l’orgasmo femminile è (biologicamente) inutile? – 442

se il maschio non raggiunge l’orgasmo e non emette il suo seme, la riproduzione non è possibile; ma se la donna non lo raggiunge, questo non le impedisce di potere essere fecondata e di mettere al mondo dei discendenti: lo sanno bene purtroppo anche donne  violentate.

non so se sia vero quel che dirò, ma questo potrebbe spiegare come mai la frigidità femminile, intesa come impossibilità di raggiungere l’orgasmo in un rapporto, sia più diffusa dell’impotenza maschile; se il maschio è impotente per motivi organici, teoricamente trasmissibili alla prole, di regola non si riproduce, mentre se la donna è frigida per gli stessi motivi, sì – e, se mette al mondo per caso figlie altrettanto frigide per motivi organici, la cosa non è troppo grave dal punto di vista riproduttivo; il meccanismo evolutivo tende ad eliminare dalla specie l’impotenza maschile di origine genetica, ma non è altrettanto efficace nell’eliminare quella femminile.

dal punto di vista evolutivo, l’orgasmo femminile sembra inutile: ecco la conclusione di qualche ricercatore, probabilmente maschio avrei detto io malignamente, e invece la ricerca è rigorosamente bisessuale: nel senso di condotta da un uomo e da una donna: Mihaela Pavlicev e Günter Wagner.

ma, allora, perché c’è l’orgasmo femminile? non è (o non sembra) necessario per la riproduzione, e dunque quale è la sua funzione biologica, se le donne possono restare incinte anche senza?

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eppure non in tutti i mammiferi è così: in alcuni l’ovulazione è indotta, cioè si verifica durante il rapporto sessuale; succede per conigli, gatti e furetti, per esempio; e qui  l’orgasmo femminile sarebbe proprio necessario per indurre l’ovulazione.

del resto in questi animali il clitoride si trova all’interno della vagina e viene stimolato direttamente durante il rapporto sessuale, a differenza che nella donna, dove il clitoride è esterno rispetto alla vagina e dunque non esiste un orgasmo strettamente vaginale (o almeno sembra, dato che, incredibilmente, la faccenda è controversa, tanto poco se ne sa per non averla studiata mai attraverso i secoli).

naturalmente un dubbio rimane, dato che non è possibile sentire la versione delle coniglie o delle gatte interessate.

a mio modesto parere, dato che in queste specie esiste l’estro, e dunque l’ovulazione avviene in tempi determinati, che coincidono con quelli dell’accoppiamento, potrebbe trattarsi anche di una semplice concomitanza.

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ma l’obiezione deve essere venuta in mente anche a loro e i due, ricercatore più ricercatrice, non si sono arresi per così poco: hanno somministrato ad alcune coniglie un farmaco antidepressivo che inibisce l’abilità orgasmica e, in effetti, queste hanno ovulato meno frequentemente per circa il 30%, pur essendosi accoppiate ancora; in sostanza 3 di queste femmine non hanno prodotto ovuli, dato che nell’accoppiamento non hanno provato piacere, o almeno si presume.

riduzione significativa? a me pare che, per esserlo indiscutibilmente, l’ovulazione avrebbe dovuto interrompersi del tutto, in assenza di (presunto) orgasmo durante l’accoppiamento; vero che possiamo anche pensare che i farmaci nelle altre 7 femmine non siano riuscite a impedire l’orgasmo del tutto…, vallo a sapere.

secondo i ricercatori, comunque, ciò suggerisce che in queste specie l’orgasmo femminile era originariamente necessario per la riproduzione, e che tuttavia, nel corso di milioni di anni, alcune specie di mammiferi hanno sviluppato un ciclo indipendente che ovula ad intervalli regolari, indipendentemente dal fatto che la femmina abbia rapporti sessuali o orgasmi.

nelle femmine della loro specie, e dunque anche in quelle della nostra, il clitoride è di solito più lontano dal resto dell’apparato riproduttivo e, per dove è, viene stimolato durante il rapporto sessuale meno spesso; è quindi meno probabile un orgasmo, ma che importa? non è più necessario per la riproduzione.

