manifestare per il Rojava cioè per l’Occidente? (e per la democrazia diretta?) – bortoblog 42

Rojava significa Occidente (e democrazia diretta); quanti lo sanno di coloro che si sentono pieni di buoni sentimenti per i curdi perseguitati dalla Santa Alleanza provvisoria del mondo intero contro di loro?

o irresistibile fascino per noi democratici, delle cause perse!

. . .

lo spiega bene uno dei blog più interessanti di questa piattaforma (nonostante il titolo orrendo), qui:
https://lospiegone.com/2019/10/25/alle-origini-del-confederalismo-democratico-dei-curdi-siriani/

Attraverso il Contratto sociale del Rojava, i curdi siriani e le minoranze etniche della regione hanno creato un sistema politico che non è uno Stato, ma un’unione di assemblee popolari confederate la cui vita civile si fonda su ecologia, femminismo e democrazia diretta. Questo sistema è chiamato confederalismo democratico.

in poche parole, siamo di fronte ad una riedizione dell’idea rivoluzionaria dei soviet, cioè di una organizzazione statale fondata sull’unione di assemblee popolari fondate sulla democrazia diretta: quella che portò alla fondazione dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche.

non è dato sapere se in questa nuova esperienza si è trovato modo di porre rimedio alla degenerazione autoritaria provocata nei precedenti esperimenti politici dalla sovrapposizione autoritaria del partito unico sulle assemblee di base, e non è chiaro neppure se davvero una federazione di libere assemblee sia possibile, senza precipitare nel caos, senza il fattore direzionale univoco di un partito che si definisce come portatore autentico dei bisogni popolari.

però l’articolo fornisce qualche elemento conoscitivo in più, suggerendo di sì:
Nel 1978 Abdullah Ocalan fondò il PKK (Partito dei lavoratori curdo), di stampo marxista-leninista. A metà anni 80 iniziò un sanguinoso conflitto con Ankara che, ad oggi, conta più di 30.000 vittime e ha fatto del PKK la minaccia numero per la sicurezza nazionale turca. Nel 1999 Ocalan venne arrestato e incarcerato – tradimento D’Alema –. In isolamento sull’isola di Imrali, il leader curdo ebbe l’occasione di leggere molto. Un autore su tutti cambiò radicalmente la sua vita: Murray Bookchin, anarchico americano, teorico dell’ecologia sociale e del comunalismo. Dagli scritti del filosofo americano nacque una teoria politica che sconvolse l’impostazione marxista-leninista del PKK, finalizzata alla costruzione di uno stato indipendente. Il nuovo obbiettivo divenne superare lo Stato.

per la verità questa era anche l’aspirazione, in teoria, di Marx e Lenin, prima che Stalin pigliasse il peggio già implicito nel leninisno e facesse del comunismo marxista-leninista ortodosso una variante locale russa dei regimi fascisti europei degli anni Venti e Trenta, basati sull’indottrinamento delle masse e nella trasformazione dell’ideologia politica in una nuova forma di religione, in questo caso l’ateismo di stato.

ho detto ortodosso, e non a caso, per un leader come Stalin che si era formato da giovane in un seminario georgiano come futuro pope: un profilo personale che ricorda un poco quello di Lutero, se non altro per la rozzezza.

