riforma costituzionale, i folli costi possibili – 449

approvata la legge sulla riduzione dei parlamentari: alla fine la montagna ha partorito il topolino; ma è appunto un piccolo squittio che esce dalle viscere del monte, non un drago sputafuoco che seminerà terrore e morte.

l’ho detto anche in tempi non sospetti; semmai è qualcun altro che dovrebbe farsi una velenosa autocritica:
https://corpus15.wordpress.com/2019/08/22/se-zingaretti-da-i-numeri-dei-parlamentari-380/

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la riforma costituzionale appena approvata ha tagliato il numero dei deputati e dei senatori in modo ottimale, portando il rapporto tra elettori ed eletti quasi a coincidere con quello considerato migliore dagli studiosi della rappresentanza: secondo la “legge della radice cubica” enunciata da Rein Taagepera nel 1972, il numero dei rappresentanti parlamentari tende a essere bene approssimato dalla radice cubica della popolazione; e allora 400 deputati sarebbero la rappresentanza numericamente perfetta per una popolazione di 64 milioni.

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incidentalmente questa riforma porta anche alcuni risparmi (che si sarebbero potuti ottenere peraltro anche con una riduzione delle indennità dei parlamentari); ma quelli quantificabili davvero sono modesti: circa 80 milioni l’anno di riduzione delle indennità parlamentari, circa 1,2 euro a testa per ogni cittadino.

ben maggiori sarebbero i risparmi se si andasse ad incidere come merita sul costo delle Regioni, ente più dannoso che inutile: venti duplicati e duplicatini dello Stato centrale, che servono più che altro a fare confusione.

nel 2018 la sola assemblea regionale siciliana ha avuto dei costi per 137 milioni di euro: è riuscita a battere persino la Casa Bianca, che ne è costata 136.

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ma, fermi tutti, perché anche i 300 milioni di euro risparmiabili in 4 anni al parlamento, rischiano di essere uno specchietto per le allodole.

si avanza uno strano soldato, il deputato Giachetti, già demokratico ed ora renzino, cioè di Italia Viva, che ha tenuto alla Camera un discorso da neurodeliri: Voto sì a taglio parlamentari, ma raccolgo firme per indire un referendum contro.

vota sì, perché lui è un uomo leale, ma io non so a chi (e se lo so, non lo dico).

i costi fissi per un referendum in Italia, che sia esso consultivo o abrogativo, variano tra i 170 e i 200 milioni di euro, di base, ma per il referendum abrogativo dell’aprile 2016, quello abortito per mancanza di quorum, la cifra è stata vicina ai 300 milioni: rimborsi ai comuni, indennità a presidenti di seggio e scrutatori, trasporto delle schede e vari servizi di sicurezza.

quindi il contro-referendum renzino, se qualcuno non lo tira per il Giachetti, sarà assolutamente inutile, visto che la riforma uscirebbe comunque approvata a furor di popolo, ma cancellerebbe da solo 4 anni di risparmi indotti dalla riforma.

uno sfizio buono soltanto a stilare la lista nera dei parlamentari che firmeranno per il referendum e che non andrebbero in nessun caso ricandidati alle prossime elezioni.

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il testo della riforma, per chi ama documentarsi direttamente, qui sotto: 

Art. 1. (Numero dei deputati)
1. All’articolo 56 della Costituzione sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al secondo comma, la parola: «seicentotrenta» è sostituita dalla seguente: «quattrocento» e la parola: «dodici» è sostituita dalla seguente: «otto»; – si tratta dei senatori eletti all’estero –
b) al quarto comma, la parola: «seicentodiciotto» è sostituita dalla seguente: «trecentonovantadue ».

