i figli di Abramo: terza (?) parte della sesta testimonianza – L’annuncio del nuovo regno 13 – 453

subito dopo la seconda parte della sesta testimonianza, quella dedicata all’adultera, il tono espositivo e lo stile cambiano radicalmente di nuovo in un lungo brano successivo, col quale entriamo nella sua terza parte; ed è facile riconoscere la mano del rimaneggiatore teologo del secondo secolo in questo brano introdotto dal solito Di nuovo Gesù parlò loro, che evidenzia quasi da solo l’intrusione di una parte di testo estranea.

12 Di nuovo Gesù parlò loro e disse: «Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita».
13 Gli dissero allora i farisei: «Tu dai testimonianza di te stesso; la tua testimonianza non è vera».
14 Gesù rispose loro: «Anche se io do testimonianza di me stesso, la mia testimonianza è vera, perché so da dove sono venuto e dove vado. Voi invece non sapete da dove vengo o dove vado. 15 Voi giudicate secondo la carne; io non giudico nessuno. 16 E anche se io giudico, il mio giudizio è vero, perché non sono solo, ma io e il Padre che mi ha mandato. 17 E nella vostra Legge sta scritto che la testimonianza di due persone è vera. 18 Sono io che do testimonianza di me stesso, e anche il Padre, che mi ha mandato, dà testimonianza di me».
19 Gli dissero allora: «Dov’è tuo padre?».
Rispose Gesù: «Voi non conoscete né me né il Padre mio; se conosceste me, conoscereste anche il Padre mio».

il fatto che al Gesù che viene fatto parlare sia attribuita la definizione nella vostra Legge a proposito della torah basta da solo a dimostrare il carattere tardo di questo brano, scritto oramai in un ambiente in cui il cristianesimo si è definitivamente distaccato dall’ebraismo, come religione autonoma; e il giudizio si estende automaticamente a tutti i passi, precedenti e successivi, nei quali ritornano questi motivi e questo stile espressivo.

la conclusione di questo episodio, che appartiene di nuovo alle manipolazioni tarde del teologo che ha costruito la redazione finale del testo, ha l’apparenza di un raccordo col resto del racconto.

20 Jeshu pronunciò queste parole nel luogo del tesoro, mentre insegnava nel tempio.
E nessuno lo arrestò, perché non era ancora venuta la sua ora.

. . .

molto più complessa è l’analisi della parte successiva del racconto, introdotta da un ripetuto Di nuovo disse loro. 

si tratta di una serrata disputa tra Jeshu e dei suoi oppositori non meglio identificati, un vero e proprio processo popolare, si direbbe, che si conclude con un tentativo di lapidazione (o forse con l’accenno ad una lapidazione vera e propria, nel testo originario, se consideriamo aggiunta anche l’ultima frase: ma Gesù si nascose e uscì dal tempio).

vediamola prima nella sua forma attuale:

21 Di nuovo disse loro: «Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato. Dove vado io, voi non potete venire».
22 Dicevano allora i Giudei: «Vuole forse uccidersi, dal momento che dice: «Dove vado io, voi non potete venire»?».
23 E diceva loro: «Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. 24 Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati».
25 Gli dissero allora: «Tu, chi sei?».
Gesù disse loro: «Proprio ciò che io vi dico. 26 Molte cose ho da dire di voi, e da giudicare; ma colui che mi ha mandato è veritiero, e le cose che ho udito da lui, le dico al mondo».
27 Non capirono che egli parlava loro del Padre.
28 Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono e che non faccio nulla da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato. 29 Colui che mi ha mandato è con me: non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre le cose che gli sono gradite».
30 A queste sue parole, molti credettero in lui.
31 Gesù allora disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; 32 conoscerete la verità e la verità vi farà liberi».
33 Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: «Diventerete liberi»?».
34 Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. 35 Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. 36 Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. 37 So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. 38 Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro».
39 Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo».
Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. 40 Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l’ha fatto. 41 Voi fate le opere del padre vostro».
Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!».
42 Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato. 43 Per quale motivo non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alla mia parola. 44 Voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli era omicida fin da principio e non stava saldo nella verità, perché in lui non c’è verità. Quando dice il falso, dice ciò che è suo, perché è menzognero e padre della menzogna. 45 A me, invece, voi non credete, perché dico la verità. 46 Chi di voi può dimostrare che ho peccato? Se dico la verità, perché non mi credete? 47 Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non ascoltate: perché non siete da Dio».
48 Gli risposero i Giudei: «Non abbiamo forse ragione di dire che tu sei un Samaritano e un indemoniato?».
49 Rispose Gesù: «Io non sono indemoniato: io onoro il Padre mio, ma voi non onorate me. 50 Io non cerco la mia gloria; vi è chi la cerca, e giudica. In verità, in verità io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno».
52 Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: «Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno». 53 Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?».
54 Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: «È nostro Dio!», 55 e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. 56 Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia».
57 Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?».
58 Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono».
59 Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.

