mamma li turchi, mamma li curdi – 450

discutere dei curdi a me è doloroso – quasi fossi turco; sul problema curdo si consumò una delle mie (per niente rare) rotture di amicizia da blog: i curdi sono alleati americani, mi si diceva rinfacciandomi il mio appoggio a questo popolo, che io accostavo, per il destino, ai palestinesi, e dunque – si continuava – una loro invenzione, come popolo non esistono, sono dei mestatori gli agitatori in Turchia che vogliono l’indipendenza, ma si accontenterebbero anche di una autonomia riconosciuta, come oggi in Iraq, e comunque non hanno veramente l’appoggio della popolazione.

nessuno di questi argomenti, che provocò quella rottura, ha comunque il minimo valore – anche se fosse vero – rispetto all’invasione turca del nord della Siria, il Rojava, sinora eroicamente difeso contro il Daesh dalle milizie curde, certamente appoggiate dagli USA, ma ora lasciate a se stesse, dopo che sono stati sconfitti quasi completamente gli islamisti, sostenuti sotto banco da Erdogan (e dagli americani stessi, fino a che è loro convenuto).

EGgOt-_WoAAIlUj

ma di che invasione parli, bortocal? si chiama Fonte di pace, e sta’ anche a vedere che è un’azione umanitaria.

e i rifugiati usati come arma contro l’Europa, come me lo chiami questo?

. . .

dopo i settant’anni, ogni guerra dà un rigetto freddo, neppure più emozionato, quasi senza nome:

cazzo! siete ancora qui, con le vostre bombe, i vostri carri armati, le bombe sganciate dagli aerei: in nome di che cosa?

stupidi come bambini feroci che giocano a sterminare gli indiani, o le lucertole, e sono esseri umani, vite, respiri, affetti, baci di madri o di innamorati, occhi lanciati verso l’azzurro per vederne piovere ordigni di morte, gas, frammentazione.

io non ci credo neppure più che questo orrore senza nome, che crea milioni di profughi, sia dovuto al petrolio;

niente giustifica questi massacri, non vi è scambio economico adeguato perché queste guerre costano più di quello che rendono, salvo ad alcuni, che sono criminali malati, assetati di un potere deforme, neppure proporzionato ad esseri umani,

e confermano, questi sanguinosi conflitti, che siamo governati da loro, le paranoie dei nostri peggiori incubi notturni, che si sono assisi al potere, col conforto presunto anche di essere stati voluti e scelti da noi, oppure da quelle maggioranze che ci sovrastano, masse di pecore manovrabili a piacimenti con gli opportuni allarmismi.

. . .

ma poi: fa parte della Siria questo territorio, questa gente: non ci sono sanzioni contro chi aggredisce uno stato sovrano?

ma poi: la Turchia fa parte della NATO, appartiene all’alleanza militare a cui noi pure apparteniamo: e non abbiamo nessuna voce in capitolo, noi, sulle guerre di chi ci è formalmente alleato?

chissà se l’ONU, almeno, sanzionerà l’aggressione turca: intanto noi dovremmo boicottare questo paese assassino, i suoi prodotti, le nostre eventuali vacanze lì – anche se ammetto che diventa sempre più difficile darsi una meta di viaggio, con questo criterio: se dobbiamo escludere chi aggredisce per rigetto morale e chi è aggredito, per prudenza.

. . .

intanto indigna il balletto osceno delle potenze che nicchiano, concedono, mercanteggiano, pagano: l’Unione Europea ha finanziato con 5 miliardi il regime turco perché trattenga qualche milione di profughi dalla Siria, per la guerra che dura da otto anni, che è partita dallo sciagurato discorso di Obama che scatenò le primavere arabe: democratizzazione fasulla, che serviva ad aggredire l’alleato della Russia in Medio Oriente.

ma nessuno persegue non solo nessuna traccia di valore umano, ma neppure nessuna strategia geopolitica, ma solo fiancheggia l’ossessione turca per i curdi, senza altro motivo che qualche convenienza oltretutto poco evidente.

. . .

i turchi: al centro fino a un secolo fa di un impero enorme e oggi in preda alla sindrome dell’accerchiamento, chiusi tra il mondo europeo, che per secoli hanno aggredito invano, e quello arabo, che per altrettanti secoli hanno invece dominato trascinando quella civiltà in una crisi che pare quasi senza ritorno; con vaghe affinità nell’Asia centrale che si è sottratta politicamente al dominio russo, ma che appare priva di una identità e di una forza propria, semplice zona cuscinetto tra Russia e Cina.

l’ossessione  per i curdi si spiega solo con la solitudine turca, popolo ponte tra l’Europa e l’Asia, e con la faticosa ricerca di una identità: frustrato il tentativo di Ataturk di avvicinarsi all’Europa, ora il pendolo turco torna a spostarsi verso l’Asia, ma quella islamica, con l’ambizione di diventare leader della sua corrente più forte, ma anche meno aperta, quella sunnita.

ma qualunque politica turca si unifica attorno al rifiuto della questione curda.

