dicembre, organizzare un revival, un’iniziativa pubblica, direi.

Brescia Anticapitalista 4 ottobre 2019 alle 21:04
Il mio numero di telefono è …. Fammi un colpo lunedi se puoi

bortocal15 4 ottobre 2019 alle 23:52
grazie. a lunedì.

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https://suprasaturalanx.wordpress.com/2019/10/02/la-stessa-ragione-del-viaggio-parte-2-with-a-little-help-from-my-friends/

bortocal15 October 2, 2019 at 1:52 pm
non metto mi piace, ovviamente, per motivi molto ideologici, ke accenno appena.
1. perké accusi i viaggiatori di distruggere il mondo, e dunque temo ke tu ti akkosti, certamente senza volere, all’attuale mistifikazione che rigetta sui singoli la kolpa del riskaldamento globale, quando le melanzane fuori stagione che centinaia di migliaia di persone acquistano nei supermerkati inquinano milioni di volte di più di un mio singolo viaggio in India su un aereo che volerebbe lo stesso anke se io non acquistassi il biglietto
2. perké non mi piace la Lonely Planet, ma nei miei viaggi la uso lo stesso, soprattutto per sapere dove andare a dormire spendendo poco, e dunque in qualke modo anke tutelando l’ambiente; e me la porto in giro poko, effettivamente, perké per la sua valutazione dei luoghi vale pokissimo: è infatti molto amerikana ideologikamente, però in effetti lei o la Routard svolgono una funzione indispensabile proprio per il viaggiare in autonomia.
è vero ke affidarsi a loro per sapere ke kosa vedere è konsegnare ad un altro le decisioni su ke kosa vedere, ma per evitarlo basta stabilire kome regola ke komunque, dove ti fermi più di un giorno, il primo giorno ti muovi a kaso; e poi si possono usare le guide anke per decidere ke kosa NON andare a vedere: ad esempio, Hollywood a Los Angeles, per quanto mi riguarda – e a volte mi viene il dubbio ke sia stata una scelta demente; e invece sono andato a cercare Hollywood all’Observatory, e l’ho anke trovata, visto che ci fu girata la scena più importante di Rebel without a cause (Gioventù bruciata, in Italia).
3. e questo non so se dirtelo oppure no, perké ti dispiacerà moltissimo, ma il trukko nel video di Youtube si vede benissimo, ma la kolpa non è tua, ke sei bravo quel ke basta, è proprio dello strumento, ke è capace di uccidere l’illusione ke crea meraviglia, anzi è fatto proprio per questo: per sostituire quella illusione kon le altre volute dalla ditta.
(ero abbastanza in crisi di astinenza, ma alla fine il tuo post è arrivato finalmente, ahha…)

gaberricci October 2, 2019 at 8:38 pm
(Ma tutte ste k? 🙂
1. E su questo devo darti ragione, ci sono cascato;
2. In questo senso posso anche accettarlo;
3. In che senso, colpa dello strumento?
(Non ho capito).
P.S.: pausa dal lavoro, poi magari approfondiamo
:-).

bortocal15 October 2, 2019 at 9:05 pm
turno di notte, allora, per te…
sulla colpa dello strumento: sbatte troppo in primo piano e permette di tornare indietro a togliersi ogni dubbio: quei giochi vanno visti a una maggiore distanza ed è indispensabile qualche effetto distrazione, dato dalla figura intera…, vietato anche il tasto replay.
per il resto sei stato sintetico, ma credo che tu abbia detto l’essenziale.
buona continuazione.

bortocal15 October 2, 2019 at 9:06 pm
ah, le kappa…, dimenticavo.
me ne è skappata una soprapensiero, mi ha fatto una buona impressione e quindi ho deciso, per una volta, di mettercele tutte 🙂

gaberricci October 3, 2019 at 12:32 pm
Ah, ma infatti ho ben chiarito, in seguito, che la magia è un’arte che va gustata live e, se possibile, “one shot”.
Ed il fatto che non mi piaccia mostrare il volto (idiosincrasie personali anche qui… e poi il centro dell’esibizione dovrebbe essere l’effetto, non il mago) non aiuta.

esatto, perfetto! solo che il mago mostra il volto come elemento di distrazione, che aiuta la realizzazione dei suoi trucchi; quindi la presenza fisica del corpo del mago nel suo insieme aiuta la riuscita dell’esibizione, anche se il centro dell’esibizione non è il mago.

occorre che il mago FINGA di essere il centro dell’esibizione, perché la sua esibizione riesca meglio.