. . .

è molto difficile, qui dentro, riconoscere la stratificazione degli interventi, ma il passo, nella redazione attuale, contiene una contraddizione logica clamorosa che lo rende assolutamente insensato, e si può partire da qui per districarsi un po’.

il v. 31, Gesù allora disse a quei Giudei che gli avevano creduto, introduce nella narrazione un discorso di Jeshu ai suoi seguaci, ma al v. 37, nello sviluppo di questo stesso discorso, si dice Ma intanto cercate di uccidermi.

evidentemente è una pura follia pensare che la furiosa polemica che si sviluppa dopo questo esordio si svolga tra Jeshu e i suoi seguaci; qui invece si sviluppa una polemica tra Jeshu e i rappresentanti dell’ebraismo tradizionale, la quale, successivamente, è stata alterata con una aggiunta volta a ribadire il successo almeno parziale di Jeshu sui suoi interlocutori (30 A queste sue parole, molti credettero in lui.) e presentata come una discussione di Jeshu con i suoi.

questo significa che buona parte di quel che precede è una aggiunta successiva.

. . .

il testo precedente dunque potrebbe essere ricostruito così:

12 Di nuovo Gesù parlò loro e disse:  21 […] «Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato. Dove vado io, voi non potete venire».
22 Dicevano allora i Giudei: «Vuole forse uccidersi, dal momento che dice: «Dove vado io, voi non potete venire»?». […]
25 Gli dissero allora: «Tu, chi sei?».
Jeshu disse loro: «Proprio ciò che io vi dico. […] 32 Se rimanete nella mia parola, […] 32 conoscerete la verità e la verità vi farà liberi».
33 Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: «Diventerete liberi»?».
34 Jeshu rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. 35 Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre.
[…] 37 So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. 38 Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro».
39 Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo».
Disse loro Jeshu: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. 40 Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l’ha fatto. 41 Voi fate le opere del padre vostro».
Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!».

42 Disse loro Jeshu: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato. 43 Per quale motivo non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alla mia parola. 44 Voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli era omicida fin da principio e non stava saldo nella verità, perché in lui non c’è verità. Quando dice il falso, dice ciò che è suo, perché è menzognero e padre della menzogna. 45 A me, invece, voi non credete, perché dico la verità. 46 Chi di voi può dimostrare che ho peccato? Se dico la verità, perché non mi credete? 47 Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non ascoltate: perché non siete da Dio».
48 Gli risposero i Giudei: «Non abbiamo forse ragione di dire che tu sei un Samaritano e un indemoniato?».
49 Rispose Jeshu: «Io non sono indemoniato.
[…] 50 […] In verità, in verità io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno».
52 Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: «Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno». 53 Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?».

ma il passo che segue è di nuovo totalmente illogico:
54 Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: «È nostro Dio!», 55 e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. 56 Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia».
57 Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?».

anche qui la contraddizione narrativa è evidente: Jeshu afferma di conoscere Dio e i Giudei gli rispondono rimproverandogli di avere affermato di conoscere Abramo; evidentemente la prima parte è aggiunta in un secondo momento; nel testo originario Jeshu affermava qui di conoscere Abramo, non Dio! o meglio, di conoscere Abramo proprio perché conosceva Dio.

