gli ultimi blogger (grafomani?), come i giapponesi nella giungla – bortoblog 41

credo che il titolo dica già tutto, questa volta, e dunque potrei passare direttamente ai miei commenti in trasferta di questa settimana e ai post che mi sono piaciuti.

ma, proprio dopo avere scritto questa frase, una forza irresistibile mi spinge a smentirmi subito e a continuare, invece…

. . .

per quanto strano sia, ci sono ancora blogger che non scrivono blog professionali e specialistici (molto utili, peraltro), e neppure di intimismo autobiografico puro, ma si muovono come possono nella ristretta area di confine fra queste due tipologie: era l’area originaria dei blog prima del trionfo di Facebook, ora a sua volta in via di superamento ad opera di whatsapp instagram, che si sono rivelati strumenti perfetti per far passare la voglia di scrivere e di discutere seriamente ad una massa enorme di persone.

siamo gli ultimi blogger, prevalentemente anzianotti (non me ne voglia nessuno, visto che rischio di essere io il decano), poco ascoltati al di fuori della cerchia di questo tipo di blogger, con nessuna influenza o quasi sull’opinione pubblica.

eppure ci ostiniamo a scrivere, usando questo strumento in modo abbastanza dilettantistico, sempre nella convinzione di rappresentare un ponte tra la cosiddetta cultura alta, che in ampia parte dei casi si attribuisce questo titolo per mera prosopopea e non merita neppure attenzione, e la cultura popolare (ammesso che si sappia ancora che cos’è il popolo) – salvo il fatto che noi non le apparteniamo più, come dimostra il fatto stesso di ostinarci su questo strumento oramai finito fuori moda e ridotto ad essere di nicchia.

ma che importa? siamo tutti malati di scrittura, una malattia che gli ostili chiamano grafomania.

. . .

grafomania Bisogno patologico di scrivere. La grafomania, unitamente ad altri aspetti nel comportamento di una persona, può essere un’indicazione clinica di alcune forme maniacali – definizione della Enciclopedia Treccani.

grafomania

qui la parola maniacale è usata in modo del tutto improprio per coloro che amano semplicemente scrivere (come altri amano dipingere, ad esempio, o collezionare): infatti non risulta affatto che chi scrive molto, anzi troppo, come il sottoscritto, lo faccia in uno stato di esaltazione maniacale, poi alternato a fasi di depressione.

qui con maniacale si intende piuttosto ossessivo: ma anche questa definizione non appare appropriata: l’elemento caratterizzante dell’ossessione compulsiva è infatti il forte disagio psicologico che essa provoca nel soggetto, che si sente obbligato a darvi espressione quasi controvoglia e con un senso di inevitabilità negativa.

sintomo che assolutamente manca nel blogger che scrive per proprio esclusivo piacere e con soddisfazione per l’atto della scrittura, qualunque possa essere invece l’insoddisfazione successiva per il poco ascolto raccolto.

. . .

fatemi parlare di Tolstoj, allora, perché ne sto leggendo i Diari, o meglio una silloge, in un volume di qualche centinaio di pagine, dei suoi diari originari, che occupano, nell’edizione integrale, 13 volumi.

penso che avrò occasione di parlarne presto, perché questi diari mi stanno colpendo molto.

ma anche l’autore dell’introduzione di questa edizione definisce Tolstoj un grafomane, per questa sua abitudine di annotare ogni giorno, o quasi, quel che gli accadeva, mentre per il resto scriveva anche lettere, racconti e grandi romanzi; e dunque stava alla scrivania diverse ore al giorno.

patologico, dunque, anche Tolstoj, maniacale, ossessivo o ossessionato? quasi quasi posseduto dal diavolo…, sembra che si stia per dire.

bello, mi piace pensare che il diavolo sia la scrittura, altro che coda, corna e piede caprino! il diavolo vive nella penna e oggi nella tastiera!

. . .

sono definizioni meramente astiose, fatte da chi non condivide questo piacere di scrivere, cioè di comporre il pensiero e stenderlo davanti a sé in forme potenzialmente condivisibili, o comunque utili anche soltanto per la riflessione personale.

quindi, credetemi, se l’abitudine alla scrittura si riduce, la società e i singoli ne hanno soltanto tutto da perdere…

per questo insisto a cercare discussioni utili anche fuori di qui.

ed ecco quelle iniziate in queste ore e poi quelle che verranno la prossima settimana.