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https://aldoanghessa.org/2019/09/29/malta-29-settembre-1943-resa-incondizionata-del-regno-ditalia/

bortocal15 29 settembre 2019 alle 21:11
quindi tu avresti continuato a combattere a fianco dei nazisti? – non capisco, sinceramente, che cosa vuoi dire.

Anghessa   30 settembre 2019 alle 00:43
Ho espresso il mio punto di vista sulla condotta italiana – in particolare “uscita“ dall’armistizio, consegna della flotta e simili “sciocchezzuole”.
Adesso da questo a ripartire dalle simpatie… politiche…
(pro “alleati“ liberatori! e “nazisti cattivi… Ma non li abbiamo chiamati noi, in Africa, in Grecia e Balcani?)

bortocal15 30 settembre 2019 alle 07:36
scusa, Aldo: e la risposta alla mia domanda?

Anghessa 30 settembre 2019 alle 13:12
La domanda, caro amico, è mal posta! Non puoi porre un domani (a posteriori).
Le alleanze (militari) concretizzate sul campo di battaglia non sono delle riunioni a sorbire the’, e poi vale la regola “right or wrong is my country”
tutti gli altri distinguo hanno sapore – acre – di disinvolta collusione con il nemico.

Anghessa 30 settembre 2019 alle 13:18
Sono perfettamente cosciente che saremo su fronti… diversi (!!)
rispetto ed anticipo la tua posizione…
ma!!!! non c’è nulla da cambiare…
saluti cordiali

bortocal15 30 settembre 2019 alle 18:32
forse la domanda è mal posta, ma attende ancora la risposta, e i tuoi mi paiono anguilleggiamenti.
la rifaccio: tu che cosa avresti fatto? avresti continuato a rifiutare la resa fino agli 8 milioni di morti che avuto la Germania o alle bombe atomiche subite dal Giappone?
proprio perché vale la regola ”right or wrong is my country“, il bene della country è stato perseguito e ci ha salvato da distruzioni più radicali.
qui non conta essere su fronti opposti, cosa che in altri momenti non ci impedisce parziali consensi, ma proprio serve un pochino di buonsenso: quello di accorgersi – in tempo! – che quella guerra era totalmente sbagliata ed insensata e di venirne fuori appena possibile.
e qui per il giudizio di “guerra sbagliata” non intendo affatto giudizi ideologici, morali o politici (anche se contano anche quelli): intendo semplicemente guerra che si era destinati a perdere, perché privi degli strumenti adeguati per farla:
forse qualcuno – Mussolini – pensava che fosse una riedizione della guerra contro l’Austria del 1866, che noi perdemmo, ma la Prussia vinse, e dunque la vincemmo anche noi; ma quando fu evidente quel che poteva essere chiaro anche già soltanto dal 1941, quando Hitler attaccò l’URSS, e cioè che una guerra su due fronti la Germania non poteva vincerla, come in effetti la perse anche nella prima guerra mondiale, fu più che saggio tirarsene fuori a qualunque costo.
e non credo che si debba essere antifascisti per pensarlo.

Anghessa 30 settembre 2019 alle 19:08
Nessun “anguilleggiamento“.
come al solito TU “SCIVOLI“ su guerra giusta o no.
Peggio, era
“sicuro“ essere persa. . .
sei o meglio “saresti“ un grande stratega…
le guerre si portano alle ESTREME conseguenze…
questo vuol dire anguilleggiare, peggio coprire la propria ignavia (??) e QUALCHE COSA DI PEGGIO (viltà!)

bortocal15 30 settembre 2019 alle 20:21
non ho sollevato affatto il problema se la guerra fosse giusta o ingiusta (salvo che in un brevissimo inciso, per dire che comunque non importava): sono partito dall’ipotesi che la guerra giusta sia quella che si vince e quella sbagliata quella che si perde.
dal presupposto deriva anche il corollario che quando la guerra è palesemente persa, la cosa più giusta da fare è uscirne al più presto possibile.
tu preferisci la morale del samurai e combattere fino al harakiri finale; buon per te, ma non per me.
– poi l’Italia della dittatura di Mussolini era comunque un paese dove c’era una divisione dei poteri (la monarchia e l’eterno Vaticano): loro sono intervenuti e questo ci ha risparmiato qualche milione di morti e lo smembramento subito dalla Germania.
la Patria, ovviamente, ringrazia, secondo me; secondo te no, bisognava seguire la strada hitleriana.
– i punti di vista sono abbastanza chiari, adesso, direi; ti ho fatto la domanda perché mi sembrava incredibile che tu la pensassi davvero così; adesso che ho capito, mi ritiro: amici come prima.