Abramo-by-Jozsef-Molnar

. . .

pertanto ricostruisco la versione originaria di questa parte così:

54 Rispose Jeshu: «[…] Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. 56 Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia».
57 Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?». […]
59 Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui.

. . .

nonostante tutti gli sforzi, la ricostruzione lascia ancora aperte diverse questioni.

prima di tutto rimane come una parte sospesa nel vuoto, mal collegata sia a quel che precede, sia a quel che segue (ma vedremo nel prossimo post una possibile soluzione del problema).

in secondo luogo il dialogo presenta tuttora dei passaggi non ben risolti, ma sinceramente non credo di poter andare oltre e del resto, ben più che in altri passi, la ricostruzione è meramente congetturale, riesce a dare un’idea molto vaga di quale potesse essere il testo originario, ma qui molti dettagli sfuggono e si è costretti ad ipotesi sinceramente anche fragili, a volte.

. . .

vi è comunque un passaggio importante che non vorrei sfuggisse:
57 Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?».

il passo ha sollevato varie questioni: se Jeshu aveva 33 anni al momento in cui si sarebbero svolti questi fatti, come pretende la tradizione successiva, è plausibile che gli venga rinfacciato di non avere ancora cinquant’anni?

questo fa pensare che Jeshu dovesse avere un’età più elevata e prossima effettivamente ai cinquant’anni al momento dei fatti; ma questo, allora, sposterebbe tutta la sua vicenda più avanti: mantenendo una data di nascita del 6 a.C., si arriverebbe nei pressi di quel 44 d.C. che è effettivamente una data cruciale nella storia del movimento degli zeloti, dato che quell’anno vennero crocifissi Simone e Giacomo, figli di Giuda il Galileo, come capi di un movimento insurrezionale.

qualcuno ha sostenuto, invece, che si trattava di una espressione proverbiale, priva di un significato concreto, e che dunque questa frase non può essere usata per datare l’episodio.

sulla questione non mi esprimo: lo rende abbastanza superfluo la mia ipotesi che la biografia di Jeshu narrata nell’Annuncio del Nuovo Regno sia costruita intrecciando elementi della vita di persone diverse, tutte accomunate dalla comune ricerca di un ruolo messianico.

ed è ancora presto per esprimersi su quale concreto personaggio sia il protagonista di questa sesta testimonianza, che non abbiamo ancora finito di esaminare da un punto di vista filologico.

la questione potrà essere affrontata soltanto alla fine dell’analisi di questa testimonianza, quando avremo ricostruito un testo un po’ meno inattendibile di quello attuale.

. . .

un’altra situazione biografica concreta comunque emerge da quanto visto qui sopra: a questo personaggio viene rinfacciato di essere figlio di una prostituta o di una donna che ha comunque violato le prescrizioni morali nella sua vita sessuale:
41 […] Gli risposero allora: Noi non siamo nati da prostituzione

è inevitabile pensare a quanto raccontato poco prima in questa stessa testimonianza, quando a Jeshu viene presentata una donna sorpresa in adulterio, per chiedergli se bisogna lapidarla, come prescritto dalla legge mosaica.

ma viene anche in mente questo detto attribuito a Jeshu nei Detti di Jeshu di suo fratello gemello Giuda il Gemello:
112. Chi conosce suo padre e sua madre verrà chiamato figlio di prostituta.

https://bortocal.wordpress.com/2010/03/24/100-ladultera-che-rovino-jeshu-il-sacro-divorzio-cristiano-vii/

https://bortocal.wordpress.com/2010/04/07/121-il-figlio-delladultera-il-sacro-divorzio-cristiano-viii/

. . .

