la Pieve di Provaglio di Sotto: brevissimi appunti di storia – 475

metto anche qui gli appunti preparati per una presentazione storica della pieve di Provaglio Val Sabbia, il comune dove vivo adesso: mi erano stati chiesti per una presentazione del paese trasmessa in diretta ieri dalla televisione bresciana Teletutto.

vedendo successivamente la registrazione della trasmissione, mi sono reso conto che lì forse si aspettavano piuttosto una illustrazione della pieve intesa come chiesa, che io ho decisamente trascurato a favore di altri aspetti.

per prepararmi avevo scritto prima un testo più lungo, poi ho provato ad accorciarlo per farlo durare tre minuti, che era il tempo che avevo a disposizione.

nonostante il calcolo dei tempi, previsto da me in tre minuti e mezzo, quel che sono riuscito a dire in diretta è stata soltanto una parte di quello che avevo preparato; e sì che ho sforato ben bene i tre minuti! ma qualcosa è andato dimenticato, anche per via dei cenni a tagliare che da dietro la telecamera hanno cominciato a incalzarmi verso la fine della mia chiacchierata.

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ed ecco la sintesi della sintesi, a voce, nella trasmissione:

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per i masochisti di grado leggero ecco anche la traccia scritta ridotta che avevo preparato:

Ed eccoci alla pieve di Provaglio di Sotto: per molti secoli il centro della vita del paese.
Non questa chiesa, abbastanza imponente, che fu costruita tra il 1779 e il 1816, distruggendo l’antica pieve precedente, di cui si salvò soltanto il campanile, oggi sproporzionato.
Per avere un’idea della pieve più antica occorre guardare piuttosto al complesso della canonica, che era la sede del pievano.
Pieve deriva dal latino plebs, la plebe, nell’antica Roma; ma nell’alto medioevo indicava la comunità locale, a volte in particolare quella di origine latina e non longobarda: Provaglio di Sotto prevalentemente romana piuttosto che Provaglio di Sopra in prevalenza longobarda, come ci dicono i nomi delle sue contrade?
Solo nella pieve si potevano celebrare tutti i sacramenti, in particolare i battesimi; ma vi si tenevano anche i registri delle nascite, i testamenti e gli atti di compravendita dei terreni (infatti nell’archivio della Pieve di Provaglio si conservano ancora atti notarili che risalgono al Trecento); il pievano riscuoteva i tributi e le decime.
Così verso la fine del Medioevo i pievani restavano addirittura a Brescia a incassare le rendite. Solo la Controriforma li riportò a risiedere sul posto, ma le loro funzioni erano ormai solamente religiose, e l’importanza della pieve decadde via via che perdeva l’esclusiva dei battesimi a favore delle parrocchie.
La pieve fu allora centro culturale: vi vennero scritte opere poi andate disperse o distrutte, e da qui prese le mosse a fine Settecento un musicista alquanto importante, Giambattista Pasinetti (1765-1838), autore di musiche sacre e anche di un’opera, Il vitello d’oro; ebbe successo e si trasferì a Venezia; stiamo cercando un recupero di questo autore oramai quasi completamente sconosciuto.
Nella Pieve si vede oggi una delle opere di un altro significativo artista locale, il Crocifisso di Massimo Pasini, un autentico poeta del legno come materiale vivente che trasmette il fascino delle forme e delle figure; il suo laboratorio, indice solamente parziale, ma incredibilmente ricco e suggestivo, di una operosità straordinaria e di una inventiva eccezionale sia sul versante della scultura tradizionale di ispirazione valsabbina, sia su quello della ricerca di forme moderne.
Insomma, può essere una sorpresa scoprire che questo piccolo comune, un tempo staccato persino dalla Val Sabbia, tanto da far parte, sotto Venezia, della Quadra di Montagna della Magnifica Patria di Salò, è stato un piccolo, appartato centro di elaborazione culturale e di arte, sempre fedele però alla caratteristica riservatezza di un luogo che ha fatto della volontà di non apparire la sua più autentica cifra.