. . .

su questo tema potrei accontentarmi di rinviare ad un mio post del gennaio 2016: https://corpus15.wordpress.com/2016/01/03/curdi-il-punto-attuale-della-questione-5/

ma ne riassumo qui l’essenziale.

alla fine della prima guerra mondiale il trattato di Sèvres, equivalente per l’Asia di quello di Versailles per l’Europa, prevedeva nel 1919 l’indipendenza di uno stato curdo, affidandone la definizione dei confini ad una successiva commissione – che non vide mai la luce.

260px-Treaty_sevres_otoman_it.svg

ma nel 1922 il successivo trattato di Losanna, che concluse la guerra tra la Turchia e la Grecia, ridefinì le questioni del precedente in un modo più favorevole ai turchi, e cancellò l’indipendenza promessa ai curdi.

Turkey-Greece-Bulgaria_on_Treaty_of_Lausanne

. . .

i curdi, allora: 30-40 milioni di persone distribuite tra Turchia, Iraq, Iran, Siria, oltre che in una diaspora mondiale; dotate di una lingua propria, di tipo indo-europeo, e quindi completamente differente dal turco: riconosciuta in Iraq come seconda lingua nazionale, in Iran come lingua regionale e in Armenia come minoranza linguistica; discendenti di una popolazione di origine iranica e nell’antichità raccolti attorno al regno di Gordiene – non collegato, però alla città di Gordio; naturalmente divisi tra posizioni politiche e prospettive geo-strategiche diverse, come qualunque altro popolo, ovviamente; e anche con obiettivi variegati, dai gruppi radicalmente indipendentisti a quelli che si accontenterebbero dell’autonomia.

. . .

ultima annotazione (anche qui ripetendomi un po’ rispetto ai post citati): il legame diretto dell’Italia con la lotta dei curdi e le sue ombre vergognose; questo legame si chiama Ocalan.

è il fondatore nel 1977, a 29 anni, del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), che lotta per l’autonomia del Kurdistan e per la distruzione del sistema patriarcale e capitalista, contro i clan che spadroneggiano sul territorio, per l’ecologia, per l’emancipazione della donna.

Nel 1984, in seguito alla condanna a morte di 90 militanti da parte del governo turco, il PKK inizierà una campagna di conflitto armato: fino al 2003 circa 30.000 persone rimasero uccise negli scontri che ne seguirono.

fu espulso dalla Siria, che aveva sostenuto sottobanco la sua azione, nel 1998, per evitare un conflitto con la Turchia, quello scoppiato adesso, e dopo varie peripezie arrivò in Italia, accompagnato da un deputato di Rifondazione Comunista e con la promessa che il governo D’Alema gli avrebbe concesso asilo politico, o quanto meno non avrebbe concesso l’estradizione, visto che in Turchia vigeva la pena di morte e la nostra legge, ispirata alla Costituzione, la vieta in questo caso.

ma poi D’Alema ci ripensò e Ocalan fu tradito; fu convinto a trasferirsi in Kenia, e lì venne rapito dai servizi segreti turchi, portato nel paese, condannato a morte nel 1999, con pena commutata nel 2002 nell’ergastolo, che da vent’anni sta scontando in un’isola, unico detenuto di un carcere di massima sicurezza.

. . .

già da prima dell’arresto le posizione politiche di Ocalan hanno avuto una evoluzione verso la lotta non violenta; nel 2006 disse in un comunicato che “il PKK non dovrebbe utilizzare le armi tranne che se attaccato con l’intento di annichilimento” e che “è molto importante costruire un’unione democratica tra i Turchi e i Curdi”.

la nipote Dilek, candidata alle elezioni politiche del 2015 col Partito Democratico dei Popoli (Hdp), è stata eletta come deputata al Parlamento turco, ma nel 2018 è stata arrestata e condannata a due anni e sei mesi per avere preso parola durante un funerale, con l’accusa è di incitamento all’insurrezione ed al terrorismo.

il governo turco, peraltro regolarmente eletto dal popolo turco, continua a considerare terrorismo anche le posizioni moderate ultime assunte dai curdi, con la richiesta di autonomia.

. . .

la forza dell’esercito turco è schiacciante, rispetto alle armi di cui dispone la guerriglia curda, che finora le ha usate per difendersi dall’ISIS: tutti ricordiamo la resistenza eroica della città di Kobane.

https://bortocal.wordpress.com/?s=Kobane&submit=Cerca

Kobane è tra i primi obiettivi dell’avanzata turca in Siria.

E-se-la-battaglia-di-Kobane-l’avesse-persa-la-Turchia

ma diversi osservatori prevedono che Erdogan sia andato a infilarsi in una situazione molto pericolosa e che la guerra, trasformandosi in guerriglia, potrebbe dargli parecchio filo da torcere, e – auspicabilmente – segnarne la fine politica.

in crisi relativa di consenso, Erdogan ha scatenato questa guerra anche per fare appello al patriottismo turco, sempre pronto a farsi aizzare contro i curdi, che oltretutto nelle metropoli come Istanbul, sono l’equivalente dei nostri immigrati, e suscitano una ostilità simile.

potrebbe però avere fatto male i suoi conti e il Kurdistan siriano spero che sia la sua tomba politica, vorrei dire il suo Vietnam, se non fosse un augurio terribile per gli amici curdi, più che altro una maledizione.