cito dal primo di questi post un passo scritto quando ritenevo ancora che i vangeli potessero rappresentare, almeno parzialmente, una fonte per ricostruire la biografia di Jeshu:

a questo punto però è necessario leggere anche i primi due versetti del Vangelo secondo Giovanni, che collocano l’episodio nello spazio e nel tempo.
[1] Jeshu si avviò allora verso il monte degli Ulivi.
[2] Ma all’alba si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui ed egli, sedutosi, li ammaestrava.
ora, Jeshu si è recato a Gerusalemme e al tempio e vi ha predicato una volta sola (dopo il primo esordio a 12 anni): siamo nella settimana finale, siamo al momento del suo fallimentare attacco al cielo.
solo nel Vangelo secondo Giovanni sembra che egli vi si sia recato più di una volta, ma è perché esso raccoglie testimonianze a più voci senza un preciso ordine cronologico.
è nel suo attacco a Gerusalemme e al tempio che Jeshu si scontra con la ideologia religiosa ebraica dominante, e che subisce la sua radicale sconfitta.
non sul tema della indissolubilità del matrimonio: che senso avrebbe?
ma sul tema della umanizzazione della legge mosaica.
se è lui il discendente di Davide, legittimo pretendente al trono, come mai rifiuta di applicare proprio la legge mosaica?
allora non può essere lui il re dell’impero mondiale ebraico preannunciato da Daniele.
– su questa contraddizione Jeshu perde la sua battaglia; eccolo sbugiardato come un mistificatore, ecco la premessa del tradimento di Giuda il sicario, l’esponente dell’ala più radicale e militante del suo movimento, quella dei guerriglieri zeloti.
se non è lui il re da incoronare, meglio è consegnarlo subito ai romani per liberarsi di un impostore che non è degno del regno di Davide.
siamo di fronte all’episodio centrale della vita di Jeshu, a quello che ne determina la catastrofe e la morte.
e nulla è più straziante di quella domanda di Jeshu:
Dove sono?
già, dove sono tutti? sono spariti tutti (anche i suoi).
ma Jeshu, solo con l’adultera (una prostituta?) che gli deve la vita, perché non interessa più a nessuno dopo che la sua mancata lapidazione ed è servita soltanto a liberare gli ebrei dal rischio di seguire un falso profeta, rivendica per l’ultima volta di essere re, ed emette il suo regale giudizio:
“Neppure io ti condanno”.
sono le parole con cui Jeshu si consegna alla sconfitta, alla morte e alla storia.
(ma a questo punto è anche chiaro perché il Vangelo secondo Marco toglie il passo dal suo contesto originario e va ad inserirne un irriconoscibile spezzone nel corpo di un racconto totalmente diverso, occultandone anche il penoso significato originario di sconfitta e morte del maestro, del profeta e del re).

. . .

ma è in questa testimonianza che si infittiscono, per la prima volta, i rimandi con i testi cristiani più antichi.

e non soltanto nel passaggio, col cosiddetto Vangelo di Tommaso, appena citato sopra, in cui Jeshu rivendica di conoscere suo Padre – il che sarebbe abbastanza freudiano per il figlio di un amore adulterino o di uno stupro).

ma anche con alcuni detti che si incontrano all’inizio nella ricostruzione della versione originaria del cosiddetto Vangelo di Filippo, e che presentano delle assonanze evidenti con quanto detto da Jeshu qui sopra:

28. I figli dell’uomo celeste sono più numerosi di quelli dell’uomo terrestre. Se sono numerosi i figli di Adamo, quantunque muoiano, tanto più i figli dell’uomo perfetto che non muoiono, ma sono continuamente rigenerati.
29. Il padre fa un figlio, ma il figlio non può fare un figlio: poiché colui che fu generato non ha il potere di generare; un figlio può acquisire dei fratelli, non dei figli.

[…]
2. Lo schiavo aspira soltanto a essere libero, non cerca i beni del suo padrone.
Il figlio non è soltanto un figlio, ma aspira all’eredità del padre.

https://bortocal.wordpress.com/origini-del-cristianesimo/vangelo-secondo-filippo-alcune-annotazioni/

ma sul rapporto delL’Annuncio del Nuovo Regno con i testi di Tommaso e di Filippo occorrerà ritornare con ricerche specifiche ed approfondite dopo la fine di questa analisi interna del testo originario del Vangelo secondo Giovanni.


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