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ma per i masochisti veri e propri, per i professionisti del maoschismo, ecco anche il testo più lungo (per fortuna non se lo leggerà nessuno 😉 ):

Per tutto il Medioevo e oltre, la storia di Provaglio Val Sabbia è stata caratterizzata dalla sua pieve: la parola pieve deriva dal latino plebs, dalla quale, per via dotta, deriva anche la parola plebe, che indicava tutta quella parte del popolo che non faceva parte della nobiltà; con la caduta dell’impero romano e con la cristianizzazione dell’Occidente, la pieve, come istituzione religiosa, diventa il centro della vita civile delle comunità locali.
La pieve era l’unico centro dove si potevano celebrare tutti i sacramenti, in particolare i battesimi; ma il pievano svolgeva anche funzioni civili e amministrative: teneva i registri delle nascite, custodiva i testamenti e gli atti di compravendita dei terreni (infatti nell’archivio della Pieve di Provaglio si conservano ancora atti notarili che risalgono al Trecento), riscuoteva i tributi e le decime; coordinava i lavori di conservazione del territorio: bonifiche, opere di canalizzazione, ecc.
L’importanza della pieve di Provaglio – che era dedicata originariamente santi Quirico e Giulitta, una vedova e il suo figlioletto di tre anni, che sarebbero stati martirizzati nel 304, e solo in seguito a Maria Assunta – emerge chiara se si pensa che solamente quattro all’inizio erano le pievi della Val Sabbia: si aggiungevano Vobarno (la più antica), Savallo (Mura), Idro e, solo più tardi Bione; in una vertenza con la pieve di Provaglio del 1193 il clericus Maifredus di Sabbio sosteneva che era Pavone la sede originaria della pieve e che questa era stata trasferita a Provaglio per risparmiarla dalle alluvioni del Chiese e dalle scorrerie legate alle invasioni, soprattutto da quando, prima dell’841, Clibbio era stata completamente distrutta assieme ad altri villaggi.
Col tempo tuttavia la pieve divenne semplicemente un posto privilegiato che consentiva una buona rendita ricavata dalle tasse, e i pievani non venivano neppure a prendere possesso neppure formalmente della loro carica e restavano a Brescia a incassare le rendite. Solo la Controriforma cambiò questo stato di cose, riportando i pievani a risiedere sul posto, ma a quel punto le loro funzioni erano ormai solamente religiose, e anche in questo campo l’importanza della pieve decadde via via che perdeva l’esclusiva dei battesimi e che le parrocchie poterono amministrare tutti i sacramenti.
Viene naturale oggi identificare questa con la solenne chiesa di santa Maria Assunta, ma in realtà questa venne costruita soltanto tra il 1779 e il 1816: fu cioè iniziata poco prima della fine, ad opera di Napoleone, della Repubblica di Venezia, a cui faceva capo la valle Sabbia tutta, e terminata dopo la sua caduta, all’inizio della Restaurazione.
Ma la chiesa attuale ha preso il posto di una precedente, molto più antica, che venne distrutta per lasciarle posto, lasciando in piedi soltanto il vecchio campanile, col suo sovralzo gotico.
La pieve rinnovata della Controriforma fu dalla fine del Cinquecento a quella del Settecento centro culturale nel paese: vi furono pievani che scrissero opere poi andate disperse o distrutte, da qui prese le mosse a fine Settecento un musicista alquanto importante, Giambattista Pasinetti (1765-1838), autore di musiche sacre, che ebbe successo e si trasferì a Venezia, il cui figlio fu poi arciprete della Pieve e raccolse qui tutte le opere del padre, poi andate in parte disperse; stiamo cercando un recupero di questo autore oramai quasi completamente sconosciuto.
Nella Pieve si vede oggi una delle opere di un altro significativo artista locale, il Crocifisso di Massimo Pasini, un autentico poeta del legno come materiale vivente che trasmette il fascino delle forme e delle figure; il suo laboratorio, indice solamente parziale, ma incredibilmente ricco e suggestivo, di una operosità straordinaria e di una inventiva eccezionale sia sul versante della scultura tradizionale di ispirazione valsabbina, sia su quello della ricerca di forme moderne.
Insomma, può essere una sorpresa scoprire che questo piccolo comune, un tempo staccato persino dalla Val Sabbia, tanto da far parte, sotto Venezia, della Quadra di Montagna della Magnifica Patria di Salò, è stato un piccolo, appartato centro di elaborazione culturale e di arte, sempre fedele però alla caratteristica riservatezza di un luogo che ha fatto della volontà di non apparire la sua più autentica cifra.


4 risposte a "la Pieve di Provaglio di Sotto: brevissimi appunti di storia – 475"

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