diario. 2019 e oltre. – 485

certo, è utile tenere un diario: utilità pratica, prima di tutto, per avere una coscienza più precisa di me stesso; e poi, annotando le azioni, ci si rispecchia molto meglio che quando si parla di sé: ci si può rileggere, tempo dopo, e guardarsi da lontano, per quel tanto che ci è possibile.

per raggiungere lo scopo, il diario deve, peraltro, restare rigorosamente segreto e personale: allibisco a leggere il diario di Tolstoj – lo sto facendo in questi giorni -, che lo passava in visione alla moglie, che poi litigava con lui per i suoi giudizi su di lei; segreto, perché ci sono cose di noi che teniamo nascoste anche a chi ci vuol bene, ma non per mentire, ma semplicemente per non ferire, così come nella vita sociale non diciamo tutto di noi stessi a tutti.

si potrebbe pensare che sapere queste cose potrà fare ancora più male se il diario verrà scoperto e letto quando io non ci sarò più, perché la sorpresa e il dolore potrebbero essere ancora più grandi, quando noi non potremo più neppure spiegare.

ma la formula che ho scelto è un diario su una pagina del blog con password, che resta segreta, cioè nota soltanto a me: quindi anche per chi riuscisse ad aprire il mio blog come proprietario, al mio posto.

questo dovrebbe garantire che queste note saranno davvero per me solo, con una libertà di scrittura radicale e senza limitazioni sociali.

e infine un ultimo pregio del diario; che non ha bisogno di stile, essendo scritto senza altri lettori che sé.

. . .

e se al diario che comincio oggi mettessi in appendice quello che iniziai da ragazzo?

ogni giorno potrei scrivere una pagina oggi e trascrivere una di quelle di più di mezzo secolo fa, queste a ritroso, a cominciare dalle più lontane nel tempo.

. . .   […]     . . .

ed ora passo alle mie pagine di diario più lontane, ed è da notare che questa trascrizione è il primo risultato del riordino di libri e scritti miei appena descritto e ancora in corso.

. . .

la prima che trovo, parzialmente utilizzabile a questo scopo, come alcune altre che seguiranno, non è propriamente una pagina del diario, ma un tema svolto, evidentemente in classe, in quinta elementare, a nove anni, su un argomento assegnato; e però descrive proprio la situazione del momento e dunque appare una pagina quasi diaristica, dato che è autobiografica in situazione

le manca però quello che a me pare il requisito principale di un diario vero, cioè la riservatezza, e questo, come tema in classe destinato al maestro, che lo legge, corregge e valuta, è uno scritto caratterizzato proprio da una pubblicità mirata e peraltro particolarmente ossequiosa, come si vedrà; mi pare comunque interessante per il fatto che parla proprio della scrittura, e infine non mancano i motivi di divertimento, direi, a rileggersela.

Alle prese con un compito difficile.

27 novembre 1957
Io oggi m’aspettavo un’interrogazione di geografia perché l’altra volta non avevo saputo rispondere bene alla domanda che chiedeva i prodotti del Piemonte: invece il signor maestro ha fatto una sorpresa a me ed anche a tutta la classe. Oggi c’è un compito in classe. Evidentemente non si fida dei compiti fatti a casa ed oggi vuol vedere se i nostri genitori ci aiutano.
Quaderno di italiano!… Tema: Alle prese con un compito difficile.
Come al solito alle parole del signor maestro avviene un trambusto indescrivibile: cartelle che cadono in terra, penne che si spuntano e gli scolari che chiacchierano. Intanto il signor maestro scrive il titolo sulla lavagna.
Quando tutti hanno copiato, allora egli ci dice uno schema e ci spiega come dobbiamo fare per svolgere un bel componimento. Finita questa breve spiegazione egli si mette a correggere problemi o a leggere libri: poi per non distrarci esce dall’aula e lascia la scolaresca alle prese col tema.
Per me questo tema è particolarmente difficile perché pensierini di questo genere non mi escono non mi vengono tanto facilmente, mi sembra sempre che non siano giusti.
Questo è l’unico compito difficile che ho fatto e, a differenza di tanti altri, i pensieri non mi sgorgano facilmente.
Io, di solito, scrivo poco ma qui non riesco a scrivere niente. In questo tema, siccome non riesco ad andare avanti, perdo la testa. Eppure rarissime volte ho chiesto consiglio ad un mio amico e non ho mai copiato in vita mia. Qualche volta però chiedo consiglio ad un mio amico e allora basta una parola e allora il tema sgorga dalla mente come un fiume.
Anche in questo tema ad un certo punto non riuscivo a continuare ma ce l’ho fatta e spero di meritarmi un bel voto che possa far contenti i miei genitori.

