l’ultima Hollywood: Tarantino – 486

parlare o non parlare di C’era una volta a Hollywood, l’ultimo film di Tarantino?

dopotutto a parlare di una inezia si rischia di farle dell’inutile pubblicità, no?

e poi, mettermi addirittura a recensire un film…, come se avessi chissà quali competenze in materia.

intanto che accantono l’idea, ecco che finisco col parlarne via whatsapp con un’amica; e allora perché non trascrivere le nostre battute qui? giusto per lasciare scorrere questo tempo grigio, da giorno dei morti, che in effetti sembrano avere recuperato respiro proprio oggi in questa nebbia finalmente del tutto autunnale.

. . .

lei: Oggi è giornata da cinema. Lo dico per te.

M: ho appena visto l’ultimo di Tarantino. aspetto Joker il 16, ma non sono sicuro di volerlo vedere.

lei: Non sono così sicura nemmeno io, ma forse per motivi diversi. A me è piaciuto Il mio profilo migliore. Molto interessante sul piano psicologico.

M: non so se qui lo faranno. se smette di piovere vado qui vicino a vedere una partita di calcio tra due squadre di richiedenti asilo.

lei: Potrebbe essere carina.

io: gesto dimostrativo il mio.
ma tu perché dubiti di guardare Joker?

lei: Gusto forte per il mio palato. C’è violenza e sofferenza. Temo di soffrire troppo.
Mi è difficile prendere le distanze, sono poco schermata.
Spesso esco dalla sala dopo un quarto d’ora di film violento ed entro in quella accanto.

io: stesso motivo mio, per questo avevo evitato Tarantino fino a lunedì. se vedrò Joker sarà solo per un obbligo culturale. ma è giusto?

lei: L’ultimo di Tarantino dicono che sia violento, ma non l’ho visto. Non sento più l’obbligo culturale come un tempo.

io: be’, un paio di scene di violenza disgustosa, ma in fondo limitate. peggio, per me, è altro, come Tutto su mia madre di Almodovar, che mi sono messo a piangere senza ritegno e l’amica che era con me se ne è andata.

lei: Ho trovato bellissimo Tutto su mia madre, emozionarsi va bene, è la funzione del cinema per me.

io: ma lì dentro c’è una violenza vera, che Tarantino non conosce, è quella della vita, non sono gli schizzi di sangue.

lei: Appunto, quella di Tarantino mi sembra gratuita e non mi emoziona, mi dà solo fastidio.

io: esatto, anche a me, per assurdi è perfino falsamene rassicurante. Hollywood.

lei: Quello è l’ultimo Tarantino che non ho visto… ma in generale sì.

. . .

direi che qui c’è l’essenziale del mio giudizio sul film.

che si collega ad una recente discussione qui dentro sulla violenza che ha cominciato di nuovo a caratterizzare la vita collettiva da qualche tempo, e sul gap generazionale fra noi, nati nell’orrore del dopoguerra per la violenza, ma anche nella sua presenza ancora non dimenticata, e le generazioni successive che oramai la vedono come un dato naturale.

qui ora rifletto quanto di questa trasformazione non sia anche dovuto al cinema, e in particolare ai videogiochi o ai film per bambini, che hanno completamente cambiato carattere negli ultimi decenni e li abituano precocemente ad un tasso di violenza quasi intollerabile, per la mia generazione.

il film di Tarantino, il primo suo che ho avuto il coraggio di guardare, mi sembra totalmente interno a questa trasformazione linguistica, che ha reso il sangue e le scene splatter un comune repertorio semantico del discorso cinematografico, ma sconta questa libertà di turpiloquio horror visivo con una totale aridità sentimentale e una freddezza da anafettivi.

la trama giustifica il giudizio che Tarantino sta dandoci la versione aggiornata del buono violento che attraversa Hollywood dal genere western in poi, e che è un tratto culturale tipico dell’americanismo.

qui siamo ad Hollywood, nei dintorni dell’omicidio di Sharon Tate, la moglie di Roman Polanski, e della strage di chi stava con lei nella villa, ad opera del satanista Manson, qui visto come l’espressione più coerente e drogata del movimento hippie.

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calunnia storica reazionaria, ovviamente trasformare i pacifisti quasi tolstoiani di allora in moderni terroristi nichilisti, solo per una scheggia impazzita del movimento.

