Beppe Grillo vuole smettere di votare – 462

togliere il voto agli anziani, come propone Beppe Grillo?

io non ho problemi, ho già smesso dal 2008, quando mi è stato chiaro che ci facevano votare con una legge elettorale incostituzionale, che falsava i risultati e non permetteva di scegliere i candidati.

ora anche Grillo vuole smettere di votare? lo faccia, mi pare che abbia circa la mia età.

ma che bisogno c’è di coinvolgere anche gli altri nelle proprie scelte?

e si può togliere agli anziani il diritto di votare senza togliergli anche quello di essere eletti?

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esatto, Beppe Grillo ha soltanto tre mesi meno di me: come ultrasettantenne, quindi, dovrebbe perdere anche lui il diritto di voto, immagino, secondo la sua stessa proposta, anche se per la verità non ha precisato limiti anagrafici per la perdita del diritto di voto che, secondo lui, dovrebbe conseguire all’età.

contemporaneamente propone di estendere il voto ai sedicenni, e l’idea non è male: però molti sedicenni dicono di non sentirsi preparati: buon segno; vuol dire che sono più consapevoli di molti ottantenni che nelle case di riposo vengono portati a votare nel seggio dalle suore.

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se tanti, più adulti, facessero altrettanto, staremmo di sicuro meglio.

possibile, ad esempio, che tutti quelli che per anni hanno votato Berlusconi o quel ladro di Bossi non siano sfiorati dal dubbio, oggi che votano Salvini, di essere stati e di essere dei fessi che si sono fatti e si fanno fregare e che sarebbe meglio, per il bene di tutti che per un po’ almeno si astenessero dal voto, per non fare altri danni?

. . .

ma la questione posta da Grillo è seria, non va banalizzata affatto, e non intendo farlo, anche se proseguirò ad analizzarla in tono scanzonato…; e non è nemmeno lui a farla per primo: Grillo è l’unico leader politico italiano che legge qualcosa, infatti.

lui dice, ed è la premessa di tutto:
Gli elettori sono, in larga misura, guidati dal proprio interesse personale.

è vero, e questo è in buona sostanza il segreto della democrazia parlamentare: il fatto che il voto registra la somma degli interessi individuali percepiti; l’elettore è solo nella cabina, è trattato come individuo votante e, anche se una volta si diceva Dio ti vede lì dentro, in fondo deve rispondere soltanto a se stesso di quello che fa.

per la massa comune se un politico promette di diminuire le tasse che paghi tu e riesce a far passare il suo avversario politico come quello che vuole aumentartele, possono esserci dubbi su chi vincerà le elezioni in una democrazia parlamentare?

. . .

però Grillo non tiene affatto conto della sua stessa premessa in tutte le sue implicazioni: perché in questa reductio ad unum dello spirito dell’elettore c’entra qualcosa l’età?

io direi di no; mi pare che sia da considerare, piuttosto, che nella storia moderna come alternativa democratica a questo sistema nasce la democrazia consiliare del comunismo originario, cioè l’idea che il cittadino debba votare non come singolo, ma come membro di un collettivo, e che è il collettivo che decide e sceglie i propri rappresentanti, in una discussione assembleare e con voto pubblico:

era un ritorno, peraltro, alle origini stesse della democrazia, quando le città erano piccole e lì dentro gli elettori si conoscevano quasi individualmente fra loro; ma, senza andare per forza ad Atene e Roma, è così che si viveva la politica nei borghi della Val Sabbia, ad esempio, nei secoli andati, fino a che non venne l’invenzione della moderna democrazia dei seggi e del voto segreto.