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https://aldoanghessa.org/2019/11/01/festa-dei-defunti/

bortocal15 1 novembre 2019 alle 14:55
se per caso interessa…
https://bortocal.wordpress.com/2014/11/06/il-culto-messicano-della-morte-donnasebastiana-precorritrice-di-halloween-my-roundtheworld-n-126-643/
ciao.

Anghessa 1 novembre 2019 alle 18:06
Grazie. ..! 

. . .

https://suprasaturalanx.wordpress.com/2019/10/31/questi-fantasmi/

bortocal15 October 31, 2019 at 7:18 pm
essere morti o essere vivi è la stessa cosa, scrisse Pasolini alla fine del suo film La terra vista dalla luna; più tardi lo spiegò anche meglio: La morte non è nel non poter comunicare, ma nel non poter più essere compresi.
dal punto di vista della comunicazione, la morte non ci impedisce di continuare a comunicare agli altri; impedisce soltanto agli altri di comunicare con noi, ci colloca in un’assenza di spazio-tempo, ma non impedisce ai nostri messaggi di continuare a circolare nello spazio-tempo altrui, fino a che possono essere compresi e fino a che trovano ancora qualcuno disposto ad ascoltarli.
questo spiega bene perché in fondo ciascuno di noi nella sua vita cerca di porre dei fondamenti perché particelle almeno del suo io comunicante continuino il loro viaggio nel tempo anche quando noi non ci saremo più; lo fanno coloro che scrivono, nel blog o altrove (il libro sembra più solido), ma lo si fa anche costruendo case o imperi o semplicemente mettendo al mondo dei figli o facendosi degli amici che ci ricordino.
– ma pensandoci meglio, non è neppure vero che con la nostra morte gli altri debbano smettere di parlare con noi: continueranno a rivolgersi al fantasma mentale di noi che hanno, quasi come facevano già quando eravamo ancora in vita.
– è soltanto il legame tra il mandare e il ricevere messaggi che si spezza, è l’interazione che viene lesa: le due operazioni diventano totalmente indipendenti l’una dall’altra: io continuerò a parlare, dopo morte, se qualcuno vorrà ascoltarmi, ma soltanto come un messaggio sperduto nello spazio; e qualche tu immaginario potrà continuare a parlare con me, se ne avrà interesse, anche senza vedermi, ma anche i suoi saranno messaggi spediti nel vuoto senza feedback.
– la morte non è una frattura improvvisa, è un processo che parte da quel punto, ed è di durata incerta; c’è chi verrà dimenticato quasi subito quasi completamente, c’è chi avrà lasciato in giro per il cosmo dei beep beep più vitali; ma alla fine è soltanto il corpo che scompare in fretta, la mente è molto più dura a morire; e senza saperlo, ciascuno di noi, per quel che può e sa, cerca di farla vivere più a lungo: biologia anche questa…

. . .

https://suprasaturalanx.wordpress.com/2019/10/28/tre-passi-indietro-uno-avanti-che-male-non-fa/
la religione del bello, che è uno dei capisaldi della retorica del turismo (come se non potessero esistere cose brutte, ma comunque degne di essere viste), può esistere solo in ragione delle numerose brutture di cui abbiamo riempito il mondo.
[…]
La contemporaneità pare essere stata creata per confermare quella frase notevole di Arthur Clarke secondo cui una tecnologia abbastanza avanzata risulta indistinguibile dalla magia; ed è esattamente con lo stesso grado di incoscienza e fiducia con cui i nostri avi si affidavano allo sciamano che noi, oggi, ci affidiamo a Google o a Facebook: non sappiamo come funziona (anche perché i loro proprietari non vogliono che noi lo sappiamo), ma funzionano, e questa in fin dei conti è l’unica cosa che ci importi.
[…]
Trovo sia quanto meno ingiusto, alla luce di questa riflessione, considerare arretrati coloro che sono vissuti prima di noi.
E, ancor di più, trovo sia illusorio considerare avanzati noi, solo perché abbiamo tra le mani un paio di giocattoli di cui non sappiamo neppure servirci troppo bene.

