l’eclisse. haiku – 473

riesco ancora a parlare
con te
come prima.

direi che ancora mi rispondi
un poco
come prima.

che cos’è mai l’eclisse?
mai è scomparso il sole.
che cos’è il tramonto
se l’alba torna di nuovo.


5 risposte a "l’eclisse. haiku – 473"

    1. be’, la risposta non sembra partita e mi tocca anche riscriverla.

      mi aspettavo, ovviamente, la giustissima obiezione, e mi sono già preparato la risposta pronta: chi l’ha detto che haiku qui sia singolare? quale è il plurale di haiku?

      la risposta non vale comunque per il terzo, che sarebbe in ogni caso fuori misura; e non credo neppure che la lirica giapponese ammetta le catene di haiku in successione…

      ricorro allora alla spiegazione data a gaberricci che poco tempo fa mi ha fatto la stessa critica, giustissima: affianco al titolo la parolina haiku per facilitare la ricerca e l’assemblaggio dei testi omogenei, per una lettura continuata; e in vista di una possibile raccolta, se la consistenza lo permetterà, dal titolo Haiku mancati.

      aggiungo, per concludere – e a questo punto se riappare il vecchio commento mi arrabbio – che coloro che pensano di scrivere degli haiku perfettamente corretti in italiano necessariamente si sbagliano: l’haiku è infatti basato sulla mora, la misura della lunghezza fonetica di una sillaba, che era anche la base della poesia latina, ma che in italiano ha perso di valore, anche se le sillabe accentate hanno una misura, cioè una mora, doppia rispetto alle altre.

      e in ogni caso la sillaba giapponese ha una potenza semantica che la comune sillaba italiana non ha.

      quindi, se si componesse un calco rigoroso delle condizioni previste per l’haiku, si produrrebbero dei risultati un poco grotteschi, o almeno li produrrei io:
      casamatta.
      cavallo stanco.
      buon haiku.

      😉

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      1. Te pareva… come direbbero a Roma.
        Te pareva che non avevi pronta la dissertazione di difesa. Chapeau.
        In tempi in cui poche persone sanno argomentare, tu invece sei quasi ridondante.
        Nella prossima vita anche l’ avvocato potresti fare 😁

        Piace a 1 persona

        1. avvocato ridondante, causa persa.
          è però vero che le cause personali, penali e civili della mia vita le ho vinte tutte quando i miei legali si sono attenuti alla mia linea di difesa, e ne ho persa una sola, quella del 2010 per la conferma dell’incarico di responsabile dell’Ufficio Scuole di Stoccarda, che non venne, dopo un giudizio scritto sommamente laudativo del colloquio preliminare al Ministero degli Esteri e col parere positivo, anzi con la richiesta, del Console di confermarmi: quella volta il legale volle fare di testa sua e arrampicarsi sui vetri scivolosi della normativa, anziché stare a questi dati molto concreti; ma diciamo che questa fu comunque piuttosto una coincidenza, perché la causa era a Roma e non l’avrei vinta comunque, dato che il giudice di lì non voleva certamente scontentare il Ministero, che voleva liberarsi di me, per riportare alla gestione dei corsi e dei relativi finanziamenti i principi del malaffare italiano che ci lucravano su garantendo in cambio voti alle politiche.

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