. . .

ma Tarantino via via che costruisce la storia, con una lentezza esasperante e noiosissima all’inizio, del tutto privo di tensione drammatica, dato che non bastano alcuni virtuosismi nelle inquadrature a sostituire il pathos che non c’è, si permette di aprire una sliding door e di farla scivolare verso un altro scenario, grazie alla presenza nella sua trama di un decotto attore di western e della sua sua controfigura o stunter, che a suon di cazzotti splatter ammazzano i cattivi contestatori della storia, già rappresentati come rifiuti umani auto-emarginati e da emarginare.

insomma, rieccoci appunto a Hollywood e al western: con i cattivi indiani ora travestiti da capelloni trucidi e tossici, e gli eroi buoni, soltanto un pochino amanti dell’alcool, che li fanno fuori a suon di cazzotti.

peccato solo che non ci fossero davvero loro sulla scena, ci dice Tarantino: le cose sarebbero andate in ben altro modo e l’Occidente avrebbe trionfato.

. . .

sinceramente: non guardate questo film, è trash, spazzatura, è davvero lunghissimo e rischia di farci addormentare, tranne l’ultima mezzora, quando c’è di bello che vi rendete conto che la storia cambia sotto i vostri occhi soltanto a poco a poco.

ma adesso che sapete anche come va a finire, e che vi ho sciupato ogni sorpresa, chi ve lo fa fare?

pensate di uscire meditabondi e di scoprire chissà quale rivoluzione di pensiero in Tarantino? ma no, Hollywood c’era e c’è ancora, il titolo del film è chiaro nel definire il suo significato ideologico, e la morale della Mecca del cinema è sempre quella: che occorre un bel po’ di rude e morale violenza americana per far rigare dritto il mondo, che – fuori che i bianchi perbene e benestanti – è tutto merda.

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23 risposte a "l’ultima Hollywood: Tarantino – 486"

  1. Il mio giudizio non è così impietoso.
    Tarantino ha messo insieme tante cose ed ha creato con le iene e Pulp Fiction un nuovo genere anche da me apprezzatissimo. In effetti il film è risultato impeccabile ma piuttosto noioso ripetitivo lunghissimo .
    Addio Tarantino Non avevi detto che a 10 ti saresti fermato?

    Joker è un film fantastico pieno di implicazioni sociali e psicologiche la brutalità c’è come c’è nella società che delinea se stessa e gli individui come Joker…

    Shera

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    1. dici di non condividere il giudizio sul film, ma poi: piuttosto noioso ripetitivo lunghissimo,
      vero che premetti impeccabile ma secondo un me un film noioso ripetitivo lunghissimo ha almeno tre peccati capitali sulla coscienza.
      sul resto di Tarantino non mi esprimo, non avendolo visto; sarà sicuramente un grande (negli altri film), che qui ha fatto uno scivolone: ma io qui ci ho sentito una forte mancanza di immaginazione: la semplice trovata di cambiare il finale della storia non basta a salvare il film.

      tengo conto del tuo giudizio su Joker, e lo vedrò sicuramente (anche se sono sicuro che mi piacerà meno di LA LA Land…. 😉 )
      .

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      1. Non ho affatto apprezzato la la Land.
        Per chi ama il cinema io non mi definisco cinefila ma un pochino lo sono Quentin Tarantino è un maestro Dunque questo è un film ho sbagliato, anche un maestro può stanccare nei 3 peccati capitali ma io non direi mai di non andare a vedere un suo film o di interrompere la visione di qualsivoglia film di autore. Non ho mai visto un cinepanettone Ma accetto che piacciano.
        Buonanotte😁

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        1. vedi, la bellezza dei pareri diversi?

          ma non ho capito perché non si debba dire di non andare a guardare un film che si trova brutto, anche se l’ha fatto un maestro del cinema, dicono.

          comunque, va be’, mi piglio la sgridata: ho pestato i piedi a un mostro sacro, evidentemente.

          LA LA land l’ho trovato assolutamente geniale: l’invenzione di un nuovo linguaggio cinematografico, che però è TROPPO geniale per essere ripetibile. e, soprattutto, divertentissimo: gioca coi cliché e non sai bene se li smonta o li conferma tanta è l’ironia che lo attraversa.

          con questo prepariamoci alla notte e alla buonanotte. a te!

