l’adultera: seconda parte della sesta (oppure, settima) testimonianza – L’annuncio del nuovo regno 12 – 439

dopo il punto in cui abbiamo lasciato la sesta testimonianza nel post precedente, vi è  un brusco cambiamento di ambientazione e viene introdotto un momento diverso, accostato al precedente per la comune tematica, che è la contrapposizione polemica dei farisei a Jeshu.

quest’altro episodio, molto bello e famoso, viene considerato un’aggiunta successiva da parte della maggior parte della critica ufficiale; infatti questo episodio manca nei quattro manoscritti più antichi del Vangelo secondo Giovanni; ma 3 su 4 segnalano la cosa con un segno nel testo – e sono due del II secolo (P66 e P75, provenienti dall’Egitto; il primo è il più antico, del 150-200 d.C. e segnala la cosa; il secondo di circo 25-50 anni dopo, no), e due del IV secolo (Sinaiticus, o Aleph, e Vaticanus B; ed entrambi hanno un segno critico in corrispondenza del passo che manca); ma Ambrogio e Gerolamo, vissuti poco tempo dopo, conoscono questo passo come autentico; inoltre i due manoscritti del IV secolo furono probabilmente scritti sotto la supervisione di Eusebio di Cesarea, per ordine dell’imperatore Costantino, quindi non è detto che rappresentino affatto una versione più antica e originaria; in particolare è ben poco attendibile come testimone Eusebio.

in sostanza, esisteva una versione del Vangelo secondo Giovanni con l’episodio, ed una senza, come mostrano i due manoscritti del II secolo; Eusebio scelse la prima, ma poi prevalse la seconda, anche se non è chiaro perché; in ogni caso la maggior parte degli studiosi rileva che l’episodio interrompe il naturale ritmo della narrazione, come ben si vede e come osservo anche io.

ma l’intera vicenda è uno squarcio estremamente istruttivo sui modi con i quali vennero trasmessi questi testi del cristianesimo originario nei secoli successivi e spiega ben quanto sia difficile riconoscervi una qualche forma originaria.

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in conclusione la tesi che vede in questo episodio una aggiunta successiva è plausibile, ma qui provo a suggerire una mia interpretazione differente, come vedremo tra poco.

quello che è certo è che esso appartiene ad una sequenza narrativa diversa: il riferimento al Monte degli Ulivi lo colloca infatti, senza dubbio, nel contesto del racconto della conclusione della vicenda di Jeshu e non in quello della festa delle capanne:

8, 1 Jeshu si avviò verso il monte degli Ulivi.
2 Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui.
Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.
3 Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e 4 gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. 5 Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?».
6 Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.
Ma Jeshu si chinò e si mise a scrivere col dito per terra.
7 Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei».
8 E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra.
9 Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.
Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo.
10 Allora Jeshu si alzò e le disse: «Donna, dove sono andati? Nessuno ti ha condannata?».
11 Ed ella rispose: «Nessuno, Signore».
E Jeshu disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più». […]

scrive

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la mano che descrive questo episodio è molto simile a quella che stende il racconto base, o forse la stessa; per questo pare plausibile che si tratti di una integrazione molto precoce, se tale dobbiamo considerarla, ma è possibile anche un’altra spiegazione, se torniamo alle caratteristiche generali di questo testo – che ritengo sia la prima costruzione di una vita di Jeshu, precedente alla guerra giudaica, e che è poi servita da base per le altre, tutte scritte dopo la distruzione di Gerusalemme e la diaspora.

per prima cosa infatti qui si conferma che non si tratta di un racconto biografico che segue una traccia cronologica: infatti non vi sarebbe alcuna verosimiglianza se pensassimo che quanto raccontato nella sesta testimonianza, a proposito della presenza di Jeshu nel tempio nella festa delle capanne, avvenisse dopo quanto si è raccontato nella seconda testimonianza del suo attacco ai mercanti nel tempio in occasione della Pasqua: non soltanto non si capirebbe perché all’inizio di questo episodio i fratelli spingano Jeshu ad andare alla festa, dicendogli che non si è ancora manifestato come messia, quando invece lo ha già fatto e nel più turbolento dei modi, ma non sarebbe credibile che Jeshu potesse ripresentarsi nel tempio a dibattere con i farisei, se quell’episodio fosse avvenuto prima: sarebbe stato certamente arrestato immediatamente (ammesso anche che fosse riuscito a cavarsela la prima volta).

ma siamo, evidentemente, di fronte al racconto di una serie di episodi esemplari per la definizione della figura del messia, atteso dai gruppi integralisti in base alle profezie di Daniele sulle settanta settimane (di anni) che devono trascorrere dal ritorno da Babilonia al suo avvento; non sono necessariamente fatti tutti reali, la costruzione è quella di una biografia largamente immaginaria ad opera di interventi diversi che tracciano via via le caratteristiche che questa figura deve avere.

