una pagina di diario da nascondere – 436

sabato: manifestazione per il clima; ed ecco, ci sono anche due miei nipotini, Ettore, 9 anni, e Martin, di 7, con le loro classi di scuola elementare, e finiscono fotografati nell’articolo del Giornale di Brescia.

2019-9-28 Bambini a

al nonno si perdona, spero, il narcisismo dell’autocitazione, se avviene per interposti nipoti: i bambini sono sempre l’alibi perfetto.

in ogni caso, giusto per sciupare l’effetto, che dire di questo buonismo climatico oramai abbastanza melenso?

Esistono le soluzioni, si tratta solo di metterle in pratica. Per esempio riducendo sprechi e consumi.

così commenta il quotidiano noto a Brescia come il Bugiardino: nipotini miei e vostre maestre, ma voi vi prestate a queste mistificazioni? a questo ottimismo superficiale e criminale, come ogni crimine vero delle persone che appartengono alla palude dei perbene…

poveri nonni bacucchi che non la fanno così semplice… e gli tocca tornare a fare cinquant’anni dopo la minoranza che contesta e la coscienza critica: sai che palle!

. . .

ma è anche il sabato nel quale mia figlia Sara, 33 anni, parte finalmente per il suo nuovo lavoro ad Abu Dhabi, dopo due settimane di ritardo del visto; e il papà chiacchiera con lei via whatsapp appena arriva in hotel: 37 gradi allo sbarco, gli occhiali che le si appannano per l’umidità al 70% e la temperatura percepita ben più alta: chi lo avrebbe immaginato che le città del deserto arabo che si affacciano sul Golfo Persico soffrono di un clima caldo afoso, e non secco?

oh potenza del petrolio che comunque spinge a vivere lì.

pare che nella sera dell’arrivo ci fosse abbastanza gente in giro per le strade, comunque; forse i 37 gradi sono considerati gradevoli, dove i 44-45 sono abbastanza normali…

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. . .

Sara ha ricevuto un documento di 50 pagine dai suoi datori di lavoro sulle regole di comportamento: gonne sotto il ginocchio, maniche a metà avambraccio, ma per fortuna pare che almeno non le sia imposto il velo.

qualcuno, con cui ne parlo, protesta contro di me che trovo normale adeguarsi da ospiti alle regole del paese in cui si va: ma loro non si adattano affatto alle nostre regole!, protesta, e pretendono di vivere con le loro anche da noi -… ed è un parente acquisito, croato.

vero: però, insomma, nonostante ogni logica, pare che la libertà di coprirsi non comprenda la parallela libertà di scoprirsi.

e questa dis-simmetria si allarga, ahimè, ad altri campi: sembra che la libertà di vivere sia come quella di coprirsi: cioè concessa a tutti; e quella di morire sia invece come quella di scoprirsi: sorry, non equivale alla prima.

ma intanto, piacevole coincidenza, stamattina al risveglio su un blog trovo un post sui processi di emancipazione femminile negli Emirati Arabi Uniti e lo spedisco subito a mia figlia:<
https://notiziarioestero.com/alla-conquista-della-parita-di-genere-il-caso-degli-emirati-arabi-uniti/

insomma, in via di emancipazione, ma coperte: non è poi così male; è come in Iran.

. . .

ma in realtà non è neppure di questo che vorrei parlare; piuttosto, c’è un problema, nel mettere in rete i propri fatti più personali, che poi sono anche i fatti personali di altri, dei propri familiari in questo caso.

ma è un vero peccato avere rinunciato a farlo in questi ultimi anni; in fondo ogni pezzo di vita non raccontato è un pezzo di vita perduto, o almeno più deperibile degli altri: come uno yogurt dimenticato fuori dal frigo, per restare alle battute di attualità, e aveva ragione Marquez che si vive sostanzialmente per raccontare la propria vita, sperando di trovare qualcuno che ha voglia di ascoltarla.

il principale problema, quindi, è quello della sincerità, metti caso che qualche interessato si scopra in una descrizione sgradita; metti caso che, per questo rischio, tu non dica fino in fondo quel che pensi di qualche situazione concreta; però sono sicuro di essermi perso troppo rinunciando a raccontare me stesso da qualche anno a questa parte: prima, almeno, esisteva il diario segreto.

nella piattaforma blog precedente era bene in evidenza la possibilità di fare dei post privati, accessibili soltanto su password da dare a lettori selezionati; la possibilità in realtà è anche qui, ma non l’ho mai usata.