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            1. non mi pare che cambi molto,
              però da parte mia aggiungici quasi cinquant’anni di deformazione professionale da operatore scolastico. 🙂 🙂 🙂
              cioè il vizio di pensare di avere sempre qualcosa da dire…

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              1. … dal dire non mi è piaciuto al tuo non andatelo a vedere , scusami la polemica, ma c’è differenza e dunque direi anche che varrebbe oltre ad avere qualcosa da dirvi fosse spazio anche per qualcosa da ascoltare!
                Notteee

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                1. credo di intendermene abbastanza di comunicazione: se dico non mi è piaciuto e dico non andatelo a vedere, il messaggio sostanziale è lo stesso, cambia soltanto la forma linguistica per dirlo: la seconda è più diretta e senza mediazioni, ed è quella che personalmente preferisco.
                  chi preferisce dire e non dire, cioè dire una cosa senza dirla, dica pure che non gli è piaciuto e non aggiunga altro, ahhah.
                  le recensioni del film non si leggono forse per due motivi? 1) prima del film per decidere se vale la pena di guardarlo; 2) dopo averlo visto, per essere aiutati a capirlo meglio e forse anche riviverlo se il film è piaciuto.
                  nel primo caso io ho dato un giudizio esplicito, usando – apparentemente, perché mica mi aspetto che nessuno mi ascolti davvero – il modo comunicativo conativo (quello col quale si tenta di determinare un’azione), anziché darlo in forma implicita, usando, ma anche in questo caso solo apparentemente, il modo referenziale, cioè descrivendo qualcosa.
                  nel secondo caso il mio invito non ha effetti pratici e chi ha visto il film potrebbe vedere se la mia lettura lo aiuta a mettere a fuoco anche il suo personale giudizio critico oppure no: in sostanza, è vero che siamo di fronte al solito film americano western dove il buono raggiunge il bene con la violenza contro i cattivi?
                  ma per chi legge il mio post dopo avere visto il film, l’invito a non andare a guardarlo non ha nessuna efficacia pratica retroattiva, ovviamente.

                  ma alla fine: a te è piaciuto? no, però te lo sei fatto piacere per forza perché quello è un mostro sacro.
                  e se io non avessi visto il film ancora e mi fido del tuo senso critico, pensi che mi precipiti a guardarlo, dopo avere ascoltato il tuo giudizio?
                  no, sarei rimasto a casa, sapendo che non mi perdevo niente.
                  esattamente come andrò invece a vedere Joker, dopo avere letto il tuo giudizio positivo (finora ero abbastanza incerto).

                  però qui la dico proprio tutta; che fosse brutto il film lo sospettavo anche prima, ma sono andato a vederlo lo stesso: 1) perché c’era la promozione speciale a 3 euro per gli ultrasettantenni; 2) perché finalmente potevo vedermi un film di Tarantino, personaggio mediatico che mi è sempre stato sulle scatole, e perdipiù con la soddisfazione che fosse brutto, così ci avrei potuto sparare a zero contro.
                  vuoi mettere la goduria? ho preso due piccioni con una fava! e non sapevo ancora che i sarei goduto anche i tuoi commenti sfiziosi… 😉 – questa è stata l’ultima chicca omaggio…

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                    1. la tua risposta, direi, è molto peggio che sgradevole…
                      giornata storta?
                      come tutta questa discussione, del resto, e adesso finalmente lo dico chiaro.
                      prima ti sei messa a censurare la libera espressione di un’opinione, dicendo cose oggettivamente poco fondate; e adesso ti incazzi anche, se te lo si fa notare in un tono molto urbano e mettendola sull’ironia amichevole?
                      ma certo ti incazzi, perché non ho rinunciato a degli argomenti contrari: che cosa fastidiosa, vero, sentirsi argomentare che si ha torto? magari con qualche riferimento alla linguistica, per giunta.
                      aggiungo che tanta è stata la tua irritazione, perché ho osato discostarmi solo un filino dal tuo augusto parere, che non sei mai entrata nel merito del senso ultimo del post, che accusa Tarantino, in questo film, di essere portatore dell’americanismo più becero e reazionario.
                      ma pare che tu non te ne sia accorta (di questo giudizio, intendo), oppure che non te ne importi niente, pur di restare intruppata nella schiera distinta degli estimatori di Tarantino.
                      conformismo puro, il tuo: mi sarebbe piaciuto molto di più che tu avessi cercato di dimostrare che Tarantino non è un americanista IN QUESTO FILM, piuttosto che provare a sostenere che chi dice che un film non gli è piaciuto non sta implicitamente consigliando di non andarlo a vedere.
                      ma certo! io dovevo dire, secondo te: questo film è piuttosto noioso ripetitivo lunghissimo, come dice anche Shera, ma andate a vederlo lo stesso, mi raccomando, perché – sapete? – è di Tarantino e non fa fino dire: Tarantino non mi piace e qui mi puzza di americanismo fascistoide.
                      e adesso di’ pure che questo commento è sgradevole: a volte è sgradevole sentirsi parlare con schiettezza, in effetti.