ma, torniamo ad Ocalan:
Riprendendo gli studi di alcuni antropologi come Marija Gimbustas, Ocalan ritiene che, agli albori della civiltà, le comunità umane fossero caratterizzate dall’uguaglianza intrinseca di tutti i loro membri e dall’assoluta parità tra uomo e donna. Questo mondo viene definito società organica, poiché non vi è un rapporto conflittuale né tra gli individui stessi, né tra gli individui e la natura. Quest’ultima è madre, non matrigna, soggetto ma non oggetto, fine e non mezzo. Pur rimanendo uguale all’uomo, la donna è più vicina agli aspetti naturali della vita e per questo ha un ruolo privilegiato e centrale all’interno della società organica. Tale centralità si manifesta nei valori di solidarietà e cura che permeano la società organica e sarebbe testimoniata dal culto neolitico della dea madre.
Secondo Ocalan il problema sorge quando inizia a insinuarsi il pensiero gerarchico e autoritario imposto dall’uomo tramite la violenza e la forza fisica. L’alleanza sancita tra anziani, guerrieri e sacerdoti porta a una progressiva trasformazione della società: non più organica, non più orizzontale, ma verticale e nemica della natura. Si afferma progressivamente l’idea che qualcuno debba necessariamente comandare, e che qualcuno debba necessariamente obbedire, invece che partecipare tutti alla vita della comunità. La volontà di potenza ha la meglio sulla società organica e sulla solidarietà che la contraddistingueva.
Progressivamente si afferma il patriarcato e la donna viene sottomessa e relegata ai margini della vita sociale. […]
Col tempo, il pensiero gerarchico si struttura sempre di più, fino a dare vita alle prime unità statali in Mesopotamia, vere e proprie istituzionalizzazioni dell’autorità.

Ocalan continua poi la sua genealogia dell’oppressione parlando del ruolo delle religioni monoteiste, del capitalismo e del fascismo, l’organizzazione sociale in cui il patriarcato e la gerarchia raggiungono la loro forma più pura.

Ocalan propone di recuperare i valori della società organica e almeno parte della sua struttura organizzativa, innanzitutto abbattendo il patriarcato e garantendo la sostanziale uguaglianza tra uomo e donna. Il recupero del principio di potere femminile, più orizzontale rispetto a quello tipicamente verticale del maschio, è possibile grazie alla nuova centralità che le donne acquisiscono nella vita pubblica. Questo cambiamento scardina la mentalità gerarchica e l’idea che ogni cosa o persona intorno a noi sia un oggetto finalizzato alla nostra soddisfazione. È una rivoluzione copernicana che inevitabilmente ha un impatto sul rapporto tra individuo e natura. Essa non è più concepita come risorsa da sfruttare per il proprio interesse: ora è casa comune, parte integrante della vita dell’individuo, e per questo necessariamente da rispettare.
Femminismo ed ecologia come cardini della società permettono di trasformare le relazioni tra gli individui da verticali a orizzontali. Per questo la forma di governo non è più uno Stato che prevede necessariamente che qualcuno comandi e qualcuno obbedisca, che qualcuno abbia il potere e che qualcuno non ce l’abbia. La nuova forma di organizzazione del vivere civile è quello dell’assemblea popolare, sul modello della Comune di Parigi o della Ecclesia ateniese. A differenza della culla del mondo antico, però, la partecipazione non è riservata a pochi eletti, ma a tutti i cittadini. Le assemblee permettono una politicizzazione pressoché totale della vita collettiva: dall’amministrazione alla giustizia, dalla difesa all’economia. Da qui l’aggettivo democratico. Le assemblee dovrebbero poi unirsi l’una con l’altra per le questioni d’interesse comune, quelle che richiedono necessariamente uno spazio più ampio d’azione. L’ideale sarebbe quello di tenere insieme la tensione ideale verso l’universalità con l’azione locale e comunitaria. Ciò che conta, infatti, è che alla singola assemblea popolare sia sempre riservata la più ampia libertà d’azione possibile. Da qui il sostantivo confederalismo.

dev’essere anche per questo, oltre che per la lotta armata, che la lotta dei curdi è considerata terrorista da tutte le principali potenze mondiali, che alla fine si sono di fatto coalizzate per tenere i curdi nella loro condizione di non nazione, non non-stato.

con una lieve sfumatura di dissenso teorico da parte dell’altro Occidente, quello dell’Unione Europea, ma si tratta perlopiù di pura ipocrisia.