bortocal15 October 28, 2019 at 2:26 pm
ed eccoci alla oramai consueta caccia al tesoro che ci regali ogni lunedì.
ogni volta è una scommessa dove andrà a parare il discorso, e ogni volta è una scommessa persa, perché la sorpresa vince, ed è una sensazione piacevole.
mi scuso se mi limito ad esprimere un parere critico sulla forma e in apparenza non sulla sostanza.
ma la sostanza mi pare che nei tuoi post tu giri senza google, e fai girare anche noi: noi non sappiamo dove ci porti, ma tu lo sai benissimo, e non mi pare che hai neppure la bussola, altro che google. 😉

gaberricci October 28, 2019 at 3:49 pm
Ultimamente è vero, vado molto a braccio.
Faccio notare che la mia ispirazione è Borges, in questo senso
:-).

gaberricci October 28, 2019 at 3:48 pm
Sulla memoria, però, ti segnalo che Borges scriveva (non so se inventando o citando: ad ogni modo è un buon punto) che all’invenzione della scrittura qualcuno avrà detto che avrebbe cancellato la capacità di ricordare…

Murasaki Shikibu October 29, 2019 at 7:14 am
È una riflessione mooolto precedente: Cicerone, mi sembra, ma citava qualcuno ancor più indietro nel tempo, credo un greco o un babilonese.

gaberricci October 29, 2019 at 7:42 am
Ricordo un egiziano a proposito dei geroglifici, ma probabilmente non abbiamo informazioni “di prima mano”.

bortocal15 October 28, 2019 at 4:10 pm
se non lo conosci già, ti consiglio Sterne, La vita e le opinioni di Tristram Shandy, gentiluomo.
è il primo cronologicamente, ma in assoluto anche di gran lunga il migliore di tutti nell’arte sublime della divagazione.
– a proposito, Borges, quando dice che la scrittura avrebbe ucciso la memoria, sta semplicemente citando Platone.
ciao.

gaberricci October 28, 2019 at 6:37 pm
Lo leggerò :-).

Murasaki Shikibu October 29, 2019 at 7:38 am
Ah ecco, in realtà era Platone.
Bene, anche con Google è facilissimo sbagliare le citazioni, come si può vedere ogni giorno e non solo su Facebook – o fuorviare i propri giovanni alunni dicendo immani cazzate, come mi capita spesso nonostante un’impeccabile formazione mi abbia insegnato il rigore nel controllo delle fonti e bla e bla e bla.
Ma non mi preoccuperei troppo delle abilità perse: quelle perse di solito si recuperano, se non si recuperano vuol dire che tanto indispensabili non sono sul momento. Purché i progettisti di antibiotici e vaccini mantengano le loro abilità, al resto in qualche modo credo si possa far fronte.
Senza contare che esiste (dicono) una roba chiamata selezione naturale
😅😓😅

gaberricci October 29, 2019 at 7:43 am
Il problema secondo me è che non sappiamo mai quando ci tornerà utile un’arte che abbiamo messo da parte.
gaberricci
October 29, 2019 at 11:33 am
Pensa che io scrivo tutti i post a mano, prima di scriverli al computer.
gaberricci October 29, 2019 at 2:03 pm
Ho un blocco davanti la pagina bianca del computer.

bortocal15 October 29, 2019 at 6:35 pm
io non sono quasi più capace di scrivere a mano.
e i post li scrivo direttamente sul blog (a meno che non nascano per altri scopi e allora prima vengono buttati giù in word).
col che capita anche che qualcuno ogni tanto sparisca (per fortuna dei lettori) per una bizza improvvisa di wordpress o per qualche mossa sbagliata mia.
mi sarebbe impossibile oramai scrivere a mano testi lunghi come un post.
– ma con le mail come fai? scrivi a mano, prima, anche loro?

gaberricci October 30, 2019 at 6:25 am
No. Ed infatti le mie mail sono davvero orrende.

. . .

https://cristinabove.net/2019/10/27/luoghi-dismessi-e-spazi-irreperibili/
Luoghi dismessi e spazi irreperibili
[…]
se per amare il non potuto amare
disperso in altra vita
quella che mai ritornerà nel fiore
forse diresti che c’è ancora un passo
e un altro ancora, ma
ometteresti ch’è verso la fine

[…]
quella figura che non sono io
quella figura che non sei più tu

[…]
ci restano pensieri da scambiare
su ciò che non si disse e non si fu

bortocal15 lunedì, 28 ottobre 2019 alle 15:14
ci sono poesie che penserei di avere scritto, se solo non sapessi quanto sono maldestro; mi accontento allora di dire che ci sono poesie che sembrano scritte proprio per me, per come sono e per quel che vivo in questo preciso momento.
ecco, le poesie che parlano a tutti come se ciascuno l’avesse non dico scritta, ma sentita risuonare dentro la propria mente come cosa propria: queste sono le grandi poesie.
grazie.