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  2. @ gaberricci
    I black bloc (che poi il termine è sbagliato) c’entrano poco, anche perché le loro eventuali “colpe” vennero ingigantite oltre misura.
    L’errore del movimento a Genova fu di giocarsi tutto quel giorno lì: perso a Genova, perso tutto.
    E non poteva essere altrimenti, visto che “gli altri” avevano la potenza di un esercito in armi e la possibilità di giocarsi la repressione come volevano, mentre “noi” un rastrello e una vanga.
    Per usare le efficaci parole dei Wu Ming: stavamo andando tutti a Frankenhausen.

    condivido l’analisi che sintetizzi, ma la vedo come la cornice più ampia nella quale sta bene incastonata anche la mia osservazione.
    proprio perché aveva scelto di “andare a Frankenhausen” e di dare l’attacco alla zona rossa, il movimento di contestazione della globalizzazione neoliberista non solo scelse un assurdo terreno di scontro militare diretto, dove sarebbe stato certamente perdente, ma diede NECESSARIAMENTE anche spazio alle frange anarcoidi violente dei black bloc che finirono col rappresentare negativamente l’intero movimento, anche grazie all’azione manipolatrice dei media.
    posso aggiungere, un poco sommessamente, che fu proprio per queste percezioni che io decisi di non andare a Genova, allora?
    posso insinuare il sospetto che la svolta pesante a destra verificatasi in Italia da allora e che fa del nostro un paese unico in Europa, oggi, per assenza di contestazioni di sistema vere non puramente elitarie e di testimonianza, sia iniziata a Genova, ma non per la repressione poliziesca, bensì per l’errore strategico compiuto allora dalla sinistra sociale e politica, di andare a rompersi le ossa in un’azione dimostrativa ed impopolare, anziché puntare su processi diffusi di costruzione di una opposizione sociale?
    ma mi pare che su questo, anche col senno di poi, ci sia accordo almeno tra noi due qui.

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  3. Non ho visto il film in questione di Tarantino, ma negli altri suoi film non ho mai percepito quanto tu gli attribuisci; la sua violenza mi è sempre sembrata talmente esagerata da essere quasi cartoonesca, e non ho mai percepito in lui il desiderio di innalzare un modello di vita, quale che sia. Il suo film più politico anzi mi sembra Django Unchained, e gli americani non ci fanno esattamente una bella figura…

    (Riguardo il gap generazionale: forse la differenza tra “noi” e “voi” è nel fatto che voi la violenza vera l’avete vissuta, mentre noi l’abbiamo solo vista rappresentata. E per noi la rappresentazione massmediatica di una violenza reale è indistinguibile da quella artistica di una violenza fittizia).

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    1. ho parlato poco fa con figlia e genero del film, e i nostri giudizi coincidevano alla lettera, così come abbiamo condiviso tutti tre la lotta contro il sonno nelle prime due ore: loro addirittura con pizzicotti sul braccio; ma pensano che Tarantino abbia voluto rappresentare lo squallore della vita di successo.
      non ho mai visto gli altri film di Tarantino, e loro mi dicevano che qui è irriconoscibile; del resto il mio giudizio riguarda strettamente questo film; ma loro, che hanno visto gli altri, si ritrovavano nelle mie considerazioni.
      ah, abbiamo anche riso assieme della trovata veramente assurda dell’attore che, per avere recitato in un film con un lanciafiamme, poi se lo tiene in casa, e – usando quello – sventa la strage storicamente avvenuta.
      a loro rimaneva la domanda come mai Tarantino avesse girato una porcata simile e volevano pensare che ci fosse sotto qualcosa.