bloccare quindi l’accesso agli estranei? ma diverse persone qui oramai non mi sono estranee neppure dal punto di vista della vita di relazione non virtuale.

forse la mediazione giusta sarebbe pubblicare il post in forma privata e mandare, soltanto a chi si vorrebbe che leggesse, la password via whatsapp?

forse la soluzione giusta è inventarsi un nuovo blog totalmente indipendente dove rendersi irriconoscibile e raccontare tutte le verità, anche sgradevoli: ma allora che senso ha raccontare la propria vita se non è più neppure la propria, cioè se non si cerca di renderla riconoscibile come la propria?

credo che una buona parte delle letteratura narrativa, di romanzi e racconti, nasca da queste contraddizioni: forse la soluzione giusta sarebbe di scrivere qualche racconto a metà strada tra il reale e l’inventato, dove dire quel che si vuole dire, ma senza farsi riconoscere né fare riconoscere i protagonisti veri: sono alcuni secoli che si fa così.

. . .

ma sabato è anche la giornata in cui si comincia ad aprire una nuova finestra verso la montagna nel soggiorno della parte vecchia della casa; e in cui è appena finita la scala-libreria che avevo disegnato ancora l’anno scorso e che finalmente il falegname ha finito di montare.

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da sabato quindi il vostro blogger è alle prese con la sistemazione dei suoi libri, di cui vedete un primo accenno nella foto qui sopra.

è un’operazione che gli porterà via giornate intere ed è tutt’altro che innocente, perché corrisponde ad un feroce esame di coscienza: nelle scatole, accumulate da una vita e poi via via disperse per le vicende di un’esistenza complessa e problematica, si è come pietrificato un percorso che non esiste più da nessun’altra parte che in quelle pagine che spesso ingialliscono.

ed è la prima volta dopo trent’anni (dal momento della separazione…) che questo itinerario si ricompone materialmente, quando lacune, dimenticanze, auto-censure lo hanno devastato anche mentalmente.

documenti di una peripezia intellettuale e di vita che adesso pare quasi insensata, a fronte di quelle centinaia di pubblicazioni su cui il tempo ha già steso la sua ala che tutto cancella.

davvero sono io il risultato di quegli studi, di quelle presunzioni,  di quei deliri di presunta informazione?

hanno lasciato soltanto l’eredità di una sparuta saggezza soggettiva, 
[…] e ’l conoscer chiaramente
che quanto piace al mondo è breve sogno.

ma questi ripensamenti, trasalimenti o passi in avanti (chiamateli pure come volete…) altro non sono che lo stigma biologico della vecchiaia…


2 risposte a "una pagina di diario da nascondere – 436"

  1. Buon lavoro! Io spero di arrivare a liberarmi di tutti i libri, e tenerne solo tre-quattro al massimo. L’ideale sarebbe venderli a qualche rigattiere e con il ricavato andare a mangiare il pesce. Indubbi vantaggi: si alleggerisce la casa., qualcun altro puo’ leggere dei libri altrimenti solo decorativi, nel caso poi venga voglia di rileggerli si puo’ andare in biblioteca oppure addirittura ricomprarli, facendo girare l’economia. E il pesce fa anche bene alla memoria.
    Purtroppo il gusto del possederli e’ ancora troppo forte, e continuo a rimandare. Forse per non scegliere?
    Complimenti ai tuoi nipoti, speriamo ci salvino loro. Fra poco poi gli toccherà anche votare, pensa che responsabilità!

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    1. che commento piacevole, e tutto da condividere.
      purtroppo i libri sono stati (almeno per me) nei decenni pre-web l’equivalente della rete oggi: la nostra memoria esterna oggettivizzata, almeno per una parte della nostra vita: quella del pensiero sociale.
      (poi ci sono state le foto, per la vita sociale pura e semplice, e i video, ecc. ecc.)
      difficile liberarsi di tutto questo: tu distruggeresti le foto della tua vita? se sì, complimenti, sei già un uomo saggio: e sarebbe meglio farlo noi, prima di lasciare questa incombenza ai posteri.
      – ma mi freno prima di un’altra sbrodolata (anche se temo sia già troppo tardi…)
      – quanto ai nipoti e al diritto di voto ai sedicenni, no, non credo sia una grande responsabilità votare, e i sedicenni sono chiaramente più manipolabili di altri.
      e poi perché non anche ai quattordicenni?
      anzi, perché non dare diritto di voto anche ai più giovani ancora? votano i genitori per loro, prima che abbiano 14 anni…
      un piccolo incremento alla ripresa delle nascite, dai… 😉 😉 😉

      "Mi piace"

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