Anghessa 1 ottobre 2019 alle 00:46
Le anguille marinate nel vino sono gustose… leccornie da papi
(ops il suo “sentimento“ è antipapista!!
sempre dalla parte “giusta“ @?)

Anghessa 1 ottobre 2019 alle 00:47
Errore: il Tuo.
… etc etc

Anghessa 1 ottobre 2019 alle 00:51
Ma PIÙ AMICI DI PRIMA…!!!
dico sul serio

. . .

i post che mi sono piaciuti questa settimana:

https://briciolanellatte.com/2019/10/06/la-piccola-emy/

https://parolelibere.blog/2019/10/04/riflessioni-sulla-sesta-estinzione-di-massa/

https://nonsonoipocondriaco.wordpress.com/2019/10/04/la-figlia-del-boia-e-il-diavolo-di-bamberga/

https://equilibrioinstabile.org/2019/10/03/ecco-perche-pensare-solo-al-risultato-ci-fa-male/

https://nonsonoipocondriaco.wordpress.com/2019/10/03/il-becco-di-un-quattrino/

https://giomag59.wordpress.com/2019/10/02/ma-che-bella-pensata/

https://lospiegone.com/2019/10/01/la-via-tra-cina-e-ue-unione-divisa/

https://cristinabove.net/2019/10/02/parola-di-cambronne/

https://thewalkingdebt.org/2019/10/02/cronicario-lirlanda-del-nord-resta-nellue-poi-ritorna-il-resto-delluk/

. . .

to be continued


23 risposte a "nove cose da fare per l’ambiente, anzi dieci – bortoblog 37"

    1. grazie a te, cristina.

      sì, credo che lo spazio dei commenti sia sempre decisivo in un blog; in fondo il post si limita ad offrire soltanto uno spunto di riflessione, e se si crea una pluralità di voci, anche in parte discordanti, ecco un buon risultato. 😉

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  1. Sono due le cause di base che stanno distruggendo il pianeta;
    in primis l’esplosione demografica della specie e contestualmente il capitalismo che per il proprio profitto esaspera l’offerta (purchessia) ed i consumi. Tutta la vendita del non essenziale andrebbe drasticamente eliminata (le nostre case letteralmente scoppiano di inutili cazzate).
    Ma tutti, proprio tutti, sono per la crescita e quindi invitano ad aumentare i consumi magari anche regalando danaro buttandolo a spaglio dall’elicottero (EU e Draghi) e d al contempo stilano decaloghi per il popolo, magari corretti, ma ininfluenti.
    “Parliamone purché non si modifichi il sostanziale”.
    Ho partecipato alla manifestazione con gli studenti a Brescia ma uno solo era il cartello che metteva in evidenza la causa capitalista e nessuno che citava il sovrappopolamento.
    Rien a faire.

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    1. PS:
      A ben pensarci sono i nostri geni i maggiori responsabili…
      Spingono la specie per ineliminabile istinto alla riproduzione ed ad accaparrare, prima cibo e territorio, ora agi e danaro in funzione di quella.
      La razionalità, guardando all’insieme sociale, non è mai esistita.

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      1. i nostri geni, in questo, non sono affatto diversi dai geni di tutti gli altri mammiferi e perfino di rettili e affini, salvo che questi non si occupano di denaro, evidentemente.
        il problema a me pare è che questi geni sono rimasti immutati (il nostro cervello limbico!) anche se il resto del cervello è diventato “intelligente”.
        il cuore del problema non è la nostra animalità, che ci avrebbe lasciato a vegetare nelle foreste o nelle savane e persino sulle banchine polari, senza grandi danni ambientali, come grosse scimmie aggressive, ma inoffensive, ma nella capacità tecnologica, che ci ha portato a devastare completamente l’ambiente e a sterminare centinaia di specie fin da decine di migliaia di anni fa.
        in qualche modo sembra che la devastazione ambientale inizi nel pieno dell’era glaciale con la sparizione, non credo pacifica, delle altre specie umane affini, come i Neandertal in Europa e i Denisova in Asia, cioè con la piena affermazione dei sapiens sapiens come unica variante umana nel pianeta.
        ma siccome l’intelligenza tecnologica spiccata è poi una variante genetica occasionale e abbastanza rara nella nostra specie, il tutto potrebbe essere interpretato come degenerazione genetica casuale che ha avuto però la forza di imporsi e di generalizzarsi come abitudine anche per la massa stolta.