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ma dove vogliono andare a parare autore e autrice dello studio?

“Questo è fondamentale per la nostra comprensione della sessualità femminile” e i risultati contraddicono la (strampalata) idea di Freud che le donne che raramente sperimentano l’orgasmo o che non lo sperimentano affatto nel rapporto col maschio sono mentalmente immature.

scusate, ma occorreva scomodare gatte e coniglie per capirlo?

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ma la concorrenza tra gli studi sull’utilità dell’orgasmo femminile è forte.

alcuni altri ricercatori suggeriscono che l’orgasmo femminile ha invece un preciso significato abbastanza fisiologico, perché la vagina e l’utero si contraggono e anche la cervice si abbassa e queste contrazioni potrebbero aumentare le possibilità di fecondazione.

ma ce n’è anche di più raffinati: per questi l’orgasmo femminile potrebbe essere una specie di test di selezione per il partner perfetto: gli uomini che sanno portare una donna all’orgasmo dimostrerebbero le loro capacità empatiche e quindi sarebbero scelti di preferenza dalle donne, riproducendosi di più e renderebbero dunque via l’umanità meno rozza e più simpatica.

peccato che però le società umane tendono in prevalenza a vincolare la donna alla monogamia, e dunque proprio ad impedire a questo meccanismo biologico di esprimersi: di che selezione biologica attraverso la scelta del partner possiamo parlare nelle società in cui il marito era scelto dai genitori e qualunque fosse la qualità della scelta la donna doveva restargli fedele a vita?

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l’unica cosa certa che sappiamo, peraltro in tempi recentissimi, perché in passato anche occuparsi di questi problemi era terribilmente sconveniente, è che nella prima fase di sviluppo dell’embrione, gli organi sessuali maschili e femminili sono formati da tessuti anatomicamente identici: e dunque il pene e il clitoride hanno un apparato sensoriale e strutture neuronali simili.

solo nel 1998, del resto, l’urologa australiana Helen O’Connell ha scoperto che il clitoride è significativamente più grande di quanto si pensasse in precedenza: quello di cui si è sempre parlato è soltanto la punta, in qualche modo il corrispondente del glande maschile; ma all’interno della donna ci sono corpi cavernosi, lunghi quasi dieci centimetri, simili a quelli che formano nel maschio il pene esterno, e come quelli si possono riempire di sangue, con l’eccitazione sessuale, e crescere fino a due volte le loro dimensioni originarie.

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ma la fisiologia a me pare un modo ben limitato per accostarmi al problema dell’orgasmo femminile, tale è l’importanza di questo fenomeno, sia per le femmine sia per i maschi, per determinare l’intera vita di relazione e quindi anche la vista sociale più vasta.

quali sono le implicazioni nel vissuto anche delle donne di oggi, dopo la liberazione sessuale degli anni Sessanta, di una cultura che le abituava a demonizzare l’orgasmo femminile e colpevolizzava la donna che lo provava?

Non lo fo per piacer mio ma per dare figli a Dio“.

CAMICIA DIO

si può pensare che siano senza influenza sull’orgasmo femminile due millenni di cristianesimo sessuofobico, preceduti da altre migliaia di anni in cui le donne erano rigorosamente rinchiuse in casa, in maniera bipartisan tanto nelle radici classiche greco-romane tanto in quelle ebraico-semitiche della nostra cultura? quelle che sopravvivono tuttora così bene nell’islam ancora oggi.

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ci si potrebbe chiedere semmai se il patriarcato occidentale ha a sua volta delle ragioni biologiche, ma il fatto stesso che non sia universalmente diffuso alla stessa maniera in tutte le culture umane lo smentisce.

l’origine del patriarcato e della sottomissione femminile sta nella necessità di tutelare la rigorosa trasmissibilità della proprietà privata; ha radici socio-economiche, non biologiche.

mi pare un concetto che l’ultimo femminismo ha dimenticato, e dunque ha preso la strada improduttiva e sterile della guerra tra i sessi, anziché di una lotta comune per la liberazione sociale e sessuale.

e scusate se ho dato voce al mio sessantottismo impenitente – inattualissimo.