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dunque la privatizzazione del voto dell’elettore non è in relazione con l’età ed è molto dubbio che un elettore egoista di quarant’anni faccia meno danni di un consimile di ottanta.

del resto si differenzieranno forse soltanto su alcuni temi particolari: salute e pensioni, che sono indubbiamente più interessanti per chi è più avanti negli anni.

però l’idea grillesca che giovinezza giovinezza è piena di ideali e disinteressata e i vecchi invece sono avidi ed egoisti non è vagamente fascistoide? a Grillo capita piuttosto spesso, purtroppo.

i giovani invece – lo sappiamo bene tutti noi che lo siamo già stati – sono più facilmente manipolabili ed entusiasmabili per cause discutibili, solo che è più facile ingannarli proponendogli gloriose cause ideali, forse, mentre le persone mature le incattivisci più facilmente nella difesa di quel che già hanno e dei loro privilegi.

. . .

molto più urgente mi sembrerebbe riflettere su altri aspetti:

che il voto non debba essere un diritto riconosciuto automaticamente a tutti: anche ai condannati in carcere? anche ai condannati per evasione fiscale? anche ai delinquenti abituali?

a me pare di no.

anche agli Alzheimer? a me pare di no.

anche ai nemici della democrazia? a me pare di no.

io la vedrei bene una conferma di adesione alla Costituzione prima della consegna della scheda, e se servisse a dissuadere qualcuno dal presentarsi, perché non la conosce e non vuole giurare alla cieca, oppure proprio non la sopporta, meglio!

anche a chi non sa nulla, ma proprio nulla dei problemi della convivenza civile? a me pare di no.

un piccolissimo test a risposte chiuse nella cabina elettorale prima di sbloccare la scheda…, che idea fantastica ora che l’informatica ci consente di tutto.

e, semmai, una scheda a punti, come la patente, sulla base della valutazione delle competenze dimostrate.

fatemi ridere: un test INVALSI – che da sempre apprezzo -, magari da fare qualche giorno prima delle elezioni, per sapere quanto può valere il tuo voto.

e senza limiti di età, ma solo di saperi.

. . .

ho un vicino di 95 anni informatissimo e appassionato di politica, che a volte mi batte ai punti sulla conoscenza dei temi del giorno, anche perché guarda molta più televisione di me: perché escluderlo?

e ci sono dei sedicenni, vergini solo politicamente, che non saprebbero neppure dire quando è vissuto Hitler e che cosa ha fatto; anzi no, lo sanno, e lo dichiarano; negli anni Settanta!

con una struttura delle votazioni come questa (voto a punti) la disputa stessa sul voto da togliere agli anziani e da aggiungere ai sedicenni perderebbe lo stesso motivo di esistere.

vota chi sa e chi è capace di votare, l’età non conta.

. . .

però, mi si potrebbe obiettare, mettere in relazione il peso del voto alle competenze non introduce delle discriminazioni di classe? ed anzi, persino di età: perché è chiaro che chi ha più vissuto ha più informazioni.

già: pensare appunto che nelle società tradizionali, proprio per questo, si dava più peso all’esperienza dei vecchi, che oggi si vorrebbe mettere da parte.

faccio l’esempio più forte che viene portato per il voto ai sedicenni: l’emergenza climatica: certo, un giovane potrà essere più sensibile di un ottantenne a quello che potrà succedere tra vent’anni, ma gli ottantenni vanno a votare per il bene dei nipoti, e inoltre il senso del cambiamento del clima ce l’hanno stampato dentro i loro neuroni, mentre o giovani ne parlano per sentito dire e senza consapevolezza vissuta. chi voterà più consapevole?

. . .

Una volta raggiunta una certa età, i cittadini saranno meno preoccupati del futuro sociale, politico ed economico, rispetto alle generazioni più giovani, e molto meno propensi a sopportare le conseguenze a lungo termine delle decisioni politiche.
In tal caso, i loro voti dovrebbero essere eliminati del tutto, per garantire che il futuro sia modellato da coloro che hanno un reale interesse nel vedere realizzato il proprio disegno sociale.

così dice Grillo; ma purtroppo l’età qui gli gioca un brutto scherzo (a volte lo fa anche a me), e ha scritto una cosa totalmente senza senso: perché mai gli anziani dovrebbero essere molto meno propensi a sopportare le conseguenze a lungo termine delle loro decisioni politiche? semmai sarà esattamente il contrario, dato che quelle conseguenze a lungo termine non le vedranno mai!, e saranno molto sensibili, invece, ai vantaggi immediati.

insomma, una società che invecchia non diventa politicamente presbite, ma miope e guarda sempre di più all’immediato – giusto il contrario di quello che avviene al corpo fisico, la mente tende a rinchiudersi nell’orizzonte più breve.

