Venere riduce l’uomo in cenere – 471

è molto discutibile, per vari motivi, il concetto di zona abitabile di un sistema solare, cioè l’idea che si possa dire che alcuni pianeti sono abitabili perché posti ad una distanza tale dalla loro stella di riferimento da poter avere acqua liquida sulla loro superficie,
a cominciare dal fatto che presuppone che la vita, fuori dal nostro pianeta, debba necessariamente avere un’impostazione simile a quella terrestre.

in secondo luogo non tiene affatto conto, isolando l’analisi ad una stella e al suo sistema planetario, che esiste anche una fascia di abitabilità galattica; cioè non tutte le stelle che apparentemente hanno pianeti in una posizione simile in quel sistema sono poi collocate in una zona abitabile della galassia.

infine si potrebbe sostenere al contrario che le condizioni più favorevoli alla vita sono proprio al di fuori della zona definita abitabile in zone più fredde, dove grandi croste di ghiaccio possono costituire adeguati scudi protettivi al di sotto dei quali si sviluppa al sicuro la vita in oceani interni.

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e in ogni caso la zona abitabile di un sistema planetario non è data una volta per sempre, dipende dalla stabilità della stella, e comunque si evolve in relazione alla naturale tendenza della stella ad aumentare la propria temperatura.

così non desta meraviglia sapere che 3 miliardi di anni fa il pianeta Venere, oggi assolutamente inabitabile per le temperature superiori a 400 gradi, era appunto dentro alla zona abitabile del sistema solare, mentre la Terra, che oggi si trova, secondo gli ultimi calcoli, oramai vicina al margine interno, cioè prossima ad uscirne in tempi pur sempre geologici, si trovava allora, cioè tre miliardi di anniu fa, invece al suo margine esterno, cioè al limite di temperature troppo fredde (e infatti ha anche attraversato alcune fasi dove il ghiaccio l’ha ricoperta completamente per chilometri fino all’equatore, e forse la vita vi si manteneva sotto il ghiaccio, allora).

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tre miliardi di anni fa le temperature superficiali di Venere oscillavano fra i 20 e i 50 gradi centigradi, cioè erano abbastanza paragonabili a quella media della nostra Terra oggi, che è di 15 gradi: quindi c’erano mari e oceani, fiumi e laghi anche su Venere.

mentre è interessante vedere nell’immagine lì sopra che Marte, invece, per l’incremento progressivo già detto della temperatura della nostra stella che sposta la zona abitabile verso l’esterno del sistema solare, sta per entrarci – sempre in tempi geologici, naturalmente e anche se a modo suo per la maggiore irregolarità della sua orbita.

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questo stato favorevole ad una vita di tipo terrestre su Venere è durato fino a circa 750-700 milioni di anni fa, secondo un recente studio della NASA pubblicato a settembre: e non sappiamo se questo è stato dovuto ad un aumento di temperature del Sole, ad una attività vulcanica ed eruttiva parossistica, che ha riempito l’atmosfera venusiana di anidride carbonica e altri gas serra rilasciati dal magma, oppure, già che ci siamo, perché una precoce ed evoluta civiltà venusiana ha cominciato a scaricare nell’atmosfera miliardi di tonnellate di CO2 per produrre energia e sviluppare i consumi.

sappiamo però, ma non abbiamo nessuna voglia di farlo sapere in giro che, se anche fermassimo oggi, istantaneamente ogni ulteriore produzione di gas serra, quelli che abbiamo già scaricato nell’atmosfera produrranno un aumento di 5 gradi delle temperature terrestri nei prossimi duemila anni, per pura inerzia non contrastabile, se non con mastodontici quanto incerti progetti di ingegneria atmosferica.

a quel punto un destino venusiano anche per la Terra è nell’ordine plausibile delle cose, anche se nessuno di noi lo vedrà personalmente, dato che uno squilibrio così forte delle temperature innescherà probabilmente altre reazioni catastrofiche, come lo scioglimento degli enormi depositi di CO2 congelati sul fondo degli oceani, ad esempio.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/10/23/venere-era-simile-alla-terra-il-clima-di-un-pianeta-cambia-per-questo-dobbiamo-attrezzarci/5528825/

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su questa cupa previsione vorrei innestare due ulteriori considerazioni: una di tipo psicologico e una di tipo economico.

vediamo la prima: come è possibile, in questo scenario, che gli esseri umani in generale non siano estremamente agitati e preoccupati? parlo di quelli almeno che hanno piacere di mettere al mondo dei figli e di pensare che la vita continuerà anche dopo di loro…, ma non so neppure più bene quanti sono.

qui entra in gioco un meccanismo mentale, sempre abbastanza evidente empiricamente, ma oggi oggetto di studi più analitici, ed è il filtro che la mente umana oppone all’idea della propria morte personale.

qui cito un altro studio scientifico recente, svolto presso l’Università Bar Ilan in Israele, nel quale, usando dei volontari in laboratorio, si è scoperto che il cervello ci protegge dalla paura esistenziale della morte classificandola come un evento sfortunato che colpisce solo le altre persone.

qui il mio unico apporto originale sta nel porre in collegamento questo dato col precedente, dato che apparentemente non hanno nessuna relazione l’uno con l’altro.