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A. Ocalan, Liberare la Vita: la Rivoluzione delle Donne, Colonia, Edizioni Iniziativa Internazionale, 2013

A. Ocalan, Oltre il potere, lo stato e la violenza (scritti dal carcere), Milano, Edizioni punto rosso, 2016

A. Ocalan., Confederalismo democratico, International Initiative Edition, 2013

M. Bookchin, L’ecologia della libertà, Milano, Editrice A, sez. Eleuthera, 1986

M. Bookchin, Per una società ecologica. Tesi sul municipalismo libertario e la rivoluzione sociale. Milano, Elèuthera editrice, 2016

D. Dirik – D. Levi Strauss – M. Taussig – P.M. Wilson (eds.) Rojava. Una democrazia senza stato. Milano, Elèuthera, 2017

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ecco, sostegno ai curdi, va bene: ma siamo disposti ad estendere il nostro sostegno anche a questa visione del mondo?

siamo tutti curdi, allora?

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. . .

ed ora apro la registrazione delle miei discussioni su altri blog nei prossimi giorni, qui.

. . .

https://suprasaturalanx.wordpress.com/2019/11/09/a-proposito-di-principio-di-uguaglianza/
Dedico questo articolo a bortocal (e sono quasi due di fila). Senza il commento lasciato ad un suo recente articolo, questo post, probabilmente, non esisterebbe.

bortocal15 November 9, 2019 at 10:18 am
prendo la dedica come una sollecitazione a dire la mia sul tema, e lo farò.
ma non me la sento di contenere la risposta entro i ristretti limiti di un commento, col rischio di tediare i tuoi lettori; ci scrivo un post e ti do appuntamento lì da me, quando avrò finito di scriverlo.

gaberricci November 9, 2019 at 11:38 am
Molto bene!

bortocal15 November 9, 2019 at 2:06 pm
eccolo:
https://wordpress.com/post/corpus15.wordpress.com/112593

ammennicolidipensiero November 9, 2019 at 9:53 pm
Ma io risponderei semplicemente con quanto disse una volta Francesco Salvi:
“Che differenza c’è fra un pollo? Nessuna.
Le due zampe sono uguali ma la sinistra di più”.
E ho detto tutto.

gaberricci November 10, 2019 at 7:20 am
Salvi è un genio, comunque :-).

bortocal15 November 10, 2019 at 12:34 pm
indubitabile.

Murasaki Shikibu November 10, 2019 at 8:15 am
Standing ovation per Salvi!

bortocal15 November 10, 2019 at 12:35 pm
mi associo! 🙂

. . .

https://rbolletta.com/2019/11/06/onore-a-mauro-palma/

bortocal15, 6 novembre 2019 at 2:55 pm
anche io ho conosciuto Mauro Palma, sia pure indirettamente e da lontano, al tempo del comune impegno nel Manifesto, e mi fa piacere di questo riconoscimento che gli è stato dato.
grazie della tua cronaca, misurata e preziosa.

. . .

https://nonsonoipocondriaco.wordpress.com/2019/11/05/giusto-per-capire-si-parla-di-soldi/

bortocal15 5 novembre 2019 alle 10:42
tutta giusta la descrizione, ma l’analisi delle cause, mio dio…
e non lo dico solo a te, lo dico soprattutto ai commentatori.
tutta una questione di tradimento e di calar le braghe, vero?
come sarebbero semplici i rimedi, in questo caso…

Kikkakonekka 5 novembre 2019 alle 10:53
Il drammatico calo del potere d’acquisto degli stipendi “reali” (1979-2019) è evidente e sotto gli occhi di tutti.
La classe media, anche impiegatizia, anche statale, sta veleggiando sempre più verso il limite di “semi-povertà”. Uno stipendio non basta più.
Ora: questo secondo me è un problema, e pure molto grave.
Essendo un problema, esisterà pure una causa.
Perché il problema NON è globale, e neppure europeo. In Svezia si sta bene, anche in Danimarca, Finlandia, Norvegia, Olanda, Belgio, Luss, Svizzera… stanno meglio di noi anche in Germania, Francia… la Spagna in moltissimi indici economici e di sviluppo ci ha superato. Le repubbliche Baltiche sono in corsia di sorpasso.
Qualcuno avrà anche responsabilità di tutto ciò, oppure sta capitando per caso, o per sfiga?
Non ce l’ho con te, ovvio, però trovo giusto indicare come massimi colpevoli i governanti che ci hanno portato a questa situazione.
E “governanti” non sono solo i politici, ma anche le grandi aziende imprenditoriali, e pure i sindacati, che in teoria dovrebbero tutelare i diritti dei lavoratori.