Art. 2. (Numero dei senatori)
1. All’articolo 57 della Costituzione sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al secondo comma, la parola: «trecentoquindici» è sostituita dalla seguente: «duecento» e la parola: «sei» è sostituita dalla seguente: «quattro»; – si tratta dei senatori eletti all’estero –
b) al terzo comma, dopo la parola: «Regione» sono inserite le seguenti: «o
Provincia autonoma» e la parola: «sette» è sostituita dalla seguente: «tre»; – si tratta del numero minimo di senatori per regione, esclusi Molise, che ne ha due, e Val d’Aosta, che ne ha uno –
c) il quarto comma è sostituito dal seguente:
« La ripartizione dei seggi tra le Regioni o le Province autonome, previa applicazione delle disposizioni del precedente comma, si effettua in proporzione alla loro popolazione, quale risulta dall’ultimo censimento generale, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti .

Art. 3. (Senatori a vita)
1. All’articolo 59 della Costituzione, il secondo comma è sostituito dal seguente:
« Il Presidente della Repubblica può nominare senatori a vita cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario. Il numero complessivo dei senatori in carica nominati dal Presidente della Repubblica non può in alcun caso essere superiore a cinque».

riforma giustamente minimalista, rispetto ai deliri costituzionali di grandezza di Renzi.

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ora qualche critico osserva che sarebbe stato bene modificare anche l’art. 83, che prevede che il Presidente della Repubblica sia eletto dal Parlamento in seduta comune con la partecipazione di tre delegati per regione (tranne la Valdaosta), perché sarebbero troppi adesso, visto che il numero dei parlamentari è calato di un terzo: questione inessenziale, o di lana caprina.

invece è giusto lamentarsi che la riforma abbia lasciato intatto il bicameralismo perfetto (ogni legge deve essere approvata senza modifiche da entrambe le Camere) e questo ritarda macchinosamente il processo legislativo.

una differenziazione delle funzioni sarebbe più che opportuna, ma niente impedisce di introdurla prima della fine di questa legislatura.

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indubbiamente rimane viva e fondata la critica sugli effetti nefasti che avrà l’attuale legge elettorale su un parlamento ora a ranghi ridotti.

ma è spassoso che questo argomento è stato usato non per criticare la legge elettorale (per alcuni aspetti palesemente incostituzionale, di nuovo, secondo me), ma la riduzione dei numeri dei parlamentari.

cose dell’altro mondo, in effetti; qualcuno lo spieghi ad Emma Bonino…

adesso la legge elettorale dovrà necessariamente essere cambiata, dato che così com’è, distorce ancora di più la rappresentanza politica rispetto alla volontà dell’elettore.

ma questo è, palesemente, un buon motivo per essere contenti della modifica della Costituzione, e non per criticarla.

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altrettanto evidente che le modifiche di leggi e regolamenti conseguenti alla riforma si devono fare DOPO la riforma e non prima; il che impedirà di sciogliere le Camere fino a che questa revisione non sarà compiuta.

ovviamente non mancherà chi invece cercherà di provocarla proprio per fare scattare gli aspetti deteriori dell’attuale legge elettorale renzina.

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le commissioni parlamentari avranno troppi pochi membri? lo dicono altri nemici della riforma.

basterà fare regolamenti molto duri contro l’assenteismo parlamentare, e prevedere la decadenza di chi non partecipa ai lavori.

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insomma, una riforma giusta, anche se tutt’altro che epocale.


8 risposte a "riforma costituzionale, i folli costi possibili – 449"

  1. Ogni volta che si mettono a toccare la Costituzione io tremo. Se lo facessero per abolire le Regioni sarei d’accordissimo, la riduzione dei parlamentari mi lascia francamente indifferente, puro populismo, ma se agli italiani cresciuti a Striscia la Notizia piace…