cristina bove lunedì, 28 ottobre 2019 alle 15:20
Sintonia che mi commuove.
E già basterebbe per dare un senso a ciò che scrivo.
Grazie

. . .

https://nonsonoipocondriaco.wordpress.com/2019/10/27/brexit/

bortocal15 27 ottobre 2019 alle 09:30
scusa due precisazioni, caro amico, che spero non ti sembrino troppo pedantesche:
1. il referendum che si è svolto era meramente consultivo e non aveva alcun valore legale vero e proprio: semplicemente ha fatto sapere al Parlamento che Londra, la Scozia, il Galles e l’Irlanda del Nord desiderano restare nell’Unione Europea, mentre il resto dell’Inghilterra vera e propria è ferocemente determinata ad uscirne.
2. non esiste nella Costituzione del Regno Unito il referendum abrogativo (anzi, nel Regno Unito non esiste proprio neppure una Costituzione scritta, ma ci si basa sulle consuetudini): quindi non c’è nessun ostacolo di principio a rifare il referendum ogni volta che si vuole, se il popolo avesse davvero cambiato idea, così come si rifanno le elezioni, e anzi la May ha voluto farle anticipate, perdendo la maggioranza che aveva…
quindi il referendum non si rifà perché chi l’ha vinto, in quel modo, non intende rifarlo, ma se avesse avuto valore di legge, la brexit si sarebbe già fatta, ovviamente.

Kikkakonekka 27 ottobre 2019 alle 14:01
Il tuo commento è graditissimo.
Innanzitutto perché io non ho una visione completa della vicenda, e ci scommetto che il 99% della gente ci capisce poco quanto me.
Non sapevo che il referendum fosse “consultivo”, ma proprio per questo motivo non capisco la testardaggine a voler conseguire la Brexit a tutti i costi. Se era consultivo, quale legge obbliga il Parlamento a votare l’uscita dalla UE?

bortocal15 27 ottobre 2019 alle 16:02
assolutamente nessuna: il Parlamento potrebbe decidere benissimo che il popolo non sapeva quello che faceva, ma naturalmente questo sarebbe sommamente impopolare presso coloro che hanno votato esprimendo una preferenza per la brexit (52%), ammesso che qualcuno non abbia cambiato idea, ma penso non siano molti.
piuttosto in un nuovo referendum andrebbero a votare parecchi di quelli che non ci sono andati la prima volta, tanto i sondaggi davano per vincente il remain.
chi ha legato il proprio successo politico al risicato successo dei brexiter del 2016, come Johnson, ovviamente non ha voglia di rifare il referendum, quando il particolare sistema elettorale inglese (maggioritario a turno unico) gli garantisce comunque una barca di deputati alle elezioni normali, e dunque preferisce rifare queste.

. . .

altri post che mi sono piaciuti:

https://alemarcotti.wordpress.com/2019/11/01/scrivo-e-se-girassi-dalle-mie-parti/

San Francisco

https://passoinindia.wordpress.com/2019/10/20/tempio-indu-devoti-e-devozione/

Trump e i fratelli Marx

https://giomag59.wordpress.com/2019/10/30/tutta-colpa-di-don-matteo/

Daesh

https://zariele.wordpress.com/2019/10/29/ma-che-razza-di-economista-sei/

. . .

to be continued


5 risposte a "gli ultimi blogger (grafomani?), come i giapponesi nella giungla – bortoblog 41"

  1. Sempre molto interessante la tua discussione alta e colta da cui mi discosti in alcune definizioni!
    Ho sempre sostenuto per quel che mi riguarda che questi 18 anni di blog sono stati un dignitoso passatempo senza presunzione di notorietà, nessun tema specifico, solo il piacere mio di tenere qualche traccia (sempre mia e di chi ne ha voluto usufruire) di alcuni passaggi a volte anche personali. Leggo qua e la nei limiti di tempo, non lascio like tanto per!
    Non frequento altri social.
    Dove risiede il diavolo ha poca importanza, certamente nel piacere della lettura di… un Tolstoj!
    Proliferano gli ‘scrittori’, ma siamo un Paese che a malapena legge un libro all’anno!