 

 


6 risposte a "l’orgasmo femminile è (biologicamente) inutile? – 442"

    1. ma! ti chiederei di dirmele allora in privato, ma temo potrebbe essere ancora più imbarazzante.

      in alternativa potresti entrare a commentare con una falsa identità, certo che adesso è un po’ tardi per farlo.

      dobbiamo proprio perdercele per sempre le tue osservazioni? mi dispiacerebbe.

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      1. … una cosa la posso dire: la ” bravura” dell’uomo non c’entra quasi niente.
        Siamo molto diverse tra di noi, direi diversissime.
        Alcune donne hanno l’orgasmo vaginale, altre no, ma non dipende dall’uomo.
        Fammi fermare qui.

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        1. informandomi, per scrivere il post, sulla faccenda, che è un grande mistero per noi maschietti – ma anche per molte donne, temo -, ho scoperto che esisterebbero ben 12 tipi diversi di orgasmo femminile; e mi sono venuti dei complessi di inferiorità, dato che sui tipi di orgasmo maschile pare che il campionario sia molto più ridotto.

          ma un grazie pubblico sonante per la tua prima affermazione: senza entrare troppo nel merito ho sempre pensato che questa tipica accusa femminile al maschio di turno fosse un nonsense: perché se il maschio è incapace, lo si cambia, no? e, se non lo si fa, è forse perché si ha paura di scoprire che il problema non sta nel manico, ma nella padella – per così dire, per provare a sdrammatizzare.
          poi non dubito che esistono alcuni maschi che non si pongono neppure il problema di condividere il piacere con la loro partner, e va aggiunto che questo è un problema soprattutto da giovani quando gli ormoni spingono senza tanti complimenti a raggiungere in fretta la soluzione finale.

          d’accordo sul fermarsi qui: ma secondo me hai detto abbastanza.

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  1. ma guarda, per dirla tutta io farei anche nomi e cognomi: il farmaco non è altro che il Prozac…
    sulla questione scientifica, solo una breve considerazione. c’è una convergenza sulle teorie, comunque, e questo secondo me è fondamentale: sono tutte basate su una logica.
    sulla questione semi-filosofica: l’origine del patriarcato ha in parte ragioni biologiche – se si accetta la medesima logica darwiniana – che, ça va sans dire, coinvolgono causalmente M e F indistintamente. un esempio banale è come si sia evolutivamente modificato l’accudimento parentale negli organismi “superiori”

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    1. l’articolo tedesco dal quale ho ricavato le informazioni di base per il post faceva soltanto il nome del principio attivo anti-depressione; probabilmente è davvero contenuto anche nel Prozac, come dici tu.
      certo che l’idea di somministrare il Prozac alle coniglie mi suscita irresistibili risate. – anche se recentemente ho assistito ad una coniglia che aveva divorato le zampine di tutti i suoi coniglietti appena nati, facendoli morire dissanguati e forse una cura di Prozac avrebbe evitato la tragedia di questo tipico caso di depressione post partum… (!)

      rimane grottesco anche che, per combattere la depressione, si debba inibire l’orgasmo, che a me sembrerebbe il più naturale degli anti-depressivi… 🙂

      sul resto non mi esprimo: ma mi rimane poco chiaro che significato biologico avrebbe la perdita di importanza dell’orgasmo femminile nella riproduzione… – e non parlo tanto della specie umana, quanto delle altre specie; forse le femmine erano diventate troppo esigenti e restie a raggiungerlo, per cui l’abbinamento con l’ovulazione rischiava di creare un collo riproduttivo? e così la selezione ha pensato che fosse meglio che il maschio le costringesse al rapporto tout court, volenti o nolenti…
      – ma in questo modo il sesso tende a diventare violenza e prevaricazione del maschio sulla femmina, alla faccia del me too, e per scelta della natura matrigna.
      molto meno problematico vederne le conseguenze, che ovviamente facilitano la sottomissione della femmina al maschio, ma questo è un fenomeno che precede di gran lunga perfino la comparsa dell’uomo come specie, la quale avviene dentro questo quadro biologico già dato, pare.

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