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    1. avanti a ripetere che la riduzione dei parlamentari è populismo! il mio post è un buco nell’acqua, evidentemente…
      pensa quanti populisti nella storia italiana; cito da Travaglio, che ha fatto un ottimo lavoro di informazione: non c’è stata UNA, dicasi UNA proposta di riforma della Costituzione su questo punto negli ultimi quarant’anni, che non prevedesse un taglio del numero dei parlamentari: Bicamerale Bozzi del 1983 (514 deputati e 282 senatori), Bicamerale De Mita-Iotti del 1994 (400 e 200), Bicamerale D’Alema (500 e 200), riforma di centrodestra nel 2006 (518 e 252) – poi bocciata dal referendum costituzionale, ma per altri motivi, bozza Violante del 2007 (512 e 186), riforma Renzi-Boschi del 2016 (630 deputati e 100 senatori non più eletti): tutti populisti? anche De Mita e Iotti che prevedevano esattamente gli stessi numeri di oggi?
      e solo questa sarebbe, in se stessa, populista? non nego accenni discutibili nel presentarla, ma io credo che dobbiamo valutare una riforma per quel che è, non per quel che se ne dice…
      e adesso spenderemo 300 milioni di euro per cancellarla? o meglio, per confermarla? se è populista, si dovrebbe farlo, credo…
      chi avrà il coraggio di farci buttare via questi soldi… – non posso dire quello che penso.

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      1. No, non tutti populisti: qualcuno anche furbetto.
        E comunque questi populisti lo sono e come, e siccome non mi fido di chi la propone non mi fido nemmeno della riforma.
        Che poi la parola “riforma” si usa a sproposito in questo caso.
        Il referendum lo “subimmo” anche ai tempi della legge elettorale maggioritaria, quando tutti o quasi i partiti (esausti) erano d’accordo, pur di non sentire più Mariotto Segni: visti i risultati del suo bel maggioritario potremmo chiedere a lui il rimborso per quel referendum, allora…
        Le spese per il referendum sono una partita di giro: escono dallo Stato e rientrano allo Stato, anche questo è un argomento populista, secondo me.
        Comunque che facciano quello che vogliono, tanto io se ci arrivo voterò ancora per un paio di elezioni e poi basta, largo ai sedicenni…

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        1. ti saresti fidato della Iotti e di De Mita? proponevano gli stessi numeri esatti di deputati e senatori trent’anni fa.
          ti fidi del finlandese studioso della rappresentanza che calcola che 400 deputati è il numero ideale per un paese come l’Italia?
          e chi l’ha mai detto che un deputato eletto da un numero meno ristretto di elettori è una rappresentanza più democratica? la democraticità di un sistema non dipende da QUANTI sono i deputati ma da COME vengono eletti. e in Italia sono eletti in modo molto poco democratico: che siano 630 o 400 il problema non cambia.

          se poi uno dice; non mi fido perché l’hanno proposto loro, allora butto la spugna e non ho argomenti; in pratica stai dicendo: non mi sta bene, perché mi stanno antipatici. no, io mi sforzo di non ragionare così, ma di portare argomenti concreti.

          e non è affatto vero che le spese per il referendum sono partite di giro per lo stato: escono dalle casse dello stato e finiscono in tasche private: scrutatori, presidenti, tipografie, ecc. ecc.

          fai male a votare nelle prossime elezioni: io dal 2008 annullo la scheda scrivendoci su: NON VOTO IN ELEZIONI INCOSTITUZIONALI, e non ti dico la soddisfazione quando dopo dieci anni la Corte Costituzionale mi ha dato ragione…
          sarà per questo che sono così sereno su questo punto?
          ti sento un po’ troppo amareggiato, caro gio.

          riformino la legge elettorale al più presto, piuttosto, così che io possa votare di nuovo; questo mi interessa molto di più.

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          1. Mi scuso per le risposte troppo sintetiche, effettivamente la politica di questi tempi (e non solo quella italiana) non dico che mi amareggi ma intristisce sicuramente si: una disillusione totale.
            Dici bene: 630 o 400 cambia poco, il problema è CHI viene scelto a rappresentare (ammesso che si possa scegliere e non mi pare) e COSA VA A FARE: in mancanza di ideali è fin troppo facile impipparsi delle indicazioni degli elettori.
            Citi Jotti, De Mita, addirittura Buozzi: altri tempi, altro mondo, altri uomini (tra l’altro Buozzi apparteneva al partito liberale, uno di quei partiti di “opinione” che con la smania maggioritaria non avrebbero avuto praticamente rappresentanti ora); come sai io non apprezzo e non stimo tutta la politica dal ’94 in poi, la seconda repubblica la brucerei in toto con tutti i suoi rappresentanti e perciò si, non mi fido, non li stimo e se vogliamo proprio essere chiari mi stanno tutti chi più chi meno sulle scatole.
            L’argomento però che il referendum sia costoso lo respingo: anche se sbagliato, se vengono raccolte le firme e riceve l’ok della Corte Costituzionale è legittimo: e se qualche soldo va a qualche tipografia o a qualche scrutatore pazienza: allora eliminiamo anche le elezioni (che più o meno è quello che stanno facendo a tutti i livelli) che risparmiamo anche di più.
            Non vedo un disegno lucido, non vedo un progetto; quello di Berlusconi se non altro puntava al presidenzialismo, qui al controllo degli scontrini…
            Comunque devo smettere davvero di parlare di politica: a me già uno che dice di non essere ne di destra ne di sinistra mi sta sull’anima, figuriamoci se posso andarci d’accordo…
            Ciao… 😉