bortocal15 5 novembre 2019 alle 11:12
nel tuo post tu indichi come responsabili dei bassi salari italiani “i governanti” e “i sindacati”: in poche schematiche parole fai un discorso tipicamente di destra.
adesso aggiungi che con “governanti” intendi anche “le grandi aziende imprenditoriali”: è già un poi’ meglio, ma – scusa il tono polemico, che però vorrebbe sempre restare amichevole – le parole hanno un significato e adesso mi sembra che tu stia cambiando le carte in tavola.
– comunque il problema reale che indichi non esiste da breve tempo; scusa se mi cito:
https://bortocal.wordpress.com/2010/01/06/216-i-salami-italiani-i-piu-bassi-deuropa/
premesso che la crisi dei redditi della classe media è comunque una tendenza generale dell’Occidente avanzato (vedi la Francia!), anche se procede in tempi e modi diversi da paese a paese, ti do una possibile interpretazione alternativa della particolare situazione italiana media.
è il bassissimo livello di scolarizzazione, che ci vede in fondo alle classifiche europee: noi produciamo soprattutto forza lavoro poco qualificata, che viene ovviamente pagata poco; quindi attraiamo immigrati a bassa qualificazione, i nostri ragazzi preparati sono costretti ad emigrare all’estero per trovare lavoro adeguato (siamo tra i primi 10 paesi del mondo per numero di emigrati – altro che problema immigrazione!).
nella scuola, cinquant’anni fa, quando si sviluppò il miracolo economico italiano, ci si faceva un culo così a studiare e ne usciva gente ferrata e abituata a lavorare duro; oggi la nostra scuola è a pezzi, più di metà degli italiani sono analfabeti funzionali, cioè non sono in grado di capire quello che leggono (se leggono).
ma come tutti gli ignoranti, chiusi al mondo esterno, pensano di essere chissà quali gioielli per mancanza di confronti, e si lamentano anche di essere pagati poco, quando hanno scarse competenze, non hanno spirito di sacrificio e struttura mentale organica nel lavoro, i capi sono prevalentemente selezionati non per meriti e capacità, ma per relazioni familiari e clientelismo, aggiungi che molti lavorano poco e male – non solo per responsabilità personale loro, sia chiaro, ma anche perché il sistema Italia si è progressivamente costruito su condizioni da Terzo Mondo o America Latina – salvo alcune isole di assoluta eccellenza, che però non fanno sistema.
– ehi, non dico che questa sia la spiegazione giusta né tantomeno l’unica, però chi si lamenta – e giustamente – cominci col farsi un esame di coscienza collettiva, perché i governanti e i sindacati che abbiamo ce li scegliamo noi, e lo scarico delle responsabilità è una operazione che non mi piace, ma in Italia ne siamo tutti maestri.

Kikkakonekka 5 novembre 2019 alle 11:37
Ciao.
Con calma: io sono tutto ma NON di destra.
Non che sia una offesa, me generalizzare il mio pensiero sulla base di un “post” di poche righe non mi pare il caso.
Mi parli della scuola, e dintorni.
Ed io sono d’accordo con te al 1000×1000.
D’accordissimo.
Vediamo.
Ma la colpa dell’abbassamento del livello di qualifiche scolastiche di chi è?
Se l’ignoranza a scuola dilaga, la colpa di chi è?
Se le eccellenze (poche) scolastiche vanno all’estero la colpa di chi è?
Se oggi ci sono solo analfabeti funzionali, la colpa di chi è?
Non credo che la genetica stia facendo nascere in Italia milioni di ragazzi che non hanno più voglia si studiare, che non sanno apprendere, se sono “tutti ignoranti” (parole tue).
Secondo me la colpa è sempre e solo di chi ci governa, di chi ha messo in pratica riforme scolastiche inadatte (sia a dx che a sx), di chi non ha capito come tarare le esigenze del mercato al nozionismo scolastico, di una politica che non permette ai ragazzi di trovare un lavoro stabile e pagato in modo equo.
Non è colpa dei ragazzi.
Non è colpa degli studenti.