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    2. a proposito di sovraffollamento: non possiamo certo pretendere che manifestino contro se stessi i ragazzini manovrati tutto sommato così bene, in questa parodia del Sessantotto agito però dalla presunta maggioranza silenziosa oggi politically correct.
      d’altra parte, come alternativa abbiamo chi è ancora peggio e fa finta di niente.

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    3. Bene insomma il sovrappopolamento… guardiamo alla Cina e alla politica del figlio unico…..
      Guardiamo l’Italia dove non se ne fanno. Anzi guardiamo all’Europa, dove, pur senza legislazione, di figli se ne fanno massimo due.
      Mi viene in mente un episodio di Black Mirror una delle serie AD episodi indipendenti più interessante degli ultimi ultimissimi anni. Dove appunto c’è un racconto della selezione della scelta degli accoppiamenti permessi… una tantum.

      Forse la soluzione potrebbe essere una migliore riconversione delle risorse una diversa cultura dei comportamenti individuali ad esempio tutti quelli elencati dal nostro amico mauro – che per inciso metto in pratica senza fatica alcuna quotidianamente.

      Saluti saluti e buona settimana

      Ciau

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      1. cara shera, io non dico affatto di non seguire quei nove consigli per ridurre la nostra personale impronta ecologica sul pianeta; ma ce ne sarebbero certamente altri anche più importanti: ad esempio, riguardo ai viaggi aerei: usare meno la macchina è un consiglio troppo vago…
        però sostengo che far credere che bastino questi fioretti per salvare il pianeta è al tempo stesso puerile e criminale, dato che impedisce la coscienza delle misure ben più gravi che sono necessarie.

        – ah, per inciso, la Cina ha abbandonato da qualche anno la politica del figlio unico: era insostenibile per il sistema pensionistico.

        – vero che il crollo della natalità nei paesi avanzati non compensa la crescita esponenziale nel terzo mondo; vero anche che 10 bambini in un paese come l’Eritrea o l’India rurale ha un peso ecologico pari forse ad un ventesimo o ancora meno rispetto ad un bambino benestante occidentale: per cui è ipocrita rinfacciare a loro i figli, quando il nostro figlio unico consuma come 20 o 30 di loro.

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        1. Viaggi aerei? Un convegno di tre giorni a… New York … prenoto il superecologico barchino di Casiraghi?
          Palermo secondo te come?
          Suvvia io faccio tutto – quasi – quel che posso ma le grandi questioni vanno al di la delle mie capacità.
          Ciau!

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          1. appunto, vedi che mi dai ragione?
            il problema non si risolve con l’usare carta riciclata (che comunque non diminuisce la CO2 nell’aria) e neppure col ridurre il riscaldamento – o almeno non soltanto con questo: si risolve anche non facendo super-convegni a New York o non andando a Palermo se proprio non è indispensabile.

            si affronta cambiando radicalmente questo modello di vita; ma non ne saremo – anzi, non ne siamo – capaci: neppure io, per primo, che sono perfino peggio degli altri, visto che io e qualche altro lo capiamo, ma non siamo capaci di farlo fino in fondo, e molti altri neppure.

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              1. io sono ancora oltre, purtroppo.
                la mia gatta storica, la Blu, è scomparsa in questi giorni, assieme alla gattina più piccola e affettuosa: temo definitivamente:
                aveva dato qualche segno di un possibile avvelenamento, ma poi era sembrato che si fosse ripresa…
                mi sono rimasti i due figli maschi, alquanto scostanti; quindi, praticamente, mi sento senza gatti…
                ;-( ;-( ;-(

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  2. Ciò detto, non me la prenderei coi ragazzi dei Friday for future che, mi sembra, spesso hanno centrato i bersagli giusti (un mio amico mi ha mandato la foto di uno striscione esibito a Roma: l’ambientalismo senza lotta al capitalismo è giardinaggio).