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            1. la pazienza è la virtù dei forti, e tu sei forte, e dunque paziente con me; e tuttavia mi pare che la discussione sia utile.
              infatti ora verifichiamo di essere d’accordo su alcuni punti cruciali, e in primo luogo che 630 o 400 cambia poco; la nostra rappresentanza politica era tendenzialmente sovrabbondante, ora rischia un pochino l’effetto opposto, ma non è il caso di strapparsi i capelli per questo.
              – spero di avere la concentrazione necessaria per un prossimo post in cui analizzare meglio alcune questioni connesse – è un momento psicologicamente duretto per me.
              quanto al referendum, non sono contrario ai referendum, figurati; ma sono certamente contrario al loro abuso, e direi che si deve tenere conto del loro costo, per evitare gli sfizi inutili a spese di tutti.
              qui in particolare me la piglio con quei deputati – e in particolare uno – che chiedono di farlo dopo avere votato a favore; non trovo sbagliato in sé che lo propongano coloro che si sono sempre dichiarati contrari, figuriamoci; anche se sarebbe bene astenersi dal promuovere referendum destinati a palese e inequivocabile insuccesso: per rispetto degli elettori e del referendum stesso.
              nel caso di un referendum costituzionale possono richiederlo un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.
              siccome nessuno si sogna nemmeno di raccogliere le 500mila firme, a quanto risulta, coerenza vorrebbe che quel quinto di membri di UNA Camera, avessero avuto almeno il buon gusto di votarci contro.

              d’accordo con te sulla seconda repubblica, ma, allargando lo sguardo nel mondo, è evidente che è in atto qualcosa di più vasto e forse epocale: un imbarbarimento politico e il dominio della politica spettacolo, dove la gente vota come se dovesse votare una canzonetta e non scegliere il più capace e convincente nel proporre mete condivise.

              grazie della discussione.

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              1. Il referendum e’ un bello strumento, purtroppo i radicali ne hanno fatto un abuso, allontanando la gente invece di coinvolgerla, e piu’ o meno tutti si sono esercitati piu’ che a convincere i cittadini ad evitare il quorum… Nello specifico sono d’accordo che è assurdo che chi ha votato a favore lo chieda (anche se ha un senso nel caso che si voglia una legittimazione ad una scelta farlocca _ come la riforma del Titolo V, ad esempio). Ma io non dovevo più parlare di politica, mi pare… e infatti mi da che ho detto un paio di inesattezze: per il referendum costituzionale il quorum non c’è, mi pare; e sulla riforma del Titolo V non ricordo se si fece un referendum confermativo… dopo controllerò. Spero che il tuo momento difficile passi presto! Che le tue provocazioni sono sempre stimolante, anche se non sempre si riesce a starti dietro!

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                1. d’accordo sul primo punto, vedi?

                  sulla riforma del Titolo V il confermativo ci fu, e io – purtroppo – votai anche a favore di quella schifezza.

                  sul referendum costituzionale non c’è quorum, infatti.

                  (anche io faccio fatica a starmi dietro; e per fortuna che in questo periodo ho anche le casse di libri da spostare su e giù dalla casa alla soffitta, e per fortuna anche questo aiuta…)

                  buona serata!

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