    Ciaoooo

    Piace a 1 persona

    1. faccio sempre fatica a considerare “alta e colta” la mia scrittura, dato che so benissimo che molti alti e colti non la riconoscerebbero affatto come tale; e soprattutto mi sforzo, tranne in alcuni casi particolari dove occorre pensare in profondità, di rendermi – secondo me – accessibile e facile; ma indubbiamente questo è un desiderio vano e forse persino un modo stupido di non conoscersi bene.
      questo tuo commento è molto stimolante, perché presenta un modo di concepire il blog diverso dal mio, e dunque istruttivo per me; forse anche un modo più coerente con quello che il blog è davvero.
      la frase sul diavolo e Tolstoj non credo di averla capita, ma forse proprio per questo mi ha divertito molto e mi sembrata efficace, anche se non so bene per dire che cosa…
      centratissima l’osservazione finale, ma a me pareva che il blog fosse proprio uno strumento che poteva indurci a leggerci almeno fra noi…

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      1. Sai benissimo che scrivi bene e con grande competenza quindi con questo già escludiamo che il tuo sia un blog ‘facile’.
        Mi pare che tu abbia sostenuto quel diavolo inquanto tentatore si annida nella tastiera Cioè nel piacere della scrittura Io preferirei fosse trovato più di frequente nelle pieghe di un buon libro perché ritengo che questo proliferare di scrittori (e non capisco se non in termini commerciali le case editrici) sia ‘diseducativo’ considerando quanto poco si legga e di conseguenza quanto si sia impoverito e imbarbarito il linguaggio.

        Se fai caso il blog Il perché del blog è un tema ricorrente tra noi ed io continuerò a sostenere che dovrebbe essere vissuto in modo rilassato senza pensare di mettersi in competizione : molti blog che leggevo ed apprezzavo hanno dato forfait per mancanza di riscontro come se il loro piacere personale non avesse conto.

        Ciaoooooo

        Piace a 1 persona

        1. be’, intendevo semplicemente dire che, per chi ha una visione negativa della scrittura e la ritiene eccessiva (ma forse sei un po’ anche tu tra questi), nello scrivere vi è qualcosa di diabolico; non che io condivida questa visione – anche se indubbiamente anche nei blog, ma non solo, si incontra a volte gente che decisamente non sa tenere la penna in mano, ma non lo sa e si ostina a scrivere: senza fare male a nessuno, d’altra parte, e dunque venga avanti pure la scrittura mal riuscita, se gratifica chi la fa.
          anzi, a proposito della lettura che sarebbe molto più virtuosa: ne siamo sicuri?
          certamente è difficile scrivere bene, ma anche soltanto scrivere, se non si legge altrettanto; difficilmente la scrittura è solipsistica, cioè rivolta soltanto a se stessi; la scrittura, come la parola parlata, ci mette in relazione con gli altri.
          ho una sorella che legge molto, in maniera forse persino un poco compulsiva, e che, nonostante l’intelligenza brillante, non ha mai, ma proprio mai, messo in comune con altri quel che ha ricavato dalle sue ricchissime letture; così per lei la lettura si è sempre ridotta ad un dialogo unilaterale suo con l’autore del libro.
          vogliamo dire che questo è un modo più positivo di rapportarsi con la scrittura di quello di chi scrive, fosse pure a volte cose abbastanza trite e di poco valore?
          non credo che lettura e scrittura possano essere messe in alternativa fra loro: sono chiaramente i due lati della stessa medaglia; e come esiste il cattivo scrittore che non sa scrivere, esiste anche il cattivo lettore che non sa leggere, nel senso che non capisce niente di quel che legge; solo che il primo è più facile scoprirlo; il secondo, se tace, può anche passare inosservato.

          per chi sa scrivere, la scrittura è una forma di dialogo; se non c’è assolutamente risposta, mi pare molto naturale smettere di parlare (cioè di scrivere) da soli: il silenzio sancisce l’inutilità di quella scrittura e ci vuole una forza d’animo straordinaria per continuare pensando che prima o poi qualcuno capirà; questo soprattutto in tempi nei quali l’ignoranza dilaga, oltre che diventare più aggressiva, e le speranze di un progresso culturale futuro sono del tutto poco fondate.
          io ho la fortuna su questo blog di un dialogo significativo, anche se non intensissimo, con interlocutori interessanti, che però a volte, anche loro, si stancano e vengono meno; non so se sarei del tutto capace di resistere sulla breccia se attorno a me calasse un silenzio totale; a volte mi domando se il mio scrivere ha ancora un senso, e sono soltanto le risposte che vengono che mi aiutano a dire di sì.

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