      sul gap generazionale a proposito della violenza, quanto più questa si riduce nella vita reale, tanto più aumenta la sua rappresentazione mediatica;scontri con la polizia ne esistono ancora, dopo Genova 2001? e già allora apparvero insopportabili; per noi è stato pane quasi quotidiano.
      io oggi mi rendo conto, rispetto a figli e nipoti, di apparire come una persona alquanto più violenta di loro: eppure noi, a nostra volta, eravamo molto più lontani dalla violenza vissuta dei nostri padri, che avevano combattuto in guerra e ucciso.

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      1. In Bastardi senza gloria anche c’era una (grossa) forzatura storica. Non so, non ho visto C’era una volta a Hollywood. Dovrò rimediare.

        Ce ne sono eccome, solo che hanno smesso di fare notizia, temo. E quando la fanno, il tenore medio dei commenti è che chi ha preso le botte se l’è meritate: anni fa, Salvini ebbe a dichiarare che il reato di tortura avrebbe impedito agli agenti di polizia di lavorare, a questo proposito.

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        1. vorrei sbagliare, ma mi pare che gli scontri riguardino oramai solo i NO TAV e quasi niente altro.

          comunque è vero che, se ce ne sono, non fanno più notizia, perché non fanno più paura.

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          1. Ti sbagli. Spesso in questi anni ci sono stati scontri tra polizia e manifestanti (ed a volte, violenze poliziesche gratuite contro singoli); in alcuni casi, perché la polizia scortava manifestazioni dichiaratamente neofasciste.

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            1. sì, vero, ma non è a questo tipo di scontri isolati che mi riferivo: questi sono praticamente ordinaria cronaca nera, come i tamponamenti in autostrada.
              l’ultimo vero grande scontro di piazza è stato Genova 2001; per questo se ne parla ancora: come, giustamente, si fa di ogni fine di un’epoca: meno di due mesi dopo venne l’11 settembre e da allora la politica cambiò, e quello fu il vero inizio del nuovo secolo in cui viviamo.

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                  1. Il problema è stato che il movimento ha interpretato male quelle giornate: ma, te lo dico con la coscienza di uno che di quel movimento avrebbe potuto far parte, se fosse ancora esistito, per noi che non ci siamo stati (proprio perché non ci siamo stati) Genova ha rappresentato una ferita profonda. Abbiamo cominciato a temere il potere quando eravamo troppo piccoli per razionalizzare quel terrore: e, ancora adesso, in certo modo abbiamo paura che se “facciamo come loro”, il potere ci farà quel che ha fatto a loro.
                    Non so se mi sono spiegato, è una cosa che ho cercato di scrivere più volte ma non ci sono mai riuscito.

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                    1. a me pare che ci sei riuscito benissimo
                      neppure io sono stato a Genova, ma l’ho vissuta attraverso mio figlio, che aveva allora 23 anni e so che shock tremendo fu per lui la violenza di quella giornata; è probabile dunque che l’effetto di Genova sia stato quello che dici anche tu, che eri troppo piccolo, credo per parteciparvi.
                      però questo non credo sia stato direttamente l’effetto della repressione poliziesca sia pure durissima di quei giorni, ma del fatto che nessuno intendeva ripetere il percorso che dalle analoghe repressioni del 68 aveva portato, per reazione, al terrorismo di sinistra negli anni successivi: il movimento di Genova intendeva essere pacifico, e secondo me fu disturbato e soffocato dai black bloc, prima ancora che dalla polizia; si è aggiunto due mesi dopo l’improvviso emergere del problema islamista, che ha scompaginato per sempre tutte le regole del gioco.
                      o almeno, così mi pare.

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                    2. I black bloc (che poi il termine è sbagliato) c’entrano poco, amche perché le loro eventuali “colpe” vennero ingigantite oltre misura. L’errore del movimento a Genova fu di giocarsi tutto quel giorno lì: perso a Genova, perso tutto. E non poteva essere altrimenti, visto che “gli altri” avevano la potenza di un esercito in armi e la possibilità di giocarsi la repressione come volevano, mentre “noi” un rastrello e una vanga.
                      Per usare le efficaci parole dei Wu Ming: stavamo andando tutti a Frankenhausen.

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