meno rappresentanti meno democrazia? – 452

Alessio Fratticcioli è l’autore di un blog che stimo molto, http://www.asiablog.it – ma si può stimare un blog? non si dovrebbe dire che lo apprezzo? – eppure, per me, i blog sono quasi persone virtuali, e dunque confermo lo sproposito linguistico.

Alessio ha scritto un post molto argomentato contro la riforma costituzionale che ha ridotto a 400 + 200 i nostri parlamentari; siccome non sono d’accordo e la mia posizione è stata criticata anche da un mio lettore, ho il dovere di esaminare le sue ragioni, di verificare se posso rispondere, e, altrimenti, di ammettere che ho sbagliato giudizio.

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1. il titolo del suo post, Taglio Parlamentari: meno rappresentanza democratica per risparmiare 1 euro l’anno a testa, dice fin dall’inizio la sua tesi: la rappresentanza democratica è in rapporto col numero dei rappresentanti.

in sostanza i paesi che hanno un rapporto più basso fra eletti ed elettori sarebbero anche i più democratici.

l’Italia, col suo numero di parlamentari sinora più alto nel mondo occidentale, sarebbe stata dunque sinora un paese a più alta democrazia, mentre, passando ora all’estremo opposto della scala, diventerebbe meno democratica; quindi il paese più democratico dell’Unione Europea sarebbe indubbiamente Malta, che ha un deputato ogni 6.000 abitanti (e dove una giornalista è stata recentemente ammazzata per avere provato a sollevare il velo sui rapporti tra mafia e politicanti locali).

e poco democratica sarebbe la Cina solo perché, con una popolazione pari a 20 volte l’Italia, ha una Assemblea del Popolo con soli 5.000 membri, meno di dieci volte tanto, anche dopo la riforma; e che dire degli USA che hanno cinque volte la nostra popolazione e solo 100 senatori, cioè la metà di quelli che avremo noi, con un quinto degli elettori, anche dopo la riforma? e anche la Camera dei rappresentanti americana sarà di dimensioni simili alla nostra, ha infatti 435 membri, ma per più di 300 milioni di abitanti e non per 60.

ed è meno democratica la rappresentanza italiana al Parlamento Europeo per il fatto che ci eleggiamo 73 deputati e non 400 o 615?

palesemente, questo argomento non regge: portato fino in fondo, darebbe come conclusione che la forma di democrazia più perfetta è quella diretta, dove ciascuno è rappresentante di se stesso: tesi che si può anche sostenere, da Rousseau in poi, ma con ben altre argomentazioni.

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2. L’Italia sarà il Paese dell’Ue con il minor numero di “onorevoli” in rapporto alla popolazione, dice Fratticcioli.

pazienza.

comunque, anche a guardare il grafico che ha allegato al suo post, si può vedere che, a parte i paesi più piccoli, dove il rapporto tra parlamentari ed elettori è più basso per il motivo che dirò subito dopo, il nostro rapporto sarà alla fine soltanto un poco più alto dei paesi simili a noi per consistenza.

costituzione-rapporto-abitanti-deputati

l’argomento vero, che semmai andrebbe usato, è quello della efficienza del parlamento nell’organizzare i suoi lavori; infatti il numero dei rappresentanti non ha relazione tanto con la rappresentanza delle opinioni, quanto con l’organizzazione dei lavori di un parlamento: è evidente che, se il numero è troppo basso, mancherebbe il materiale umano per far funzionare le commissioni parlamentari e approfondire i problemi prima di approvare le leggi.

Fratticcioli ne accenna in questi termini (dando per scontata la prosecuzione del forte assenteismo attuale):
Le 14 Commissioni permanenti e le varie Commissioni speciali non avranno più a 20-25 membri ciascuna, ma verosimilmente circa 13-16. Le sedute sono regolari se è presente la maggioranza dei membri, dunque circa 7-9. Si vota a maggioranza, dunque in teoria 4-5 persone potranno deliberare.

ma gli assenti non hanno sempre torto?

e se 435 deputati e 100 senatori riescono a dirigere la potenza americana, scommetto che possono riuscire a legiferare anche 400 deputati e 200 senatori italiani. 