non ho ancora finito di ridere; per la cronaca il giudizio del maestro fu: Stentato e disordinato, e il voto 7 meno meno meno meno.

. . .

è l’inizio della mia pagina con password inaugurata ieri su questo blog. seguita dalla sua conclusione, con la citazione di quel che scrivevo 62 anni fa. 

diario da scrivere su carta e penna, come una volta, se non fosse diventato un poco fastidioso farlo e non fosse così facile, oggi, procedere alle correzioni e integrazioni, scrivendo informaticamente.

un ritorno alle origini, per cominciare a dire addio al blog.

da ieri la mia scrittura è tornata ad essere rivolta principalmente ad una introspezione segreta, per i motivi appena detti qui sopra, e il blog diventa residuale.

ma scrivere sapendo che questa scrittura morirà con me mi mette uno strano senso di allegria, come se avessi recuperato la mia vocazione più autentica.

o forse questa scelta meriterebbe un titolo più crudele.


8 risposte a "diario. 2019 e oltre. – 485"

    1. in effetti, nella conclusione auspicavo un titolo più crudele, ma forse non lo sei stato abbastanza.

      ammetto che qualche tono giustifica il tuo giudizio – tanto più che la settimana scorsa è venuta a mancare un’amica che mi era stata molto vicina negli ultimi dieci anni (un caso di omonimia: Anita) e la sua morte, anche se preannunciata quasi un anno fa, ha avuto per me le caratteristiche di una fine inattesa, nonostante tutto, per la mia ribellione ad accettarla – che del resto continua.
      ma la sostanza del tuo giudizio – secondo me – no: perché, se si comincia a scrivere un diario, è perché si pensa di avere ancora parecchio di nuovo su cui riflettere – e in effetti…; e questa decisione corrisponde piuttosto alla percezione dell’inizio di una nuova fase della mia vita.
      che poi sia l’ultima, lo dice la biologia, ma non ancora la mia mente, almeno non emotivamente: la convinzione resta astratta e razionale.
      scrivere sul futuro che mi aspetta giorno per giorno è un modo di fare i conti col proprio passato, cioè con un io che mi sto buttando alle spalle? potrebbe essere, ma mi sembra improbabile.

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      1. Quello che mi ci aveva fatto pensare era che avessi rimesso mano ad un diario d’infanzia, e prevedessi di “venire avanti”. Come se volessi tirare le somme.

        P.S.: Anita non è il suo vero nome.

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        1. sì, l’osservazione è giusta: in questo strano recupero che parte addirittura da scritti infantili c’è come il bisogno di scoprire il senso di una vita che si è risolta in una promessa mancata.

          però il resto bilancia, spero, con la voglia di andare avanti comunque; e quei quaderni non è la prima volta in assoluto che me li rileggo.

          se Anita è uno pseudonimo, direi che la coincidenza è ancora più spettrale, se possibile…

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          1. È quello che ho pensato anche io…

            (Tra l’altro, come dice il mio maestro in quell’arte, quando hai l’occhio abituato alla magia, prima o poi la magia la trovi. Ma nessuno dice che la magia dev’essere sempre “positiva”).

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