abbiamo ancora voglia di pensare? – 456

pensare è parlare con se stessi: strano sdoppiamento.

ma noi siamo i figli di una cultura che ha reso Dio la parola, cioè il ragionamento, come chiamiamo quello strano discorso che si parla addosso.

il lògos, che è il padre della logica, ma anche dell’antologia, dell’analogia.

e oggi, invece, la parola è diventata oggetto, il divino è morto, solo la merce sopravvive, ma la parola che si è fatta merce non ha più niente da dire.

. . .

ah, la parola-emozione ha preso il posto della parola-ragione; il bit del post.

abbiamo ancora voglia di pensare? abbiamo ancora voglia di parlare? abbiamo ancora voglia di scriverci addosso?

la parola, che era Dio sugli altari, mascherata da incomprensibile Verbo, non doveva allora essere onnipotente?

e invece rimane in vita la parola che esclama, che urla, che soffre, oppure sghignazza, e in ogni secondo si cancella.

la parola che racconta vive della memoria, ma la memoria è come un arcipelago del Pacifico che sta morendo mentre l’acqua del riscaldamento globale lo flagella, prima di sommergerlo per sempre.

. . .

è la vecchiaia che abbandona la parola, poiché le sembra che tutto sia stato già detto e che tutto il detto sia stato vano.

dunque il nostro mondo è semplicemente vecchio?

mai si ama la vita, però, come quando si sa che è prossimo il momento di abbandonarla; ma è l’amore dell’innamorato deluso che si sente rifiutato e sa che è inutile tentare di sedurre ancora.

lentamente avanza il silenzio dell’oceano che copre gli arcipelaghi.

ma un cielo meraviglioso brilla ancora lassù: perché non sappiamo più dirlo? perché ci sta passando la voglia di continuare a parlarne?


4 risposte a "abbiamo ancora voglia di pensare? – 456"

  1. A me la voglia ogni tanto scappa, e’ vero; però più di tutto mi manca il tempo. E’ vero che ci sono certi argomenti più”grandi” di noi, dei quali sembra persino inutile discutere; i ricordi invece non li scriviamo più per noi che per gli altri? Almeno, per me è così: se poi qualcuno ci si imbatte e ci si riconosce, ci fa piacere ma non è indispensabile…

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