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    1. domani pubblicherò un post con una foto dal Giornale di Brescia, in cui compaiono anche due miei nipotini, di 7 e 9 anni, tra i manifestanti per il clima, guidati dalla maestra, ovviamente.

      capisco che l’educazione al manifestare sia importante, ma ho qualche perplessità su queste modalità; mi pare stiamo tornando agli anni Cinquanta e a qualcosa come le manifestazioni per Trieste italiana promosse dai Provveditori agli Studi di allora.

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        1. siamo inguaribilmente nostalgici?

          non riesco a prendere una posizione netta sul tema: forse per farlo avrei dovuto parlare con i nipotini e cercare di capire che cosa ha significato per loro questo episodio: ma non c’è stato tempo: erano troppo occupati a correre per i prati, a occuparsi delle galline e ad arrampicarsi sugli alberi… 😉

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  3. Come se la Terra si surriscaldasse per i rifiuti non differenziati… questa continua insistenza sul consumatore (che, per dire, non ha alcun controllo sulla plastica che soffoca il pianeta: il problema è produrla, non riciclarla) è irritante e probabilmente dolosa; io sarei proprio per abolire riscaldamento (tranne che incasi eccezionali) e condizionatori d’aria, visto che basterebbe tornare ad alcune care, vecchie abitudini (tipo coprirsi…) per farne a meno.

    Oggi ho visto dei bambini messi a pulire una scalinata dai rifiuti. Alcuni di loro portavano addosso la scritta “Save the planet”. Volevo piangere.

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    1. da semi-montanaro ho qualche difficoltà ad accettare il divieto del riscaldamento; tieni conto che qui si è già acceso il camino una volta e che per ora la notte si viaggia sui 17 gradi in casa, ma anche fino a 7 fuori.

      mi basterebbe che venissero incentivati i pannelli solari; il riscaldamento a legna è tradizionale e verrebbe da dire ecologico, per via dell’autoproduzione a km zero, ma altamente inquinante.

      sono assolutamente d’accordo con te, invece, che occorrerebbe porre un limite piuttosto basso al riscaldamento invernale, considerando che basta un maglione in più e che anche la salute ci guadagna.

      l’episodio finale che citi fa piangere (di rabbia) anche me.

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      1. “il riscaldamento a legna è tradizionale e verrebbe da dire ecologico, per via dell’autoproduzione a km zero, ma altamente inquinante”.
        Altamente inquinante in termini di particolato (polveri sottili), ma non come emissioni di anidride carbonica. Anzi, dal punto di vista del CO2 credo che il caminetto a legna o pellet sia uno dei sistemi di riscaldamento più ecologici!
        Insomma, respirare aria di caminetto fa male alla nostra salute, ma incide poco sull’effetto serra, probabilmente meno rispetto a un impianto di riscaldamento a metano (che però è molto più pulito come emissioni di particolato).
        Certo, se in una città si mettessero tutti a scaldare casa con la legna, l’aria sarebbe letteralmente irrespirabile, roba che in confronto lo scarico di un camion a gasolio sembrerebbe aria pura!

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        1. precisazione preziosa, la tua; evidentemente sono rimasto vittima di una certa subdola propaganda che cerca di convincerci, noi abitanti di borghi sperduti tra oramai semi-disabitate vallate, che GPL è bello (qui il metano non arriva) e che è bene abbandonare la legna.
          direi che possiamo liberarci dai complessi di colpa per la legna nel camino, allora: per esempio, nel comune dove sto ci sono 900 persone circa su 15 km quadrati, con una media circa di 60 per km quadrato – ma nell’angolino mio probabilmente siamo ancora meno, visto che nella frazione siamo in 16 e il km quadrato attorno senza altre case c’è tutto, e forse anche di più.
          ma se andiamo nel capoluogo, Brescia ha 200mila abitanti su una superficie grande sei volte, di 90 km quadrati, e dunque una densità di 2.200 persone per km quadrato: più di 100 volte tanto rispetto al luogo dove abito io.
          ecco dunque una prima lezione: le regole di un buon comportamento ecologico non possono essere uguali per ambienti tanto diversi.
          e da tempo ritengo che uno dei modi per combattere il degrado ecologico (ma forse anche l’effetto serra) sarebbe una organica politica di ripopolamento delle zone montane.
          grazie del tuo azzeccatissimo intervento.

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