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3. Risparmieremo 94 centesimi di euro l’anno a testa, dice Fratticcioli.

soltanto! ma l’argomento è altrettanto populista di quello di chi dice che risparmieremmo 80 milioni di euro l’anno (a parte la piccola divergenza dei conti).

trovo penoso questo argomento, e quindi mi risparmio di analizzare dettagliatamente anche l’argomento contrario.

non è da considerare, salvo che per una riflessione sulla potenza dei grandi numeri: su 60 milioni di abitanti, un euro a testa fa una cifra consistente: 60 milioni di euro.

solo che questa cifra riusciamo a quantificarla mentalmente, mentre i 60 milioni di abitanti restano un concetto vago.

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4. il nostro bicameralismo perfetto in una democrazia parlamentare in uno Stato non federale, è unico al mondo e con ogni probabilità anche nell’universo. (Ma non nella storia: la Romania ha avuto un sistema simile per 12 anni, dal 1991 al 2003).

mappa-italia

ecco, appunto! questo era il vero problema da risolvere, ma non con le soluzioni cervellotiche della riforma costituzionale di Renzi.

una distinzione precisa della funzioni e forse anche dei metodi per eleggere le due Camere sarebbe la strada vera per una semplificazione e velocizzazione dell’approvazione delle leggi.

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5. dice Fratticcioli che il problema dell’assenteismo non si risolve tagliando il numero dei parlamentari e cita i dati della presenza in aula alle votazioni di alcuni dei nostri politici di grido: Giorgia Meloni (25% di presenze), Matteo Salvini (1%) e Luigi Di Maio (8%).

su questo ha indubbiamente ragione: ma demolire un cattivo argomento a favore della riforma non significa demolire la riforma.

altrimenti dovremmo essere tutti contrari semplicemente perché l’argomento del risparmio dei costi è ben poco consistente e si poteva risolvere diversamente.

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6. Non esistono studi scientifici che mettono in relazione il numero di parlamentari all’efficienza e rapidità dell’azione legislativa.

eppure nel settore c’è chi dice che la soluzione perfetta è quella di rapportare il numero dei rappresentanti con la radice cubica degli abitanti: per cui uno stato con 1 milione di abitanti sarebbe ben rappresentato da 100 deputati, uno con 27 milioni da 300 e uno con 64 milioni, guarda caso, da 400.

è peraltro abbastanza intuitivo che un parlamento a ranghi più ridotti è comunque costretto a velocizzare i suoi lavori, cercando di semplificarli.

forse la complicazione delle leggi, invece, è in relazione col numero più alto di persone addette a stenderle?

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7. Il cittadino avrà meno possibilità di essere eletto o rappresentato in Parlamento. Meno possibilità di incontrare, di comunicare e di essere ascoltato da un parlamentare. Il voto di un cittadino sarà meno decisivo, meno influente, meno importante, conterà meno, varrà meno. Questa è matematica, non è un’opinione.

indubbiamente ci sarà meno possibilità di essere eletti, se questo interessa ai miei lettori o a quelli di Fratticcioli.

quanto al minore contatto tra elettore ed eletto, questo è un argomento forte; però questo contatto si esprime meno in forma diretta, che è possibile solo a pochi privilegiati, di solito, ed assume spesso la forma del clientelismo e del lobbismo, e più nel contatto mediato attraverso associazioni e forme di governo locale; in questo senso la riduzione misurata del numero dei parlamentari, se diminuisse davvero i contatti diretti dell’eletto con singoli elettori, potrebbe addirittura apparire come uno strumento secondario di contrasto al clientelismo e ai favoritismi personali.

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8. Nella “Italia delle 100 città” ci saranno intere città e cittadine che non potranno avere un loro rappresentante alla Camera. Per non parlare del Senato, dove il rapporto sale a un senatore per circa 300 mila cittadini. In Italia questo numero equivale agli abitanti di Bari o Catania, rispettivamente la nona o decima città per popolazione. Trecentomila persone: la popolazione dell’intera regione Molise. […] abbiamo un pluralismo che per ragioni storiche e geografiche è maggiore e più complesso di quello di altri Paesi.

anche questo argomento appare forte e consistente, ma analizzato meglio non è per niente persuasivo.

