impeachement: Trump ha ragione – 443

la procedura in corso per la rimozione di Trump dalla carica di Presidente degli Stati Uniti d’America è un colosso dal piede d’argilla.

lo si accusa, infatti, di promuovere indagini sulla corruzione di Biden, quando era il vice-presidente di Obama, per ostacolarne la ricandidatura.

ma è evidente a chiunque che Trump ha tutto il diritto di sollecitare indagini (che peraltro sembrano ben fondate) sulla possibile corruzione di Biden, anzi, questo è un suo preciso dovere; e bene fa a chiedere la collaborazione anche di altri stati su episodi che ritiene reati gravi, come la loro intrusione nelle elezioni politiche americane (cosa che peraltro gli USA fanno abitualmente a loro volta): e ben vengano queste indagini anche in Italia per verificare se davvero Renzi e Gentiloni hanno collaborato con Obama, mestando nel torbido contro la rielezione di Trump.

quanto al consenso dato in segreto da Conte, come responsabile dei nostri servizi segreti, alla collaborazione col governo americano, l’accusa di segretezza è risibile: da quando in qua le indagini si fanno coram populum, in pubblico?

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il vero problema non è dunque che Trump indaga, ma che Biden si ricandida, con un simile passato alle spalle.

e l’agitazione del Partito Democratico USA è ammuina senza fondamenti per distogliere l’attenzione.

quindi ben vengano le indagini di Trump, se servono ad impedire a Biden di candidarsi alla presidenza.

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ben diverso è il caso di eventuali indagini promosse da Trump e che pure stanno emergendo sull’altra candidata Warren, che non ha simili scheletri nell’armadio, a quanto se ne sa: queste sì sarebbero una interferenza intollerabile.

ma il vero problema Trump è Trump e il suo modo di reagire alle indagini: vaneggiando minacce, facendo sfuriate di venti minuti davanti a un allibito presidente finlandese in visita ufficiale: alla Casa Bianca c’è un presidente palesemente instabile e incapace di svolgere il suo ruolo.

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il caso qui non è quello di una rimozione per violazioni di legge, ma di una dichiarazione di palese incapacità ad esercitare le sue funzioni.

fu quello che successe al presidente Wilson nel 1919, dopo che fu colpito da un ictus.

La presidenza non è un incarico come un altro. Non c’e’ bisogno di essere un supereroe per arrivare ad avere questa responsabilita’. Ma servono degli attributi base: un ragionevole livello di curiosità intellettuale, un livello manageriale di base, auto-controllo e competenza”. A Trump questi attributi “mancano tutti, alcuni forse non li ha mai avuti, altri probabilmente si sono atrofizzati con l’eta’. Ha certamente talento politico, carisma e una certa creatività che manca ai normali politici. Non sarebbe stato eletto senza queste qualita’. Ma non sono abbastanza, non possono riempire il vuoto lasciato dalle altre.
Ross Douthat
, editorialista del New York Times

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In caso di rimozione del Presidente dall’ufficio o di sua morte, dimissioni o incapacità ad esercitare i poteri e i doveri del detto Ufficio, questo passerà al Vice presidente.
Costituzione americana, dall’art. 2, Sezione I, comma 6

Ogni qualvolta il Vicepresidente e una maggioranza dei titolari dei Dicasteri dell’esecutivo oppure di altro organo, che con legge sarà indicato dal Congresso, trasmetteranno al Presidente pro tempore del Senato e allo Speaker della Camera dei rappresentanti una loro dichiarazione scritta nel senso che il Presidente non è in grado di esercitare i poteri e adempiere ai doveri della sua carica, il Vicepresidente assumerà immediatamente l’incarico quale facente funzione di Presidente. Successivamente, quando il Presidente trasmetterà al Presidente pro tempore del Senato e allo Speaker della Camera dei rappresentanti una sua dichiarazione scritta che non esistono più le condizioni di cui sopra, egli riprenderà a esercitare i poteri e adempiere ai doveri della sua carica, a meno che il Vicepresidente e la maggioranza dei titolari dei Dicasteri dell’esecutivo o dei membri dì altro organo, che con legge sarà indicato dal Congresso, non trasmettano entro quattro giorni al Presidente pro tempore del Senato e allo Speaker della Camera dei rappresentanti una loro dichiarazione scritta nel senso che il Presidente non è in grado di esercitare i poteri e assolvere ai doveri della sua carica. Spetterà allora al Congresso risolvere la questione riunendosi, a tale scopo, entro 48 ore, qualora non fosse già in seduta. Se il Congresso, entro 21 giorni dalla ricezione della dichiarazione scritta di cui sopra, o, se non fosse in seduta, entro 21 giorni dalla data di convocazione, dichiarerà, con due terzi dei voti di ambedue le Camere, che il Presidente non è in grado di esercitare i poteri e adempiere ai doveri della sua carica, il Vicepresidente dovrà continuare ad esercitarli ed assolverli quale facente funzioni; in caso contrario, il Presidente dovrà riprendere a esercitare i poteri e adempiere ai doveri della sua carica.
XXV Emendamento Sezione IV

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utopia? può darsi. altrimenti gli americani si tengano Trump, che Biden non è meglio.

e a proposito del titolo del post, e prima che qualcuno me lo chieda: la ragione a chi la si dà?


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