bortocal15 5 novembre 2019 alle 18:20
non ho affatto generalizzato il mio giudizio su di te: come potrei? ti leggo da poco tempo e anche se ti conoscessi via blog un poco meglio, sarebbe sempre un’illazione arbitraria: nessuno di noi è poi del tutto il blogger che recita sulla piattaforma.
volevo soltanto dire che sentivo un poco di qualunquistico in quel punto particolare, e mi dispiace se posso averti offeso: però il mio voleva essere un amichevole metterti in guardia – dal mio fallibile punto di vista, naturalmente.
– vedo, da tutto il resto, che siamo ampiamente d’accordo, salvo che su due punti, uno vecchio su cui è inutile insistere, che riassumo nella mia idea che ogni popolo ha il governo che si merita e che, quando accusa i governanti anziché se stesso, significa che non intende correggere se stesso, e dunque, nonostante l’apparenza, non intende neppure cambiare il modo di governare, altrimenti farebbe qualcosa di meglio che blaterare contro il governo che poi lascia governare.
– il secondo purtroppo è difficile da riassumere, ma mi rifaccio alla sociologia inglese e alla formula da essa inventata per definire quella specie di unicum che è lo stile italiano di gestione della cosa pubblica: il familismo amorale.
credo che la definizione dia già un’idea abbastanza chiara del concetto e non ci insisto su.
un altro studio inglese, molto contestato, ha rilevato che in larga parte d’Italia, ahimè quella meridionale, il QI medio è 3 punti più basso della media europea.
il tema è ovviamente tabù, pena il linciaggio, e 3 punti, in una scala logaritmica come quella del QI, sono un’enormità, perché in una scala aritmetica corrisponde ad un 50% in meno.
se non ricordo male, quello studio, accusato di razzismo, si spingeva a parlare effettivamente di conseguenze di una presunta endogamia in una zona geograficamente isolata, ma è una evidente bestialità, perché poche zone d’Europa come il nostro Meridione hanno visto una mescolanza genetica paragonabile: dai greci ai romani, ai bizantini, ai longobardi, ai normanni, agli arabi…
invece personalmente ritengo che il dato, che sembrerebbe obiettivo, sia da collegare invece piuttosto all’altro aspetto appena detto: cioè il carattere asfittico e chiusissimo della vita sociale locale ha un effetto di lunga durata sulla qualità media delle prestazioni intellettuali: non serve un faticoso processo di formazione di una morale generale, per dire, dove lo stile della via sociale è mafioso; anzi, questa caratteristica diventa controproducente e la società intorno la seleziona come fattore negativo.
quindi viviamo, come del resto è evidente a chiunque vuol vedere, in un paese semi-analfabeta, abbrutito dalla televisione in maniera imponente, in via di invecchiamento, tendenzialmente mafioso nei rapporti sociali, e dove l’intelligenza è ferocemente combattuta, appena si manifesta, dalla coalizione dei beoti, anziché essere ricercata, apprezzata e portata in palmo di mano: parlo con riferimento preciso alla esperienza per fortuna diversa, che ho potuto fare per qualche anno in Germania.
– occorre poi dire che la crisi della classe media, insisto, è universale, nel mondo avanzato – in Italia la si sente di più –, e ha ben altre cause che la nostra situazione particolare o l’euro come sragiona qualcuno: come dire che ti sei preso la febbre perché hai preso l’aspirina…