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“Il cervello non accetta che la morte sia legata a noi; abbiamo un meccanismo primordiale interno che, quando il cervello ottiene informazioni che ci collegano alla morte, ci dice che non è affidabile e che non dobbiamo crederci.”

come potrebbero esistere gli eserciti che vanno in guerra, del resto, se non esistesse questo filtro dall’idea della morte come evento reale riferito a noi? ciascuno fuggirebbe a gambe levate dal campo di battaglia, che invece affronta con la sicurezza interiore che a morire sarà qualcun altro.

e difficile sarebbe affrontare mille altre situazioni esistenziali che ci mettono di fronte al rischio di morire, e in alcuni casi alla certezza astratta di essere prossimi a doverlo fare, ma senza che questa si traduca davvero in una percezione profonda, emotiva, di questa necessità, che del resto è completamente sconosciuta nell’infanzia, cioè nella fase della nostra vita nella quale il nostro cervello di organizza e si modella.

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nell’esperimento condotto si è verificato che associando la parola morte o altre simili alle foto di alcune persone, il cervello che guardava aveva una reazione di sorpresa; ma questa reazione mancava se la foto abbinata alla parola era la propria, come se quell’abbinamento provocasse proprio la chiusura del meccanismo che provoca una reazione emotiva.

qualcuno dice che questa protezione dall’emozione della nostra futura morte è cruciale per permetterci di vivere nel presente.

il pensiero consapevole che dobbiamo morire, che tutti abbiamo da adulti, non nega questo meccanismo di protezione emotiva: siamo comunque abituati all’idea che la paura di morire va spostata più in là e al momento non ci riguarda.

siamo prontissimi a spaventarci per ogni evento negativo minore, ma non altrettanto per la morte; e indubbiamente, sul piano psicologico empirico ed immediato, una operazione, ad esempio, scatena una reazione emotiva di paura molto maggiore di quella suscitata dalla prospettiva di morire se quella operazione non la facciamo: subentra il raziocinio a gestire questi problemi, ma la partecipazione emotiva diretta, viscerale, è ridotta.

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ora, questo meccanismo di protezione emotiva è attivo non soltanto a livello individuale, ma anche sociale.

ed è per questo che, di fronte alla prospettiva certa della fine prossima della società umana per il collasso climatico, non si crea nessuna immediata reazione di panico, che invece una piccola scossa di terremoto o un violento uragano, ben meno pericolosi per dimensioni obiettive, sono sufficienti a suscitare.

ma senza questa emozione brutale, violenta, incontrollabile, non si passa neppure all’azione per salvarsi: senza emozioni l’uomo non è più nulla.

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ed ecco adesso appunto come questa opacità, emotiva e dunque anche del pensiero si manifesta sul piano sociale, cioè economico.

di nuovo introduco un elemento di riflessione che apparentemente non è per nulla pertinente: parlo della politica economica dei governi europei per affrontare la crisi e dell’idea, che si va facendo sempre più strada, della distribuzione della cosiddetta helicopter money.

ne parla approfonditamente questo articolo del Sole24ore:
https://www.ilsole24ore.com/art/helicopter-money-pazza-idea-regalare-200-euro-mese-tutti-funziona-AC1ydut

in sostanza, il ristagno dei consumi nell’Occidente benestante è tale, che per rilanciarli si sta seriamente progettando di distribuire gratuitamente 200 euro al mese a testa a tutti i cittadini, se non si riesce a portare l’inflazione al 2%; del resto, con gli 80 euro di Renzi, il reddito di cittadinanza e adesso il bonus bebè stiamo assistendo alla pratica anticipazione di questa stessa misura in alcune varianti locali.

ma poi finora anche la Banca Centrale Europea ha fatto lo stesso con le banche, stampando nuova moneta e mettendogliela a disposizione: solo che la nuova moneta non circola, ed è dubbio anche che lo faccia se la mettiamo a disposizione dei cittadini.

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comunque, trascurando le ampie discussioni tecniche illustrate nell’articolo citato, che cosa significa nel concreto una mossa simile?

niente altro che il tentativo disperato di aumentare i consumi di merci e di prodotti di una popolazione di paesi che gradualmente invecchiano, da alcuni dei quali, come il nostro, i giovani, soprattutto i più preparati, fuggono all’estero, per mancanza di opportunità qui: consumi di ceti già floridi e pieni di tutto, che alimentano lo spreco energetico e la dissipazione delle risorse, in poche parole l’effetto serra.

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quindi, di nuovo l’immagine della morte imminente del sistema socio-economico e della specie umana stessa viene rimossa, come appena visto: non viene sentita come una prospettiva reale e imminente, e ci si ostina, invece, proprio a cercare di tenere in piedi quel sistema consumistico che è il nostro suicidio collettivo.

si parla anche di diminuire le tasse per alimentare i consumi, cioè il suicidio; si vuole la crescita del debito pubblico a sostegno dei consumi privati.

la prospettiva di un cambiamento di modelli radicale con lo sviluppo di nuovi tipi di servizi per la difesa del territorio e la sua messa in sicurezza e lo spostamento di forza lavoro dalla produzione ai servizi, viene rifiutata, non soltanto perché richiede una impopolare crescita delle imposte, da destinare proprio a fondamentali consumi pubblici, ma perché l’immagine della morte collettiva non ci emoziona, non la sentiamo come vera.

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e sarà, o meglio fu, così che, come Venere, ci ridurremo in cenere.


2 risposte a "Venere riduce l’uomo in cenere – 471"

  1. siamo sul filo del fuorigioco! personalmente lo trovo eccitante.

    su con la vita oh voi che avete progenie: per quando sarà necessario, musk avrà certamente trovato il modo di allargare l’orbita del pianeta; soprattutto se voi lo aiuterete con i finanziamenti. dunque comprategli ‘ste cazzo di tesla.

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