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vorrei dire che è ipotizzabile che la sua nascita sia come il frutto di una specie di azione collettiva dei vari esponenti del movimento rivoluzionario anti-romano che si riuniscono e definiscono ciascuno, in un clima di forte esaltazione, le caratteristiche di questo messia, del quale si attende il ritorno e in nome del quale il popolo verrà chiamato alla rivolta e ad imbracciare le armi; e per questo scopo lo presentano come realmente vissuto.

ma, mentre ciascuna delle testimonianza precedenti aveva un carattere palesemente programmatico che rende molto dubbio che si tratti di episodi reali, di questo racconto della sesta testimonianza, anomalo anche per la lunghezza, non è possibile dire così: qui siamo, a mio parere, per la prima volta, di fronte a episodi indiscutibilmente forniti di una base storica e biografica precisa, come dimostra il fatto che vengo no raccontati da chi li narra con qualche evidente punta di disagio e quasi con una sotterranea presa di distanza.

qui, infatti, il protagonista non è un agitatore politico-religioso messianico, ma un rabbi, un maestro della interpretazione dell’ebraismo, una figura in parte differente da quella tracciata finora: essa viene a coincidere con le altre testimonianze antiche sulla sua predicazione, come le raccolte di frasi significative di suo fratello gemello Giuda il Gemello e del discepolo Filippo: discepolo, sì, perché questa volta dobbiamo effettivamente chiamarlo così: definizione adatta al seguace di un maestro o rabbi, ma non ai seguaci di un presunto messia, maschiah o christòs.

la mia tesi, estrema, è che questa figura di un rabbi effettivamente esistito, che aveva dato voce all’essenismo nella sua versione nazarena, quindi particolarmente critica verso l’ebraismo costituito, viene integrata in questa testimonianza nella costruzione di un’immagine globale di un messia immaginario, non senza difficoltà né senza perplessità, dato che il messia era concepito come il capo di una rivolta anche violenta, e il maestro era invece pacifista e aveva insegnato l’avvento del Regno di Dio come l’attesa dell’intervento miracoloso di Dio nella storia, sostenuta dall’illuminazione interiore.

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questo per dire, dunque, che probabilmente in questa lunghissima sesta testimonianza, di cui l’episodio dell’adultera potrebbe essere davvero parte originaria, si ritrova, per la prima volta in questo racconto, qualche elemento concreto della biografia di un maestro di etica, la cui vicenda biografica concreta entra in qualche modo a fare parte della costruzione complessiva della figura del messia.

tesi che deve affrontare diverse, solidissime obiezioni – come sono ben consapevole -, ma rinvio ogni approfondimento a un post successivo, accontentandomi di aggiungere qui, però, che sulla sua base noi non possiamo dire con certezza quando effettivamente questo maestro è vissuto e che rapporto ha col maestro di giustizia che compare nei Rotoli del Mar Morto, come messo a morte, e che la tradizione essenica considerava come il fondatore del proprio movimento.

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è dunque possibile riconoscere anche a questa sesta testimonianza, nonostante il carattere effettivamente biografico di quanto si racconta, lo stesso carattere programmatico delle altre; e il suo tema potrebbe essere definito così: che rapporto deve avere il messia che attendiamo con la tradizione pacifista dell’essenismo nazarenico che fu rappresentata da un rabbi di nome Jeshu?

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postilla finale: mi rendo ben conto che la mia analisi non ha una struttura completamente coerente: sto scrivendo una serie di post per un blog e non i capitoli di un libro.

questo dà all’eventuale lettore sistematico il vantaggio di cogliere dal vivo e nel suo farsi la maturazione progressiva di una interpretazione complessiva, che a volte entra in contrasto con le ipotesi iniziali; ma questo è anche sicuramente un disagio e rende più faticoso seguire l’intero discorso.

del resto i lunghi stacchi di tempo tra un post e l’altro corrispondono ai tempi di maturazione delle diverse ipotesi interpretative che si susseguono.

se mai ci sarà una revisione complessiva di questo studio in una forma più definitiva e libresca, dovranno essere riviste e sistemate anche le piccole contraddizioni di un processo di comprensione che passa attraverso fasi differenti.

non lo faccio adesso, e rispetto il carattere in fieri di questi post.

del resto, lo stesso mi capitò a proposito del mio precedente studio sul divorzio cristiano:
https://bortocal.wordpress.com/?s=%22il+santo+divorzio+cristiano%22&submit=Cerca
solo che quella revisione finale non l’ho neppure mai fatta.


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