Kikkakonekka 6 novembre 2019 alle 08:12
Ciao bortocal15.
Intanto mi devo scusare per avere forse utilizzato un tono un po’ aspro nei tuoi confronti per esprimere le mie idee.
Non era mia intenzione.
Ieri per me è stata una giornata complicata (in parte ospedaliera causa figlio) e nella fretta nello scrivere ho tralasciato la forma.
Riguardo la sostanza rimengo delle mie idee, peraltro molto simili alle tue.
Ma torniamo all’inizio.
Io nel mio posto ho voluto esprimere il mio estremo disappunto per la perdita del potere d’acquisto delle classi medie negli ultimi 40 anni.
Punto. Null’altro.
Certamente se accade un fatto del genere, di qualcuno sarà la “colpa”, no? Non può essere causa del fato, e nemmeno si può generalizzare, perché altre nazioni europee negli ultimi 40 anni hanno fatto un percorso inverso (per vari motivi, anche politici, vedi Spagna) altre invece erano già avanti, ed ora sono avantissimo.
Io rimango dell’idea che la colpa sia della classe dirigente, a 360°.
Le tue argomentazioni sono molto precise e più “profonde” delle mie, segno di una cultura che io spesso invidio nelle altre persone. Anche per questo motivo il mio “post” era “generalista”, perché io lascio “aperta” la porta alla discussione, senza avere la pretesa di avere ragione.
Però, riguardo la scolarizzazione… io ritengo sia molto marginale rispetto al mio “post” originale.
Non credo che negli ultimi 40 anni sia cambiato particolarmente il QI dei ragazzi, e la differenza nord/sud (testimoniate anche della prove Invalsi) c’è oggi *allo stesso modo* in cui c’era 40 anni fa.
E’ la cultura di massa ad essere cambiata, semmai, e forse ha ragione il mio amico Andrea (mio omonimo) nel dire che esiste un piano ben preciso per rendere “beota” la popolazione.
D’altronde è più facile governare un popolo idiota, e su questo siam tutti d’accordo.
Ma torniamo ancora al post: il potere d’acquisto.
Secondo te? Solo fatto culturale? Colpa dell’Euro?
O forse, come sostengo io, politiche scellerate che non hanno mai tenuto conto della lenta ma continua erosione dei salari “reali”, e di un welfare insufficiente, e della crescita dei costi della vita, dei ticket sulle visite e così via all’infinito?
Stretta di mano, bortocal15, buona giornata a te.

bortocal15 6 novembre 2019 alle 16:54
ciao andrea.
ricambio con vigore, amicizia e soddisfazione la tua stretta di mano.
– la coda dei commenti è finita, e questo suggerisce di non insistere, ma la discussione è stata bella e appassionata, utile per me ad approfondire, e non mi sono mai sentito offeso, piuttosto ho temuto di essere stato troppo irruento, come spesso mi capita.
– ma vedo che mi fai delle domande e sarebbe scortese non cercare di rispondere, forse; quindi non prendere questo ultimo commento come una replica ostinata.
– il crollo del potere d’acquisto ha, secondo me, la sua spiegazione fondamentale nella crescita mostruosa delle diseguaglianze sociali che ha portato, soprattutto dopo la caduta dell’URSS e l’invenzione dell’informatica, all’ascesa di una nuova stirpe di tecno-feudatari che controllano personalmente patrimoni simili alla ricchezza di stati veri e propri e hanno oramai uno status simile.
– ma anche questa è una spiegazione monca, perché questo potere enorme serve sostanzialmente a riplasmare da cima a fondo la vita sociale, emarginando sempre di più e umiliando il fattore umano, che – salvo alcune professioni altamente specializzate che entrano nella cerchia del potere – viene di fatto ampiamente sostituito nella produzione – che resta il fattore principale come diceva il vecchio Marx – ed è diventato quasi obsoleto.
diminuzione del reddito e perdita di potere politico reale vengono dopo, sono una conseguenza e non una causa.
la moneta unica dell’Unione Europea è nata in concomitanza con questo processo mondiale e non soltanto europeo e non ne è la causa: semmai poteva e può essere, se ben diretta politicamente, un elemento di contrasto, ma i popoli europei sono nell’insieme poco consapevoli del problema: o meglio, consapevolissimi, come te e me, ma incapaci di indicare davvero una soluzione, come anche noi.
– l’Italia poi sta dentro questo processo mondiale in una condizione particolarmente disastrosa, e sulle cause credo che siamo nella sostanza più d’accordo di quel che è potuto sembrare; ad esempio concordiamo sul fatto che chi è al potere, in Italia, ama governare una massa di beoti; anche per questo è stata tolta ogni credibilità alla nostra scuola; internet poi è diventata la ciliegina sulla torta da quando si è scoperto che è capace di rimbecillire anche gli intelligenti, cosa che alla televisione non riusciva del tutto.
– ti auguro buona serata, con questo mio ultimo intervento. ciao.