6 risposte a "mamma li turchi, mamma li curdi – 450"

  1. Vedo una contraddizione tra l’apertura del tuo post, che vede i curdi (tutti insieme) come “un’invenzione degli americani”, ed il resto del post, che giustamente sottolinea che tra i curdi esistono diverse “posizioni”; sottolinerei comunque che le forze curde auto-organizzate che hanno difeso Kobane e riconquistato il Rojava sono invise agli americani (e più in generale all’Occidente) quanto ai turchi, e comunque non ricercano un appoggio degli Stati Uniti. Non sapevo del vergognoso tradimento di Ocalan, lo confesso, e francamente non credevo esistesse qualcosa che poteva rendermi ancora più odioso D’Alema. E invece.

    Riguardo i “costi” di questa nuova guerra, credo che sul tema le scelte dissennate dei governanti siano guidate dallo stesso “sistema” che guida le loro scelte in tema di riscaldamento globale: la costante e prepotente convinzione di farla franca comunque. Che, spesso, è giustificata.

    "Mi piace"

    1. hai perfettamente ragione! l’inizio del mio post era scritto malissimo (perdo colpi, accidenti, e prima o poi dovrò farci i conti): sono stato troppo sintetico e avevo affidato soltanto all’interpunzione (i due punti) il far capire che stavo esponendo le tesi anti-curde che non potevo accettare; ma era obiettivamente incomprensibile; grazie della lettura attenta e della segnalazione; ora ho rivisto tutto l’inizio del post, in modo da evitare questa auto-contraddizione assurda. averne lettori così preziosi.

      quanto a Ocalan, è per me inesplicabile che nel pietismo abbastanza disgustoso che attraversa i nostri media, il ricordo di questo nostro ennesimo tradimento delle alleanze sia accuratamente taciuto; del resto D’Alema pontifica ancora come leader presunto della sinistra istituzionale, indenne sia alla damnatio memoriae che dovrebbe conseguire sia dalla consegna di Ocalan alla NATO e alla Turchia, sia dalla guerra di Serbia.

      ultima, dolorosa osservazione, quella tua sulla capacità di farla franca di chi governa il mondo attualmente: l’ignoranza, a volte purtroppo originaria, irrimediabile e paralizzante, è sempre stata lo strumento principe per i prepotenti che si trasmettono il potere attraverso le generazioni, ma la post-modernità vede un cambiamento essenziale nel modo di usarla: fino a mezzo secolo fa l’ignorante era schiacciato nella oscurità della sua condizione, in fondo meritata quando era frutto di una scelta e di una pigrizia, e non di una condizione subita; oggi, invece, grazie all’uso scellerato di tutti i media, l’ignoranza è esaltata e trasformata in un modello di vita, posta sugli altari ed aizzata a farsi giustizia da sé contro l’intelligenza, la cultura, la consapevolezza, che restano privilegio di pochi, anzi oggi di pochissimi ed isolati, esposti di nuovo al rischio della caccia alle streghe dei secoli bui,

      "Mi piace"

      1. Ti confermo che effettivamente era incomprensibile :-).

        Vuoi scherzare? La memoria del giornalismo si ferma a tre giorni fa. Altrimenti, non si farebbe un giornale ogni giorno.

        Vorrei però fare due appunti:
        1. l’ignoranza, spesso, non è responsabilità dell’ignorante;
        2. il metodo con cui viene sostenuta l’ignoranza, oggi come oggi, è il sovraccarico di informazioni, e non il loro occultamento. Questo mi pare interessante.

        "Mi piace"

        1. allora ti faccio qualche appunto anche io 😉 – sempre confermando che avevi ragione nella critica all’esordio del mio post.

          1. in che senso si può parlare di sovrabbondanza dell’informazione? se la memoria del giornalismo si ferma a tre giorni fa, come giustamente dici – ma non è sempre stato così e tuttora ci sono vistose eccezioni, per non parlare dei molti blog che ricostruiscono i problemi nel loro spessore storico.

          2. allora la risposta al problema accennato nel tuo punto 2 sta proprio nel fatto che siamo schiacciati da una sovrabbondanza di informazioni schiacciate sul presente, e dunque inutili per capire? l’informazione senza spessore storico è proprio la velina che occulta la realtà a 4 dimensioni presentandola a due, cioè come pura immagine?

          3. quanto all’ignoranza non colpevole di cui parli nel tuo punto 1, nel commento precedente ho già accennato anche io a questo aspetto del problema; eppure, anche guardando all’ignoranza con indulgenza necessaria umanamente, non si deve nascondere che è frutto molto spesso di una scelta, usando il concetto almeno a livello del linguaggio comune – ammesso e non concesso che la parola abbia una qualche consistenza dal punto di vista filosofico.

          "Mi piace"

Lascia un commento, soprattutto se stai scuotendo la testa. Un blog lo fa chi lo commenta. E questo potrebbe diventare il tuo blog.

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.