a livello nazionale, infatti, non vanno rappresentate le singole realtà locali, che si esprimono invece nelle autonomie locali, ma le grandi correnti di opinione.

anzi, occorre muoversi proprio in direzione opposta a quella indicata: indubbiamente questa riforma costituzionale esige una revisione delle circoscrizioni elettorali, che vanno ingrandite, in modo che al loro interno trovino rappresentanza anche opinioni relativamente minoritarie.

dunque c’è un modo per rispondere a questa critica nei fatti, prevedendo circoscrizioni elettorali abbastanza ampie da assicurare il pluralismo, che non si ottiene dando a ogni piccola città un rappresentante, ma diversi rappresentanti zone elettorali vaste che comprendano diverse piccole città.

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9. Nelle due assemblee elettive troveranno meno spazio le forze minoritarie e le minoranze territoriali e linguistiche, e quindi le voci fuori dal coro.

il problema si risolve con una adeguata legge elettorale che crei circoscrizioni ampie, come già accennato.

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10. “Persino il Piano di rinascita democratica della P2 prevedeva” “la riduzione del numero dei parlamentari”.

se andiamo a rileggercelo, vediamo che quella proposta era molto più vicina alla sua legge elettorale di Renzi, tuttora in vigore, o alla sua riforma costituzionale, che a questa:
a3) Ordinamento del Parlamento
i – nuove leggi elettorali, per la Camera, di tipo misto (uninominale e proporzionale secondo il modello tedesco), riducendo il numero dei deputati a 450 e, per il Senato, di rappresentanza di 2° grado, regionale, degli interessi economici, sociali e culturali, diminuendo a 250 il numero dei senatori ed elevando da 5 a 25 quello dei senatori a vita di nomina presidenziale, con aumento delle categorie relative (ex parlamentari – ex magistrati – ex funzionari e imprenditori pubblici – ex militari ecc.);

comunque non demonizzerei in assoluto queste proposte: è più che sufficiente demonizzare la Commissione Gelli, cioè la P2, come merita.

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11. Mai prima di questa legislatura si era discusso o votato una proposta di mera riduzione numerica dei seggi in Parlamento sganciata da una riforma complessiva. Si era sempre discusso di una riduzione numerica solo nel contesto di una differenziazione delle due Camere, ovvero del superamento dell’anacronistico bicameralismo paritario.

questa critica è molto giusta e da condividere; però non comporta alcun giudizio automatico per cui la riduzione del numero dei parlamentari debba essere visto negativamente o peggio come un attentato alla democrazia.

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11. La legge costituzionale appena votata non ha nulla di organico e dunque ignora la serie di ripercussioni per l’intera architettura costituzionale innescate dal mero taglio del numero dei parlamentari.
Ad esempio, diminuire il numero dei senatori elettivi senza modificare o abrogare la figura dei senatori a vita ha il seguente risultato: aumentare il peso specifico di quest’ultimi a scapito dei senatori eletti direttamente dai cittadini. […]
Ridurre il numero dei parlamentari senza modificare il numero dei delegati regionali significa aumentare il peso specifico di quest’ultimi.

anche questa critica è giusta, ma coglie comunque degli aspetti piuttosto marginali: non si può dire che 5 senatori a vita su 200 alterino in maniera sostanziale l’equilibrio dei poteri rispetto a 5 su 315; e in ogni caso proprio su questo punto la riforma approvata pone un argine, chiarendo che 5 senatori a vita sono il limite massimo da rispettare e non il numero che ciascun Presidente della Repubblica può nominare.

lo stesso si può dire dei delegati regionali, sui quali peraltro, pure, la riforma compie delle rettifiche, senza alterarne il numero complessivo; ma rafforzare i delegati regionali non è poi così negativo in sé: non significa potenziare le autonomie locali?

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12. no, Fratticcioli sa ragionare bene ed è molto documentato, ma non mi ha convinto; per questo posso sentirmi ancora più tranquillo nel mio giudizio immutato.

questa riforma non è pericolosa in se stessa, non merita né entusiasmi fuori posto né giudizi distruttivi: bastano dei giudizi critici equilibrati (i motivi non mancano), se ci renderanno più attenti alla sua pratica attuazione da questo momento in poi, che sarà molto più importante della riforma in se stessa.


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