. . .

ma Grillo fa un esempio molto calzante, che sembra darmi torto, e forse me lo dà davvero: il voto sulla brexit nel Regno Unito, che ha visto favorevoli a restare nell’Unione Europea la maggioranza dei non molti giovani che sono andati a votare, e prevalere la voglia di isolamento nazionalistico, invece, nella parte più anziana della popolazione che alla fine ha deciso anche per i primi, e soprattutto per quelli che non hanno votato.

ma poi Grillo allarga il discorso ancora:
Le generazioni non nate sono, sfortunatamente, incapaci di influenzare le decisioni che prendiamo qui ed ora. Tuttavia, possiamo migliorare il loro destino spostando il potere decisionale verso chi tra noi dovrà interagire con loro.

ma allora raddoppiamo il voto per le donne incinte? e perché allora non facciamo votare i genitori anche con un’altra scheda per ogni figlio minorenne? 

. . .

ma se si tratta soltanto di spostare il potere decisionale verso i più giovani, dice Grillo, ma verso i più consapevoli, dico io, allora davvero l’idea di un voto ponderato, senza escludere a priori nessuno, potrebbe essere quella giusta.

ciascuno detentore di una scheda elettorale a punti, in base alla competenza cognitiva e in base alla competenza decisionale e  ha un voto più forte chi è più informato, ma anche chi ha più spazio decisionale davanti a sé, anche se poi probabilmente i due fattori finirebbero col bilanciarsi fra loro.

in ogni caso non sarebbe male trasmettere l’idea che il voto è un atto di responsabilità al quale ci si prepara, mettendosi in gioco e che è un diritto che va esercitato dimostrando di essere capaci di farne uso.

a partire dall’idea che un voto miope per la tutela dei propri interessi immediati è un voto suicida per la collettività, qualunque sia l’età di chi lo esprime.


2 risposte a "Beppe Grillo vuole smettere di votare – 462"

    1. gerrymandering son dovuto andare a cercarmelo sul traduttore!
      manipolazione, dici.
      quindi tu pensi che esiste un qualunque sistema elettorale che non sia manipolazione…
      ma questo è puramente un ossimoro! lo scopo di qualunque elezione è proprio quello di manipolare la volontà di chi vota; già per il fatto di votare, di scegliere tra le liste, i candidati, i programmi (quando ci sono…) si accetta di entrare a far parte di una dinamica collettiva.
      non esiste un sistema elettorale che non sia, poco o tanto, e in modi diversi, un intervento sul gruppo dei votanti per manipolarne il consenso.
      è con le elezioni, in qualunque loro forma, che le forme del potere esistente possono dire di essere state accettate da chi ha votato.
      chi vota crede di determinare il potere, ma in realtà è soltanto manipolato a dargli il suo consenso, anche quando in apparenza lo cambia.
      quindi si tratta di scegliere come e a quali scopi intervenire sugli elettori col voto.
      l’idea di un proporzionale puro su collegio unico nazionale non mi dispiace affatto, ma ne vedo alcuni punti critici che non me la lasciano accettare integralmente: ad esempio, la perdita del rapporto diretto tra l’eletto e un territorio, inteso come comunità che ci vive, che è fondamentale.
      ad esempio anche per l’introduzione del recall, che la nostra legge elettorale non prevede affatto e che invece è uno strumento essenziale di democrazia, presente in alcuni paesi più avanzati.
      condivido, invece, il proporzionale puro con sbarramento al 5% (modello tedesco), dopo molti ripensamenti e spero che il mio giudizio sia definitivo.

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