Kikkakonekka 7 novembre 2019 alle 10:04
“internet poi è diventata la ciliegina sulla torta da quando si è scoperto che è capace di rimbecillire anche gli intelligenti, cosa che alla televisione non riusciva del tutto”
Da scolpire sulla pietra.

. . .

https://suprasaturalanx.wordpress.com/2019/11/05/da-uomo-e-da-donna/
[…] (Scusami, bortocal).

bortocal15 November 5, 2019 at 6:33 am
🙂
perché mi chiedi scusa? scusa…
perché ho scritto che
“la violenza vera è quella della vita, non sono gli schizzi di sangue”?
confermo che per me lo splatter è tendenzialmente noioso perché sicuramente anafettivo e non serve caricarlo e moltiplicarlo, perché l’emozione vera nasce altrove.
grazie davvero della citazione, però, l’ho apprezzata molto e per un pezzo ho pensato che tu stessi dandoci, con la tua solita efficacia, la scena dell’omicidio di Sharon Tate che perfino Tarantino si è rifiutato di propinarci…
🙂

gaberricci November 5, 2019 at 10:30 am
Non oserei.

bortocal15 November 5, 2019 at 3:49 pm
oddio, stavo per risponderti: ricordati di osare sempre
però, sarebbe stato un poco in linea col post, probabilmente… 🙂

. . .

https://nonsonoipocondriaco.wordpress.com/2019/11/03/dubbio-2/
O mi si stanno ingrandendo i piedi, oppure si stanno rimpicciolendo le scarpe.
Tutto d’un tratto mi stringono.

bortocal15 3 novembre 2019 alle 08:37
vai subito dal medico o almeno sentilo: potresti avere problemi di cattiva circolazione alle gambe. 😦
bortocal15 3 novembre 2019 alle 08:38
a me è capitato anni fa dopo un lungo viaggio aereo, ed ero a rischio embolia.
facciamo le corna.

a proposito di ipocondria…

Kikkakonekka 3 novembre 2019 alle 18:11
Potrebbe essere.
Ci mancava solo questa… 

gaberricci 3 novembre 2019 alle 11:36
Potresti anche avere l’acromegalia :-).

Kikkakonekka 3 novembre 2019 alle 18:16
Hahaha, no dai, speriamo di no.
Però in settimana parlerò proprio di acromegalia, hai anticipato un argomento.

. . .

un commento al mio video vomit on the bus from Phonsavan to Sam Neua, Nord-East Laos – roundtheworld 1.191

Cheick Mohamedkeita
🤗

. . .

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Quei momenti


2 risposte a "manifestare per il Rojava cioè per l’Occidente? (e per la democrazia diretta?) – bortoblog 42"

    1. no, non solo per questo: ma prima di tutto perché sono un popolo che lotta per avere una identità.
      come i palestinesi.
      il pensiero politico di Ocalan, confesso, non lo conoscevo bene, ma lo trovo affascinante; e dà, mi pare, le basi per una risposta alla crisi marcescente della finta democrazia parlamentare occidentale.

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